Cosa? Non l’hanno costruito loro?

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GOPMiddleClass

di Ed Kilgore – 3 febbraio 2014

Uno dei più divertenti significati sottintesi di quella che pare essere una disastrosa ritirata del Partito Repubblicano alla Camera la settimana scorsa è che Eric Cantor ha speso del tempo a cercare di spiegare alle sue troppe come parlare a chi (a) non è proprietario di un’azienda e (b) non si considera cittadino di seconda classe perché lavora per qualcun altro.

E’ vero che Cantor promuove ormai da un certo tempo l’idea di sviluppare un messaggio di risoluzione pratica dei problemi per la classe media statunitense. Ma è sempre più evidente che sta prendendo contropelo la forte tendenza del suo partito a considerare i “creatori di occupazione” come i soli che contano in questo paese. Venerdì Byron York ha scritto a proposito della lotta di Cantor per tentare di indurre i soloni del Partito Repubblicano alla Camera a darsi una mossa:

Il novanta per cento degli statunitensi lavora per qualcun altro”, ha detto Cantor, secondo una fonte presente. “La maggior parte di loro non avrà mai un’azienda propria, poiché per la maggior parte di loro il sogno non è quello. Il loro sogno è di avere un buon lavoro, con un reddito che consenta loro di sostenere la propria famiglia”.

“Non dovremmo mancare l’occasione di parlare a queste persone”, ha continuato Cantor, secondo la fonte. “Ed è per questo che presenteremo e voteremo i nostri piani per alleviare la stretta sulla classe media.”

Quello che è stato straordinario in quella parte del discorso di Cantor non è stato che fosse fuori posto – era interamente in tema per un partito politico che spera di vincere le elezioni nel 2014 – ma che arrivasse a sei anni dall’inizio della crisi economica e dopo decenni di protratto declino del tenore di vita della classe media. Davvero ha potuto volerci così tanto tempo ai Repubblicani per rendersi conto che dovevano affrontare quei problemi, specialmente quando i Democratici avevano guadagnato tanto dall’appellarsi direttamente agli elettori della classe media?

Apparentemente sì. E ancor oggi non tutti i Repubblicani della Camera sono del tutto convinti. “E’ qualcosa che è andato crescendo e c’è voluto tempo perché i membri si sentissero a proprio agio al riguardo”, afferma un assistente del Partito Repubblicano alla Camera, “perché hanno realmente dedicato l’ultimo decennio a parlare dei piccoli proprietari d’azienda”.

L’ossessione del Partito Repubblicano per le piccole imprese è passata per populismo economico nei suoi ranghi, una possibilità di identificare una base esterna alla plutocrazia che poteva essere resa libera di prosperare se la cospirazione del “capitalismo clientelare” del Grande Governo/Grande Impresa dell’amministrazione Obama poteva essere spezzata. Che la Grande Impresa e non le piccole fossero le principali beneficiarie del programma reale era un problema. L’altro era semplicemente che una maggiore imprenditorialità non avrebbe avvantaggiato concretamente per nulla la maggioranza del paese se non nel modo più indiretto. 

Il problema più grosso è che la maggior parte dei conservatori semplicemente non crede che gli schiavi del salario offrano all’economia un qualche contributo che conti.  E questo, come osserva Paul Waldman sul Prospect di oggi, riflette e rafforza una valutazione morale degli statunitensi, divisi in produttori e parassiti:

Tutti crediamo semplicemente che alcune persone sia più importanti di altre e per i conservatori nessuno è più importante dei proprietari di imprese. Ricordate quanto si sono rallegrati quando il presidente Obama ha detto “non avete costruito voi questo” nel discutere di impresa durante la campagna elettorale del 2012? Certo, l’affermazione era presa fuori contesto (stava parlando di strade e ponti, non delle stesse aziende), ma i Repubblicani credevano sinceramente di aver trovato la pallottola d’argento che lo avrebbe abbattuto. Aveva mancato di rispetto agli imprenditori! Sicuramente gli interi Stati Uniti si sarebbero infuriati e lo avrebbero cacciato dalla carica! Ne hanno fatto il tema conduttore del loro congresso. Hanno stampato striscioni. Hanno scritto canzoni al riguardo. E sono rimasti sbigottiti quando non ha funzionato.

Proprio come quei membri del Congresso che hanno ascoltato increduli Eric Cantor, non sono stati in grado di afferrare che l’intero paese non condivideva la loro gerarchia morale. Dopo anni in cui si sono preoccupati principalmente degli interessi dei proprietari d’impresa, hanno elevato a verità del Vangelo che la virtù dell’uomo d’affari è incontestabile, che i suoi premi sono semplicemente meritati e che nessuno sforzo dovrebbe essere risparmiato per rimuovere ogni ostacolo da questa via. Quando si tratta di una scelta tra, diciamo, un imprenditore che vorrebbe pagare i suoi dipendenti il meno possibile e un gruppo di dipendenti che vorrebbe essere pagato di più, i conservatori non si limitano a considerare tale scelta come una sola; non riescono a concepire che qualcuno non sia d’accordo.

La verità è che un mucchio di statunitensi che hanno lavorato per piccole imprese non considerano necessariamente i loro proprietari come il sale della terra e la somma di tutte le virtù. Alcuni sono esattamente il genere di padroni che si oppongono a richieste minime riguardo alla paga, alla sicurezza del luogo di lavoro, alla non discriminazione e a tutte le altre intrusioni liberali ficcanaso nei diritti della proprietà privata.

Ma se si pensa che la sola alternativa alla divinizzazione (espressione di Waldman) della grande impresa è la divinizzazione della piccola impresa, risulterà difficile sviluppare un programma attraente per chi non possieda affatto un’impresa, particolarmente se ciò richiede che si riconosca che il lavoro contribuisce al successo delle imprese tanto quanto il capitale. Se si abbandona quel bastione, ancor prima di rendersene conto si riconosce la legittimità non solo della disciplina governativa degli imprenditori nell’interesse dei loro dipendenti, ma addirittura dei sindacati! E così si arriva al socialismo, naturalmente.

Dunque Cantor può darsi che stia proponendo un obiettivo impossibile ai Repubblicani quanto all’appellarsi a gente che non rispettano per nulla come fonte di altro che non siano i voti.

Ed Kilgore è collaboratore del Washington Monthly. E direttore esecutivo del The Democratic Strategist e membro anziano del Progressive Policy Institute. Lo potete raggiungere all’indirizzo @ed_kilgore.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.washingtonmonthly.com/political-animal-a/2014_02/what_they_didnt_built_that048903.php

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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Un commento su “Cosa? Non l’hanno costruito loro?

  1. attilio cotroneo il said:

    Un sindacato non può più essere una struttura gerarchica fissa divisa per categorie di lavoratori ma una concezione dinamica in cui le classi di lavoratori si mescolano condividendo le battaglie, formando e sciogliendo le organizzazioni in base a urgenze e necessità.

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