Perché stiamo rientrando di nuovo nella Guerra Fredda?

Print Friendly

Perché stiamo rientrando di nuovo nella Guerra Fredda?

Di Roberto Savio

25 aprile 2014

Sono settimane adesso che tutti i media convenzionali sono impegnati unanimemente a denunciare l’azione di Putin prima in Crimea, e ora in Ucraina. La copertina più recente dell’Economist rappresenta un orso che ingoia l’Ucraina, e il titolo è: Insaziabile. L’unanimità dei media è sempre preoccupante, perché significa che implica qualche reazione impulsiva. Può essere possibile che stiamo soltanto seguendo l’inerzia di 40 anni di Guerra Fredda?

Questa inerzia in realtà non se ne è andata. Provate solo a dire o a scrivere: il presidente comunista Raul Castro e nessuno batterà ciglio.  Usate la stessa logica, e chiamate il presidente Obama capitalista e vedrete come sarà accolta questa affermazione.  In Italia Berlusconi è stato in grado, per 20 anni, di  radunare i suoi elettori di fronte alla minaccia del comunismo, come chiamava il partito della sinistra che è ora al potere con un devoto cattolico, Renzi.

Ci sono almeno quattro punti di analisi che mancano nel coro.

Il primo è che non c’è mai alcuna allusione alle responsabilità dell’Occidente in questa faccenda. Ricordiamo che Gorbaciov andava d’accordo con Reagan, la Thatcher,  Kohl, e Mitterand, che avrebbe lasciato perdere la riunificazione della Germania, ma l’Occidente non avrebbe dovuto cercare di invadere la zona di influenza della Russia. Su questo ci sono ampi documenti. Naturalmente, una volta eliminato Gorbaciov, il gioco si è riaperto. La totale docilità di Yeltsin nei confronti degli Stati Uniti è ben nota. Quello che è meno noto è che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha fatto un prestito di 3,5 miliardi per sostenere il rublo. Il prestito è andato alla Banca d’America che ha distribuito il denaro su vari conti russi e nessuna somma di denaro è mai arrivata alla Banca Centrale Russa. Il denaro è andato agli oligarchi, in modo che potessero comprare tutte le imprese pubbliche russe. Di questo, Giulietto Chiesa, autore del libro “Farewell Russia” ha fornito  un resoconto dettagliato. E il Fondo monetario internazionale non ha mai fatto sentire un suono di protesta….E lo sconosciuto Putin è stato messo al potere da Yeltsin che se ne andava, con l’accordo che avrebbe tenuti nascosti tutti i favoritismi da lui concessi.

Dopo Yeltsin, Putin ha appoggiato la allora imminente invasione dell’Afghanistan da parte di Washington, in un modo che sarebbe stato impensabile durante la guerra fredda. E’ stato d’accordo sul fatto che gli aerei potessero volare nello spazio aereo russo, che gli Stati Uniti potessero usare le basi militari nelle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale e ha ordinato alle sue forze armate di condividere la loro esperienza in Afghanistan. Poi, nel novembre 2001, Putin ha visitato Bush nel suo ranch in Texas, tra dichiarazioni positive (“Putin è un leader che sta aiutando la pace nel mondo…operando in stretto contatto con gli Stati Uniti.”) Poche settimane dopo, Bush ha annunciato che gli Stati Uniti si stavano ritirando dal Trattato Anti Missili Balistici, cosicché  lui ha potuto costruire un sistema nell’Europa Orientale per proteggere la NATO dall’Iran. Questa mossa è stata considerata essere in realtà diretta contro la Russia, con sgomento di Putin.

Dopo questo, nel 2002 Bush ha invitato sette nazioni dell’estinta URSS, comprese Estonia, Lituania e Lettonia, a entrare nella NATO, cosa che hanno fatto nel 2004. Poi, nel 2003, c’è stata l’invasione dell’Iraq, senza il consenso dell’ONU, e inoltre le obiezioni di Francia, Germania e Russia, hanno reso Putin apertamente critico rispetto alla dichiarazione degli Stati Uniti di promuovere la democrazia e di sostenere  la legge internazionale. Nello stesso anno, in Georgia la Rivoluzione delle Rose ha portato al potere Saakashvili,  un presidente filo occidentale. Quattro mesi dopo proteste di piazza in Ucraina, la Rivoluzione Arancione, ha portato al potere

un altro presidente filo occidentale, Yuschenko. Nel 2006 la Casa Bianca ha chiesto il permesso di fare atterrare l’aereo di Bush a Mosca per il rifornimento, ma ha  che

Bush non aveva tempo di salutare Putin. E nel 2008 è arrivata la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo dalla Serbia con l’appoggio degli Stati Uniti, contro le dichiarazioni russe. Poi Bush ha domandato alla NATO di fare entrare l’Ucraina e alla Georgia – uno schiaffo in faccia a Mosca.

E così non dovrebbe essere stata una sorpresa quando nel 2008 Putin è intervenuto militarmente quando la Georgia ha tentato di riguadagnare il controllo della secessione  dell’Ossezia del Sud dalla Russia, portandola  sotto il controllo russo, con un’altra zona secessionista, l’Akbazia. Tuttavia noi tutti ricordiamo come i media abbiano parlato di un’azione irragionevole…

Obama ha cercato di riparare ai danni fatti alle relazioni internazionali da Bush. Ha chiesto di “resettare” le relazioni con la Russia, e all’inizio tutto è andato bene. La Russia ha accettato l’uso del suo spazio per ottenere forniture militari all’Afghanistan. Nell’aprile 2010 la Russia e gli Stati Uniti hanno firmato un nuovo trattato START ( Strategic Arms Reduction Treaty) Trattato per la  riduzione delle armi strategiche riducendo il loro arsenale nucleare. E la Russia ha appoggiato   sanzioni dell’ONU contro l’Iran e ha annullato la vendita a Teheran del suo missile antiaereo  S/300.

Però poi, nel 2011, è stato chiaro che gli Stati Uniti avessero i loro punti di vista sulle elezioni parlamentari russe. Tutti i media occidentali erano contro Putin che accusava gli Stati Uniti di dispensare centinaia di milioni di dollari tra i gruppi dell’opposizione. L’ambasciatore americano McFaul, ha definito questa accusa una grande esagerazione. Ha detto  che soltanto 10 milioni di dollari sono stati dati ai gruppi della società civile. Putin è stato eletto di nuovo nel 2012, già ossessionato dalla minaccia dell’Occidente al suo potere, e nel 2013 ha dato asilo alla talpa della NSA Edward Snowden. Obama ha cancellato un incontro al vertice già programmato: è stata la prima volta in 50 anni che è stato cancellato un vertice degli Stati Uniti con il Cremlino.

In tutto questo c’è stata la Primavera Araba. La Russia ha autorizzato l’azione militare in Libia, ma non soltanto per fornire aiuti umanitari. Invece questo è stato usato per un cambiamento di regime; la Russia ha capito che era stata ingannata e ha protestato invano. Poi è arrivata la Siria, e l’Occidente ha tentato di far sì che la Russia  appoggiasse di nuovo un cambiamento di regime, ed è  restata male per il rifiuto di Putin. E infine, ora c’è stato il noto intervento in Ucraina per fare entrare quel paese nell’Unione Europea, e allontanarlo dal blocco che la Russia stava tentando di creare anche con la Bielorussia.

Il secondo punto è che nessuna azione politica, tranne una guerra, può realmente ridurre la Russia a una potenza locale. Ha l’estensione di terra più grande di qualsiasi paese, è al confine con l’Unione Europea e arriva verso l’Estremo Oriente. E’ sia Europa che Asia. Ha rivalità con la Cina in Asia, ha conflitti territoriali con il Giappone, ed è di fronte agli Stati Uniti attraverso lo Stretto di Bering. E’ un importante produttore di petrolio, membro permanente del Consiglio  di Sicurezza e ha un arsenale nucleare. Qualsiasi tentativo di circondarla o di indebolirla, ora che gli scontri ideologici sono finiti, può essere considerato soltanto come parte della vecchia linea politica imperiale. La Russia non è una minaccia, come lo era l’URSS. Il PIL della Russia è il 15%  di quello dell’Unione Europea che ha quasi 500 milioni di abitanti e il 16% delle esportazioni mondiali. La Cina ha 1.300 milioni di abitanti e il 9% del commercio mondiale.

La Russia ha 145 milioni di abitanti ( la sua popolazione si riduce di quasi un milione  all’anno)  e ha il 2,5%  delle esportazioni mondiali.  Ha poche industrie anche perché a Putin non interessa la modernizzazione del paese che porterebbe inevitabilmente a un aumento di una classe di professionisti istruiti che è già contro di lui.

Il terzo punto perciò, è che dovremmo prendere la faccenda dell’Ucraina cum grano salis. E’ uno stato molto fragile, dove la corruzione controlla la politica e ha problemi economici strutturali. Il suo occidente è più rurale, l’est è più industrializzato. I lavoratori lì sanno che entrando in Europa molte fabbriche sarebbero gradualmente eliminate. E molti nell’Ucraina occidentale, durante la Seconda Guerra mondiale erano dalla parte delle forze naziste, ed c’è un forte movimento nazionalista, vicino al fascismo…..l’Ucraina è una faccenda molto incasinata e costosa…

E’ chiaro che intervenire solo per sfidare Putin e per offrire denaro (che fondamentalmente è quello che ha fatto l’Unione Europea), sembra un’idea molto superficiale. Siamo davvero pronti a cambiare i criteri dell’Unione Europea, ad accettare un paese completamente fuori dai criteri dell’UE e assumerci un enorme peso per apparire vincenti contro un uomo forte?

E questo ci porta al quarto e ultimo punto. Putin è un ex funzionario del KGB, che sente che la Russia è stata trattata ingiustamente alla fine dell’URSS. Tutti i tentativi di raggiungere un’intesa con l’occidente sono stati continuamente disattesi, con un ampliamento della NATO, una rete di basi militari che circondano la Russia, un chiaro appoggio occidentale a tutte le opposizioni, e un mediocre trattamento in campo commerciale.  Sa che quello che sente rispetto al declino è condiviso da una larga maggioranza dei suoi cittadini. Però è anche un autocrate arrogante che non sta facendo nulla per promuovere la modernizzazione economica, perché tenendo nelle sue mani il commercio e la produzione, può mantenere il controllo. L’Ucraina per lui era  politicamente inaccettabile. Un altro autocrate, Yanukovich,  secondo il suo stile,

è stato deposto da massicce proteste di piazza, sponsorizzate e appoggiate dall’Occidente. Qualsiasi possibile contagio si sarebbe dovuto fermare lì dove era.

Putin sta quindi facendo la parte del salvatore dei cittadini russi, il che gli permette di fare  il suo gioco dovunque ci siano minoranze russe. La domanda è: se Putin se ne andrà, avremo una Russia democratica, partecipativa, pulita, incorrotta? Coloro che conoscono bene la Russia non lo pensano. Abbiamo molti esempi del fatto che deporre un dittatore non porta di per sé la democrazia. La politica da seguire è quindi di circondare Putin in nome della democrazia? Ma siamo sicuri che questo non aiuterà il suo gioco, diventando il difensore del popolo russo? Hanno anche l’inerzia della guerra fredda e guardano all’Occidente non proprio come a un alleato… e Putin ora è l’unica forza vincolante in Russia. Nel caso  se ne andasse, molto probabilmente ci sarebbe un lungo periodo di caos. Questo chiaramente non è nell’interesse dei cittadini russi.. ed è sempre pericoloso fare un gioco di potere senza guardare alla stabilità della Russia in quanto tale…Naturalmente questa non è l’opinione degli strateghi occidentali ai quali piacerebbe molto eliminare qualsiasi altra potenza…

Come scrive Naomi Klein, l’unico vincitore in questa faccenda sono  i grandi gestori dell’energia. Stanno facendo una campagna perché il mondo diventi indipendente dal petrolio russo. Quindi acceleriamo la produzione di petrolio negli Stati Uniti, indipendentemente dall’ambiente. E che l’Europa smetta di usare il gas russo, lo esporteremo per loro. In realtà non c’è nessuna infrastruttura per farlo e ci vorranno anni per costruirle…Ma proprio quando ognuno discuteva di tenere sotto controllo il cambiamento del clima, e ridurre l’uso dell’energia fossile, un’importante strategia totale sta mettendo questo problema in secondo piano. …Tarzi Vittachi, uno scrittore di Sri Lanka ha detto: “Ogni cosa riguarda sempre qualche altra cosa…Non ci sono molti esempi di petrolio e democrazia che vadano per mano …

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/why-are-we-getting-again-in-the-cold-war

Originale: Non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

161424138

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente La crisi morale alla base della pace di Obama Successivo Il panico causato da Piketty

Un commento su “Perché stiamo rientrando di nuovo nella Guerra Fredda?

  1. attilio cotroneo il said:

    I partenariati economici con i paesi europei, di cui tutti hanno bisogno, non stati considerevolmente intaccati dalla crisi tra Russia e Ucraina. Germania in testa, molti paesi europei sanno che la Russia è un buon partner e viceversa. Si può avere il gas ma senza acquirenti non vale molto. L’empasse siriana e il solito pantano israelo-palestinese sono gli ultimi boomerang per la politica estera statunitense ed è ormai evidente che il tiepido Obama sarà ricordato come il presidente del declino geopolitico ma non militare degli USA. Non ci sarà guerra fredda ma solo spartizione di aree né una guerra mondiale che nessuno farebbe piuttosto che sacrificare gli ucraini in un gioco contenuto a costo zero per newyorkesi e moscoviti. Il petrolio statunitense è una bufala (scisto) e l’economia russa va male, arrivare coi nazisti Made in USA ai confini di uno stato altrettanto fascista come quello di Putin,è troppo e gli ucraini pagheranno quando USA e Russia spartiranno le macerie. In tutto questo la UE svolge il suo ruolo di bravo vassallo inutile mentre i forti europei fanno il loro gioco come se Bruxelles non esistesse.

I commenti sono chiusi.