Scienza e liberazione

Redazione 27 gennaio 2014 1
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Misinformation 

 

di Justin Podur – 24 gennaio 2014

Recentemente un mio collega che si occupa di scienze dell’ambiente mi ha detto di esser sul punto di esaurire i fondi dopo che il finanziamento alla ricerca del Natural Sciences and Engineering Research Council (NSERC) non gli è stato rinnovato per due volte di seguito. Scienziati come lui, concentrati come sono sul loro lavoro, sono incoraggiati a pensare che i loro finanziamenti non sono stati rinnovati perché c’è qualcosa che non va in loro o nella loro ricerca. In realtà sono in gioco forze sociali più vaste.

Emerge che lo slogan femminista il personale è politico vale anche per la scienza. Per decenni il distintivo di appartenenza al club degli scienziati canadesi è stato il finanziamento del NSERC alla ricerca. Scopo del finanziamento era dare a ogni scienziato operativo fondi di base per compiere le sue ricerche. In anni recenti sono stati operati due cambiamenti a questo paradigma. Innanzitutto, come specificato in un nuovo di libro di Chris Turner, il governo federale ha dichiarato una vera e propria guerra alla scienza, tagliando fondi alla ricerca di base e reindirizzandoli a progetti di interesse del mondo degli affari. In secondo luogo il NSERC è passato a un modello premiante l’”eccellenza”, che in realtà con l’eccellenza non ha nulla a che fare, ma significa concentrare i fondi presso un numero più limitato di ricercatori lasciandone molti altri senza nulla.

Lo scorso settembre un gruppo di scienziati ha compiuto il passo straordinario di organizzarsi in un movimento chiamato Evidence for Democracy. Organizzando una serie di manifestazioni e di eventi mediatici hanno annunciato una piattaforma che si rivolge al governo federale con tre richieste: finanziare la ricerca dalla scienza di base a quella applicata; basare le decisioni sulla scienza e i risultati migliori disponibili; e rendere le scoperte scientifiche disponibili al pubblico.

Mentre è arduo definire radicali queste richieste, questi scienziati sono stati galvanizzati a uscire dai loro laboratori e a entrare nella sfera pubblica perché un governo canadese, come il movimento conservatore nord-americano da cui promana, detesta la scienza. Siamo a un punto in Canada nel quale il governo del primo ministro Harper controlla le comunicazioni dagli scienziati governativi dell’Environment Canada [organismo di previsioni metereologiche – n.d.t.] e del Dipartimento della Pesca e degli Oceani. Ha eliminato la posizione di consulente scientifico nazionale, Ha stracciato il censimento dell’Istituto Nazionale di Statistica canadese incentrato su un formulario analitico (essenziale per le ricerche sulla disuguaglianza sociale) e ha chiuso laboratori e stazioni di controllo dell’ambiente. E più di ogni altro governo oggi al mondo, il governo canadese è dedito a negare i risultati della scienza sul cambiamento climatico e a impedire iniziative di tutela della civiltà nei forum internazionali sull’ambiente.

L’attacco del movimento conservatore alla scienza ha molti protagonisti. Dove sono in grado di ottenere cariche governative, come in Canada, usano gli strumenti estremamente efficaci dei finanziamenti e della loro cancellazione e delle norme e liberalizzazioni per controllare gli scienziati governativi e incoraggiare interessi privati. L’obiettivo consiste nel trasferire potere e risorse dai servizi pubblici e dalla scienza pubblica a istituzioni private, spesso facendo appello, nel fare ciò, a dottrine morali o religiose.

Il successo di questi attacchi alla scienza è in parte dovuto alle vulnerabilità provocate dal modo in cui la scienza stessa è perseguita nella nostra società, poiché la parola scienza ha molteplici significati.

Scienza e curiosità

Albert Einstein disse che scienza è l’affinamento del pensiero di ogni giorno. In tal senso la scienza è una fondamentale attività umana: significa prestare attenzione all’evidenza, usare la logica, formulare ipotesi esplicite e verificare le ipotesi formalmente in un modo che sia replicabile da altri. E’ il tipo di scienza che è sotto attacco da parte di conservatori e di altre forme di autorità. Chiamiamo questo tipo di scienza la ‘Scienza C’, dove ‘C’ sta per curiosità.

Oggi la sottocultura hacker esemplifica la Scienza C meglio di quanto lo faccia la scienza accademica. Gli hacker sono dediti a inseguire la loro curiosità dovunque si spinga e il movimento del software a codice sorgente pubblico (open-source) e libero cui appartengono molti hacker è anche dedito a rendere le informazioni liberamente e universalmente accessibili. Nessuno è stato un testimone della Scienza C e della cultura hacker migliore di Aaron Swartz. Swartz sviluppò Creative Commons, Reddit e altri lavori innovativi prima di passare esplicitamente all’attivismo.

Creative Commons è un’organizzazione e un sistema di licenze che agevola la condivisione e l’uso del lavoro creativo. Come la Licenza Pubblica GNU (GPL) per il software, sviluppata da Richard Stallman, Creative Commons ha una filosofia implicita secondo la quale il lavoro creativo è un’impresa collettiva e che l’istinto umano di condividere sapere e informazioni dovrebbe essere festeggiato e incoraggiato, non represso. Questo è lo spirito della Scienza C.

Creative Commons e GPL sono strumenti legali per agevolare la condivisione e nel loro campo sono analoghi alla revisione paritaria e alla pubblicazione nelle riviste scientifiche per gli scienziati. Tuttavia, così come c’è un conflitto tra il software libero e quello proprietario, esiste un conflitto tra l’accesso libero e l’accesso proprietario alle pubblicazioni scientifiche, un conflitto di cui Aaron divenne consapevole da attivista.

Swartz fu così inorridito dalla privatizzazione del sapere scientifico in riviste costose che intraprese un’azione diretta per rendere pubbliche le riviste, violando i diritti d’autore dell’archivio accademico noto come JSTOR. Come Swartz spiegò, senza accesso pubblico “tutto fino a oggi finirà perduto”. Swartz riteneva che la mercificazione del sapere essenziale andasse combattuta vigorosamente: “Costringere gli studiosi a pagare per leggere il lavoro dei loro colleghi? Digitalizzare intere librerie ma consentire solo ai tizi di Google di leggerle? Mettere a disposizioni articoli scientifici a quelli nelle università di élite del Primo Mondo ma non ai figli del Sud Globale? E’ vergognoso e inaccettabile.”

Rischiando accuse federali che avrebbero potuto farlo finire in carcere per decenni, Aaaron Swartz si è suicidato nel gennaio del 2013.

Scienza e autorità

Se la Scienza C riguarda la curiosità e come tale costituisce una minaccia potenziale a quelli al potere, la scienza può anche significare autorità. Chiunque faccia una qualsiasi affermazione vuole poter affermare che la scienza la conferma. Sui media popolari gli scienziati del governo e di università prestigiose possono fare dichiarazioni autorevoli perché sono in possesso di autorità scientifica. Chiamiamo questo aspetto della scienza ‘Scienza A’, da ‘autorità’. Idealmente la pratica della Scienza C può portare all’autorità della Scienza A. In realtà, però, dell’autorità della Scienza A si abusa e la si vende come merce.

In un caso famoso della metà degli anni ’90, la ricercatrice medica dell’Università di Toronto, Nancy Olivieri, scoprì gli effetti dannosi di un farmaco per problemi del sangue chiamato Deferiprone. Nel trambusto della controversia che seguì, la Olivieri fu costretta a difendere sé stessa, la sua ricerca e il suo posto di lavoro da una serie di attacchi del produttore del farmaco e della dirigenza del suo ospedale.

L’attacco più incalzante all’autorità scientifica oggi è tuttavia incentrato sull’opinione prevalente tra gli scienziati del clima presso il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) che ha pubblicato lo scorso ottobre il suo quinto e più sinistro rapporto. Prima di dimettersi dalla NASA come maggior climatologo mondiale, James Hansen lamentò in un’occasione “la politicizzazione dell’informazione sul riscaldamento globale”. Hansen sottolineò che con la concentrazione industriale dei media, il compito di resistere alla politicizzazione negativa della ricerca scientifica, compresi gli attacchi alla credibilità degli scienziati, è “formidabile”.

Tali attacchi diretti all’autorità scientifica sono relativamente rari, ma rivelano come interessi economici potenti cerchino di screditare l’autorità scientifica quando le scoperte scientifiche contrastano i loro profitti e il loro controllo sociale. Più insidiosamente, tali interessi economici non si limitano semplicemente ad aspettare di attaccare i risultati scientifici che non approvano. Al contrario, hanno sviluppato modi sofisticati per incanalare e controllare la curiosità scientifica.

Scienza e affari

Questa è quella che chiamo la Scienza B, il business della scienza. La triste verità è che la maggior parte di ciò che gli scienziati fanno non è Scienza C: esplorare il mondo attraverso indagini sistematiche. La maggior parte di ciò che gli scienziati fanno è raccogliere fondi, produrre pubblicazioni su riviste prestigiose, trovare studenti che lavorino ai loro progetti e tenere il passo con altri scienziati in base a questi metri. La Scienza B funziona come altri segmenti della società capitalista. E’ competitiva, comparativa e di divisa per status in superdivi, ex stelle e perdenti.

L’Associazione Canadese dei Docenti Universitari (CAUT) ha lanciato l’estate scorsa una campagna chiamata Fare Scienza Corretta. Mirando a superare la politica scientifica federale che sovrintende alla Scienza B, la CAUT ha sollecitato maggiori fondi alla scienza di base, poiché i finanziamenti alle scienze naturali erano scesi del 6,4 per cento dal 2007. Contemporaneamente il governo federale ha aumentato i finanziamenti ai partenariati di ricerca – collaborazioni tra scienza e imprese – del 23 per cento dal 2011.

La scienza come attività affaristica la rende vulnerabile all’attacco di governi autoritari e di movimenti conservatori, snellendo opportunità per i ricchi e potenti di indirizzare la scienza a proprio vantaggio. In conseguenza siamo in grado di creare decine di migliaia di sostanze chimiche, ma non abbiamo riflettuto granché su cosa fare di esse una volta utilizzate. Mezza dozzina di governi dispone di armi nucleari che possono distruggere intere città, ma nessun paese ha un sistema funzionante di energie rinnovabili. La curiosità umana (Scienza C) avrebbe potuto risolvere i nostri problemi ambientali da molto tempo, ma non è in grado di decollare perché è intrappolata nella Scienza B.

Scrivendo sulla rivista Baffler il ben noto antropologo culturale David Graeber ha valutato il problema. “La crescente compenetrazione di enti governativi, università e aziende private ha portato tutti ad adottare il linguaggio, le sensibilità e le forme organizzative originate nel mondo dell’industria. Anche se ciò può aver contribuito a creare prodotti commerciabili, poiché è questo che le burocrazie industriali sono chiamate a fare, in termini di promozione di ricerche originali i risultati sono stati catastrofici.”

“Il buonsenso suggerisce che se si volesse massimizzare la creatività scientifica, si cercherebbero persone intelligenti, si darebbero loro le risorse necessarie per perseguire qualsiasi idea venga loro in testa e si lascerebbero in pace … se si vuole minimizzare la possibilità di grandi scoperte inattese, si dica a quelle stesse persone che non riceveranno alcuna risorsa se non dedicheranno il grosso del loro tempo a competere tra loro per convincervi che sanno in anticipo che cosa scopriranno.”

Graeber ci offre un’intuizione importante su come la Scienza B abbia finito per sconfiggere la Scienza C. La sinistra, nel frattempo, è una naturale sostenitrice della Scienza C e scienziati di sinistra, come il biologo evoluzionista Richard C. Lewontin e l’ecologo matematico Richard Levins, usano l’espressione “scienza del popolo” per descrivere come la scienza dovrebbe funzionare in una società migliore. Anche se la maggior parte di noi ha una sana punta di antiautoritarismo che ci porta in conflitto con l’autorità scientifica (Scienza A), le contestazioni migliori a quell’autorità, in realtà a ogni autorità, sono basate esse stesse sulla logica, le prove e la ricerca. Uno dei compiti della sinistra politica, allora, consiste nel liberare e incoraggiare la curiosità rigorosa della Scienza C.

Scienza e movimenti sociali

Marx e i primi socialisti consideravano il loro lavoro come di natura scientifica e anche i loro errori possono essere interpretati come risultato del non aver agito in conformità ai loro principi scientifici. Generazione dopo, socialisti come Trotskij, Luxemburg e altri cercarono di divulgare  le scoperte scientifiche e la cultura intellettuale al popolo. Oggi, anche se la gente di sinistra è inferiore in numero e non particolarmente influente, le scienze naturali e sociali sono buoni spazi per cercarla.

La sinistra cerca di promuovere il cambiamento convincendo grandi numeri di persone ad agire in movimenti sociali. Le idee delle scienze sociali potrebbero informare la sinistra in questi tentativi. Ad esempio, studi recenti che collegano una vasta gamma di problemi sociali alla disuguaglianza economica suggeriscono che le persone sono molto sensibili allo status e che la politica sociale dovrebbe essere mirata a minimizzare la disuguaglianza tenendo presente questo. I filosofi hanno dibattuto a lungo se la natura umana ha un istinto di libertà e anche se il sapere scientifico a proposito della natura umana resta estremamente limitato, il poco che la scienza ha rivelato suggerisce che gli umani hanno effettivamente istinti di libertà e di uguaglianza.

Un altro insieme di studi a proposito della licenza morale suggerisce che gli appelli volontaristici hanno gravi limitazioni. In uno studio soggetti che avevano fatto una scelta di consumo verde o ecologica avevano in seguito meno probabilità di donare a una buona causa o di aiutare una persona in una condizione di bisogno. Anche qui troviamo ricerche in sociologia che suggeriscono che affidarsi alla solidarietà funziona meglio che affidarsi alla beneficienza, perché la beneficienza può essere fragile.

Una terza area di ricerca mostra che l’ideologia politica influisce sulle scelte di consumo. Uno studio statunitense pubblicato in Proceedings of the National Academy of Sciences ha scoperto che “individui conservatori hanno mostrato minori probabilità di acquistare lampadine energeticamente efficienti e più costose quando erano etichettate con messaggi ambientalisti piuttosto che quando non erano etichettate così.” L’odierna società capitalista significa che molte di queste idee provengono da ricerche orientate all’industria sul marketing e sul comportamento organizzativo. La sinistra non dovrebbe tirarsi indietro rispetto allo studio di queste idee, scartando quelle inutili e adattando quelle utili.

Nessun sostituto della sinistra

Quelli che hanno una mente scientifica non gravitano automaticamente verso la sinistra politica. In parte a causa dell’influenza della Scienza A (autorità) e della Scienza B (affari), molte persone dalla mente scientifica suppongono che essere scientifici significhi essere neutrali, astenersi dal giudicare, rifiutare di prendere posizione persino sui temi più critici dell’attualità. In realtà la scienza non afferma nulla di simile. L’obiettività scientifica significa essere consapevoli dei pregiudizi all’interno di un dato quadro e agire per minimizzarli, verificando contemporaneamente affermazioni contrarie all’evidenza. Non significa non avere alcuna opinione e alcun punto di vista (o, quanto a questo, accettare senza domande un quadro dato). In realtà nel libro Descartes’ Error [L’errore di Cartesio] il neurologo Antònio Damàsio si appella a studi che mostrano che un processo decisionale razionale è impossibile senza emozioni.

Nel caso del cambiamento climatico abbiamo un consenso scientifico schiacciante e quasi senza precedenti, con tutta l’autorità che può apportare la Scienza A unita a tutto il sapere che la Scienza C è stata in grado di generare. Ma senza un grande cambiamento politico, le élite sono in grado di continuare sulla via di un maggiore uso dei combustibili fossile accelerando la crisi climatica. Come nel caso di altri problemi, interessi forti dirigono la politica controllando attivamente la direzione della scienza (Scienza B), usando i media e organismi governativi per attaccare l’attendibilità degli scienziati, la loro reputazione e il loro morale e celando o confondendo le informazioni disponibili a pubblico. Di fronte a questo genere di risoluta opposizione politica vanno scelti un approccio, una strategia e un insieme di principi politici. La scienza da sola non può mettere a disposizione queste cose.

Questo diviene chiaro quando valutiamo due diversi approcci alla lotta contro il cambiamento climatico catastrofico. Per molti ambientalisti conformisti, la via è sempre sembrata chiara. Viviamo in una democrazia, dopotutto. Dunque convinciamo innanzitutto un numero sufficiente di persone che il problema del clima è serio. Dimostriamo che è disponibile la tecnologia per risolverlo senza sacrificare molte comodità. Poi convinciamo i nostri leader a operare i necessari cambiamenti tecnologici e politici e se non lo fanno allora eleggiamo leader che lo facciano. Molti di quelli che prendono le decisioni economiche non sono eletti, è vero. Ma anch’essi possono essere convinti con argomenti razionali. I leader dell’industria si incontrano regolarmente con gli ambientalisti. Se parte del pianeta diviene inabitabile e c’è una serie di catastrofi collegate al clima sarebbe un male per gli affari, è il ragionamento. Dunque anche i capitani dell’industria si adegueranno con gli argomenti e le proposte giuste.

Nel 2014, con la produzione di petrolio e gas che continua a rompicollo in Canada e negli USA, abbiamo prove più che sufficienti per sapere che tale approccio apolitico di pressioni di lobby e di persuasione è fallito disastrosamente. La fondamentale natura del sistema in cui viviamo non è democratica. E’ un sistema che prende gli elementi della vita – natura, terra, acqua, energia, culture e popoli – e li converte in merci a fini di profitto e controllo. Il sistema ha la sua logica. Se vi si partecipa, si deve seguire tale logica. Si deve prendere quello che si riesce ad arraffare -  per molti la propria stessa vita – e trasformarlo in denaro. Se si è esclusi dal sistema si è esclusi dai mezzi stessi della sopravvivenza. Se si è esclusi e si cerca di procurarsi da soli i mezzi per la sopravvivenza propria e dei propri cari fuori dal sistema, ci sarà opposta la violenza. Il profitto, l’accumulazione e la crescita economica sono più che idee dominanti: definiscono il capitalismo come sistema di rapporti.

Dunque, per un’atmosfera stabilizzata dovremo sconfiggere alcune persone e istituzioni molto potenti nel processo di liberazione di noi stessi – e della scienza – dai dettami del profitto. Il successo in questa lotta richiederà tutti gli strumenti del cambiamento sociale: organizzazione, comunicazione, dimostrazione e sperimentazioni di iniziative diverse.

L’intelligenza che muove la ricerca scientifica è una capacità umana profonda, ma la scienza da sola non potrà mai dirci come agire. Non può fornire principi, anche se può aiutarci ad agire nel rispetto di essi, quando li abbiamo. Per questo motivo la scienza non sarà mai sufficiente per condurre la lotto contro i movimenti conservatori o le industrie potenti. Per quello la gente deve trovare una guida morale in altre capacità umane e in altre risorse culturali: arte, letteratura, filosofia, relazioni e persino, al suo posto giusto, nella religione. Nella lotta per un mondo giusto e sostenibile, non possono essere sostituti della lotta politica organizzata, un fatto che gli stessi scienziati sempre più riconoscono.

Justin Podur è docente associato di studi ambientali presso l’Università di York dove insegna ecologia del paesaggio e sistemi di informazione geografica. Tiene un blog sulla politica internazionale all’indirizzo podur.org.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/science-and-liberation-by-justin-podur.html

Originale: Briarpatch Magazine

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 27 gennaio 2014 alle 23:27 - Reply

    È antiscientifico ogni governo, ente, ministero, religione o altra autorità che frena la ricerca. La politica è la tutela etica del progresso scientifico solo se le applicazioni della stessa scienza sono al servizio della pace e della tutela dei beni materiali comuni. La comunità umana deve finanziare la ricerca scientifica perché essa deve essere al servizio dei suoi bisogni di pace, libero pensiero e libero movimento. Anche un fallimento scientifico contribuisce al progresso e nulla di sacro che non sia la pace tra gli uomini e la tutela della natura può interferire nel reputare immorale una ricerca.

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