Asia Obamizzata – Benvenuto Barack Obama! Sei il massimo!

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Foto: The Star Online

Foto: The Star Online

 

di Andre Vltchek – Counterpunch 2-4 maggio 2014

Benvenuto in Asia, presidente Obama!

E poi? Sorrisi e altri sorrisi … Obama parla malese! Cazzo!, è in grado di dire terima kasih, “grazie” in malese! E’ davvero parecchio impressionante se si considera che George Dabliù riusciva a dirlo solo in spagnolo e a volte, molto raramente, in inglese.

Grandi titoloni hanno strillato sulla maggior parte dei quotidiani asiatici … “Salve Malesia”, il Sunday Star, l’autoproclamato ‘giornale del popolo, è stato il ritratto del luminoso volto di Barack Obama, con l’aggiunta del commento in stile valletto:

Esibendo il suo sorriso contagioso, il presidente Barack Obama è sceso dall’Air Force One, ha fatto il suo consueto gesto di ‘salve’ con la mano destra e affascinato ciascuno dei dignitari che l’hanno incontrato all’arrivo per la sua visita ufficiale nel paese. Sarà una giornata impegnativa per lui, prima della partenza domani per Manila.”

Tutto ciò aveva luogo il 26 e il 27 aprile 2014.

Benvenuto Barack Obama! Sei il massimo!

Accordi commerciali, nuove basi militari … discutiamo di tutto, mentre sei qui, nostro caro leader! Siamo totalmente aperti, totalmente aperti … agli affari!

***

Naturalmente dietro le quinte le cose sono state molto diverse.

La Malesia è divenuta un’aggiunta nuova di zecca alla lista degli “alleati” USA nella regione, anche se resta da vedere in quale misura.

E non è neppure troppo certo come la Malesia sarà utilizzata.

Il presidente Obama ha frainteso l’’opposizione’ locale quando si è rifiutato di incontrare Anwar Ibrahim, neo-con e libero-mercatista malese, vice primo ministro della Malesia dal 1993 al 1998 e ministro delle finanze dal 1991 al 1998.

Mentre l’allora primo ministro, dottor Mahathir Mohamad, incolpava gli speculatori sulle monete, come George Soros, per la crisi finanziaria asiatica del 1997, Anwar Ibrahim stava somministrando le ‘forze del mercato’, prendendo ordini diretti dal FMI e introducendo pacchetti di austerità. Alla fine cadde in disgrazia, fu accusato di sodomia (quella vera, non un riferimento metaforico alla situazione nazionale) e di corruzione. Finì per diventare un cavallo favorito su cui puntare per molte ‘figure dell’opposizione’ e ONG malesi, che lo vedevano come una persona sostenuta dall’occidente e perciò un canale eccellente per finanziamenti considerevoli. Il rifiuto da parte di Obama di un incontro con lui significa che egli sarà presto, pressoché certamente, abbandonato dai suoi ‘leali’ sostenitori.

***

Quando sono atterrato al super-efficiente Aeroporto Internazionale di Kuala Lumpur il 26 aprile, c’erano lunghe code davanti agli sportelli dell’immigrazione e ai passeggeri in arrivo erano rilevate le impronte digitali, qualcosa che è fatto molto raramente in Malesia.

La rete ferroviaria era collassato, i treni espresso viaggiavano su reti locali e mi è stato detto che molte delle strade verso la capitale erano bloccate.

In tutta la Malesia l’intera ‘farsa presidenziale’ è stata assolutamente imbarazzante, persino dal punto di vista dell’ex governante del paese, e uno dei più franchi critici dell’occidente sul continente asiatico, il dottor Mahathir Mahamad.

L’ex primo ministro ha, in particolare, manifestato diffidenza nei confronti del proposto TPP o TPPA che impegna i paesi a ridurre i dazi all’importazione e perciò spaventa i produttori locali.

Una regista e produttrice televisiva malese, la signora Azreen Madzlan, ha condiviso con me la sua esperienza:

Secondo l’ex primo ministro della Malesia, dottor Tun Mahathir Mohamad, nel corso di un’intervista al locale canale economico Capital TV per il programma che stavo producendo, la Malesia non dovrebbe essere obbligata a firmare l’Accordo di Partenariato Trans-Pacifico (TPPA) soltanto per la visita del presidente Obama in Malesia questo fine settimana. Tun M, che ha messo pubblicamente sulla graticola il governo di Najib per la sua intenzione di firmare il trattato non trasparente, continua ad ammonire che il TPPA è un accordo commerciale controllato messo insieme da una nazione impoverita che cerca di sfruttare le risorse naturali di altri paesi.”

Ma i media malesi hanno scelto di accogliere il leader supremo del mondo occidentale con sonore fanfare e persino usando parole poetiche.

I media occidentali hanno optato per una vasta gamma di atteggiamenti, dalla propaganda sfacciata allo stile flemmatico adottato dal New York Times:

“Domenica il presidente Obama ha visitato la Malesia per sottolineare quanto sia cambiato negli ultimi sedici anni, non meno nell’atteggiamento del paese nei confronti degli Stati Uniti che è evoluto da un profondo sospetto, prossimo al disprezzo, a un cauto desiderio di collaborazione.”

Il leggendario attivista politico malese Hishamuddin Rais (che si identifica come ‘individuo non-governativo’) ha scritto per questo saggio:

“Obama sta tentando di ricreare l’atmosfera della Guerra Fredda, in Asia in particolare e globalmente … Il viaggio di Obama in Malesia, in particolare, è mirato a ottenere che la dirigenza malese si apra e consenta l’accesso al mercato malese. Contemporaneamente gli Stati Uniti sono ansiosi di avere un accordo militare con la Malesia, cioè la possibilità di avere una base nel paese.

Questa è una mossa in parte per controllare il mercato del sud-est asiatico e anche per contenere quello che gli statunitensi definiscono il ‘pericolo cinese’. Obama sta cercando di introdurre un cuneo tra le nazioni dell’ASEAN e la Cina.

In Malesia in particolare, con il governo debole di Najib Razak, Obama costringerà Najib a firmare l’accordo commerciale TPPA. E’ un fatto che il TPPA sarà distruttivo per il mercato interno.”

***

C’è stata una quantità di discorsi basati su cliché di propaganda da parte dei dirigenti statunitensi, come sempre … a proposito della “difesa della democrazia”, della libertà e del commercio e di quei ‘paesi terribili’ con i quali il ‘benevolo e saggio occidente’ deve ‘aver a che fare’.

La maggior parte dei media occidentali (diffusamente distribuiti e ristampati in tutta l’Asia-Pacifico) aveva in effetti dipinto il presidente Obama come una specie di attivista pacifista, criticato perché non si schiera decisamente e militarmente contro la Siria, la Russia e persino la Cina!

Non una parola riguardo all’occidente che crea, costruisce e arma ‘movimenti d’opposizione’ in tutto il mondo , tentando di destabilizzare paesi come Venezuela, Zimbabwe, Ucraina, Russia, Cina, Siria e molti altri.

Il primo maggio l’International New York Times ha scritto:

Nonostante la sua frustrazione Obama ha conseguito alcune piccole vittorie in Asia. L’accordo decennale con le Filippine darà alle truppe, navi e aerei statunitensi un accesso ampliato a basi nel paese, una cosa che sarebbe stata impensabile un decennio fa, dopo che una fiera opposizione pubblica aveva costretto gli Stati Uniti ad abbandonare la loro base navale di Subic Bay”. 

‘Una piccola vittoria’ è fondamentalmente la disponibilità a violare la costituzione delle Filippine, che vieta le forze armate statunitensi sul territorio del paese.

Ufficialmente è tutto giustificato dal ‘proteggere’ le Filippine dalla crescente ‘minaccia’ della Cina. Anche se molti degli intellettuali di Manila vedono, naturalmente, gli Stati Uniti aizzare le nazioni del sud-est contro il loro grande vicino e alleato naturale.

Eduardo C. Tadem, un accademico filippino di spicco e docente studi asiatici per l’Università delle Filippine, ha scritto per questo articolo:

L’amministrazione Obama non si è sostanzialmente discostata dalle politiche dei suoi predecessori per quanto riguarda la politica estera. Considerato questo, non ha l’autorità morale per impartire lezioni alla Cina sul comportamento corretto di una grande potenza nella regione Asia-Pacifico. Concesso che la Cina non si è comportata al meglio riguardo alle dispute territoriali in cui è coinvolta nella regione, sono gli Stati Uniti, nel complesso, che hanno causato più danni ai popoli e alle società asiatiche con le loro politiche imperiali sia nella sfera economica sia in quella politica. Né hanno l’autorità morale per guidare le società asiatiche nel disegnare un nuovo ordine economico considerata la loro stessa economia fallita con un’elevata disoccupazione e disuguaglianze in continuo aumento.”

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Il ruolo sempre più aggressivo degli Stati Uniti e del ‘mondo occidentale’ non è stato discusso nei canali mediatici locali improvvisamente super garbati.

Avrebbe dovuto esserlo. Poiché tra le righe era chiaro l’obiettivo del viaggio di Obama, cioè di mostrare i muscoli e di mostrare all’Asia chi comanda ancora qui.

E, naturalmente, per ripromettere sostegno ai paesi più obbedienti, come la Corea del Sud e le Filippine, nella loro politica nei confronti della Cina o, nel caso del Giappone, nella loro aperta ostilità contro il grande vicino.

Sarebbe desiderabile che i paesi asiatici che oggi sono disponibili a collaborare con l’occidente si rendessero conto che in realtà stanno diventando corresponsabili di quello che può essere meglio descritto come l’avventurismo neo-colonialista e persino fascista dell’America del Nord e dell’Europa in tutto il mondo.

In futuro la storia potrà giudicare i collaboratori tanto severamente quanto i loro padroni!

***

Ci sono stati discorsi chiaramente mirati ad aizzare sentimenti anticinesi e anti Corea del Nord e ci sono state promesse di ‘difendere’ certi paesi, tra cui Corea del Sud e Giappone, anche se entrambi appaiono più belligeranti dei loro presunti avversari comunisti.

C’è stata una reazione immediata da Pyongyang, che ha definito il presidente sudcoreano Park Geun-Hye ‘una prostituta’ e c’è stata una reazione gelida da Pechino che ha sollecitato gli Stati Uniti e il Giappone a “abbandonare la loro mentalità da guerra fredda”.

Il linguaggio dell’Impero è stato, come sempre, condiscendente, persino insultante. Come ha riferito il The New York Times:

“Jeffrey A. Bader, che è stato consigliere anziano per la Cina presso il Consiglio della Sicurezza Nazionale fino al 2011, ha affermato: ‘Il messaggio è: non pensate che ciò che Putin sta facendo nell’Ucraina orientale sia tanto brillante da esserne ispirati. Non pensate che sia un modello che potrebbe funzionare per voi.’”

Questo genere di predica deprecabile è naturalmente detestato in Cina e in molti altri paesi. E’ provocatorio e insultante e non dovrebbe essere tollerato più a lungo.

***

E dunque, signor Obama, benvenuto nel continente che il Suo paese, e molti altri paesi occidentali, hanno saccheggiato e devastato per così tanti e duri decenni.

Qui in Asia  Lei la fa franca praticamente in ogni cosa. Non è bello, signor Presidente? Lei può dire qualsiasi stronzata, qualsiasi menzogna e nessuno la rimbrotterà, o riderà di lei. Restando serio Lei può definire la Corea del Nord uno stato paria. E nessuno replica: “E cosa ci dice del Suo stesso paese, signor Presidente? Come dovremmo definire il Suo paese?”

In Venezuela, Bolivia, persino in Brasile e in Cile Lei sarebbe accolto da centinaia di migliaia di persone arrabbiate, che ricordano tutte l’orrore che l’occidente ha diffuso da loro, per decenni e secoli.

In qualche modo in questi giorni improvvisamente quasi tutti in Asia sono così gentili e muti a proposito di questi crimini.

E’ forse perché qui le persone hanno davvero paura di parlare del ruolo che l’Impero ha avuto e anche di scrivere al riguardo. In alcuni paesi, come le Filippine, le persone senza peli sulla lingua, specialmente se giornalisti, possono sparire senza lasciare tracce, poiché tale nazione ‘democratica’ ha una delle storie di violenza contro i giornalisti più terribili di ogni altra parte del mondo.

In Giappone criticare l’Impero si tradurrebbe chiaramente nella perdita del posto di lavoro, poiché il Giappone ha i media più disciplinati, obbedienti e servili del mondo. E’ per questo che sono progettati per ‘insegnare’ – fondamentalmente per lavare il cervello – a decine di migliaia di studenti del resto dell’Asia, offrendo loro borse di studio e trasformandoli in idioti lobotomizzati con diplomi legali.

E così il campo mediatico è ripulito. Il leader dell’Impero – il Leader Supremo, il Caro Leader – è qui, con la fanfara, senza praticamente incontrare proteste, senza critiche (salvo che per non essere “abbastanza marziale”).

Per certi versi è un tizio molto onesto. Non nasconde il suo obiettivo di affiancare il Giappone contro la Cina; invia i suoi bombardieri strategici – i B-52 – per provocare apertamente la nazione più popolosa della terra e se si legge tra le righe, Obama è del tutto trasparente riguardo al suo desiderio di reintrodurre la Guerra Fredda in tutte le regioni del pianeta.

Ma di questi tempi quasi nessuno, in occidente o qui, è addestrato a leggere tra le righe.

***

L’occidente, Stati Uniti compresi, si è imbarcato in ogni sorta di progetti genocidi, in tutta l’Asia-Pacifico, per secoli. Ha terrorizzato questa parte del mondo con enorme forza e determinazione, da Vladivostok a Timor Est.

Non fosse per il servilismo dei leader asiatici e per la totale manipolazione della storia, l’Air Force One sarebbe stato accolto da caccia da combattimento e da intercettazione, non da fiori e inni nazionali.

Il problema è che nell’Asia-Pacifico, o almeno in molte parti di tale regione, i paesi sono governati da ‘élite’ (leggasi delinquenti, banditi) assolutamente svergognate e questi individui sono uniti ai ‘leader’ economici e politici occidentali nella loro determinazione di saccheggiare e rapinare tutto ciò che cresce, che si cela sotto la superficie e persino ciò che cammina e parla.

Questo è specialmente vero in luoghi come le Filippine e l’Indonesia, ma anche in Tailandia, Cambogia e persino, in misura minore, nella Corea del Sud.

Il Giappone è un’eccezione, poiché ha volontariamente e sfacciatamente scambiato la sua indipendenza con una qualità ricca e comoda della vita, accettando di buon grado il ruolo di obbediente, sclerotico e depresso (ma estremamente ben pagato) servo dell’occidente sul continente asiatico.

David McNeill, un eminente esperto del Giappone e docente alla Sophia University, ha recentemente spiegato a Tokyo, nel corso di una nostra conversazione e delle riprese del mio documentario su Okinawa:

Il Giappone, dopo la seconda guerra mondiale, si è allineato molto rapidamente con gli Stati Uniti … E l’alleanza militare del Giappone con gli Stati Uniti è accompagnata anche da quello che i critici definirebbero un atteggiamento servile nei confronti di Washington”.

***

Ripercorriamo alcune delle atrocità più orribili attuate dall’occidente nell’Asia-Pacifico nell’ultimo centinaio d’anni, o giù di lì.

Sia le forze britanniche sia quelle statunitensi hanno brutalmente occupato la città di Vladivostok, nell’’’Estremo Oriente” russo, dopo la rivoluzione bolscevica.

La Cina è stata saccheggiata e colonizzata dalle forze europee, brutalmente e incessantemente.

La Corea è stata terrorizzata da truppe principalmente nordamericane, con il più orrendo pedaggio tra la popolazione locale, soprattutto civile, con una stima di oltre quattro milioni di morti.

Nel corso della seconda guerra mondiale il Giappone ha subito bombardamenti incendiari e bombardamenti a tappeto delle proprie città, tra cui Tokyo, così come, fondamentalmente, due esperimenti nucleari contro la sua popolazione a Hiroshima e Nagasaki.

I francesi hanno barbaramente torturato, violentato e mutilato il popolo del Vietnam, ma anche quelli del Laos e della Cambogia. La ferocia ha superato persino quella del successivo ‘coinvolgimento’ statunitense, come mi ha spiegato la gente del luogo, quando ho vissuto ad Hanoi per tre anni.

In ‘Indocina’ gli Stati Uniti, ovviamente, hanno bombardato intere città riducendole in cenere e hanno avvelenato la campagna, violentato la popolazione civile di interi villaggi e commesso atrocità paragonabili soltanto a quelle che essi stessi avevano in precedenza commesso in Corea. Gli storici stanno ancora discutendo sul conto dei morti: sono stati sei milioni o dieci milioni nel corso di quella che hanno chiamato la ‘guerra del Vietnam’ e la ‘guerra segreta del Laos’ (in quella parte del mondo tale genocidio è esattamente definito la ‘guerra statunitense’)?

Gli Stati Uniti si sono anche assicurati di aprire le porte ai Khmer Rossi in Cambogia (bombardando a tappeto la maggior parte della campagna Cambogiana riportandola all’età della pietra), poi esigendo esplicitamente il loro ritorno al potere dalla platea delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni. Tutto ciò, naturalmente, è avvenuto dopo che le truppe vietnamite avevano cacciato dal potere i ragazzi e le ragazze di Pol Pot (gli USA hanno considerato ciò un grave crimine).  

Kissinger è stato molto chiaro: ha suggerito che ‘qualsiasi cosa voli deve essere utilizzata contro qualsiasi cosa si muova’, è l’ha ottenuto. E non ha mai affrontato un plotone d’esecuzione per questo, anche se le sue tattiche non sono state troppo diverse da quelle impiegate dai nazisti tedeschi.

Nelle Filippine gli USA hanno commesso atrocità molto più gravi che in Giappone (compreso il massacro di Balanginga), ma una campagna di lavaggio del cervello e il servilismo della maggior parte dei media locali ha reso impossibile discutere apertamente di queste cose.

Le Filippine sono state colonizzate brutalmente sia dalla Spagna sia dagli Stati Uniti ma i propagandisti statunitensi sono riusciti a riscrivere l’intera storia dell’arcipelago.

Il dominio britannico in quelle che sono oggi la Malesia e Singapore è stato lungi dall’essere benevolo.

L’alleato occidentale Thai ha assassinato i suoi comunisti e gli studenti contestatori e posto il proprio territorio a disposizione dell’occidente durante la guerra del Vietnam.

L’Indonesia è stata ripetutamente attaccata degli Stati Uniti dalle loro basi nelle Filippine durante il regno del presidente progressista e anti-occidentale Sukarno.

Il colpo di stato militare sponsorizzato dagli Stati Uniti ha portato al potere la giunta militare e circa 2-3 milioni di indonesiani sono stati assassinati, principalmente comunisti, cittadini cinesi e intellettuali. L’Indonesia fascista ha poi occupato (con il sostegno dell’occidente) il minuscolo Timor Est, dove circa il 30% della popolazione ha perso la vita in un genocidio orrendo. I media occidentali zittiscono i servizi sul genocidio in corso contro la popolazione di Papua, in quanto avvantaggia fortemente gli interessi delle compagnie minerarie occidentali.

***

Tuttora la collaborazione con l’Impero risulta una scelta attraente per molti governi della regione.

La Cina sta osservando e, non sorprendentemente, appare che non le piaccia per nulla quello che vede. La Russia, un’altra grande potenza ‘asiatica’ è ancor più indignata. La Corea del Nord è, come sempre, ‘pronta’.

Obama può contare su alleati deboli e sottomessi. Ma anche l’Asia sta cambiando. Si sta evolvendo. Osserva. Può presto dire ‘No’.

Obama ha deciso di visitare la Corea del Sud ma non la Cina.

E’ importante? Forse … ma per quanto?

“Se viene o non viene, noi saremo qui”, ha detto il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang.

***

La visita di Obama è stata disastrosa su molti fronti. Sono stati proposti accordi commerciali ma non si sono mai concretizzati completamente, compresi quelli tra Stati Uniti e Giappone.

Ci sono stati costanti insulti e provocazioni, ambiguità, intrighi e manipolazioni.

Quelli che ancora conservavano qualche illusione a proposito della stampa occidentale forse l’hanno finalmente persa.

Forse la ragione principale per cui la visita del presidente Obama è risultata così inquietante è stata che il pericolo che l’occidente sta cercando di imporre in tutti i continenti del mondo è oggi così evidente, ma è oscurato da una massiccia propaganda. La gente avverte, teme, ma non comprende appieno, non è in grado di definire esattamente che cosa sta succedendo.

Obama è venuto quale capo di una giunta, del regime che sta controllando l’assassinio di milioni di persone, direttamente e indirettamente. In Congo e in Ucraina, in Siria e in Iraq, in Afghanistan e in Libia, Somalia, Sudan del Sud, Uganda, Papua, per citare solo alcuni luoghi.

E quanti più crimini sono commessi, tanto più la verità è distorta. I diti sono puntati contro la Russia e la Cina che fondamentalmente non stanno facendo nulla. O contro l’Iran, che non ha mai aggredito nessuno nella storia moderna.

Se una qualsiasi altra nazione agisse come agiscono gli Stati Uniti ci sarebbe immediatamente una guerra.

Se i media di massa di qualsiasi altra parte del mondo, fuori dal Nord America e dall’Europa, dovessero applicare la stessa autocensura e utilizzare menzogne smaccate, sarebbero immediatamente accusate di non essere altro che strumenti di propaganda.

Dopo decenni di orrori assoluti imposti dall’imperialismo occidentale, gran parte dell’Asia-Pacifico si è trasformata in un gruppo di nazioni spaventato e privo di spina dorsale. Decine di milioni di persone sono scompare da Hiroshima a oggi. La malvagità razzista con cui l’occidente è andato sterminando la gente del luogo non ha paragoni nella storia moderna, ad eccezione dell’annientamento occidentale del popolo africano.

Nonostante tutta quella retorica infiorettata cui abbiamo assistito nel corso della visita del presidente USA in Asia, non c’erano tracce d’amore, o di amicizia.

Da Tokyo a Kuala Lumpur ci sono manovre tese; molto tese e molto pericolose.

Terima kasih, Encik Presiden!

Si dovrebbe sempre ricordare: l’occidente non è mai venuto in pace qui. Nemmeno una volta. Ogni volta che vi è stato coinvolto ci sono stati milioni di morti … milioni, esclusivamente, di asiatici.

Cambogia - Campi della morte dei Khmer Rossi, alleati degli USA

Cambogia – Campi della morte dei Khmer Rossi, alleati degli USA

Hiroshima: la Cupola dell'Atomica sotto la pioggia

Hiroshima: la Cupola dell’Atomica sotto la pioggia

Hanoi - monumento della guerra

Hanoi – monumento della guerra

Soldato USA e sudcoreano al confine con la Corea del Nord

Soldato USA e sudcoreano al confine con la Corea del Nord

Laos  - Piana delle Giare dopo bombardamento a tappeto statunitense

Laos – Piana delle Giare dopo bombardamento a tappeto statunitense

Base USA da Guerre Stellari a Kwajalein, Isole Marshall

Base USA da Guerre Stellari a Kwajalein, Isole Marshall

Parte del dipinto 'La battaglia di Okinawa'

Parte del dipinto ‘La battaglia di Okinawa’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism[A proposito del terrorismo occidentale] sta andando ora in stampa. Il suo romanzo politico, acclamato dalla critica, ‘Point of No Return’[Punto di non ritorno] è ora riedito e disponibile. Oceania è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello fondamentalista del mercato è intitolato “Indonesia  – The Archipelago of Fear” [Indonesia – l’arcipelago della paura]. Ha appena completato il documentario Rwanda Gambit[Gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e sul saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attuale risiede e lavora in Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto attraverso il suo sito web o al suo indirizzo Twitter.

Tutte le foto sono di Andre Vltchek.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2014/05/02/obamanized-asia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=obamanized-asia

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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One thought on “Asia Obamizzata – Benvenuto Barack Obama! Sei il massimo!

  1. attilio cotroneo il said:

    Avversare la politica estera militarista e imperialista degli USA è obbligo morale che non si può più negare, unitamente al dissenso verso il loro “fascismo economico” che ha completamente infettato la cultura europea rendendola servile. Questo non ci deve fare cadere in un errore: considerare bastioni di oppressione del libero pensiero, come Corea del Nord e Cina, o come la Russia di Putin, baluardi di libertà politiche. Essere antiautoritari significa schierarsi a favore dei popoli e non scegliere tra peste e colera.