La UE viola la convenzione del 1951 sui rifugiati

Redazione 12 luglio 2014 1
Print Friendly
Share:
Condividi

MediterraneanMigrants

di Airin Bahmani – 11 luglio 2014

Scritto per teleSUR English che partirà il 24 luglio

Lo scorso ottobre un’imbarcazione che trasportava migranti da Eritrea, Somalia e Ghana è affondata al largo dell’isola italiana di Lampedusa. L’incidente ha reclamato la vita di più di 360 persone. E’ stato riferito che l’imbarcazione era partita dalla Libia che è uno dei principali paesi di partenza dei migranti in Italia.

Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, ha visitato Lampedusa insieme con l’allora primo ministro italiano Enrico Letta. Barroso ha promesso all’Italia 30 milioni di euro per aiutare i profughi. Barroso ha affermato che la tragedia lo ha “rattristato e sconvolto” mentre Enrico Letta si è scusato “per le inadeguatezze dell’Italia in rapporto a tragedie come questa” e che l’incidente era “una tragedia immensa”.

Tuttavia, solo otto giorni dopo, 34 migranti dalla Siria e dalla Palestina sono annegati presso Lampedusa. E di nuovo, il 30 giugno, i corpi dei 30 migranti morti sono stati ritrovati sulla costa della Sicilia.

A volte le morti dei migranti che cercano di arrivare in Europa fanno notizia, a volte no.

Il 16 aprile il Parlamento Europeo ha approvato la bozza di regolamento della sorveglianza dei confini esterni dell’unione coordinata dal Frontex. Il Frontex l’Agenzia Europea per la Gestione della Cooperazione Operativa sui Confini Esterni degli Stati Membri dell’Unione Europea rafforza e snellisce la cooperazione tra le autorità nazionali di confine.

Secondo un comunicato stampa ufficiale della UE “il nuovo regolamento si applicherà alle operazioni marittime coordinate dal Frontex. Le sue clausole sull’intercettazione e la ricerca e il soccorso e lo sbarco saranno interamente vincolanti”.

Il nuovo Regolamento entrerà in vigore dopo essere stato formalmente approvato dal Consiglio dei Ministri dell’Unione.

Tra i compiti più importanti di Frontex c’è la prevenzione dell’”immigrazione illegale”. Anche se Frontex, nelle sue stesse parole, “promuove, coordina e sviluppa la gestione dei confini europei in linea con la carta dei diritti fondamentali della UE”, gli attuali precedenti dell’agenzia parlano da soli.

Secondo i Migrant Files, un progetto di ricerca che mira a informare il pubblico sul numero dei morti in conseguenza delle politiche migratorie degli stati membri della UE, dal 2000 sono morte più di 23.000 persone lungo il tragitto per l’Europa.

Tra il 1992 e il 1995 sono morti circa 400 migranti. Frontex è stato creato nel 2004. Da allora il conto delle vittime è andato aumentando. Ad esempio, tra il 2008 e il 2011 il pedaggio dei morti è stato di circa 6.000. Va sottolineato che nessuno stato membro della UE né alcuna istituzione della UE pubblica statistiche su queste vittime.

La posizione problematica della UE nei confronti dell’immigrazione non è una novità. I non europei in fuga dalla loro patria a causa di guerre o persecuzioni spesso non sono in benvenuti in Europa.

Gli stati membri e Frontex sono tenuti da leggi nazionali, internazionali ed europee a rispettare i diritti umani quando respingono i migranti. La pietra angolare della legge sull’asilo e i profughi internazionali è il principio di non respingimento [non-refoulement]  che afferma:

“Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà (‘refouler’) un rifugiato assolutamente in nessuna maniera alle frontiere di territori dove la sua vita o la sua libertà siano minacciate a motivo della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o opinione politica”.

Nel 2012 la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per i suoi respingimenti di migranti in Libia. In una storica sentenza Hirsi la corte ha ritenuto che l’Italia abbia violato il divieto di trattamenti inumani e degradanti, il divieto di espulsione collettiva e il diritto a un ricorso effettivo.

Nella causa Hirsi contro Italia, 11 somali e 13 eritrei erano stati intercettati in alto mare, vicino a Lampedusa, dalle autorità italiane. Erano stati riportati in Libia senza aver avuto la possibilità di sostenere le proprie ragioni o senza essere identificati.

La Corte Europea dei Diritti Umani ha sostenuto nella sentenza Hirsi che ogni persona su un’imbarcazione deve avere accesso a interpreti e consulenti legali e che vanno affrontate le situazioni personali di ciascuno. Sulla questione del rispetto del principio di non respingimento e di un’equa procedura di asilo la Risoluzione sulle Garanzie Minime afferma: “Al fine di garantire effettivamente il principio di “non-refoulement” non sarà attuata alcuna misura di espulsione prima che sia stata presa una decisione sulla richiesta di asilo”.

Ciò nonostante molti stati membri della UE hanno violato e continuano a violare prescrizioni cruciali della legge europea sui diritti umani.

In un altro caso, nel 2011, nel mezzo della guerra civile libica, 72 migranti da Tripoli hanno perso il controllo della loro imbarcazione dopo essere rimasti a secco di carburante. Hanno trasmesso una richiesta di soccorso ogni quattro ore per dieci giorni di seguito.

La Guardia Costiera italiana ha ricevuto tali richieste e l’imbarcazione aveva avuto diversi punti di  contatto con un elicottero militare, una grande nave militare e due battelli da pesca.

Dopo 15 giorni l’imbarcazione è riapprodata sulla costa libica con 63 morti. La nave militare ha violato il suo dovere di soccorrere persone in pericolo.

Dan Haile Gebre, uno dei sopravvissuti, ha descritto così l’incontro con le autorità italiane: “All’inizio la nave era molto lontana. Forse 700 metri. Poi ha girato intorno a noi, tre volte, fino a quando è arrivata molto vicina. Noi li osserviamo, loro osservano noi. Mostriamo loro i cadaveri. Abbiamo bevuto acqua dal mare per mostrare loro che avevamo sete. Quelli sulla nave hanno scattato fotografie, nient’altro.”

Secondo la Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FODH), considerata la più antica organizzazione per i diritti umani del mondo, nel Mediterraneo, nel solo 2011, sono morte o scomparse 2.000 persone nel corso della crisi libica.

Contemporaneamente, sempre della corso della guerra civile in Libia, l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la Politica Estera, Catherine Ashton, condannava le autorità libiche. La sua formula merita di essere citata per intero:

“L’Unione Europea è estremamente preoccupata per gli eventi che si stanno svolgendo in Libia e per le notizie della morte di un numero molto elevato di dimostranti. Condanniamo la repressione di dimostranti pacifici e deploriamo la violenza e la morte di civili.

La UE sollecita le autorità a esercitare moderazione e calma e ad astenersi immediatamente da un ulteriore uso della violenza contro dimostranti pacifici. La libertà di espressione e il diritto di riunirsi, come previsti in particolare dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, sono diritti umani e libertà fondamentali di ogni essere umano che vanno rispettate e protette.”

E’ interessante che queste preoccupazioni per i diritti umani e le libertà fondamentali non apparissero da nessuna parte solo un anno prima, nel 2010, quando la UE ansiosa di firmare un accordo con Muammar Gheddafi.

La cooperazione della UE e di Frontex con la Libia nel campo della politica migratoria e dei rifugiati è dubbia visto che la Libia non aderisce alla Convenzione del 1951 dell’ONU sui rifugiati. La UE ha cofinanziato numerosi progetti con la Libia sul controllo delle migrazioni. La cooperazione della UE e di Frontex con uno stato che ha respinto organizzazioni indipendenti per i diritti umani e ha ordinato all’agenzia dell’ONU per i rifugiati, UNHCR, di lasciare il paese la dice lunga sull’impegno della UE per i diritti umani.

Anche se Medici Senza Frontiere (MSF) ha chiesto che le autorità greche adempiano i loro doveri, è stato fatto molto poco. MSF ha sottolineato che “nei luoghi di detenzione sovraffollamento, riscaldamento inadeguato, acqua calda insufficiente, scarsa ossigenazione, mancanza di accesso all’esterno e una dieta povera contribuiscono all’emergere e al diffondersi di patologie respiratorie, gastrointestinali, dermatologiche e muscolo-scheletriche tra i detenuti. La detenzione è anche dannosa per la loro salute mentale; in molti si osservano sintomi di ansietà, depressione e manifestazioni psicosomatiche mentre non è raro che i migranti disperati si diano allo sciopero della fame, all’autolesionismo e anche a tentativi di suicidio. Gli altri stati membri della UE e le istituzioni europee non possono continuare a sottrarsi alla propria parte di responsabilità”.

Molte organizzazioni per i diritti umani hanno evidenziato che il nuovo regolamento di Frontex non soddisfa i criteri stabiliti dalla Corte Europea dei Diritti Umani nella sentenza Hirsi sull’alto mare.

Benjamin Ward, vicedirettore di Human Rights Watch, ha manifestato le sue preoccupazioni: “Il regolamento proposto tace sulla questione di un appello con effetti sospensivi, sull’accesso agli interpreti e all’assistenza legale. In pratica è difficile vedere come queste garanzie possano essere applicate alle persone a meno che esse siano prima introdotte nel territorio della UE dopo un’iniziale selezione a bordo”. Tale condotta viola le garanzie procedurali elaborate nel caso Hirsi.

Un altro problema, secondo Ward, è che il regolamento proposto continua a permettere a Frontex di respingere imbarcazioni in acque internazionali dirette alla UE senza prendere in considerazione le necessità di protezione delle persone a bordo.

Respingimenti illegali e sistematici non hanno luogo solo in alto mare ma anche attraverso i confini terrestri. Nel 2012 l’UNHCR ha scritto che chi fugge dalla Siria deve essere trattato in un modo che rispetti e garantisca parametri umanitari minimi, tra cui l’accesso al territorio e sicurezza e protezione dal respingimento. Nonostante queste prescrizioni piuttosto inequivoche dell’UNHCR i rifugiati siriani sono continuamente respinti ai confini della Grecia.

Nonostante la prossimità geografica della UE alla Siria, per non parlare delle vaste risorse della UE, forse non è sorprendente che, alla luce di tali politiche UE-Frontex, solo il 3 per cento dei 2,7 milioni di persone in fuga dalla guerra civile siriana abbiano cercato rifugio nella UE.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/eu-flouts-the-1951-refugee-convention/

Originale:  teleSUR English

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

1 Commento »

  1. attilio cotroneo 12 luglio 2014 alle 21:11 - Reply

    Una vecchia legge non scritta tra i pescatori, tra le gente di mare, recita che mai si può lasciare un essere umano in mare.

Lascia un commento »

*
Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: