Turchia: il disastro nella miniera di carbone, incidente o omicidio?

Print Friendly

TurkeyMine1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Pieter Verstraete – 16 maggio 2014

 

L’esplosione che ha ucciso centinaia di minatori in Turchia non è stata un incidente casuale: è stata la conseguenza diretta di un decennio di neoliberalismo.

 

Neanche due mesi fa si poteva sentire la classe media e la gioventù turca urlare “Ladri!” (hirsiz var!) alla corrotta élite del governo turco che si arricchisce illecitamente. Oggi, come riferiscono su Twitter, sentiamo i dimostranti urlare “assassini!” (katiler!) di fronte agli uffici di Istanbul della Soma Holdings, il proprietario privato della miniera di lignite nel distretto turco di Soma che è appena diventata una trappola mortale per centinaia di minatori di carbone.

 

Mentre i compagni dei minatori, i membri delle famiglie e altri concittadini stanno scavando disperatamente per salvare i sopravvissuti all’esplosione di ieri e all’incendio all’interno della miniera, la polizia antisommossa ha avuto il suo bel da fare ad allontanare con i cannoni ad acqua la folla dalla strada dove hanno sede gli uffici della Soma Holdings.

 

Mentre scrivo, le agenzie di stampa turche riferiscono ufficialmente 274 morti. Ma in precedenza oggi il ministro dell’energia Taner Yildiz ha affermato che al momento dell’esplosione erano al lavoro 787 persone nella miniera. Pare che ci fossero più minatori del solito perché l’esplosione si è verificata durante un cambio di turno. Perciò si teme che più di 400 minatori siano tuttora intrappolati sottoterra, a una profondità di sino a due chilometri. Quelli intrappolati all’interno corrono il rischio di avvelenamento da monossido di carbonio, perciò il tempo è un fattore cruciale e le squadre di soccorso stanno pompando ossigeno nella miniera.

 

L’incendio divampava ancora diciotto ore dopo lo scoppio e con un altro incendio che riferiscono avviato nell’area di ventilazione si tratta di un’operazione di soccorso molto complessa, se non è già troppo tardi. Dozzine di ambulanze sono in attesa. Settantasei feriti sono già stati ricoverati in ospedale. Nelle ore recenti sono stati riportati dal pozzo solo cadaveri su barelle. Il conto riferito delle vittime ha già superato le 263 nel peggior disastro minerario in Turchia a tutt’oggi, dopo un’esplosione di gas in una miniera del porto di Zonguldak, sul Mar Nero, nel 1992.

 

Una “disgraziata tragedia”

 

Naturalmente la compagnia mineraria Soma ha diffuso una dichiarazione che questo “tragico incidente” è stato una grande disgrazia. Ufficialmente la causa risulta essere stata inizialmente attribuita a un problema elettrico che ha causato l’interruzione dell’elettricità, ma articoli di stampa hanno corretto questa notizia citando ingegneri minerari esperti sul campo che affermano che l’esplosione di un trasformatore elettrico sotterraneo o in una centralina ha fatto saltare un’unità di distribuzione che impedisce ora ai lavoratori di usare gli ascensori e il sistema di ventilazione della miniera.

 

Pure “naturalmente”, ma riprovevolmente, le responsabilità sono già scaricate su altri. Sui media i diti sono stati rapidamente puntati su parti diverse e nell’arena politica è iniziata ancora un’altra battaglia polemica. Il principale partito d’opposizione, il CHP, addita il partito di governo AKP, ricordando alla gente il proprio recente appello a un’ispezione sulla sicurezza della miniera nel corso di un’interpellanza parlamentare. La richiesta è stata rifiutata dall’AKP solo due settimane fa, il 29 aprile. Una voce eminente su questa vicenda è Ozgur Ozel, il deputato di Manisa – la provincia in cui si trova Soma – che è stato visto agitare un casco giallo in parlamento. Un membro dell’AKP di Manisa, Muzaffer Yurttas, ha negato l’urgenza della mozione affermando che i minatori erano più al sicuro che nella maggior parte degli altri paesi del mondo.

 

Oggi il primo ministro Erdogan allontana da sé le critiche affermando che gli incidenti possono capitare e che l’opposizione aveva sollevato il problema solo per fare ostruzionismo contro il suo programma parlamentare. Il primo ministro ha poi ripetuto una dichiarazione del ministero del lavoro e della sicurezza sociale secondo la quale le ispezioni erano state condotte regolarmente e più di recente il 17 marzo. In quell’occasione la miniera era stata riscontrata in regola con le norme turche sulla sicurezza. Erdogan si è anche riferito alla storia britannica e statunitense di disastri minerari nel diciannovesimo e ventesimo secolo, nel tentativo di far passare gli incidenti per normali. Ma ha assicurato i cittadini che la situazione sarà indagata attentamente: “Nulla sarà coperto”.

 

TurkeyMine2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un problema più profondo e sistemico

 

Nonostante le promesse e le giustificazioni storiche del primo ministro – accolto da fischi della folla all’esterno degli uffici del municipio di Soma – voci critiche suggeriscono un problema più profondo, più sistemico al centro del rapporto tra industria pesante e stato. I lavoratori accusano il vertice della Soma Komur Isletmeleri A.S. di condizioni di lavoro insicure. Più preoccupanti sono le dichiarazione in un servizio della CNN Turchia di un sopravvissuto, Ozcan Cuce, che ha accusato un supervisore di aver dato istruzioni sbagliate ai minatori intrappolati, indirizzandoli lontano dalle fonti di ossigeno. Cosa più importante, egli ha dichiarato:

 

Non è qualcosa che è successo all’improvviso. Posso dirvi che ci sono qui persone che stanno morendo, persone che sono ferite, e tutto per i soldi … Ci mandano come agnelli al macello. Non siamo al sicuro nel fare questo lavoro.

 

Un hashstag che va di recente per la maggiore #kazadegilcinayet (“omicidio, non incidente”) trasforma questa critica in un’accusa esplicita. Anche la sezione inglese su sendika.org non mena il can per l’aia con il seguente titolo: “Martedì 13 maggio, alle 15:00, la Turchia ha assistito ha uno dei più vasti omicidi sul luogo di lavoro della sua storia”.

 

Di certo le relazioni sempre più strette tra l’industria privatizzata e il governo neoliberista in Turchia hanno avuto un’influenza fortemente nociva sulla sicurezza dei lavoratori. Soma, un distretto con una popolazione di circa 100.000 cittadini, è un centro importante per l’estrazione di carbone di lignite con la sua centrale energetica termica alimentata a lignite. La Turchia ha ancora ricche risorse di carbone greggio e di lignite a basso tenore, che sono estratti per la generazione nazionale di energia. In precedenza in questo mese, il 3 maggio, sul Daily Sabah, il ministro dell’energia ha vantato che la Turchia stava investendo 118 miliardi di dollari fino al 2023 per soddisfare il raddoppio di consumo di energia del paese. E, non molto prima, è stato segnalato che la posizione della Turchia nel mercato energetico mondiale sta rapidamente avanzando.

 

Privatizzazioni e liberalizzazioni

 

Il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) alla guida del paese ha accompagnato tali investimenti con privatizzazioni, liberalizzazioni e riduzioni di salari al fine di mantenere le miniere turche redditizie e attraenti per il capitale occidentale. Come parte di questa strategia, i costi sono ridotti allentando le procedure di sicurezza, creando condizioni di lavoro “flessibili”, abbassando i parametri di addestramento e subappaltando lavoratori non specializzati o addirittura minori in nero. Nel 2005 la morte di un diciassettenne a Zonguldak ha rivelato che i minatori minorenni – anche se il loro impiego è illegale in base alla legge turca – restano un problema cronico a causa della povertà e dell’assenza di istruzione gratuita. La vittima più giovane nota a Soma, Kemal Yildiz, aveva solo 15 anni.

 

Inoltre è ora riferito che il salario mensile medio dei minatori è di soli 500 dollari. E a causa della sicurezza ridotta nelle miniere di lignite, gli incidenti sono tristemente divenuti una realtà della vita quotidiana. La Soma Holding fa parte della spinta del governo alle privatizzazioni e, secondo il giornalista di Urriyet Murat Yetkin, il proprietario della miniera, Ali Gurkan, si era vantato in passato di quanti costi fossero stati tagliati dopo che la miniera era stata privatizzata.

 

Tuttavia il problema non riguarda solo le miniere di proprietà privata. Un rapporto del Sindacato Generale dei Minatori del marzo del 2010 affermava che, tra il 2000 e il 2009, si erano verificati 25.655 incidenti nelle miniere di proprietà statale della Turkish Coal Corporation (TTK) e che il 98 per cento di essi avrebbe potuto essere prevenuto se solo fossero stati affrontati correttamente i problemi delle ispezioni di sicurezza e dell’addestramento insufficienti. Ma il governo ha assunto provvedimenti scarsi o non ne ha assunti affatto.

 

Quel che è peggio, la società madre, Soma Holding Mine Enterprises, è nota per aver avuto legami stretti con l’AKP al governo sin dal 2005. La moglie del direttore generale, ad esempio, è consigliere regionale dell’AKP. Ironicamente la Soma Coal è stata la fornitrice dei sacchi di carbone distribuiti in beneficienza dall’AKP nel corso delle elezioni locali per guadagnarsi l’appoggio dei poveri.

 

TurkeyMine3

 

 

 

 

 

 

 

 

Non un incidente casuale

 

La più recente tragedia di Soma non sembra un incidente casuale dovuto alla negligenza dei lavoratori: è emblematico di un problema più vasto che è sistemico e intrinseco dell’industria turca e alle politiche neoliberiste del governo dell’AKP di Erdogan, così come dell’economia globale di mercato in cui la Turchia sta cercando di accrescere il proprio profilo. Proprio mentre il primo ministro cita apertamente le sinistre storie del lavoro di altre nazioni, i lavoratori sono oggi nuovamente in Turchia trattati da “perdite naturali” per un fine più elevato.

 

L’intenzione che sta dietro tale ragionamento è stomachevole. E c’è una considerazione anche più fosca da fare al riguardo, proposta da Cetin Uygur (DISK), che è stato uno dei primi a dire che questo è stato il più vasto massacro sul luogo di lavoro della storia della classe operaia turca. Uygur ha affermato che il governo dell’AKP ha inviato grandi numeri di soldati e di forze di polizia nella regione, non per fornire assistenza ai soccorsi, bensì per sopprimere un dissenso diffuso. Si potrebbe anche considerare i tre giorni di lutto nazionale, marcati dalle bandiere a mezz’asta, dichiarati dal primo ministro come un tentativo di mantenere sotto controllo le proteste e i boicottaggi annunciati.

 

Dunque c’è stata una quantità di accuse in molte direzioni tuttavia nemmeno un parlamentare o un membro del governo si è dimesso. Sentite condoglianze di politici non possono compensare centinaia di morti non necessarie o i miliardi che sono stati intascati sulle spalle del lavoro della gente, mentre sono distribuiti in beneficienza sacchi di carbone per mantenere al potere lo stesso governo. I critici fuori dalla Turchia fanno presto a ipotizzare che questa recente esplosione in miniera farà a sua volta esplodere la precaria situazione politica e sociale della Turchia. Se Erdogan conosce la storia sa anche che le calamità sul lavoro della classe operaia sempre l’occasione in cui il potere politico deve fare i conti con la realtà. Con il clima sociale volatile in Turchia dopo l’ondata delle proteste di Gezi di quest’estate, è stato già più volte segnalato che una rivolta delle tute blu potrebbe essere il momento critico, evento che sinora è stato evitato.

 

Ad Ankara e a Istanbul sono già iniziate proteste studentesche in anticipazione dello sciopero di un giorno annunciato dai principali sindacati (DESK, KESK e TMMOB) per giovedì 15 maggio. Si è tenuta una marcia dall’Università Tecnica Mediorientale (ODTU) al ministero dell’energia. A Istanbul giovani dimostranti sono stati visti in piazza Taksim e nella stazione della metropolitana distesi per terra a rappresentare i morti nella miniera. Migliaia si sono riuniti questa sera in una dimostrazione di solidarietà nell’affollata via Istiklal di Istanbul, dimostrazione che si è rapidamente trasformata in una protesta antigovernativa che è stata ferocemente attaccata da centinaia di poliziotti antisommossa che hanno lanciato gas lacrimogeno e sparato pallottole di gomma sulla folla, assieme a una mezza di dozzina di cannoni ad acqua TOMA.

 

Tuttavia l’immagine più lugubre che incita alla ribellione è descritta da uno dei soccorritori: a causa di una carenza di spazio refrigerato in uno dei mattatoi della città utilizzati come obitori temporanei, i cadaveri sono ora trasferiti all’ospedale con maschere di ossigeno sul volto. In un clima politico soffocante in cui le maschere antigas hanno assunto un tale valore simbolico, i volti muti dei morti dietro tali maschere esprimono molto più di quanto potrebbe qualsiasi protesta.

 

Pieter Verstraete è ricercatore Turkiye Burslari presso l’Università Bilgi di Istanbul.

 

www.znetitaly.org

 

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/turkey-coalmine-disaster-accident-or-murder/

 

Originale: Roarmag.org

 

traduzione di Giuseppe Volpe

 

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente La Grecia testimonia: "Ci stanno rubando tutto, persino la casa" Successivo La Grecia, di nuovo a un “bivio” (Parte seconda)

Un commento su “Turchia: il disastro nella miniera di carbone, incidente o omicidio?

  1. attilio cotroneo il said:

    Siamo abituati a pensare che nei paesi occidentali e in quelli che, come la Turchia, ambiscono ad esserlo più nelle idee dei governi che delle classi più disagiate, le conquiste relative ai diritti dei lavoratori siano cosa certa e concreta. Non è così. Non lo è perché il mercato neoliberista rapace e assetato di denaro e devastazione culturale e ambientale, aumenta in maniera esponenziale i suoi ritmi di produzione trasformando in morte le condizioni di lavoro. Questo é ormai un dato mondiale e la lotta internazionale non può essere evitata. La concertazione delle masse deve iniziare con questa consapevolezza e con il sostegno di chi ha maggiore cultura e possibilità.

I commenti sono chiusi.