Gli aggeggi tecnologici mi stanno rendendo idiota!

Redazione 31 agosto 2014 1
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di Andre Vltchek – 30 agosto 2014

Mi sento handicappato, a volte ottuso. Sono costantemente indietro.

Ed è così che mi vogliono le multinazionali. E’ così che vogliono che io mi senta: un ritardato totale, un fallito.

I computer evolvono: smartphone, videocamere e registratori stanno cambiando i loro sistemi operativi. Sono progettati in quel modo: pochi mesi o anni e poi nella spazzatura!

Apple, ‘BB’, Canon e altri produttori si stanno assicurando che tutto cambi alla velocità della luce, dalla forma delle batterie alla dimensione degli spinotti.

La vostra SIM è ora di dimensione ‘nano’? O è di dimensione intera o una via di mezzo?

E come scaricate le riprese dalla vostra videocamera? Oh, vi serve un nuovo software, forse nuovi cavetti?

Ogni volta che acquisto un nuovo telefono, una nuova videocamera o un nuovo computer devo passare diverse settimane o mesi a cercare di capire i loro complessi manuali. E oggigiorno molti manuali non sono nemmeno stampati; vanno studiati in rete. E poi, una volta che almeno che padroneggio almeno alcune funzioni elementari è tempo di acquistare la prossima generazione di attrezzature, gettare le vecchie, obsolete, nella spazzatura, senza padroneggiarle del tutto.

Il modo in cui sono progettati gli aggeggi della nuova era è che dopo solo 1-3 anni diventano obsoleti: le applicazioni non funzionano o non si scaricano e tutto diventa incompatibile. Interi sistemi richiedono un periodico aggiornamento, ma anche gli aggiornamenti  hanno limiti temporali; a un certo punto smettono di essere “consentiti”. E così, alla fine, deve essere acquistata nuova attrezzatura, il che accade con crescente frequenza.

Sappiamo tutti che è così che il ‘mercato’ funziona, che è così che un’imprenditoria spietata e arrivista ci fotte. Ce ne lamentiamo tutti, ma sembra non ci sia nulla da fare. Siamo semplicemente diventati schiavi di queste maligne, avide e contorte imprese capitaliste. Sappiamo che si preoccupano soltanto dei loro profitti e per nulla del progresso della società e dell’umanità. Stanno chiaramente e decisamente derubando, sia di tempo sia di risorse, le persone creative.

Spesso ci si sente indifesi e non protetti.

Quanto più tempo e denaro spendiamo facendo il loro gioco, soddisfacendo la loro avidità continuando ad acquistare, imparando continuamente nuovi concetti assolutamente inutili a proposito di ‘sistemi operativi’ o di menù elettronici, tanto meno tempo e risorse ci restano per pensare e lavorare per il miglioramento della vita sul nostro pianeta.

Ovviamente ciò è quasi certamente una delle parti essenziale del loro grandioso progetto.

Se avessero tempo per leggere, studiare, concentrarsi e analizzare il mondo che ci circonda, la conclusione logica delle persone pensanti sarebbe: “Facciamola finita con il capitalismo, il dominio delle imprese e il fondamentalismo del mercato”.

Perciò vanno tenute occupate e confuse da manuali indigeribili, costrette a rinunciare ai loro vecchi attrezzi, ad acquistare cose nuove e più nuove e mantenersi costantemente occupate riguardo alla forma, anziché alla sostanza.

***

Molti lettori che seguono il mio lavoro da innumerevoli zone e aree di conflitto in cui l’imperialismo occidentale è andato distruggendo gli ultimi baluginii di libertà e resistenza, immaginano molto probabilmente che io mi attenga a cose relativamente semplici e che tuttavia io crei, nello stesso stile di numerosi dei miei ‘eroi’ dei tempi passati, come Wilfred Burchett o Ryszard Kapuscinski. Altrimenti, com’è che sono in grado di lavorare in tanti luoghi diversi, in periodi di tempo così brevi?

Sì e no.

Sì, cerco di essere mobile, di creare in modo diverso, di resistere a trasformarmi in un tecnocrate. Invece di affidarmi all’attrezzatura, faccio del mio meglio per inserire poesia, dove sembrano essere rimaste solo ceneri, lacrime e devastazioni. Mi reco in molti ‘luoghi estremi’, situati quasi ‘al limite’, al fine di gettare luce su alcuni dei crimini più orrendi commessi dall’Impero.

Per attraversare luoghi dannatamente ostili devo ‘viaggiare relativamente leggero’.

Ma la maggior parte delle volte mi porto comunque dietro quelle pesanti valigie piene di videocamere, registratori, smartphone, caricatori e cavetti vari.

E quanta più roba porto con me, tanto più il mio pensiero diventa confuso; rallenta, diverge dai problemi reali.

La conclusione onesta è: “Più aggeggi ho, peggiore è il risultato del mio lavoro”.

Dunque perché non essere ancor più ‘leggero’?

***

Di fatto per scrivere i miei romanzi o la mia poesia tutto quel che mi serve è il mio blocco note e una penna decente, o un piccolo computer.

Ho essenzialmente bisogno degli stessi notes e di una penna, più una Leica, per creare saggi vividi e dettagliati da zone di guerra, quella che chiamano corrispondenza di guerra o ‘giornalismo d’inchiesta’.

E per realizzare documentari una videocamera con un microfono decente mi basterebbe, perché non sono un purista.

Un buon notes Moleskin costa fino a venti dollari. Un onesto notes ‘Campus’ giapponese si ha per due dollari. Una penna Montblanc può durare una vita intera. E le macchine fotografiche Leica possono sopravvivere per decenni.

Fondamentalmente questo è tutto ciò di cui ho bisogno, più un MacPro e uno studio audio portatile … e un solido smartphone.

Un MacPro può durare anni, se gli fosse consentito, e lo stesso vale per il telefono. I registratori, specialmente quelli analogici, a nastro, possono durare decenni.

Ma stranamente e sospettosamente siamo incoraggiati, quasi costretti, a gettar via magnifica vecchia attrezzatura che è semplice e perfetta per ciò per cui è progettata.

Eccellenti macchine professionali sono sostituite da aggeggi stupidi, complessi, in stile giocattolo; adatti più all’intrattenimento che al lavoro serio.

Quegli entusiasti vecchio stile che tentavano di inventare prodotti rivoluzionari per migliorare il mondo non guidano squadre di progettazione interne alle imprese, non più. In passato, persino nel sistema capitalistico, alcune imprese solide erano orgogliose di inventare strumenti magnifici che potevano sopravvivere decenni. Molti di quei prodotti erano intesi a rendere molto più facile la vita e il lavoro.

Oggi quelle stesse imprese si stanno assicurando che i loro prodotti siano troppo complessi per essere utilizzati, che si guastino dopo un breve periodo di tempo e che siano pieni di elettronica che alla fine bloccherà ogni aggiornamento e diverrà incompatibile con altre attrezzature.

Anche mentre è fregato ci si aspetta che uno aspiri a questo nuovo telefono idiota, uno debba essere orgoglioso di possedere il tablet più recente, o il modello d’auto all’avanguardia, o un paio di quelle cuffie ‘funky’ con una risposta in frequenza totalmente inadeguata ma con colori brillanti e una campagna pubblicitaria perfetta.

La verità è: i vecchi registratori professionali a nastro avevano suoni molti migliori, più caldi, dei loro minuscoli sgargianti cugini digitali di oggi. Con quelle vecchie macchine, dopo che le avevi acquistate, tolte dalla scatola e avevi inserito le batterie tutto era pronto per lavorare e con risultati magnifici nel giro di soli dieci minuti.

Quasi nulla è davvero migliorato, ultimamente, nel campo dell’ottica e del suono. Guardate le specifiche dell’impianto ad alta fedeltà dei vostri genitori; quell’impianto Hi-Fi adesso sistemato da qualche parte in cantina. Cinquant’anni fa la maggior parte dei componenti stereo produce un suono molto migliore di quelli oggi in mostra e alla moda. Pochi decenni fa tutto il materiale funzionava almeno nella gamma da 20 a 20.000 Hertz, che è il minimo per una vera alta fedeltà. Il buon materiale andava da circa 15 a 25.000 Hertz. Oggi? Controllate il vostro telefono o tablet. Di solito non ci sono specifiche, perché ciò che trovereste sarebbe imbarazzante!

Ripensate alle macchine fotografiche F4 e F5; quelle strutture di metallo, tutti i controlli semplici ed evidenti.

Ma gli aggeggi che producono un suono di merda che vi vendono oggi, ci vuole una mente da genio per capirli.

Quasi tutta la nuova attrezzatura mi sconfigge. Ci sono centinaia di funzioni inutili. Io sono uno scrittore, un filosofo, un documentarista e tuttavia quasi non riesco a capire nulla. Passo in rassegna menù, schiaccio qualche minuscolo pulsante fino a quando non dimentico del tutto che cosa esattamente volevo filmare o registrare. Tutto il mio entusiasmo e la mia ispirazione se ne vanno a puttane.

E’ tutto anche assolutamente umiliante. Compro articoli di attrezzatura per filmare o per registrare suoni, per comunicare, per la mia lotta contro il fascismo occidentale.

Ma sono istantaneamente trasformato in un imbranato patetico.

Invece di leggere Gramsci e Camus, leggo manuali.

Invece di indagare passo il tempo a immaginare COME leggere, come scaricare, come salvare e convertire.

E, credetemi, c’è sempre qualcosa da convertire! Ci sono sempre applicazioni e programmi nuovi che devono essere scaricati, compresi.

Nel processo tutte le mie informazioni private sono risucchiate. Per permettermi di fare quello che qualche magnifica attrezzatura analogica professionale mi permetteva di fare rapidamente, semplicemente e discretamente, sono ora costretto a registrarmi, a dar via il mio indirizzo email, il mio numero di telefono, il numero della mia carta di credito, e indirizzi email e un mucchio di password.

***

Gli aggeggi continuano a guastarsi, quasi certamente perché sono progettati per guastarsi.

Le schede di memoria e le schede di estensione di memoria vanno costantemente in vacca, e così siamo incoraggiati a copiare i nostri documenti importanti due, tre volte, infinite volte e a svendere le nostre immagini preziose a qualche “cloud”.

Le memorie interne persino di videocamere professionali si guastano frequentemente, ma siamo spinti a gettar via le nostre magnifiche videocamere HDV allo stesso modo in cui è stato detto di gettare i nostri registratori a nastro.

Anche i nostri smartphone, i nostri computer costosi si inceppano e si guastano costantemente, come se fossero programmati per guastarsi con un’accuratezza a orologeria.

Nulla sopravvive più di cinque anni, e la durata si sta accorciando.

***

In alcune parti del mondo, particolarmente nei paesi dell’Asia sud-orientale, ma anche sempre di più in India, gli aggeggi hanno totalmente sommerso la società.

Sono diventati lo scopo della vita, sostituendo arte e cultura locali, influenzando e banalizzando gravemente il linguaggio e il modo in cui le persone comunicano.

La creatività è andata totalmente distrutta.

Ve ne state seduti a Bangkok, nella sopraelevata, che è un mezzo di ‘trasporto pubblico’ estremamente sopravvalutato, un genere di mobilità delle persone di proprietà privata, e non vedete nessuno che legga qualcosa su una pagina a stampa. L’intera carrozza è incollata ai monitor degli smartphone. Pubblicità rivoltante e scadente, ma ad alto volume, lampeggia sui monitor in alto. La propaganda del “mercato” è così forte che anche se qualcuno volesse leggere, sarebbe impossibile concentrarsi. Sopraelevata e smartphone sono parte dello ‘stile di vita’. Non è una questione di ‘buono o cattivo’, ma è ‘come dovrebbe essere’; come il mercato ha deciso che dovremmo vivere.

Qui capire gli aggeggi è essenziale se si vuole essere inseriti in quella parte essenziale della società “che conta”.

Chi governa la Tailandia dopo il colpo di stato militare è, per molti, non tanto importante quanto la capacità di inviare facce furbe da un tablet all’altro. O, diciamo, lo è la nota: ‘Inviato dal mio iPhone’. Ed è questo che conta davvero, giusto?

L’Asia sud-orientale è divenuta totalmente infantile. Che gioia per le industrie, le élite, l’esercito e l’occidente costruire e poi controllare società simili!

***

Che cosa si può fare per opporsi a questa tendenza tossica di trasformazione delle persone in schiavi della tecnologia?

Decisamente mettere la sostanza davanti alla forma e ricordare che a che cosa questi aggeggi si presume debbano servire.

I telefoni dovrebbero aiutarci a comunicare tra noi, a trasmettere informazioni significative da persona a persona, ad ascoltare la voce l’uno dell’altro.

Le videocamere, specialmente quelle professionali, esistono per catturare immagini importanti e per documentare la vita, per contribuire a combattere contro l’ingiustizia, a lanciare allarmi, a migliorare la vita.

I computer dovrebbero essere finalizzati ad aiutarci a comunicare, studiare, creare.

E’ chiaro che il nostro regime, il nostro Impero e perciò le nostre imprese stanno tentando di fare di noi dei totali decerebrati. Vogliono che sprechiamo più tempo possibile. Vogliono che studiamo e consumiamo il nulla, che restiamo impegnati per mesi a leggere i loro manuali su come utilizzare aggeggi degenerati che dovrebbero avere, in teoria, solo pochi semplici pulsanti.

Non ci si aspetta che noi pensiamo alla vita. La nostra vita va ridotta a una forma, a un labirinto, a una trappola.

La tecnologia non esiste per aiutarci a studiare e creare, non più. Deve tenerci lontano dal pensare. Assicura che siamo troppo occupati. Invece di comunicare pensieri profondi, pensiamo costantemente alla forma, a come comunicare.

Un tempo era semplice: si era colpiti da qualche grande idea. Si tirava su la cornetta e si formava il numero. “Stavo pensando …!” si sarebbe detto a una persona pertinente all’altro capo del filo.

Oggi, almeno in molte parti del mondo, si apre un qualche programma, come Tango, Line o WhatsApp, e con i pollici si comincia a picchiare sullo schermo dello smartphone, colpendo e sbagliando, confusi. Si possono davvero creare e comunicare pensieri importanti digitando sugli smartphone? Pensieri importanti sopravvivrebbero realmente a un simile modo di comunicare?

***

I crimini dei fondamentalisti del mercato sono troppo evidenti e dunque i leader della mafia industriale-politica sono davvero pietrificati all’idea che un giorno sempre più persone apriranno gli occhi e cominceranno a gridare come in quella vecchia fiaba: “Ma l’Imperatore è nudo!”

E perciò vogliono renderci idioti, quanto più in fretta e irreversibilmente possibile.

Dopo molti anni di ricerche sono arrivato alla conclusione che alcune parti del mondo, particolarmente l’Asia sud-orientale, sono usate come cavie da laboratorio in un esperimento sugli esseri umani. Dopo alcuni orribili colpi di stato e bagni di sangue, le persone sono state interamente indottrinate al fondamentalismo del mercato. Il feticcio degli aggeggi è stato iniettato con forza tremenda, contemporaneamente alla contaminazione di milioni di persone con la forma più bassa di cultura pop. Quelli che si sono opposti sono stati uccisi o resi irrilevanti. Il pensiero e la creatività sono stati scoraggiati e screditati.

Ha funzionato, e oggi lo stesso sistema è attuato persino nel cuore dell’Impero, negli Stati Uniti e in Europa.

La cultura è stata ridotta in rovine e la propaganda è divenuta accettata come verità, persino in luoghi come Parigi, Londra e New York.

Tornerò presto su questo tema. Sto scrivendo un lungo saggio sul tema della distruzione culturale nell’Asia sud-orientale e sull’esperimento condotto sulla gente di quella regione.

Cultura pop e consumismo sfrenato, propaganda di destra e pubblicità, sono tutti della stessa materia e sono responsabili della creazione di quel bravo nuovo mondo dell’Asia sud-orientale, così come di molti bravi nuovi mondi in tutto il pianeta.

Il modello andrebbe studiato a fondo perché è un modello tossico, orripilante. E se non lo combattiamo con determinazione e coraggio presto diventerà il futuro della nostra umanità!

Ripeto: gli aggeggi mi stanno trasformando in un idiota! Stanno uccidendo la mia creatività e mi stanno allontanando da problemi essenziali. Sto resistendo, ma è difficile.

Non c’è nulla di sbagliato nei computer, nei telefoni o nelle videocamere. Ma è il modo in cui il capitalismo li usa; sono convertiti in armi di distruzione psicologica estremamente pericolose, armi che rallentano il nostro pensiero, ci distraggono dai problemi reali, ci tengono quanto più occupati possibile nel tentare di capire un’irrilevante moltitudine di cifre e comandi su menù confusi.

Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism[A proposito del terrorismo occidentale] sta andando ora in stampa. Il suo romanzo politico, acclamato dalla critica, ‘Point of No Return’[Punto di non ritorno] è ora riedito e disponibile. Oceania è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello fondamentalista del mercato è intitolato “Indonesia  – The Archipelago of Fear” [Indonesia – l’arcipelago della paura]. Ha appena completato il documentario Rwanda Gambit[Gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e sul saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attuale risiede e lavora in Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto attraverso il suo sito web o al suo indirizzo Twitter.

Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/gadgets-turning-me-into-an-idiot/

Originale: Counterpunch

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 1 settembre 2014 alle 03:42 -

    Su due punti fondamentali qui di si fonda il cosiddetto progresso tecnologico, inventare un nuovo concetto di adeguatezza e distrarre con il continuo stimolo ad essere sempre più adeguati. L’aspetto che maggiormente viene distrutto da questa nuova peste è, oltre alla creatività sostituita dalle produttività, la incapacità di aspettare per osservare gli altri e le cose.

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