L’occidente fabbrica “movimenti di opposizione”

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Imperialism2

Di Andre Vltchek – 3 febbraio 2014

Egitto, Ucraina, confine turco-siriano, Cuba e Tailandia

Gli edifici governativi sono ridotti al caos, saccheggiati. Sta accadendo a Kiev e a Bangkok e in entrambe le città i governi appaiono impotenti, troppo impauriti per intervenire.

Che cosa sta succedendo? Le amministrazioni elette dal popolo in tutto il mondo stanno diventando irrilevanti, mentre il regime occidentale crea e poi appoggia “movimenti di opposizione” violenti, mirati a destabilizzare ogni stato che ostacola il suo desiderio di controllare completamente il pianeta?

***

Inveiscono contro e intimidiscono quelli che vogliono votare per il governo moderatamente progressista che attualmente guida la Tailandia. Non è in discussione il processo elettorale; il voto è in genere libero, come concordano sia gli osservatori internazionali sia la maggior parte della Commissione Elettorale locale.

Libertà, legittimità o trasparenza non sono ciò che è in ballo oggi.

La retorica varia, ma in essenza i “dimostranti” stanno chiedendo lo smembramento della fragile democrazia tailandese. La maggior parte di loro è pagata dalle classi medio-alte e alte. Alcuni sono teppisti, molti assunti per circa 500 baht al giorno (circa 15 dollari USA) nei villaggi delle irrequiete province del sud del paese. Sono abituati a usare la violenza; il loro linguaggio e le loro espressioni del volto lo dimostrano chiaramente.

I dirigenti governativi del governo legittimo devono scavalcare blocchi o pregare i dimostranti di consentir loro di entrare nei propri uffici.

Quelli che sono venuti a votare nella tornata pre-elettorale sono stati intimiditi e insultati, e un uomo è stato quasi strangolato a morte.

Anche se la vita nella capitale è stata totalmente bloccata, il governo non osa inviare i blindati o la polizia a liberare le strade. Dovrebbe. Ma ha troppa paura dell’esercito e della monarchia, due pilastri di questo vergognoso ibrido di capitalismo selvaggio e feudalesimo, paragonabile solo a incubi regionali ancor peggiori, come l’Indonesia e le Filippine.

E’ tutto pubblico ora: il governo dichiara la propria paura, mentre l’esercito trasmette minacce velenose attraverso i media leccapiedi e “fughe di notizie”.

Che cosa sta succedendo e che cosa è in gioco? Il fratello maggiore del primo ministro, Thaksin Shinawatra, quando era egli stesso primo ministro, ha tentato di introdurre un moderno sistema capitalista nella nazione sottomessa e profondamente impaurita. E non solo questo: ha dato alloggi ai poveri, introdotto un eccellente sistema di assistenza medica universale gratuita (molto più avanzato di qualsiasi sistema mai proposto negli Stati Uniti), istruzione elementare e secondaria gratuita e molto avanzata e altri concetti considerati pericolosi per l’ordine mondiale e per le élite feudali locali, oltre che per l’esercito.

Le élite tailandesi, che amano più della ricchezza essere obbedite, ammirate e temute, hanno reagito quasi immediatamente. Il primo ministro è stato esiliato, bandito dal tornare a casa nel suo paese e diffamato. Ci sono stati colpi di stato militari, “alleanze” misteriose, voci e “messaggi segreti” che venivano da “una fonte molto in alto.” Ci sono stati assassinii puri e semplici, un vero massacro, quando le cosiddette “camice rosse”, sostenitori di Shinawatra (che spaziavano dai riformisti ai marxisti) sono state macellate da cecchini, alcune con un colpo alla testa.

Ma il popolo, i poveri, la maggioranza della Tailandia, particolarmente quelli del Nord e del Nord-est, ha reagito in modo stoico e molto deciso. Ogni volta che sono state convocate elezioni, ogni volta che il regime ha messo fuorilegge i partiti politici filo-Shinawatra, ne sono emersi di nuovi e hanno continuato a vincere le elezioni.

Nel 2011 la sorella di Shinawatra, Yingluck, è diventata primo ministro della Tailandia.

“Dimostranti” hanno bloccato diverse arterie centrali di Bangkok, dichiarando che “la Tailandia non è pronta per la democrazia” e che “se dovranno essere le elezioni a decidere il futuro del paese, le forze favorevoli a Shinawatra continueranno a vincere”.

Ciò, ovviamente, risulterebbe inaccettabile alle élite e a molti paesi occidentali che da decenni, approfittano del sistema feudale tailandese.

Uno dei generali tailandesi “ha rifiutato di escludere la possibilità di un altro colpo di stato militare”.

Ciò che l’opposizione ha proposto è stata un’idea confusa di un governo di tecnocrati che governi fino a quando la Tailandia “è pronta” a votare. Tradotto: fino a quando il potere del popolo sarà spezzato e sarà divenuto certo che sia ‘liberamente’ eletto un governo favorevole alle élite, alla monarchia e all’esercito.

Nel frattempo i violenti stanno bloccando le strade pubbliche; i centri culturali, ma non quelli commerciali. Sono descritti come “contestatori” sia in Europa sia negli Stati Uniti.

E qui arriviamo al cuore delle cose: il terrorismo dell’esercito e del feudalismo ha indossato le vesti della ribellione, persino della rivoluzione. Gli è stata data legittimazione, persino un certo estro romantico.

Il fascismo sta rialzando la sua brutta testa. E l’occidente ne è perfettamente consapevole e in effetti appoggia apertamente il regime che attualmente sta di fatto governando la Tailandia da dietro le quinte. Perché è il regime che ha contribuito a fabbricare.

***

Ho lasciato Bangkok e durante il volo mi si è ripresentato in continuazione un pensiero: molti dei luoghi di cui ho scritto ultimamente stanno vivendo una realtà simile a quella della Tailandia.

Quelli eletti democraticamente, quelli progressisti nel loro nucleo centrale, questi governi di tutto il mondo hanno subito gravi attacchi da alcuni teppisti, banditi ed elementi antisociali armati, a volte persino di terroristi dichiarati.

L’ho visto al confine turco-siriano. Ho ascoltato le storie di molti locali, nella città turca di Hatay e nelle campagne vicino al confine turco-siriano.

Là sono stato fermato, mi è stato impedito di lavorare, sono stato interrogato dalla polizia locale, da teppisti religiosi e dell’esercito, quando ho tentato di fotografare uno di quei “campi profughi” costruiti dalla NATO specialmente per i combattenti siriani, che erano ospitati, addestrati e armati in tale area.

Hatay era invasa da gruppi sauditi e del Qatar, coccolati dalla logistica, sostegno, armamento e contanti USA, dell’Unione Europe e turchi.

Il terrore che questa gente ha seminato in questa parte storicamente pacifica, multiculturale e tollerante del mondo potrebbe a malapena essere descritto a parole.

Bambini del villaggio sulla linea del confine hanno descritto incursioni, furti e violenze, anche assassinii, da parte dei “ribelli” anti-Assad.

Qui e a Istanbul, dove ho collaborato con intellettuali progressisti turchi, media e accademia, mi è stato spiegato in continuazione che l’”opposizione” anti-siriana è stata addestrata, finanziata e “incoraggiata” dall’occidente, dalla Turchia (membro della NATO), provocando la morte distruzione di milioni di vite nell’intera regione.

Mentre scrivo queste parole, Russia Today sta trasmettendo un servizio esclusivo dalla città siriana di Adra, la città che è stata saccheggiata e distrutta dalle forze di “opposizione” filo-al-Qaeda e filo-occidentali, compreso l’Esercito Siriano Libero.

Questa è la città in cui, a quanto riferito, un mese fa persone sono state assassinate, lapidate, bruciate in barili e decapitate.

Invece di fermare il sostegno a questa “opposizione” siriana razzista, intollerante ed estremamente brutale, Washington continua a demonizzare il governo di Assad e a minacciarlo di nuovo di intervento militare.

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E quei violenti, nei paesi che hanno eletto i loro governi patriottici o progressisti, sono stati assunti dalle élite locali per conto dell’Impero occidentale.

E prima di ciò le cosiddette ‘élite’ erano state assunte, finanziate o almeno addestrate/’istruite’ dall’occidente.

A livello ‘intellettuale’ i canali mediatici privati sono entrati in fiera concorrenza tra loro riguardo a quale di essi sarebbe diventato più sottomesso ai manipolatori stranieri. I militari e le forze filo-feudali retrograde, persino fasciste di tutto il mondo (si veda, ad esempio, l’Ucraina) stanno chiaramente tornando in sella, beneficiando e approfittando appieno della tendenza.

Tutto questo è andato accadendo in vario grado e con livelli variabili di brutalità in Tailandia, Cina, Egitto, Siria, Ucraina, Venezuela, Bolivia, Brasile, Zimbabwe e in molti altri luoghi in tutto il mondo.

Appena dopo aver letto il mio articolo sulla situazione in Tailandia, pubblicato il 30 gennaio, un mio lettore brasiliano ha reagito:

“Simile al nostro Brasile, anche se in un contesto più sfumato, più leggero, ma sostanzialmente lo stesso … le élite locali, adesso, nel gennaio del 2014, stanno facendo tutto quello che possono per impedire la rielezione di Dilma Roussef … Tu sei un osservatore esperto dell’America Latina, lo sai molto bene …”

La procedura, le tattiche, sono quasi sempre le stesse: media pagati dall’occidente, o direttamente media occidentali, screditano governi eletti dal popolo, poi sono creati ‘scandali’, colori progettati per qualche movimento di “opposizione” di nuova costruzione, sono selezionati e pagati violenti, e alla fine appaiono “miracolosamente” armi mortali nei “luoghi della protesta”.

Fintanto che un governo è “nazionalista”, davvero patriottico e difende gli interessi del suo popolo dal saccheggio internazionale (non come il governo di Abe in Giappone che è curiosamente descritto come “nazionalista”, ma che in realtà è interamente schierato con la politica estera statunitense nella regione) è marchiato e compare su una lista invisibile ma potente, in vecchio stile mafioso.

Come ha descritto la cosa in modo colorito e corretto Michael Parenti: “O fai a modo nostro o ti spezziamo le gambe, capito?”

Ho visto il presidente dell’Egitto Morsi (sono stato critico del suo ruolo all’inizio, come sono stato critico del governo di Shinawatra, prima che l’orrore vero spazzasse l’Egitto e la Tailandia), rovesciato dall’esercito che nel suo zelante iperattivismo è riuscito a uccidere, nel processo, diverse migliaia di egiziani prevalentemente poveri.

Sono stato in Egitto allora, fuori e dentro, per diversi mesi, a filmare un documentario per la rete televisiva sudamericana Telesur.

Incredulo e sgomento ho visto i miei amici rivoluzionari darsi alla clandestinità, sparire dalla faccia della terra. Questo succedeva mentre famiglie oltraggiosamente arroganti plaudivano agli assassini militari senza vergogna, pubblicamente.

La logica e le tattiche in Egitto erano prevedibili: pur se ancora capitalista e in una certa misura sottomesso al Fondo Monetario Internazionale e all’occidente, il presidente Morsi e la sua Fratellanza Mussulmana erano un po’ troppo privi di entusiasmo riguardo alla collaborazione con l’occidente. Non dicevano mai realmente ‘no’, ma ciò non sembrava sufficiente al regime euro-nordamericano, che, oggigiorno, pretende obbedienza totale, incondizionata oltre al bacio della mano e di altre parti del corpo. Il regime pretende obbedienza vecchio stile, stile protestante, completa di autodenigrazione e di un senso costante di colpa; ordina vero e ‘sincero’ servilismo.

Risulta che nessun paese, nessun governo benvoluto può sottrarsi all’annientamento se non si sottomette completamente.

Le cose si sono spinte tanto in là che a meno che il governo di paesi in via di sviluppo come Filippine, Indonesia, Uganda o Ruanda, mandi un chiaro messaggio a Washington, Londra o Parigi che “noi siamo qui soltanto per far felici voi dell’occidente”, rischia l’annientamento totale, anche se è stato eletto democraticamente, anche se (e in realtà “specialmente se”) è appoggiato dalla maggioranza del popolo.

In tutto questo non c’è nulla di nuovo, naturalmente. Ma in passato le cose erano fatto un po’ più di nascosto. Oggigiorno è tutto alla luce del sole. Forse è fatto di proposito, in modo che nessuno osi ribellarsi o persino neppure sognare.

E così la rivoluzione in Egitto è stata fatta deragliare, è stata distrutta e crudelmente strangolata a morte. Non è rimasto davvero nulla della cosiddetta “Primavera Araba”, solo un chiaro avvertimento: “Non riprovateci più, altrimenti …”

Sì, ho visto le ‘élite’ dell’Egitto ballare e festeggiare la loro vittoria. Le élite amano l’esercito. L’esercito garantisce il loro posto permanente allo zenit, il loro potere. Le élite fanno anche portare ai loro figli ritratti dei leader militari responsabili del colpo di stato, responsabili di migliaia di vite perdute, responsabili di aver spezzato le grandi speranze e i grandi sogni del mondo arabo.

Quello che ho visto in Egitto è stato raggelante ed è assomigliato al colpo di stato del 1973 in Cile (un paese che considero la mia ‘seconda o terza patria’); il colpo di stato, che non sono abbastanza anziano da ricordare ma i cui filmati o visto in continuazione, in un orrore silenzioso e mai calante.

“O altrimenti …” potrebbe essere la tortura e l’assassinio di persone in Bahrain. “O altrimenti …” potrebbe essere l’Indonesia del 1965/66. “O altrimenti… “ potrebbe essere il ‘crollo dell’Unione Sovietica’. “O altrimenti …” potrebbero essere aerei di linea civili che esplodono a metà del volo; un aereo cubano fu distrutto da agenti della CIA. Potrebbe essere Iraq, Libia, Afghanistan devastati o Vietnam, Cambogia e Laos bombardati fino a riportarli all’età della pietra. “O altrimenti …” potrebbe facilmente essere paesi totalmente devastati come Nicaragua, Grenada, Panama o la Repubblica Dominicana. Oppure “O altrimenti …” potrebbe significare dieci milioni di persone macellate nella Repubblica Democratica del Congo, sia per le sue risorse naturali sia per la schiettezza anti-imperialista del suo grande leader, Patrice Lumumba. 

Oggi in Egitto la cricca di Mubarak sta rapidamente tornando al potere. Era un ‘demonio’ molto fidato e l’occidente si è rapidamente reso conto che lasciarlo cadere sarebbe stato un errore gravissimo e così ha deciso di riportarlo al potere; o personalmente, o almeno come sua eredità al prezzo di migliaia di (insignificanti) vite egiziane, e contro la volontà di quasi l’intera nazione.

Nemmeno l’esercito, naturalmente, può essere lasciato cadere in Egitto. Gli USA vi hanno investito miliardi e miliardi di dollari e i soldati hanno oggi letteralmente il controllo di metà del paese. E si tratta di un’organizzazione molto affidabile: uccide senza scrupolo qualsiasi essere che tenti di costruire una società socialmente giusta in questa nazione, tra quelle arabe più popolose della terra. E gioca dalla parte di Israele. E ama il capitalismo.

Due paesi sono separati da migliaia di chilometri e appartengono a due culture differenti, situati in due continenti: la Tailandia e l’Egitto. In entrambi i paesi la gente si esprime. Vota i propri leader. Non dei governi comunisti, attenzione, solo un governo moderatamente orientato al sociale in Tailandia e un governo moderatamente nazionalista/islamista in Egitto.

In entrambi i casi le élite feudali e fasciste si sono messe immediatamente all’opera. Chi sta loro dietro, chi li finanzia e li appoggia ‘moralmente’ è, credo, assolutamente chiaro.

***

L’Ucraina non è una vittima fresca delle tattiche di destabilizzazione dell’Unione Europea, che è così patologicamente avita che sembra non riesca più a contenersi. Sbava, intensamente, immaginando le grandi risorse naturali che l’Ucraina possiede. Freme dal desiderio sognando una manodopera a basso costo e molto istruita.

Le imprese europee vogliono entrare in Ucraina, a ogni costo. Ma si deve stare attenti a non permettere che le orde ucraine entrino nella fortezza sacra e assolutamente razzista: l’Unione Europea. L’Europa può saccheggiare dappertutto nel mondo ma è rigida e brutale nei confronti di quelli che vogliono entrarvi a “rubare posti di lavoro”.

Naturalmente la UE non può fare in Ucraina quello che fa liberamente in molti luoghi, come la Repubblica Democratica del Congo. Non può semplicemente arrivar lì e pagare alcuni paesi che agiscano per sua procura, come paga Ruanda e Uganda (responsabili della perdita di più di dieci milioni di vite congolesi in meno di due decenni), per saccheggiare l’Ucraina e uccidere la maggior parte di quelli che resistono. 

L’Europa, in continuazione, da secoli, si è dimostrata capace di massacrare intere nazioni senza la minima pietà (mostrando contemporaneamente una memoria storica prossima a zero) e senza quasi alcun principio morale, almeno in confronto al resto del mondo. Ma è astuta e, diversamente dagli Stati Uniti, la sa lunga su tattiche, strategia e propaganda.

Quello che la UE ha fatto in Libia è chiaro. Chiunque affermi che gli Stati Uniti stanno agendo per conto loro deve star esercitando un’enorme disciplina per non vedere quanto strettamente legati sono gli interessi e le azioni dei vecchi e nuovi usurpatori di Africa, Asia, America Latina, Medio Oriente e Oceania. La Francia sta agendo, ancora una volta, da super violento neocoloniale, particolarmente in Africa.

Ma l’Ucraina è “proprio lì”, troppo vicina geograficamente alla stessa UE. Deve essere destabilizzata, ma tutto deve apparire molto legittimo. “La ribellione”, “la rivoluzione”, “la sollevazione del suo popolo”; questo è il mondo di gestire “appropriatamente” le cose.

Più di un mese fa è stato proposto un accordo bizzarro, in base al quale alle imprese europee sarebbe stato permesso di entrare a ripulire l’Ucraina delle sue risorse naturali, ma agli ucraini non sarebbe stato permesso nemmeno di venire a lavorare nella UE.

Il governo, logicamente e sensatamente, ha respinto l’accordo. E allora, improvvisamente, sono apparsi in tutte le strade di Kiev teppisti in stile tailandese o egiziano, armati di bastoni e persino di armi da fuoco, e si sono dati a devastare la capitale e a pretendere le dimissioni del governo democraticamente eletto.

I gruppi di violenti includono molti neonazisti, antisemiti e criminali comuni. Sono resi audaci dalla paura in stile tailandese del governo ucraino di usare la forza. Danno alle fiamme agenti di polizia, bloccano e occupano edifici governativi, impediscono al governo di servire il suo popolo.

Come i loro predecessori “arancione”, sono stati costruiti e attentamente modellati prima di essere liberati nel vasto mondo.

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In Africa, per citare soltanto pochi casi, le minuscole Seychelles, un paese con il più elevato HDI (Indice di Sviluppo Umano, a cura del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite), da anni sono bombardate di critiche e di tentativi di destabilizzazione. Il governo offre un’eccellente assistenza sanitaria gratuita (farmaci compresi) e un’eccellente istruzione gratuita. La gente delle Seychelles è ben nutrita e alloggiata. Decisamente non è una società perfetta, ma, assieme alle Mauritius, è il meglio che il continente africano ha da mostrare. Ma ciò non sembra essere rilevante.

La propaganda dell’esterno, così come la stampa d’opposizione principalmente sponsorizzata dai britannici, sta criticando ferocemente il sistema.

Ci si chiede il perché, ma poi, a un esame e una comprensione maggiore dell’Impero, le cose diventano chiare: le Seyechelles sono state solite collaborare strettamente con Cuba e la Corea del Nord sul fronte dell’istruzione e in altri campi. Sono state troppo ‘socialiste’ per l’Impero. E per quei pensionati che perseguono uno stile di vita edonista esclusivo, sarebbe accettabile essere circondati dal blu e forse anche dal marrone, ma decisamente non dal rosso.

L’Eritrea, definita la “Cuba africana” può essere una nazione orgogliosa e determinata, ma è stata classificata come stato totalmente paria e reietto dalle potenze occidentali. E’ stata colpita da sanzioni e punita per Dio solo sa quale motivo.

“Stiamo cercando di essere inclusivi, democratici e giusti” mi ha detto recentemente in Kenya il Direttore dell’Istruzione Eritrea. “Ma più facciamo, più ci prendiamo cura del nostro popolo, più infuriate sembrano essere le nazioni occidentali”.

E’ un uomo molto saggio e così non è parso sorpreso. Entrambi stavamo semplicemente “confrontando gli appunti”.

Lo Zimbabwe è un altro caso chiaro ed estremo. Lì l’occidente sostiene chiaramente e apertamente l’”opposizione”, contro un governo amato e sostenuto dalla maggioranza dei cittadini; il governo della lotta di liberazione dal colonialismo e dall’imperialismo.

Esasperato per le menzogne vergognose diffuse da media di massa principalmente britannici, ho visitato lo Zimbabwe l’anno scorso, contestando punto per punto tutti i principali argomenti della propaganda diretti con Harare. Inutile dirlo, il mio articolo, pubblicato da CounterPunch, ha suscitato indignazione in tutto il continente africano contro la propaganda occidentale.

L’occidente costruisce e alimenta “ribellioni” e “opposizione” contro Venezuela, Bolivia, Cuba, Brasile ed Ecuador, per citare soltanto alcuni tra i paesi ai primi posti nella sua lista dei bersagli. 

In Venezuela gli USA hanno patrocinato un colpo di stato abortito e pagano direttamente centinaia di organizzazioni, ‘ONG’ e canali mediatici, con l’obiettivo diretto di rovesciare il processo e il governo rivoluzionario.

A Cuba la gente di questa nazione orgogliosa e umanista ha sofferto per decenni. Ha subito quello che può essere descritto soltanto come terrorismo contro il suo magnifico paese. Gli USA e l’occidente hanno patrocinato invasioni, azioni terroristiche, persino tentativi di influenzare eventi metereologici per causare devastanti siccità. I raccolti sono stati avvelenati.

Qualsiasi ‘dissidente’ cubano, qualsiasi violento che prenda le armi contro il sistema e il governo cubano sarà immediatamente finanziato e sostenuto dagli Stati Uniti.

Persino canali mediatici occidentali che conducono sondaggi segreti a Cuba arrivano spesso alla conclusione che la maggioranza dei cittadini cubani appoggia il proprio sistema. Ma ciò non fa che infuriare di più l’occidente. Il popolo cubano paga un prezzo pesante per la sua libertà, il suo orgoglio, la sua indipendenza.

Ci sono molti altri esempi di come sono costruiti  l’”opposizione” e il terrorismo contro governi “impopolari” (agli occhi dell’occidente).

I boliviani hanno quasi perso la loro provincia ‘bianca’ e di destra di Santa Cruz, quando gli USA hanno appoggiato, alcuni dicono finanziato, il “movimento d’indipendenza” in quell’area, ovviamente punendo il governo estremamente popolare di Evo Morales per essere così socialista, così indigeno e così amato. Il Brasile, in una grande dimostrazione di solidarietà e di internazionalismo, ha minacciato di invadere e salvare il suo vicino, preservandone l’integrità. Dunque soltanto il peso di questo pacifico e altamente rispettato gigante ha salvato la Bolivia da una distruzione certa.

Ma oggi persino il Brasile è sotto l’attacco dei “fabbricanti di opposizione”!

Non voglio scrivere diffusamente sulla Cina qui, in questo articolo. I lettori hanno già familiarità con la mia posizione, ma in sintesi: quanti più treni ad alta velocità il governo comunista costruisce, quanti più parchi pubblici, quante più macchine gratuite per ginnastica, quante più linee di trasporto e ampi marciapiedi, quanto più tenta di realizzare di nuovo un’assistenza sanitaria gratuita per tutti, quanto più tenta di rendere l’istruzione gratuita e pubblica, tanto più è diffamato e chiamato “più capitalista degli stati capitalisti “(mentre più del 50% della produzione del paese resta fermamente nelle mani dello stato).

La Russia, come la Cina, Cuba o il Venezuela, è incessantemente demonizzata, ogni giorno e ogni ora. Qualsiasi oligarca, qualsiasi figura del pop demente che critica il governo del presidente Putin è immediatamente elevata da USA, Germania e altri paesi occidentali, al rango di santità.

Tutto questo non ha decisamente nulla a che fare con la condizione russa dei diritti umani, bensì con il fatto che la Russia, come i paesi latinoamericani e la Cina, sta bloccando con determinazione i tentativi occidentali di destabilizzare e distruggere paesi indipendenti e progressisti in tutto il mondo. Ha anche a che fare con la crescente influenza dei media russi, particolarmente RT (Russia Today) che è divenuta una voce imperiosa di resistenza alla propaganda occidentale. Inutile dirlo, chi qui scrive è orgogliosamente associato a RT e ai suoi sforzi.

***

E’ certo che ciò che il momento sta vivendo oggi potrebbe essere descritto come “la nuova ondata” di un’offensiva imperiale occidentale. Questa offensiva sta avendo luogo su tutti i fronti e sta rapidamente accelerando. Sotto l’orgoglioso vincitore del Premio Nobel Barack Obama e i suoi più vicini neoconservatori europei e ‘socialisti dall’interno marrone’, così come il rieletto primo ministro fascista del Giappone, il mondo sta diventando un posto estremamente pericoloso. Pare una qualche città di frontiera invasa da una banda violenta.

L’idea biblica del “chi non è con me è contro di me” sta guadagnando nuova forza.

E attenzioni ai colori. Attenzione alle “rivolte” e alle “proteste” antigovernative. Quali sono genuine e quali sono innaturalmente create dall’imperialismo e dal neocolonialismo?

Appare tutto disorientante alla maggioranza della gente che è ingozzata della roba dei media dell’industria. In realtà è volutamente disorientante! Quanto più la gente diventa confusa, tanto meno è capace di ribellarsi contro i veri pericoli e la vera oppressione.

Ma alla fine, nonostante tutto, il 2 febbraio il popolo della Tailandia ha votato!  Ha superato le barricate, si è battuto contro quelli che tentavano di chiudere i seggi elettorali.

E in Ucraina la maggioranza appoggia ancora il proprio governo.

E il Venezuela e Cuba non sono caduti.

E le truppe jihadiste non hanno ancora il controllo della Siria.

E l’Eritrea e lo Zimbabwe seguono ancora i propri dirigenti.

Le persone non sono bestiame. In molte parti del mondo si stanno già rendendo conto di chi siano i veri nemici.

Quando gli Stati Uniti hanno sostenuto un colpo di stato contro Chavez, l’esercito si è rifiutato di aderirvi e quando un uomo d’affari selezionato ha votato da presidente, l’esercito ha mosso i blindati verso Caracas, in difesa del leader legittimato ed eletto. La rivoluzione è sopravvissuta!

Chavez è scomparso e alcuni dicono sia stato avvelenato, che gli sia stato iniettato il cancro, che sia stato colpito dal Nord. Non so se sia vero, ma prima che morisse è stato fotografato, calvo e sudato, sofferente di un male incurabile, ma deciso e orgoglioso. Ha gridato: “Qui nessuno si arrende!” E quest’unica immagine e questa breve frase hanno ispirato milioni.

Ricordo l’anno scorso a Caracas, di fronte a un grande manifesto che riproduceva il suo volto, le sue parole. Avrei voluto ringraziarlo, abbracciarlo se avessi potuto, se fosse stato ancora vivo. Non perché fosse perfetto; non lo era. Ma perché la sua vita e le sue parole e azioni hanno ispirato milioni, tratto fuori dalla depressione intere nazioni, dal pessimismo nero, dalla schiavitù. Leggo dal suo volto questo: “Cercano di fotterti in tutti i modi, ma tu combatti  … Cadi ma combatti di nuovo. Cercano di ucciderti ma tu combatti … Per la giustizia, per il tuo paese e per un mondo migliore.” Chavez non ha detto questo, naturalmente, ma è questo che sentivo guardando la sua fotografia.

A quel punto la maggior parte dell’America del Sud era libera e unita contro l’imperialismo e difficile da sconfiggere. Sì, qui nessuno si è arreso!

Il resto del mondo è ancora molto vulnerabile e prevalentemente in manette.

L’occidente sta continuamente fabbricando e poi appoggiando forze oppressive, siano feudali o religiose. Quanto più oppressa è la gente, tanto meno è disposta a battersi per la giustizia e per i propri diritti. Quanto più è spaventata, tanto più è facile controllarla.

Feudalesimo, oppressione religiosa e crudeli dittature di destra, tutto serve perfettamente bene sia al fondamentalismo del mercato dell’impero sia alla sua ossessione di controllare il pianeta.

Ma una simile organizzazione del mondo è anormale e perciò temporanea. Gli esseri umani aspirano alla giustizia e nella loro essenza sono una specie decorosa e portata alla condivisione. Albert Camus arrivò, correttamente, a tale conclusione nel suo potente romanzo “La peste” (un’analogia alla lotta contro il fascismo): “C’è più da ammirare che da disprezzare negli umani”.

Ciò che l’occidente sta facendo al mondo, accendendo conflitti, appoggiando banditismo e terrorismo, sacrificando milioni di persone ai suoi interessi commerciali, non è nulla di nuovo sotto il sole. Si chiama “ordinario fascismo”. E in passato il fascismo è venuto ed è stato sconfitto. E lo sarà di nuovo. Sarà sconfitto perché è sbagliato, perché è contrario alla naturale evoluzione umana e perché la gente di tutto il mondo si sta rendendo conto le strutture feudali che il fascismo occidentale sta tentando di somministrare a tutto il mondo appartengono al diciottesimo secolo, non a questo secolo, e che non sono più da tollerare nuovamente.

Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism[A proposito del terrorismo occidentale] sta andando ora in stampa. Il suo romanzo politico, acclamato dalla critica, ‘Point of No Return’ [Punto di non ritorno] è ora riedito e disponibile. Oceania è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello fondamentalista del mercato è intitolato “Indonesia  – The Archipelago of Fear” [Indonesia – l’arcipelago della paura]. Ha appena completato il documentario Rwanda Gambit[Gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e sul saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attuale risiede e lavora in Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto attraverso il suo sito web o al suo indirizzo Twitter.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2014/02/03/west-manufactures-opposition-movements/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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One thought on “L’occidente fabbrica “movimenti di opposizione”

  1. attilio cotroneo il said:

    Se vorremo capire dovremo andare a fondo. Chi esprime opinioni sulle questioni geopolitiche ama i dettagli e chi vuole creare dissenso e resistere ha l’obbligo della ricerca. L’imperialismo sa sfruttare ogni situazione e oggi oltre che rubare le rivoluzioni le può creare.