Di nuovo tutto come nel Vietnam del Sud?

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Di nuovo tutto come nel Vietnam del Sud?

Di Tom Hayden

26 giugno 2014

Sta diventando più  ovvio a ogni ora che l’ISIS sta trasformando la sua zona liberata in un nuovo stato islamico. Un intervento militare degli Stati Uniti sarà un importante fattore per unificare l’insorgenza nella sua nuova identità  e per superare gravi divisioni interne tra fazioni.

L’intervento degli Stati Uniti rende anche più probabile e non meno, che  l’ISIS vittoriosa considererà gli Stati Uniti come il suo principale nemico a causa dell’appoggio ai regimi sanguinari di Damasco e di Baghdad.

Quello che è iniziato come un circolo vizioso è diventata la sua spirale discendente.

Abbiamo visto questa cosa prima, nel Vietnam del Sud, dove le proposte per un accordo provvisorio, che salvasse la faccia e che condivideva il potere nel Sud, sono state rifiutate a causa di una convinzione di superpotere che le nostre bombe e i nostri consiglieri potevano proteggere per sempre un cliente impopolare. C’era un periodo in cui il Fronte di Liberazione Nazionale avrebbero accettato una coalizione nel Sud, almeno temporaneamente, perché sapevano che ci sarebbero stati problemi nell’ “inghiottire” una regione che era significativamente differente nel suo sviluppo. Però quando il presidente Richard Nixon ha continuato a essere ostinato per evitare di apparire debole, il crollo è arrivato rapidamente. Oggi non possiamo riprendere i territori dall’ISIS e dai Curdi, e possiamo soltanto chiederci se il regime sciita di Baghdad, imploderà dall’interno, nello stile di Humpty-Dumpty. Qualcuno a Washington comprende la formula  di cui parla il cantante Kenny Rogers: [nella canzone The Gambler – Il giocatore d’azzardo, n.d.t.)] “ devi saper quando  usare tutte le carte e devi sapere quando lasciare. Adesso è ora di lasciare.

Nessuno dovrebbe sottovalutare l’eccitazione tra i musulmani sunniti per l’occasione di distruggere finalmente i confini imposti al Medio Oriente dall’accordo segreto franco-britannico Sykes Picot subito dopo la Prima Guerra mondiale. Questa non è soltanto una guerra tra sette, ma anche una guerra che ha profonde radici anti occidentali e anti imperialiste. La sua dinamica religiosa deriva dal fatto che gli Stati Uniti e l’Occidente si opponevano al nazionalismo arabo laico, per ragioni legate alla Guerra Fredda.

I funzionari americani, i media e il pubblico hanno necessità di chiedersi in maniera molto sobria  quali interessi si  servono ora, sostenendo i regimi corrotti e impossibili da riformare in Iraq e in Siria, dato che il risultato sarà una marea montante di odio insurrezionale verso gli Stati Uniti. Il petrolio sarà in vendita con qualsiasi scenario, anche se forse a prezzi più alti. Un interesse per la sicurezza?  Come aveva osservato il senatore McGovern negli ultimi giorni del Vietnam del Sud: “Coloro che stuzzicano l’alveare delle api, devono prepararsi alla puntura”.

E perché gli Stati Uniti dovrebbero collegarsi all’Iran per difendere gli Sciiti, tranne che per una stabilità temporanea nel caso che gli insorti sunniti invadano Samarra, Baghdad, e l’Iraq meridionale? Fondamentalmente non c’è una “parte” in questa guerra. I Crociati sono finiti. Forse l’Iran in privato potrebbe volere che gli Stati Uniti colpiscano l’ISIS con attacchi aerei, o essere d’accordo sulla sostituzione di al-Maliki a Baghdad, ma soltanto perché quei passi fatti dagli Stati Uniti sono nell’interesse dell’Iran e di Assad.

Ora che i venti di guerra sono a livelli di burrasca, sembra impossibile dal punto di vista politico che un presidente degli Stati Uniti sopravviva ad accuse di “isolazionismo” e di “aver perso” l’Iraq. C’è soltanto un’accusa che è peggiore, tuttavia, che è quella di “perdere” di nuovo l’Iraq, di diventare come Gulliver nella terra dei Lillipuziani. Questo è quanto è accaduto nel Vietnam del Sud quando una serie successiva di amministrazioni statunitensi hanno mentito o hanno nascosto il fatto di aver messo i soldati americani in pericolo per impedire la sconfitta del nostro cliente. Questo è un momento da Vietnam del Sud. Se si deve assegnare una colpa, Signor presidente, incolpi al-Maliki, dia la colpa a Bush, dia la colpa all’intellighenzia dei neo conservatori, ed eviti la Tana del Coniglio.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/south-vietnam-all-over-again

Originale: Tomhayden.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

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Un commento su “Di nuovo tutto come nel Vietnam del Sud?

  1. attilio cotroneo il said:

    Per gli USA non intervenire adesso in Iraq significherebbe invalidare ogni azione nella guerra costruita da Bush e Blair. Intervenire vuol dire viceversa accettare una sorta di alleanza con l’Iran e favorire in un certo modo Assad. Decidere non è tuttavia difficile per il fatto che un nuovo spargimento di sangue sarebbe difficilmente spiegabile in patria. Allora forse bisognerebbe accettare che l’Iran faccia il proprio gioco come attore regionale? E Israele come la prenderà?

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