La storia di due città : Istanbul e Roma

Redazione 13 luglio 2014 1
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La storia di due città : Istanbul e Roma

Di Richard Falk

Source: Richardfalk.com

10 luglio 2014

In precedenti articoli  [del 2 e del 7 novembre 2012], esortavo che simbolicamente e culturalmente,  Istanbul meritava di essere battezzata  capitale globale del 21° secolo. E’ l’unica città del mondo che si qualifica in virtù dei suoi incroci  geografici e di civiltà, occidentale per storia ed esperienza, orientale per cultura e ubicazione, settentrionale come fase di sviluppo, modernismo e dinamismo urbano, meridionale per alcune affinità, estensione e parziale identificazione. La festa per gli occhi fornita in gran parte della città, comprende lo Stretto del Bosforo (che collega il Mar Nero con il Mar di Marmara) e l’architettura islamica che mostra le grandi moschee lungo le sue rive, almeno una disegnata dall’architetto, Mimar Sinan (1490-1588), ricordi ottomani conservati in palazzi pittoreschi e  grandiosi, la vitalità notturna della vita cittadina, in una varietà di quartieri esotici, cucina eccellente dovunque, e in tutto questo, una mistura totale inebriante di modernità, iper modernità, e tradizione. Trip Advisor, l’influente guida on line, conferma questo entusiasmo riferendo di recente che Istanbul è ora la destinazione turistica#1preferita tra le città del mondo. Forse questo è  un certificato obiettivo sufficiente.

Il fatto che Ankara sia la capitale nazionale della Turchia non dovrebbe indebolire  l’argomento obiettivo di designare Istanbul come la prima capitale globale. Infatti, può essere un vantaggio quando consideriamo che una capitale globale ha un ruolo diverso rispetto a una capitale nazionale. Quello che rende Istanbul così attraente è la sua eredità cosmopolita culturale, spirituale e politica e la vivacità quotidiana, il suo locus geografico all’incrocio dei continenti e delle civiltà per le idee, le convinzioni, il commercio, i trasporti, e, più di recente, per la sua idoneità ad essere sede multi-regionale per la risoluzione di conflitti e per il dialogo globale. Dato che il modo di governo globale è attualmente sparso per quanto riguarda le istituzioni,  non c’è alcuna necessità che la capitale globale funzioni come un centro governativo di autorità. In questo senso, se  Washington venisse mai proposta come capitale mondiale, l’idea sarebbe immediatamente rifiutata. I parametri  che potrebbero meglio sostenere questa rivendicazione americana, sono basati sulla combinazione di status egemone e di abilità militari globali. Tali attributi di leadership globale possono essere appropriati in quanto indicatori di un governo di hard power ma sono piuttosto in conflitto con un immaginario che desidera che la politica globale emergente sarà basata sulla pace, la giustizia, e la profondità culturale. E’ esattamente perché lo status di Istanbul è legato all’influenza del soft power turco, * anche se la  caratteristica geopolitica è stata compromessa da diversi recenti sviluppi nella regione. Cionondimeno, Istanbul, più di altre città globali, sembra essere meglio situata per servire ai popoli del mondo come il luogo dove si sta dispiegando la geo-storia dei nostri tempi.

L’emergere della Turchia  tra gli stati  di prim’ordine negli scorsi 12 anni è basata principalmente su un insieme di  prestazioni economiche e di moderazione politica, così come il raggio di azione della sua diplomazia si è riflette nel essere stata eletta da con un voto schiacciante come membro per il mandato  del Consiglio di Sicurezza  dell’ONU nel 2009-2010. La Turchia sta attualmente facendo una dura propaganda per essere eletta di nuovo per un altro mandato del Consiglio di Sicurezza nel 2015-2016. Invece di continuare a  essere il fante della NATO che sorvegliava il fianco meridionale dell’Europa durante la Guerra Fredda.  dimenticandosi del resto del mondo, la Turchia sotto la leadership dell’AKP ha sensibilmente allargato i suoi orizzonti e nel far questo ha  inevitabilmente pestato i piedi geopolitici importanti. La Turchia ha guardato oltre i suoi confini, verso l’Asia Centrale, il mondo arabo e i Balcani, stando attenta alle opportunità economiche e diplomatiche, ma anche rivisitando delle terre una volta governate dal centro imperiale ottomano a Istanbul. Contemporaneamente, la Turchia non era soltanto nostalgicamente impegnata nel recupero della passata grandezza. Stava aiutando  in modi creativi all’Africa, dando inizio a un importante programma di assistenza a uno dei paesi più inquieti dell’Africa: la Somalia. Ha anche stabilito per la prima volta significative relazioni turche economiche e diplomatiche con l’America Latina. Malgrado fosse a una certa distanza dalla ‘grande tenda’ strategica con a capo gli Stati Uniti, la Turchia  ha riaffermato il suo impegno fondamentale con l’alleanza europeo-americana.

Contrariamente ad alcune accuse di neoconservatori, il governo turco non ha mai mostrato alcuna intenzione di voltare le spalle all’Occidente. Al contrario, ha non ha mai derogato alla sua lealtà alla NATO. Oltre a questo impegno per la sicurezza, l’AKP ha proclamato che l’adesione  all’Unione Europea è suo obiettivo primario di politica estera durante i primi anni della sua leadership, e ha cominciato a perdere interesse per questo progetto soltanto un po’ di tempo dopo, quando è diventato palese che l’islamofobia aveva chiuso la porta dell’Europa. Allora è diventato chiaro che indipendentemente da quanto la leadership turca ha soddisfatto le richieste dell’Unione Europea, il paese non sarebbe stato mai ammesso come membro a pieno titolo dell’Unione Europea. Questo corteggiamento  all’UE è servita bene all’AKP in politica interna, dato che le riforme fatte per soddisfare i criteri di adesione all’EU creavano un utile pretesto ad Ankara per fare dei passi per trasformare il governo in civile e a sostenere i diritti umani, rendendo quindi la democrazia costituzionale molto di più che una realtà comportamentale per i turchi comuni.

E’ anche vero che in questo periodo, specialmente nei vari anni passati, la Turchia è inciampata in vari ostacoli lungo la strada. La polarizzazione turca interna, sempre intensa, è peggiorata dopo che l’AKP ha segnato la sua terza vittoria elettorale consecutiva nel 2011. Dopo avere ricevuto un tale mandato, il carismatico leader populista Recip Teyyip Erdoğan sembrava aver perduto la pazienza gestendo le profonde divisioni nel corpo elettorale turco, e ha iniziato ad agire in una maniera più autocratica, cosa che ha fatto infuriare l’opposizione che si era profondamente risentita per la leadership di Erdoğan fin dal principio. Il dibattito interno in Turchia andava  dalle accuse che l’AKP, ed Erdoğan in particolare, stessero spingendo il paese verso l’islamismo fino alle preoccupazioni del suo stile di governo presumibilmente anti-democratico.

Queste divisioni sono esplose in una grave tempesta di politica di opposizione durante le proteste del 2013 al Parco Gezi  che inizialmente erano state provocate da dalle preoccupazioni della base popolare che il futuro di Istambul fosse ora nelle mani di avidi imprenditori commerciali che godevano praticamente dell’appoggio non regolato dalla leadership di Erdoğan. L’immagine internazionale della Turchia in questi anni è stata anche indebolita dal suo appoggio materiale, rigido e non riuscito, dato alle insurrezioni contro Assad in Siria e dalle sue tensioni non risolte con Israele. Tali tensioni, sebbene fossero la conseguenza del comportamento illegale e provocatorio verso i palestinesi e la Turchia, tuttavia hanno alimentato un aumento dei sentimenti anti-turchi in Occidente, specialmente tra gli esperti di Washington.

Pochi dubiterebbero che la Turchia abbia percorso una via controversa sia a livello interno che internazionale, ma in uno scenario  regionale e globale assediato da tumulti e incertezza in una misura tale che la reputazione del paese non ha danneggiato la popolarità o la reputazione della città. Istanbul incarna il fascino e la tradizione del suo illustre passato Ottomano e conserva la straordinaria   pittoresca risorsa del Bosforo che procede con grazia attraverso la città, una fonte di spettacolo continuo. Allo stesso tempo, in un processo che ha preceduto l’AKP ma che ha subito un’accelerazione durante il suo periodo di leadership, Istanbul è diventata ultra ricettiva allo sfarzo  e al fascino della modernità capitalista, ai centri commerciali esclusivi che saltano fuori  in tutta la città e agli enormi edifici sgraziati  e ai progetti di complessi residenziali che vengono costruiti senza sensibilità rispetto a un disegno urbano coerente o per difendere l’elegante passato urbano. A questo proposito, il moderno profilo irregolare formato da una serie di grattacieli mal situati, è un fallimento insensibile  alla ricerca di armonia tra il vecchio e il nuovo, che solleva dubbi sul futuro. Tuttavia, è precisamente questa lotta irrisolta circa la natura dello spazio urbano che rende Istanbul  un campo di battaglia strategico e ideologico nella narrazione  in corso di un pianeta che si globalizza.

Dato il modo in cui è costituito l’ordine mondiale, perfino una città del mondo come Istanbul, è soggetta all’autorità dello stato territoriale dove è situata ed esiste sotto le  stese dalla Turchia.  Istanbul può essere seriamente considerata qualificata a fare da capitale globale se la Turchia offrisse uno scenario nazionale accettabile. Questo significa che Istanbul deve essere situata all’interno di uno stato legittimo che mantenga lo stato di diritto, i diritti umani, l’ordine pubblico, e un’atmosfera di tranquillità, oltre a essere ospitale e protettiva nei riguardi degli stranieri. Tutti gli stati importanti hanno gravi manchevolezze riguardo  a questi criteri, e tra questi c’è la Turchia, ma tali limitazioni non dovrebbero essere trattate come  squalificanti a meno che lo stato non riesca a soddisfare il minimo dei requisiti. Ci sono molte persone nell’opposizione politica in Turchia, e fuori, che affermano  che lo stato turco sono al di sotto questa soglia minima. Non sono d’accordo. Credo che la Turchia, in quanto protagonista politico, goda di un equilibrio sufficientemente favorevole di attributi positivi per mettere in grado la Turchia di offrire un scenario  nazionale appropriato per Istanbul in relazione al suo essere designato capitale globale. La situazione potrebbe cambiare in peggio nel futuro, e se sarà così, diventerebbe appropriato riconsiderare lo status di Istanbul come capitale globale. In questo senso  la popolarità turistica non dovrebbe venire confusa con la designazione di Istanbul come città che meglio di tutte trascende i suoi confini nazionali, offrendo soddisfazioni cosmopolite a tutte le persone, indipendentemente dalla  identità di civiltà, razziale e religiosa.

Una capitale globale: di governi, di persone

Presumibilmente, all’idea di una capitale globale, è stata data risonanza istituzionale dopo la I Guerra Mondiale con l’istituzione della Lega delle Nazioni a Ginevra, incarnando una concezione di ordine mondiale che fosse euro-centrico. Questo è stato seguito, in linea con gli spostamenti nella levatura geopolitica, dall’aver situato  le Nazioni Unite a New York dopo la II Guerra Mondiale, un riconoscimento sia della leadership americana globale che del persistente carattere centrato sull’Occidente,  a partire dal 1945. Si dovrebbe notare che New York non era una capitale nazionale, e il suo fascino dipendeva dalle sue favolose strutture urbane, dall’aspetto cosmopolita etnico e religioso, e la sua insuperata profondità culturale. Nella seconda decade del 21° secolo, non sembrava più una cosa appropriata scegliere qualsiasi sito urbano in Occidente come “centro” del mondo”, ma non sembrava neanche appropriato ignorare la continua preminenza dell’Occidente. La Turchia offre un compromesso perfetto, e all’interno della Turchia Istanbul ha la maggior parte delle doti necessarie in questo momento storico al tipo di capitale mondiale che ora fornisce un ingresso esistenziale alla realtà globale sfaccettata  dell’inizio del 21°secolo, ma  mette in mostra le tensioni epocali di questa età: la modernità in confronto alla tradizione, la permissività della società in confronto ai  i valori sociali conservatori, le visioni del mondo laiche in confronto alle visioni del mondo religiose.

Apprezzare Roma, la “Città eterna”

Secondo Trip Advisor, la seconda città turistica preferita è Roma che continua a live up to la sua reputazione di ‘città eterna’. Ha una lunga ascendenza che risale alla sua leggendaria fondazione nel 753 a.C. Roma anche più di Atene è il luogo di nascita della modernità, tuttavia anche la sede dell’istituzione religiosa più duratura: la Chiesa Cattolica, con la guida, universalmente acclamata di un Papa che risiede in quel sistema di governo unico, il Vaticano, situato all’interno dei confini di Roma. Nei secoli passati  gli irrequieti capi politici di Roma hanno cercato di estendere l’immaginario politico romano alle parti più remote del mondo conosciuto. Il nostro senso contemporaneo quasi universale di legge e cittadinanza, di struttura politica, di trasporti, di vitalità urbana e anche di decadenza  flow tutti dall’ascesa e dalla caduta di Roma. Anche i filosofi romani  Stoici ci hanno dato i primi barlumi del fatto che   apparteniamo a una specie e anche a un etnia, o a una religione o a una civiltà. Sebbene Roma fosse presente quando è stata creata la civiltà occidentale, nei tempi moderni il suo destino è stato di far portare ad altri la fiaccola dell’Occidente negli angoli remoti del mondo, disastrosamente interrotta alla fine degli anni ’30 dall’ascesa di una versione populista del fascismo.

Visitare queste due città vuol dire capire perché Istanbul merita di essere la capitale del mondo e Roma merita di rimanere la città eterna. Mentre Istanbul trae la forza dal suo passato e presente Islamico/Ottomano, le sue rivendicazioni  sono rafforzate dall’aver investito grande energia e capitale nello stabilire un’identità che è adatta per un’epoca di globalizzazione continua. La nazione ospitante, la Turchia, ha di recente imparato a essere una protagonista geopolitica indispensabile, mentre, allo stesso tempo diventa un punto focale per i tentativi di forge ‘un’alleanza di civiltà.’ In contrasto, Roma è soddisfatta di mantenere ciò che ha, effettivamente a costo di perdere alcuni benefici della modernità , non esercitando influenza nel raccontare della geo-storia contemporanea. Forse il costo più grosso che ha l’Italia è la disperazione della gente, specialmente  dei giovani, molti dei quali sentono che devono lasciare la patria per trovare un futuro sostenibile per se stessi.

Anche a Istanbul c’’un umore  di un certo scoraggiamento legato non ad assenza di opportunità, ma alle difficoltà di ottenere una vita soddisfacente dove si richiede troppo per quanto riguarda il  lavoro e per le tribolazioni quotidiane in una città affollata da 15 milioni di persone  – troppo traffico e inquinamento, reddito insufficiente, visioni contrastanti di un futuro auspicabile. Tutta questa complessità  sta portando una parte della gioventù turca a provare un nuovo desiderio di una vita semplice in campagna. Anche nell’architettura queste differenze complementari sono evidenti. Roma nasconde con discrezione il suo abbraccio della modernità in modo abbastanza convincente, per alcuni troppo convincente, e il vecchio profilo e l’armonioso raggrupparsi  di edifici dominano la città. Mentre Istanbul ha un profilo frastagliato di edifici alti sistemati in modo irregolare, ingorghi di traffico di macchine che grandi e veloci che fanno manovre in modo aggressivo, Roma è una città dove le strade sono piene di motociclette, scooter, e macchine eleganti, e anche di una varietà di veicoli a motore.. Roma per lo più riposa Sugli allori passati, mentre Istanbul aspira, viva with un misto di ricordi e di ambizione che rende esausti e anche furiosi, molti dei suoi abitanti, mentre incanta i visitatori. A Istanbul il moderno gareggia e fa da complemento, spesso annientando, il tradizionale, mentre a Roma la vecchia classica città di fontane, di piazze e di parchi mantiene un’influenza indiscussa.

Pinnacoli urbani del nostro tempo: Istanbul e Roma

Questa realtà globale è notevolmente diversa da quella che esisteva nel 1918 o nel 1945. Sebbene l’ordine mondiale rimanga incentrato sullo stato, , la sua struttura è più complessa. E’ governata e organizzata meno in senso territoriale. I protagonisti non statali hanno ruoli organizzativi più centrali nell’economia del mondo e nel sistema politico, sia come fornitori di ordine e come suoi principali perturbatori. L’accresciuta integrazione economica e tecnologica della vita del pianeta, così come la portata globale delle minacce che sfidano il suo futuro, danno, per la prima volta, una plausibilità storica alla concezione di una capitale globale che rappresenta l’autorità e le aspirazioni dei popoli del pianeta piuttosto che i progetti funzionali delle elite di governo. Questa concezione di una capitale globale è essenzialmente un’espressione culturale, e non dovrebbe essere confusa con la creazione di meccanismi globali per la soluzione di problemi o con lo sfruttamento di lealtà popolari. Può essere un rifugio per coloro che cercano un’identità umana che non sia né l’idea anacronistica di cittadino patriottico né l’insistenza sentimentale di essere un cittadino del mondo. Forse la capitale globale diventerà un rifugio che protegge   e una patria per  cittadini pellegrini, per coloro che sono insoddisfatti del mondo così come è, coloro che si sono uniti a un pellegrinaggio non violento in cerca di una comunità politica futura che incarni i valori di pace, giustizia, saggezza ecologica, e soddisfazione spirituale.

E’ su questo sfondo che nominate che Istanbul sia la prima capitale del mondo, non principalmente per la sua popolarità tra i turisti, ma piuttosto per le sue qualità che stimolano ed eccitano la mente, il cuore e l’anima.

In conclusione, abbiamo bisogno di entrambe – una capitale globale per le molte facce di una realtà globalizzante, una città eterna che mantiene vivo il suo passato mentre  gode del presente. Non c’è da meravigliarsi se che Roma e Istanbul siano valutate come prima e seconda città preferite nel mondo. Entrambe condividono molteplici memorie  di un impero e molte tradizioni religiose, ed entrambe contengono splendori architettonici, eredità culturali, e allo stesso tempo condividono un mondo personale di attività, esperienze inebriante, spesso mozzafiato e ampiamente soddisfacente.

http://it.wikipedia.org/wiki/Soft_power

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/a-tale-of-two-cities-istanbul-and-rome

Originale: Richardfalk.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 13 luglio 2014 alle 13:58 - Reply

    Non credo si possa pensare di sperimentare nuove concezioni di condivisione e solidarietà alternative al modello capitalista lontano dalle realtà urbane. In queste realtà finirebbe per andare avanti una vita mentre l’isolamento dei nostalgici finirebbe con il non essere il progresso dal tiro corretto di cui abbiamo bisogno. É quindi proprio nelle città che gli spazi devono diventare tradizione e futuro e dare sfogo alla libera espressione di avanguardie che possano diventare il volto nuovo che cerchiamo.

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