Ambientalisti e capitalisti, dovrebbero negoziare un New Deal Verde*

Redazione 15 luglio 2014 1
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Ambientalisti e capitalisti, dovrebbero  negoziare  un New Deal Verde*

Di Tom Hayden

11 luglio 2014

La maggior parte degli ambientalisti si considerano sulla sinistra dello spettro politico, e quindi che cosa deve fare la sinistra quando i leader del  capitale assumono dei ruoli di guida nell’affrontare il cambiamento del clima?

Questa situazione si è palesata al pubblico il  mese scorso con un’offensiva coordinata condotta da Hank Paulson, l’architetto Repubblicano del salvataggio di Wall Street del 2008, e da due miliardari: l’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg che è stato uno dei massimi oppositori di Occupy Wall Street, e il liberal-democratico Tom Steyer della zona della Baia di San Francisco,  allo scopo di tentare di influenzare il dialogo nazionale. Paulson ha iniziato il tentativo il 21 giugno con un manifesto programmatico apparso sul New York Times che sollecita una tassa sulle emissioni di  carbonio.

Contemporaneamente, Bloomberg ha pubblicato un rapporto economico in cui dichiarava che le fonti di energia a emissione zero, con in testa l’energia solare, costituiranno più della metà del mix energetico del mondo nel 2030. Bloomberg ha già dato alla grande organizzazione ambientalista statunitense,  Sierra Club, 500 milioni di dollari per la sua campagna intesa a far cessare l’industria del carbone. L’indipendente Steyer è uno dei più grossi finanziatori delle campagne politiche ambientaliste e forse un giorno lui stesso sarà candidato.

Le politiche innovative della California per il cambiamento di clima, compreso il suo programma di cap-and-trade **, sono basate sull’ipotesi che “quando ci si trova davanti alla certezza di una politica ragionevole, il mondo degli affari innova e taglia con successo l’inquinamento grazie a soluzioni orientate al consumatore che portano avanti i mercati e continuano la  crescita economica.” Gli standard di emissioni dai tubi di scappamento in California, per esempio, hanno superato la resistenza di Detroit e hanno portato al raddoppio delle misure di efficienza delle automobili nei recenti decenni.

Mentre altri capitalisti della finanza diventano Verdi, la tendenza sarà problematica per coloro che hanno un piano anticapitalista o socialista. Incolpano il capitalismo per lo sfruttamento senza restrizioni delle risorse della terra e dell’ecosistema che sostiene la vita del pianeta. La storia dimostra che quella critica fondamentale ha ragione sebbene possa essere dogmatica nelle sue ipotesi. Chiedere che il movimento diventi  socialista -o anarchico – come precondizione di progresso, è, tuttavia un’avventura senza speranza. I socialisti e i progressisti di tutte le opinioni politiche  hanno la necessità di ricordarsi le lezioni che arrivano dalla storia dove i capitalisti hanno sorpreso i loro detrattori incorporando riforme sostanziali, in parte allo scopo di salvare il capitalismo stesso. Il New Deal era un modello di questo tipo.

Stiamo entrando in un altro momento storico di potenziale modifica del mercato, nato dalla necessità. I progressisti possono avere un ruolo vitale nella futura transizione imprevedibile.

Primo, possono costringere a un altromodifica del mercato che vada verso la giustizia ambientale. I leader della California, come il Presidente  pro tempore del senato di quello stato, Kevin de León, il conduttore del talk show radiofonico Strategy Session, Antonio Gonzalez e il Direttore esecutivo del Progetto per la Città, Robert Garcia, stanno già portando avanti leggi californiane per l’ambiente, per includervi benefici tangibili per le comunità di colore. De León, per esempio, sta portando avanti la legge proposta da Environment California per assicurare che “la macchina elettrica parli spagnolo,”, cioè che ci siano incentivi che rendano i veicoli abbordabili per tutti.

Secondo, i mandati pubblici da parte di organismi governativi eletti, sono essenziali per mandare avanti anche le forze del mercato. Dopo tutto il “libero mercato” è una creazione di politiche governative, non una nuvola celestiale disegnata dagli dei di Wall Street. Un approccio progressista non deve essere il modello dall’alto al basso (top-down) “di comando e controllo” così deriso dai conservatori, ma un modello di governo democratico che stabilisce obiettivi e designa incentivi perché le aziende li raggiungano.

Terzo, c’è un questione morale che i progressisti solleveranno: la politica per il clima dovrebbe ridursi a quello che è vantaggioso per pochi? Oppure ci sono altri valori che sono importantissimi,  comprese la prudenza, la sostenibilità e l’etica ambientale? Grazie ai gruppi ambientalisti e a  certi gruppi religiosi, stiamo già passando a una nuova etica che va oltre i soli criteri del profitto.

I programmi della California sono iniziati 40 anni fa come  una transizione di valori con l’allora governatore Jerry Brown e una banda di intellettuali della controcultura del “piccolo è bello”. Intanto che il movimento maturava, ha deciso che il ruolo del governatore fosse di fissare obiettivi visionari basati sulla scienza, e di sperimentare con agevolazioni fiscali, riduzioni, politiche di prestito, investimenti della pensione, e penalità designate ad attuare gli obiettivi dell’energia rinnovabile. Brown non ha mai inteso designare la California per le compagnie del solare dirette dallo stato, ma le sue politiche hanno invece favorito la creazione di centinaia di enti di quel tipo, come l’Associazione delle industrie della California per l’energia solare, composta da imprenditori interamente e felicemente dipendenti dalle politiche di governo.

Questa potrebbe essere una differenza fondamentale tra i progressisti e il club dei Miliardari Verdi. Il Repubblicano Paulson scrive che i sussidi per l’energia rinnovabile dovrebbero essere eliminati gradualmente insieme a quelli per i combustibili fossili, lasciando che il miraggio salvifico del libero mercato raggiunga il futuro. Si sta creando una battaglia tra i miliardari: ulteriormente a destra,  i fratelli Koch che stanno spendendo milioni di dollari per difendere dalla gara per il solare i profitti che ricavano dai combustibili fossili, differiscono dai Miliardari Verdi nel loro appoggio per i sussidi ai contribuenti per le Sette Sorelle invece che per i combustibili alternativi.

Come osserva Paul Krugman, del New York Times, che è un difensore pragmatico del mercato, non ci si può aspettare una tassa sul carbonio subito. Quindi Krugman chiede di sapere se Paulson è a favore delle “seconde migliori” soluzioni come gli standard di efficienza del carburante imposti dal governo, i sussidi e le garanzie di prestiti, o i requisiti della misurazione netta per mezzo dei quali le società riacquistano l’elettricità dai proprietari e dagli affittuari.

In altre parole,  i Miliardari Verdi sono a favore di una mano democratica che dia forma  al mercato, invece che della mano invisibile? Dato che nella maggioranza degli stati in gran parte del Congresso e nella Corte Suprema, c’è un dominio dei Repubblicani, queste sono domande fatidiche.

Il recente pezzo di Al Gore sul clima pubblicato sul sito Rolling Stone,  sostiene che la generazione del solare decentrato e la misurazione netta una “minaccia esistenziale” agli occhi della maggior parte degli utility executives. Ai miliardari va bene questo? I mercati comprendono i dinosauri, proprio come l’evoluzione stessa.

Questi argomenti sono pertinenti per i prossimi negoziati per il trattato di Parigi sul clima, nel 2015, avvenimenti pesantemente influenzati da migliaia di difensori  corporate che volano alto Durante i colloqui preliminari già iniziati, il ruolo del governo e dei mercati sarà un fondamentale argomento di dibattito. A meno che si propongano riforme radicali del mercato, come risponderà la maggioranza dei governi del mondo al piano proprio fatto dai rappresentanti di Wall, Street che li hanno già schiacciati sotto i debiti, l’austerità e le privatizzazioni?

La riforma di Wall Street e la riforma delle politiche energetiche possono andare per mano??a braccetto?? Un New Deal Verde globale potrebbe essere una soluzione accettata all’unanimità. Ma sta bene ai miliardari verdi?

* http://it.wikipedia.org/wiki/New_Deal

** http://beta.kronstadt.it/node/175

[1] “Net metering”, letteralmente “misurazione netta”, in italiano è noto come scambio sul posto (SSP), disciplinato dalla deliberazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Esso definisce la regolamentazione del meccanismo che consente di immettere in rete l’energia elettrica prodotta da un impianto privato di produzione di energia elettrica, ma non immediatamente autoconsumata, per poi prelevarla in un momento successivo per soddisfare i propri consumi elettrici.

Tom Hayden che  è stato membro del Senato della  California per quasi due decenni, è autore di 20 libri ed è una voce progressista duratura in politica.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/environmentalists-capitalists-should-broker-green-new-deal

Originale: Tomhayden.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 15 luglio 2014 alle 19:41 - Reply

    Se politici o economisti di matrice neoliberista affermano di essere sensibili alla emergenza climatica o di voler sostenere riforme per la riduzione della emissione di carbonio e l’utilizzo delle energie rinnovabili, non solo stanno mentendo ma stanno altresì attuando la solita e rodata tattica del fingere attenzione ai bisogni comuni per avere mandato elettorale a distruggere un altro pezzo di stato sociale. Non esiste nessuna tutela del bene comune che possa passare per una logica di profitto. Per questo la lotta ambientalista non é solo parte ma pietra miliare della sinistra radicale che deve continuare in una opposizione senza mediazione per il fatto che l’emergenza sanitaria e geologica sono assolute.

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