Nella morte dei tre adolescenti israeliani implicate anche le politiche del Likud

Redazione 1 luglio 2014 1
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israeliTeensKilled

di Juan Cole – 1 luglio 2014

Il rapimento e l’uccisione di tre giovani occupanti israeliani i cui genitori hanno usurpato terre palestinesi hanno prodotto in Israele un parossismo di odio e di sollecitazioni a rappresaglie. Chiunque ne sia responsabile, l’uccisione dei giovani è stata un crimine orrido e inescusabile e il cuore di ogni genitore è con le famiglie in lutto.

Andrebbe segnalato che anche durante la retata israeliana nella West Bank circa 9 palestinesi, alcuni ragazzi o bambini, sono stati uccisi e centinaia sono stati arrestati arbitrariamente. Il cuore di ogni genitore è anche con quelle famiglie in lutto.  

Presumendo che i colpevoli siano stati palestinesi, le strutture sociali e politiche promosse dal Partito Likud del primo ministro Binyamin Netanyahu costituiscono qui un contesto essenziale. I sociologi contestualizzano sempre, un anatema per i propagandisti e i giornalisti più superficiali, che confondono ciò con lo scusare gli eventi. Porre le cose in contesto non significa giustificare nulla; significa cercare di capire le azioni umane oltre la semplice demonizzazione dell’Altro.

Il Likud ha una politica di mantenere i palestinesi privi di stato. Gli apolidi non privi del diritto di avere diritti, secondo l’espressione di Hannah Arendt e del presidente della Corte Suprema statunitense Warren Burger. Non hanno stato che difenda i loro diritti, perciò non hanno vero titolo alla loro proprietà, nessun diritto sulla loro terra, acqua o aria, e nemmeno, in realtà, controllo dei loro stessi corpi. Per certi versi la loro condizione è analoga a quella di schiavi.

Poiché gli apolidi sono privi di stato, sono anche privi di legge e ordine. Ciò che più mi ha colpito nella mia ultima visita a un campo profughi palestinese è stato quanto fosse simile a una situazione di frontiera. Non c’è polizia. Tutti devono cavarsela da soli. Ed è facile che si formino bande criminali.

Cioè la condizione di assenza di stato produce piccoli gruppi violenti, come la Jihad islamica e forse il ramo palestinese del cosiddetto “Stato Islamico” di Abu Bakr al-Baghdadi.  Li produce perché in assenza di strutture statali formali tali gruppi prosperano negli interstizi della società. E li produce perché l’assenza di stato e la conseguente privazione di fondamentali diritti umani produce rivendicazioni potenti.

Se il Likud vuole realmente che tali incidenti finiscano, allora dovrebbe negoziare in buona fede per realizzare il genere di stato palestinese che possa concretamente controllare la vita palestinese. Invece Netanyahu, nonostante lo neghi pubblicamente, vuole rendere per sempre impossibile uno stato palestinese, perché lo considera un pericolo per il suo tipo di Sionismo da Muro di Ferro, che è aggressivo ed espansionista e suprematista ebraico. Netanyahu ha fatto tutto quanto in suo potere per silurare il processo di pace del Segretario di Stato John Kerry. Un effetto collaterale dell’assenza di stato è l’assenza di legge. Netanyahu la sta attivamente scegliendo.

Analogamente il Partito Likud (e i suoi partner di coalizione, alcuni di genere più barracuda dello stesso Likud) è impegnato in un vasto progetto di furto della terra e delle risorse palestinesi nella West Bank. Sta costruendo alveari di colonie che sono di carattere unicamente ebraico e razzista, escludendo i palestinesi nativi da abitazioni costruite sul loro proprio territorio. La fine intesa della partita qui di persone come Avigdor Lieberman è probabilmente che una volta che la maggioranza della popolazione della West Bank sarà israeliana un incidente come quello che ha appena avuto luogo sarà utilizzato come pretesto per semplicemente cacciare i palestinesi in Giordania o in Egitto e poi chiuderli fuori dal loro stesso paese; una ripetizione, cioè, di ciò che fu fatto nel 1948.

Dovrebbe essere parecchio evidente che se si portano adolescenti nel mezzo della West Bank palestinese e si ruba la terra palestinese e si costruiscono case su di essa e si spara ai palestinesi che cercano di mietere i loro raccolti e si abbattono le loro case con i bulldozer o si scavano pozzi così profondi da causare l’essiccamento dei pozzi palestinesi, se ci si dà a questa impresa di tipo coloniale, allora si espongono al pericolo quegli adolescenti che si portano con sé.

Resta sbagliato. La violenza in qualsiasi cosa che non sia autodifesa è sempre sbagliata e la vita di innocenti non combattenti non va mai tolta. Un movimento di resistenza è legittimo, ma i suoi scontri devono essere con i soldati.

Nello stile della politica, l’uccisione sarà usata dall’ala della destra israeliana per demonizzare tutti i palestinesi e per giustificare la punizione collettiva di innocenti tra loro e come pretesto per togliere loro altre proprietà e diritti. Netanyahu sembra pensare di poter usare gli assassinii come base per una campagna volta a distruggere totalmente la milizia del Partito Hamas. Ma Hamas è un effetto collaterale delle brutalità israeliane contro i palestinesi di Gaza, che vivono sotto assedio economico, e se fosse distrutto qualcosa di peggio ne prenderebbe il posto. Situazioni intollerabili producono resistenza e i movimenti di resistenza sono spesso fanatici. Naturalmente i giri di vite israeliani produrranno un contraccolpo da parte dei palestinesi. Il Likud, con il suo genere di ideologia da Ku Klux Klan, prospera su una simile reazione, proprio come il Klan amava vedere afroamericani ribelli nei giorni di Jim Crow per poter avere più facilità nell’inscenare un linciaggio.   

I sostenitori del Likud, in Israele o negli Stati Uniti, sembrano ignorare allegramente che stanno agendo nello stesso mondo del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki. Questi non si aspettava di perdere improvvisamente un terzo del territorio che controllava. Anche se le sorprese che aspettano i sostenitori del Likud non sono esattamente quelle con cui si è confrontato al-Maliki, è piuttosto prevedibile che sorprese spiacevoli ce ne saranno. Una politica avida, vendicativa e meschina causa sempre tragedie a quelli che la perseguono.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/in-deaths-of-3-israeli-teens-likud-policies-are-also-implicated/

Originale:  Informed Comment

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 1 luglio 2014 alle 19:17 - Reply

    Chi è più stupido di comuni che si aspetta da una guerra continua qualcosa che possa somigliare ad un minimo di raziocinio? Chi è così idiota da pensare di potere aggredire senza subire e rispondere alla violenza con la violenza senza finire vittima della stessa violenza? Se si vuole smettere di contare morti innocenti i popoli dovrebbero avere l!”interesse e la maturità dei loro governanti e pretendere negoziati a oltranza fino alla pace. Se le madri israeliane e palestinesi vorranno questa guerra assassina finirà.

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