Che cosa significa l’indipendenza della Catalogna e che cosa dovremmo imparare da essa

Redazione 15 luglio 2014 1
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CatalognaINdipendenza

 

di David Marty – 13 luglio 2014

 

Scritto per teleSUR English che partirà il 24 luglio

 

Il 9 novembre il governo della Catalogna guidato da Artur Mas (attuale presidente dalla Generalitat de Catalunyae leader partito catalano liberal-nazionalistaConvergenza Democratica della Catalogna (CDC) e presidente della coalizione Convergencia i Unio (CiU), terrà un referendum per chiedere al popolo catalano innanzitutto se vuole che la Catalogna sia uno stato e, secondariamente, se vuole che tale stato sia indipendente. Ciò avverrà con il sostegno di numerosi partiti politici filo-indipendentisti come, tra gli altri,  la Sinistra Repubblicana della Catalogna (Esquerra Republicana per Catalunya), la Candidatura per l’Unità Popolare (CUP) e l’Iniziativa per la Catalogna, Verdi.

 

Lungi dall’essere sostenuto da una schiacciante maggioranza dei catalani (e al tempo stesso rifiutato dalla popolazione spagnola) questo referendum sta dividendo la Spagna in due posizioni: quelli che vogliono l’indipendenza e quelli che preferiscono mantenere le cose come stanno. E sta dividendo gli stessi catalani.

 

Nel proporre le proprie tesi i promotori dell’indipendenza parlando di Storia, volere popolare, diritto all’autodeterminazione e alla libertà.

 

Storia: uno sguardo veloce

 

La fine della Guerra Civile Spagnola (1700-1715) si tradusse nell’incorporazione delle contee catalana e aragonese, a livello politico ed economico, nel regno di Felipe V, che impose una serie di decreti per unificare e modernizzare il regno di Spagna all’epoca.

 

Tra le decisioni più rilevanti assunte da Felipe V, notiamo l’abolizione della servitù, la possibilità da allora in poi per qualsiasi spagnolo (inclusi i catalani e gli abitanti dell’Aragona) di partecipare al governo spagnolo e, al tempo stesso, di commerciare con le colonie americane spagnole, un diritto esclusivo che, fino ad allora, era riservato alla Corona di Castiglia. Ciò determinò anche lo sviluppo del porto e della città di Barcellona. I promotori dell’indipendenza tendono a dimenticare che in larga misura grazie a questo che Barcellona è oggi la seconda città più ricca della Spagna.

 

Che cosa vogliono i catalani?

 

Secondo un sondaggio condotto nel 2013 dal Centro Studi d’Opinione (l’organismo ufficiale catalano di statistica retto da Jordi Argelaguet Argemi, membro del CDC di Artur Mas e nominato alla posizione dallo stesso Mas) la maggior parte dei catalani vorrebbe essere indipendente dal governo centrale di Madrid. Ma, come hanno mostrato molti altri sondaggi, il SI’ non è schiacciante, non c’è unanimità.

 

… o che cosa è detto loro

 

Quando si leggono o si ascoltano alcuni dei sostenitori dell’indipendenza della Catalogna, pare sia colta un’occasione opportunistica per avanzare la tesi della crisi. Come il resto del paese i catalani stanno subendo le conseguenze della crisi. Secondo i sostenitori dell’indipendenza responsabile delle loro difficoltà è lo stato spagnolo anche se evitano di parlare delle misure d’austerità prese dalla Generalitat de Catalunya (governo catalano). Da quando A. Maas ha ottenuto la presidenza della Generalitat de Catalunya i catalani hanno dovuto subire un aumento dell’orario lavorativo dei dipendenti pubblici, tagli agli stipendi, niente medicinali gratuiti per i pensionati, pensionamento a 67 anni, riduzione dell’indennità di disoccupazione.

 

Il 23 maggio 2013 Carme Forcadell, attuale consigliere di A. Mas, ha tenuto un discorso in cui dà una chiara idea di che cosa stanno incoraggiando alcuni membri dell’élite. Ecco la traduzione di alcune delle frasi di maggior rilievo:

 

Abbiamo cominciato a costruirlo [un nuovo paese]. Questo paese sarà più equo, con maggiore dignità, più prospero, più democratico.”

 

“Abbiamo la più grande determinazione a esistere mai conosciuta nella storia del genere umano. Siamo i soli con questa determinazione a esistere”. [Suona famigliare?]

 

“Non sottostiamo alle imposizioni del governo spagnolo, (si riferisce alla nuova legge sull’istruzione, nota anche come Legge Wert). Non la rispetteremo. Non la rispetteremo. Non la rispetteremo. Non preoccupatevi, non la rispetteremo.”

 

“Lo stato spagnolo è nostro avversario. Dobbiamo tenerlo a mente. Dobbiamo tenerlo a mente. Proprio come i partiti politici spagnoli esistenti qui in Catalogna […] Perciò sono nostri avversari. Il resto di noi è il popolo catalano.”

 

Quando lo leggo non posso smettere di chiedermi: questi messaggi d’odio fanno parte della strategia per creare un paese migliore? Dividere la popolazione fa parte della strategia per creare un paese migliore? I catalani stanno attualmente vivendo sotto un’oppressione tale da giustificare questi messaggi di odio?

 

Suona famigliare, vero?

 

Che cosa vogliono i sostenitori dell’indipendenza?

 

Secondo loro la Catalogna è un paese sovrano ed è oppresso dallo stato spagnolo.  Da quando le truppe borboniche invasero Barcellona nel 1714 i catalani sono oppressi da un punto di vista economico (se date uno sguardo alla sintesi storica arrivate alla conclusione che non è vero), politico (vedere la sintesi storica), culturale ed educativo.

 

Perciò, se capisco bene, ciò che vogliono A.Mas, Carme Forcadell e altri è uno stato in cui ogni catalano possa decidere del proprio destino senza alcun intervento straniero. Credono davvero a quello che dicono?

 

Approfondiamo un po’ la cosa.

 

La Catalogna sarà un nuovo stato d’Europa?

 

Se il governo della Catalogna si distaccasse del governo centrale insediato nel Palazzo Moncloa di Madrid e dal parlamento spagnolo, significherebbe che la Catalogna avrebbe un proprio parlamento e governo, un proprio territorio, un proprio esercito; insomma le proprie decisioni riguardanti tutto ciò che tocca la gente che vive nel territorio definito dalla sua costituzione.

 

In un’intervista concessa al canale televisivo spagnolo La Sexta nel 2012, Artur Mas ha inizialmente affermato che “la Catalogna deve accordarsi con qualcuno che abbia un esercito, che potrebbe essere la Spagna, l’Unione Europea o la NATO, perché paghi per la nostra protezione e la nostra difesa”. Dunque non ci sarebbe indipendenza riguardo alla difesa nazionale; si dipenderebbe da qualcun altro. In altre parole sarebbe privatizzato l’esercito. Questa dichiarazione dimostra anche che il CiU & Co. vogliono restare in Europa per diventarne il ventinovesimo o trentesimo stato membro.

 

Come già sa la maggioranza dei suoi stati membri, la UE non è una democrazia e quasi tutti i suoi abitanti stanno attualmente vivendo un incubo: una crisi economica aggravata da tagli alla spesa pubblica, perdita di fiducia nella classe politica e nelle istituzioni UE, perdita di identità culturale e così via. Quelli che realmente decidono a Bruxelles, i Commissari Europei, non sono eletti dai cittadini europei. Dal trattato di Maastricht del 1992 a oggi non possiamo dire che la UE sia stata un successo; tutte le decisioni prese hanno avvantaggiato pochi (multinazionali e banche) a spese della maggioranza. Quello che è ora chiamata eurozona sta oggi addirittura peggio dopo l’avvio, nel 2009, dell’applicazione del Trattato di Lisbona: la sovranità dei membri della UE è stata affidata a un gruppo di persone che decidono per noi a livello politico ed economico. Questo significa che la maggior parte delle decisioni politiche ed economiche non appartiene più ai parlamenti nazionali di Francia, Spagna, Germania, Polonia, Italia eccetera, cioè che 28 paesi hanno accettato di cedere il loro potere decisionale a qualcun altro.

 

Dunque la domanda che oggi dovremmo porre a Artur Mas & Co. è: a meno che egli utilizzi l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per lasciare la UE e l’euro, come farà il primo governo del nuovo stato a proteggere la sua indipendenza politica appena conquistata?

 

Se la Catalogna fosse un membro della UE, come vogliono i rappresentanti politici, il popolo accetterà le decisioni imposte dalla UE? O dirà “Non le rispetteremo [le decisioni della UE]” se al popolo non piaceranno? Cosa diranno i rappresentanti politici? Che cosa dirà in questo caso Carme Forcadell?

 

Conclusione: chi si avvantaggerà dall’indipendenza della Catalogna?

 

Per un reale dibattito sull’indipendenza della Catalogna dovremmo essere in grado di rispondere ad alcune domande molto cruciali senza essere chiamati fascisti o anti-catalani. Innanzitutto chi trarrà benefici dall’indipendenza politica ed economica? Sarà il popolo in generale o sarà una piccola élite?

 

Secondo: l’indipendenza dello stato della Catalogna sarà accordata e protetta?

 

Per avere una buona visione di ciò che davvero sta avvenendo qui penso che tutti debbano analizzare l’indipendenza della Catalogna da un punto di vista geostrategico e forse se cercassimo di rispondere alla domanda “che trarrà vantaggi dalla divisione, non solo dei catalani ma anche degli spagnoli?” potremmo fare una buona analisi della situazione in Spagna, in Europa e nel mondo.

 

Chi sono gli attori e chi gli spettatori? Chi sta offrendo sostegno e chi ne trarrà beneficio?

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

 

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/what-catalonia-independence-means-and-what-we-should-learn-from-it/

 

Originale:  teleSUR English

 

traduzione di Giuseppe Volpe

 

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 15 luglio 2014 alle 19:30 - Reply

    L’indipendenza di una data area geografica non dovrebbe rispondere alla logica della autodeterminazione per creare un nuovo stato da uno preesistente ma rispondere al criterio della autogestione e della libera volontà popolare nel creare comuni federati di quel dato territorio. Senza questi semplici accorgimenti si attua solo il solito inganno popolare che non tiene conto della sostanza per foraggiare una forma che non cambia di molto le cose.

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