La nuova costituzione della Tunisia

Redazione 2 luglio 2014 1
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La nuova costituzione della Tunisia

Di Hiba Ali

30 giugno 2014

Il 13 agosto 2011, una giornata di sole rovente a Tunisi, le folle degli scoraggiati, degli infuriati e degli appassionati si sono riversate nelle strade. Oltre mille donne hanno dimostrato per trasmettere un semplice messaggio: è arrivato il momento della parità.

La dimostrazione  ha reso chiaramente evidente che per decenni, sotto regimi severi e tirannie aggressive, la Tunisia era stata senza  una chiara agenda per la parità.  Come in altre nazioni  con leader tiranni, i tunisini sono stati deprivati dei loro diritti, della loro voce, e di qualsiasi modo di considerare il governo responsabile verso i cittadini. L’isolamento in Africa ha incentivato ulteriormente la rabbia dei tunisini. Quello che è iniziato con un atto di protesta con l’autoimmolazione di Mohamed Bouazizi, presto si è trasformato in una campagna intensiva di resistenza civile di persone che o chiedevano urlando la cacciata del dittatore tunisino. Mesi di aspra violenza e di proteste hanno provocato la caduta del presidente Zine El Abidine Ben Ali, il 14 gennaio 2011, con un colpo di stato ora noto come “Rivoluzione del Gelsomino.” Tuttavia anche dopo quel cambiamento importantissimo, molto rimaneva da fare per far progredire i diritti delle donne e dei diritti civili.

Tre anni dopo, in base al lavoro di un’Assemblea Costituente, la Tunisia ha adottato una nuova costituzione il 26 gennaio 2014. Molti sperano che essa fornirà una nuova direzione per la politica nazionale e per i diritti delle donne. La costituzione può davvero influenzare non soltanto il paese, ma la regione nel suo complesso, e diventare un modello progressista per la giustizia sociale in tutto il mondo.

Per ora, tuttavia, i diritti  custoditi  nella costituzione non sono altro che parole sulla carta. Il problema che rimane è quanto cambierà realmente una volta che la nuova costituzione sarà varata.

Le eredità del colonialismo

Allo scopo di valutare il potenziale di riuscita della nuova costituzione, tanto per cominciare  è necessario comprendere perché la Tunisia si sia trovata in una situazione difficile così disonorevole, gran parte della quale  ha a che fare con il passato coloniale.

Il colonialismo lascia un impatto duraturo su molte nazioni, e può avere un ruolo decisivo nel modo in cui queste società vengono successivamente strutturate. Le decolonizzazione è  stata spesso difficile per nazioni con stati preminentemente islamici, dove lo scopo è trovare un compromesso tra gli ideali occidentali di democrazia, compresa l’uguaglianza e la libertà di espressione, e le tradizioni islamiche che implicano il resistere alle pratiche sociali occidentali come l’alcol e  i media tradizionali. Dal punto di vista politico, molte nazioni islamiche si sono stancate di leader influenzati dall’Occidente.

Il passato coloniale della Tunisia definisce la sua identità fino a oggi. I francesi hanno governato la Tunisia dal 1881 fino a quando il paese ha ottenuto la sua indipendenza nel 1956. Dato che i colonizzatori francesi hanno dato alla Tunisia molto del suo carattere, lingua e cultura,  è diventato difficile per i tunisini crearsi un loro proprio  percorso.

Tuttavia, poiché i tunisini  locali non gradivano le elite francesi, è emersa una vena di nazionalismo che li ha lasciati strettamente aggrappati alle loro radici arabe e alla religione islamica. Insieme a questa ideologia nazionalista è arrivato un forte sentimento anti-occidentale, provocato ulteriormente dalla creazione nella regione di regimi fantocci ad opera  degli Stati Uniti. Come ha detto una volta la defunta politica pachistana Benazir Buttho: “L’esperienza coloniale ha avuto un impatto importante sulla psiche musulmana. Il colonialismo, lo sfruttamento delle risorse, e l’oppressione politica hanno influito sugli atteggiamenti dei musulmani verso l’Occidente e verso loro stessi.” I paesi arabi si trovano sulla soglia dove i valori occidentali si sono rovinati, così come anche quelli islamici.

La lotta tra colonialismo e indipendenza- tra i valori occidentali e quelli islamici – si può vedere nel problema dei diritti delle donne. Durante il dominio coloniale, le donne vivevano in condizioni seriamente oppressive. Subito dopo l’indipendenza, e sulla base di richieste espresse nei movimenti che avevano portato a quel momento, , nel 1956 il presidente Habib Bourguiba ha istituito il Codice di Status Personale (CSP), un documento che in seguito ha influenzato la costituzione del 1959. Il codice proibiva la poligamia, stabiliva regole più eque per il matrimonio e il divorzio, richiedeva la parità dei sessi nel sistema giudiziario, imponeva salari uguali per lavoro uguale svolto da uomini e donne, e portava avanti il diritto delle donne a un’educazione. Nel 1957, le donne tunisine hanno potuto votare alle elezioni, e nel 1959  hanno potuto  concorrere per incarichi pubblici. Tuttavia, malgrado il fatto che godessero di privilegi sconosciuti negli stati vicini, fino a oggi le donne in Tunisia hanno continuato a soffrire sotto regimi autoritari e all’interno di confini di concezioni religiose tradizionali circa i ruoli delle donne.

La Primavera araba

Fin dal periodo in cui la Tunisia ha deposto il suo dittatore nel 2011, le rivoluzioni hanno preso il via in tutto il mondo arabo, quando  i paesi confinanti, come Egitto, Libia, Yemen e Siria, hanno fatto tutti le stessa cosa. La Primavera Araba si è trasformata in un simbolo di rivoluzioni ben riuscite e ha mostrato il potere detenuto dalle masse nel ventunesimo secolo. I leader tirannici della regione hanno potuto vedere chiaramente che le persone avrebbe potuto dare il proprio sangue, sudore e lacrime per inseguire la libertà dalle catene che la vincolavano.

Di recente la Primavera Araba è diventata qualcosa da temere, non soltanto da parte dei regimi dittatoriale, ma anche dalla gente. In seguito a sommosse e proteste, molta della popolazione araba ha continuato ad affrontare la disoccupazione, l’instabilità e i disordini popolari. Molti si chiedono non soltanto se la rivoluzione meritava tali sforzi, ma anche se la stabilità diventerà mai una situazione reale.

Tra tutte le insurrezioni, quella che è stata portata a termine  nelle strade del Cairo ha avuto la maggiore attenzione dei media.  Nel 2011, il partito “islamista” ortodosso, cioè la Fratellanza Musulmana, ha ottenuto l’appoggio di elettori incerti, ma determinati. Questo ha stabilito il partito come la principale entità di governo, con Mohamed Morsi come presidente. Mentre all’inizio la rivoluzione egiziana è apparsa come una storia di successo per la rivoluzione, le forze armate hanno presto rimosso il presidente, dopo che gli egiziani hanno denunciato il leader islamista. Con due insurrezioni in due anni, il popolo insoddisfatto, e l’economia in declino, la rivoluzione egiziana si è trasformata in una situazione logorante, piena di diffidenza e instabilità.

Come dimostra il caso dell’Egitto, le rivoluzioni della Primavera Araba implicano più che le lotte per la stabilità e gli stati democratici che rappresentano,  un tentativo di raggiungere un equilibrio tra Islam e democrazia. Ci sono stati dei paralleli nella società tunisina, anche se con un esito diverso. Secondo le parole elogiative del capo e fondatore del partito islamista Ennahda della Tunisia, Rache Ghannouchi, la costituzione del suo paese …”rappresenta il sogno dei grandi riformatori del secolo diciannovesimo, che hanno tentato di mettere insieme i valori dell’Islam e valori della modernità e che credevano che l’Islam e i valori universali  e l’Islam e la democrazia fossero compatibili.” E’ un’analisi sorprendentemente precisa.

In parte a causa di questo equilibrio, la Tunisia è stata in grado di creare un percorso continuo verso il progresso. Mentre “la politica costituzionale egiziana è stata  un gioco in cui il vincitore prende tutto…, la politica tunisina è stata più consensuale – sebbene il consenso sia stato difficile da ottenere,” ha detto Nathan Brown, professore di Scienze Politiche e di Affari Internazionali all’Università George Washington, ed esperto di legge egiziana. “L’esperienza della Tunisia è un’esperienza che è più probabile che faccia nascere una democrazia che funziona.” La costituzione della Tunisia ha avuto origine dal consenso più vasto possibile di tutta la società. I pensatori conservatori, gli attivisti liberali, gli studiosi religiosi, alla fine sono stati tutti d’accordo ad aderire a una serie di diritti e di leggi che definiscono i tunisini.

La costituzione certamente darà alla popolazione femminile del paese una piattaforma molto meritata per ottenere successi futuri. In tutto, 28 articoli proteggono i diritti delle persone, compresa la protezione dalla tortura, il diritto a un giuso processo, la libertà di culto, e la parità tra uomini e donne.

Ispirazione Internazionale

Si deve ancora vedere l’impatto che avrà davvero la costituzione sulla Tunisia.  Non si può però  negare il fatto che ha ottenuto l’attenzione di altri. La Primavera Araba si è diffusa come un incendio incontrollato perché era basata sull’idea di libertà. Quella richiesta di libertà da tutti i tipi di oppressione ha dato origine a una serie  di ondate di cambiamento nella regione, alcune delle quali buone e altre cattive. La costituzione della Tunisia mostra la determinazione progressiva che aumenta velocemente nel mondo arabo.

Hiba Ali è una tirocinante   presso l’Istituto per gli Studi di Politica.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/tunisia-s-new-constitution

Originale: Foreign Policy in Focus

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 2 luglio 2014 alle 15:54 - Reply

    Condividere un percorso democratico richiede passaggi che una comunità deve compiere indisturbata, confrontandosi con i contrasti accumulati e con le contraddizioni intrinseche derrate dal corso storico. Essere disturbati dall’estero, o peggio subire una ipocrita importazione di valori che cela la tutela di interessi, è devastante e non solo crea un rallentamento ma determina diffidenza e ostilità. La Tunisia potrebbe trarre molta fortuna dal fatti di non essere in prima linea nell’agenda delle priorità neocoloniali occidentali.

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