Genocidio nello zoo indonesiano – il destino degli animali

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di Andre Vltchek – 16-18 maggio 2014

Gli indonesiani non sono dei dilettanti quando si tratta di omicidi di massa e genocidi. Sono riusciti a massacrare a mani nude tra uno e tre milioni di persone nel 1965-66, principalmente quelle che appartenevano alla classe istruita e naturalmente i comunisti, gli insegnanti, gli artisti e i membri della minoranza cinese.

Hanno macellato e torturato a morte circa il 30 per cento degli abitanti di quello che oggi è Timor-Leste. E hanno già sterminato almeno 150.000 uomini, donne e bambini a Papua, in un genocidio continuo e totalmente messo a tacere che consente ai paesi occidentali l’accesso alle sue risorse naturali. 150.000 cadaveri sono, ovviamente, solo una delle stime più basse …

Si potrebbe dire che con precedenti simili e con una tale mancanza di compassione persino nei confronti di altri esseri umani, il destino degli animali uccisi regolarmente in tutta l’Indonesia non dovrebbe risultare sorprendente o sconvolgente.

In Indonesia qualsiasi creatura di un qualche valore commerciale è cacciata spietatamente di frodo e non gode virtualmente di alcuna protezione. Persino i pochi elefanti rimasti a Sumatra, il cui habitat è già stato virtualmente distrutto, sono regolarmente torturati e uccisi.

Ma ciò che sta succedendo proprio ora a Surabaya, la seconda maggiore città dell’Indonesia, è sconvolgente quale che sia il metro di giudizio. Qui i massacri nello zoo locale non riguardano “solo pochi animali”, ma metà dell’intera popolazione.

La dimensione di questo crimine contro animali indifesi e in cattività è simbolica e in sintonia con altri crimini simili che sono stati commessi per decenni contro esseri umani. E come c’era da aspettarsi qui, i responsabili godono anche di totale impunità.

In Indonesia è crollata l’etica elementare. La nazione ha davvero dato di matto in seguito all’orgia di sangue e violenze del 1965/66 incoraggiata ufficialmente (e orchestrata dall’occidente) e celebrata tuttora.

Qui uccidere, compiere crimini, saccheggiare e violentare paga. Le sole vittime sono: la grande maggioranza degli indonesiani impoveriti e le creature grandi e piccole che continuano a malapena a sopravvivere in quei corsi d’acqua anneriti, in quelle montagne private di foreste e in quei mari avvelenati. Qui sia le persone sia gli animali sono derubati di tutto.

***

“In origine c’erano circa 4.400 animali nello zoo di Surabaya”, spiega la signora Sybelle Foxcroft, fondatrice e amministratore delegato di Cee4life (‘Conservation & Environmental Education 4 Life’ [Conservazione e istruzione sull’ambiente per la vita] con sede nell’area di Melbourne, in Australia). “Oggi ne sono rimasti solo approssimativamente 2.100…”

Siamo seduti uno di fronte all’altra al tavolo di un ristorante in un ‘Art Cafè’ bizzarro e moderatamente kitsch nella città di Surabaya. Sybelle è una scienziata, ma anche un ex sergente medico dell’esercito australiano. Ho fatto per molti anni il reporter di guerra. Ci capiamo molto rapidamente e intuitivamente: lei è venuta qui per salvare tigri, tartarughe e molte altre creature fantastiche e minacciate. Il mio compito è di svergognare quelli che le stanno uccidendo. Sembra un teatro bellico. I genocidi, la miseria e la distruzione totale dell’ambiente, tutte queste realtà indonesiane non sono in realtà altro che scenari di guerra.

Dico a Sybelle che questo paese se n’è andato dall’Asia, psicologicamente, molto tempo fa: assomiglia alla Repubblica Democratica del Congo o, al minimo, all’Uganda. Entrambi conosciamo bene l’Africa e lei capisce quello che sto dicendo.

Proprio di recente Sybella ha finalmente incontrato il sindaco di Surabaya, la signora Tri Rismaharini:

“Abbiamo dovuto far pressione sul sindaco perché chiamasse dei professionisti … è ridicolo … I media hanno esercitato pressioni sul sindaco … era tutto totalmente politico. So che lo zoo resterà per almeno due altri anni. Alcuni dicono che il sindaco ha fatto un affare discutibile con uno sviluppatore straniero …”

Dopo un po’ continua:

“Hanno questo zoo in cui gli animali muoiono a destra e a manca, e non c’è aiuto per loro? Non sono in grado di aiutarli? A volte era come se non volessero aiutarli. Oggi quelli come noi, dall’estero, aiutano … costruendo uno spazio per elefanti per quelle povere creature che sono in catene, spaurite!”

Dunque che cos’è che sta davvero succedendo? Peter Dickinson, proprietario e direttore dello Zoo New Digest in Gran Bretagna ha scritto:

“Il vero problema dello zoo di Surabaya oggi è la sua localizzazione. Quello è terreno di ottimo sviluppo. La sua posizione centrale ‘verde’ in città fa sbavare l’alta finanza in previsione del fallimento dello zoo. Vogliono che sparisca. Ogni occasione per infangare la reputazione dello zoo è buona … C’è corruzione ed è in gioco un mucchio di soldi qui.”

Gli animali sono uccisi per far spazio agli sviluppatori? La cosa non è dichiarata pubblicamente, ma è ripetuta in continuazione a porte chiuse.

Molti hanno criticato il sindaco di Surabaya e tra i critici c’è stato il dottor Tony Sumampau, il famoso direttore del Taman Safari Indonesia (un parco safari a Giava Ovest, con due altre filiali nel paese) che è stato costretto nel giugno del 2013 a lasciare il suo posto presso lo zoo di Surabaya, a quanto si dice, perché stava concretamente cercando di migliorare le condizioni degli animali.

Le accuse al sindaco hanno spaziato dall’inadeguatezza della sua reazione alla crisi dello zoo, all’aver consentito un accordo con uno sviluppatore con sede all’estero che nel giro di due anni liquiderà, in effetti, questo zoo storico fondato nel 1916.

Come sempre in Indonesia, non c’è alcuna trasparenza. Il sindaco e altri si accusano a vicenda.

Il giornale in lingua inglese Jakarta Globe ha scritto il 20 gennaio 2014:

“In risposta alle critiche il sindaco ha affermato di avere intenzione di denunciare il caso dello zoo di Surabaya alla Commissione per lo Sradicamento della Corruzione (KPK) per l’asserita appropriazione indebita dei fondi controllati dalla direzione temporanea. Ha anche affermato che il trasferimento di 483 animali fuori dallo zoo è stato molto sospetto …”

La Rismaharini afferma che alcuni degli animali sono stati ceduti dai dirigenti dello zoo in cambio di denaro di altri beni, tra cui automobili.

“Scambiare gli animali con auto o motociclette è illegale. Gli animali si possono scambiare solo con animali …”

A volte, quando tradotte dalla lingua indonesiana, alcune frasi e tesi suonano semplicemente strane, chissà perché?

***

Ciò che è descritto sulle pagine dei giornali locali non riflette, naturalmente, l’incubo reale dello sterminio di metà della popolazione dell’intero zoo.

Sybelle elenca gli orrori:

“Una giraffa che muore con un sacco da venti chili nello stomaco …un orso coperto di piaghe … Malani, quella splendida tigre di Sumatra, ridotta pelle e ossa per aver mangiato cibo avvelenato … un’altra tigre che è morta di una morte orribile: Chandrika, morta in agonia senza anestesia o antidolorifici … Animali che muoiono in continuazione e dappertutto; creature pelle e ossa che muoiono di fame! Animali dello zoo e animali dall’esterno; gatti morti che pendono dai muri … tutti gli animali qui hanno  o l’epatite o la tubercolosi”.

“Ci chiedevamo: ‘Da dove vengono’? Sono stata informata da un professionista indonesiano che quindici membri del personale sono stati sottoposti a test per tali malattie e undici di loro avevano tubercolosi ed epatite. Dopo tutti gli altri risultati sono stati tenuti celati … E’ ignoto in quale modo la malattia sia stata trasmessa, ma è stata trasmessa e molti soffrono della stessa malattia. Qui è morto di epatite persino un ippopotamo!”

L’elenco è interminabile:

“Tartarughe verdi, tartarughe di mare, specie minacciate sono state ritrovate da noi nella vasca dell’acqua dolce con il colore cambiato e coperte da funghi … Nel gennaio del 2014 qualcuno mi ha detto che una tartaruga ‘sembrava malata’. Altro che malata! Era morta. Dal colore della pelle lo era già da cinque giorni! Con una borsa di plastica che le pendeva dalla bocca … soffocandola a morte. Qui gli animali fanno fini grottesche e innaturali.”

***

Anche le nostre numerose visite allo zoo sono state davvero kafkiane. Anche con un occhio non addestrato è evidente che qualcosa è andato tremendamente storto.

Stava morendo un animale dietro l’altro e quelli vivi, cammelli, giraffe, scimmie e rettili, persino tigri, apparivano disperati, affamati e rassegnati.

Una volta abbiamo fermato un membro del personale, la signora Perina Thenesia dell’Università Airlangga, mentre stava gettando cibo nelle gabbie.

Che cosa pensa di ciò che sta succedendo recentemente qui?

“Penso che quello che è successo …”, ci ha guardato flemmaticamente, “sia causato dal clima e dall’ambiente”.

“Gli animali sono stati uccisi?” ho chiesto a un guardiano, senza insistere per sapere il suo nome.

Non dice né sì né no. Per un pezzo.

“Pensi che siano stati uccisi degli animali?”

“Sì.”

Avviciniamo diversi dipendenti che si riparano dalla pioggia. Chiediamo in continuazione.

“Chiedete a Pak Agus”, ci è detto.

Ma non c’è nessun Pak Agus da nessuna parte nelle vicinanze.

Si sono fatti un’opinione?

“No”.

Poi uno dei guardiani dice: “Non vogliamo parlare. Se diciamo qualcosa di sbagliato potremmo avere dei problemi”.

Il suo compagno annuisce con la testa, a conferma: “Di tutto si è già occupata la direzione”.

Andiamo dappertutto ma quello che otteniamo è un silenzio totale. La signora Penta del centro elettronico improvvisamente non ha dati su quanti animali dovrebbero esserci nello zoo, quanti siano nati di recente e quanti siano morti. Sembra essere una questione di massima segretezza, una condizione di guerra e pace. C’è solo un frammento di informazione che la signora Penta condivide con piacere con noi: “Dal luglio del 2013 c’è un regolamento che ci vieta di parlare con la stampa. Parlate con Pak Agus …”

Diversi giorni dopo riusciamo a rintracciare Pak Agus, un portavoce dello zoo:

“Recentemente è stata trovata morta un’antilope Nilgai e un babbuino è morto ieri”. Agus Supangat dice che è stata una morte naturale per vecchiaia. “Quel babbuino era l’ultimo che lo zoo di Surabaya aveva … Adesso non c’è più nessun babbuino.”

Si è rifiutato in entrare in questioni più filosofiche.  

***

Ho visitato di nuovo lo zoo il 14 maggio 2014. Si penserebbe che dopo tutte quelle campagne e quelle notizie dei media, le cose sarebbero migliorate. Ma ho visto di nuovo gli stessi orsi coperti di piaghe, ho visto i cuccioli dei draghi di Komodo e degli orangutan in condizioni orribili e dovunque andassi c’erano gabbie vuote.

“Vuoi vedere i cuccioli di Komodo?” mi ha offerto uno dei custodi. Mi ha condotto a una cassa di legno malconcia. L’ha aperta e mi ha permesso di guardar dentro. C’erano circa dieci minuscole e adorabili creature, stipate, appiccicate le une alle altre.

“Qui, guarda!” ha detto il custode. Ha preso un lungo bastone e ha cominciato a dare dei colpetti tra i dragoni confusi e spaventati, alcune tra le specie maggiormente in pericolo di estinzione della terra.

E dovunque io sia andato i custodi se ne stavano seduti in gruppo senza far nulla, semplicemente a fumare e chiacchierare.

Come diavolo poteva succedere tutto questo nel ventunesimo secolo e in Asia?

Come potevano essere alimentati questi animali con roba marcia piena di formaldeide?

Ma poi uno pensa: a Giacarta, e di fatto in ogni città dell’Indonesia, ci sono costanti notizie di persone, persino bambini, che mangiano e restano avvelenati dalla stessa roba: Formaldeide, polpette per topi … Bevande chimiche velenose vendute ai bambini nei pressi delle scuole …

Naturalmente si trattava di parte di un problema più vasto; lo zoo di Surabaya non sta in mezzo a un vuoto.

L’Indonesia è già collassata e sopravvive soltanto grazie al saccheggio delle sue risorse naturali. La quarta nazione più popolosa del pianeta non sta producendo praticamente nulla. Il livello dell’istruzione ha toccato il fondo.

“Un veterinario, qui, mi ha chiesto: come si cura una tigre?”, dice incredula Sybelle. “Era un veterinario! Non avevano idea che era necessario un esame del sangue e non volevano anestetizzare la tigre, nulla!”

Poi prosegue:

“Insegno contro il razzismo … insegno anche riguardo ai diritti … delle persone, degli animali … Sai, in Indonesia devo cominciare dalle cose elementari: devo dire ai miei studenti che anche gli animali possono provare dolore, che provano emozioni …”

***

Guardo un orso bruno, con dei funghi vicino alla bocca, coperto di piaghe su tutto il corpo.

Non so perché, ma mentre l’orso ed io ci guardiamo, improvvisamente ricordo tutti gli orrori cui ho assistito in giro per l’arcipelago: il seguito delle violenze a Timor Est, l’essere stato torturato per averle denunciate, i campi rifugiati di Papua, gli assassinii a Ambon, Aceh … orrori e orrori che ho descritto nei miei romanzi e nei miei libri non romanzeschi … testimonianze che ho raccolto per i miei documentari …

“Senti,” dico all’orso. Per qualche motivo gli parlo in russo, anche se decisamente non arriva da là. “E’ tutto andato a puttane … ma cercherò di fare qualcosa … di salvarti la pelle, per così dire …”

L’orso finge di capire. Di fatto si alza sulle due gambe e afferra le sbarre. E’ più grande di me. E’ una creatura magnifica. Magnifica. Ma lo hanno ridotto a parere merda … sconfitto, distrutto, malato …

Voglio urlare, scappare da qui, velocemente e lontano … in Venezuela o in Cile … in luoghi dove il fascismo è stato sconfitto … in quei luoghi dove abbiamo vinto. In quella parte del mondo dove c’è, di nuovo, luce e gentilezza, e compassione.

Ma resto. So che l’orso si fida di me. Come alcune altre persone in questo paese collassato, fascista, da incubo.

Sono morte più di 2.000 creature, in un massacro terribile. Si spera che le loro morti aiuteranno a spiegare le condizioni di questo paese che è stato individuato come un luogo in cui persone e animali devono vivere e morire per pochi individui e clan ricchi, e per il fondamentalismo del mercato.

Speriamo che queste creature non muoiano per nulla! Dentro di me le considero compagni caduti.

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Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism[A proposito del terrorismo occidentale] sta andando ora in stampa. Il suo romanzo politico, acclamato dalla critica, ‘Point of No Return’[Punto di non ritorno] è ora riedito e disponibile. Oceania è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello fondamentalista del mercato è intitolato “Indonesia  – The Archipelago of Fear” [Indonesia – l’arcipelago della paura]. Ha appena completato il documentario Rwanda Gambit[Gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e sul saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attuale risiede e lavora in Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto attraverso il suo sito web o al suo indirizzo Twitter.

Tutte le foto sono di Andre Vltchek.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2014/05/16/genocide-in-indonesian-zoo/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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One thought on “Genocidio nello zoo indonesiano – il destino degli animali

  1. attilio cotroneo il said:

    Il crimine contro la natura non fa tremare molti ipocriti timorati di dio, di qualunque dio. Quel crimine che interrompe l’evoluzione della specie, la selezione dettata da ambiente e abitudini. Quel crimine accomuna come vittime sia esseri umani che animali e ha come carnefice solo l’intelligenza umana che ha usato il controllo sulla natura come arma contro la natura.

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