Sono stato sulla cima della montagna

Redazione 26 gennaio 2014 1
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Sono stato sulla cima della montagna

Di Danny Schechter

23 gennaio 2014

Le cime delle montagne offrono vedute dinamiche e non simbolizzano soltanto le altezze fisiche ma punti di preminenza che ispirano.

La notte prima di essere assassinato, Martin Luther King ha detto alla gente che gremiva  una chiesa di Memphis, dove stava facendo una crociata per conto degli operatori ecologici della città, che era stato in vetta alla montagna.

Praticamente cantava quando ha ruggito: ….”Come a tutti, anche a me piacerebbe vivere una vita lunga. La longevità ha il suo posto. Ma non mi interessa questo, adesso. Voglio soltanto fare la volontà di Dio. E Lui mi ha permesso di salire sulla montagna. E ho  guardato. E ho visto la Terra Promessa. Forse non ci andrò con voi. Stasera, però, voglio che sappiate che  in quanto popolo, arriveremo alla terra promessa!”

A lui, salire quella montagna aveva  offerto anche una veduta panoramica di dolore e cambiamento. In precedenza, in quella profetica orazione finale, ha parlato della condizione umana in questi termini.

Il mondo è tutto sottosopra. La nazione è malata. Ci sono guai sulla terra; tutto intorno c’è confusione. Questa è un’affermazione strana. Ma so, in qualche modo, che soltanto quando è abbastanza buio, si possono vedere le stelle.”

Sono appena tornato da un’altra cima di montagna dove le strade sono stipate di gente che si trascina  nel freddo e nella neve – cercando altre stelle – le stelle del cinema.

Il Festival del cinema Sundance, è iniziato, e la sua sede è la ricca località sciistica di Park City, nello Utah, su una montagna piena di neve, non lontana da Salt Lake City, che attrae gli appassionati di cinema, gli aspiranti al mondo dello  spettacolo, e gli sciatori.

La maggior parte è lì per gli abbracci (o l’adorazione) delle  imponenti altezze  della nostra industria culturale. C’erano in mostra anche un sacco di contraddizioni.

L’attore Robert Redford che ha creato il Festival Sundance, sembra essere diventato meno infatuato dello spettacolo annuale. L’Hollywood Reporter, lo ha  descritto, osservando: ” Tuttavia Redford sembra ambivalente rispetto al successo del festival, ostile alle forze delle grosse aziende e della commercializzazione che hanno sopraffatto la sua creazione contro-culturale, mentre contemporaneamente  apprezza tutto quello che ha ottenuto.”

I giornalisti che si occupano del mondo dello spettacolo,  erano anche meno eccitati, ha riferito Sharon Waxman, direttrice del sito di Hollywood, The Wrap.

Se non eravate al Sundance di quest’anno, è meglio così. La mancanza di un film di successo, strano, che avrebbe fatto parlare tutti, ci dice qualcosa sullo stato del film indipendente che manca di qualcosa.  Mentre il festival ha avuto sprazzi di eccitazione, i film erano, nel complesso, interessanti ma non stimolanti, facevano riflettere ma non erano emozionanti.

In breve, non abbastanza importanti da attirare l’attenzione di un pubblico distratto.

Mentre la maggior parte della consapevolezza che c’è in questi giorni ruota attorno al commercio e a trovare accordi come a Hollywood, vengono mostrati alcuni documentari importanti ed efficaci, film che raramente vediamo alla televisione.

Per ironia, uno di quelli  che ho visto, “Concerning Violence” [Riguardo alla violenza], era basato sul testo del 1960 del rivoluzionario e psichiatra Franz Fanon che nel suo libro più venduto, The Wretched of the Earth [I dannati della terra], ha scritto che la strada verso la decolonizzazione era inevitabilmente e necessariamente una strada violenta.

E’ una produzione svedese  e partecipa  con  uno spettacolo  meno controverso,  come un tributo al figlio nativo dello stato, Mitt Romney. Il Sundance ha mostrato il film ispirato a Fanon, alla vigilia della festa nazionale che festeggiava l’apostolo più amato della non-violenza.

Proprio quando il festival è iniziato, il Presidente Obama ha annunciato le riforme della NSA. Il giornale locale, il Salt Lake City Tribune, ha riferito che queste non influenzeranno l’apertura, su un’altra cima vicina, nota come “il Punto della Montagna,” di un nuovo vasto, gigantesco centro di spionaggio della NSA.

Secondo il giornale, “Il Centro dati dello Utah, un massiccio deposito di server di  computer, presso il Punto della Montagna, è in gran parte una struttura di stoccaggio per l’agenzia internazionale di spionaggio, che raccoglie le operazioni, dicono gli esperti…”

In quello stesso weekend, tra le notizie riguardanti un collezionista locale di serpenti che si lamentava di essere stato sfrattato perché teneva in casa 25 boa constrictor, c’era una pagina di un rapporto che diceva che il dipartimento della Difesa aveva fatto un grosso regalo alla polizia dello stato dell’Utah, consistente di armi letali, di un arsenale di proiettili e perfino di un veicolo tipo  carro armato  usato in Afghanistan.

E tanti saluti agli ideali del Dottor King: sembra che il Pentagono si stia ora preparando tranquillamente per le insurrezioni in America.

Dall’altra parte del mondo, a Davos, nelle Alpi Svizzere, ancora un’altra vetta importante è stata preparata per una chiacchierata festosa per l’elite dell’elite, il vero 1% al Forum Economico mondiale annuale di cui mi sono occupato negli anni passati.

Christopher Dickey, sul sito Daily Beast, spiega: “Anche l’importante e potente riunione nella località turistica svizzera, riconosce ora che la grottesca disuguaglianza è la maggiore minaccia alla pace del mondo.

La loro risposta: la festa inizia  stasera mentre la piccola località turistica inizia ad accogliere 2.500 partecipanti, compresi più di 40 capi di stato, lo stesso Forum è organizzato meglio di sempre – è il resto del mondo non lo è. Nessuno a Davos  afferma più di essere padrone dell’universo. Diavolo, nessuno oserebbe farlo.”

Media Tenor, una società di ricerca che lavora per molte grosse aziende ha emesso un rapporto sull’industria della finanza che aiuta a pagare il Forum di Davos e che è un ingranaggio fondamentale  nell’economia mondiale.

“21 gennaio, 2014. Davos, Svizzera – Con l’immagine delle banche al loro minimo storico, l’industria attualmente è considerata agli stessi livelli di negatività del crimine organizzato, del terrorismo, e della dittatura, secondo una nuova ricerca realizzata da Media Tenor International. Questo livello di negatività, non rilevato in 20 anni di ricerche da parte di Media Tenor, condotte in tutte le industrie, posizione le banche tra i fattori che pongono un rischio maggiore della potenza nucleare o del tabacco, incrementando  la pressione sugli organismi normativi e sulle banche centrali.

La ricerca, diffusa questa settimana al Forum Economico Mondiale, mette in luce i rischi   essenziali che le banche affrontano per fare in  modo che la loro licenza sia operativa e allo stesso tempo sottolinea i pericoli che la società affronta a causa di un settore bancario di cui non ci sia fida. Il crollo della fiducia solleva domande riguardo al modo in cui le banche possono forse    mantenere le loro attuali relazioni con i clienti e attirare nuovi affari con le loro operazioni fondamentali rimanendo sotto attacco dei media, e contemporaneamente indicando una chiara piattaforma per i politici in campo globale.”

Martin Wolf, commentatore economico del Financial Times che è praticamente la pubblicazione   interna per i partecipanti a  questa ostentazione annuale di ricchezza, paragona la situazione di oggi a quella della vigilia della I Guerra Mondiale, esattamente un secolo fa, quando i ricchi del mondo e i suoi governanti,  inciampavano  verso la raccapricciante conflagrazione della storia.

(In un certo senso, quando il 2012 stava arrivando alla fine, tutto il mormorio  riguardava le profezie dei Maya; oggi nessuno sembra ricordare come, nel 1914, un omicidio avesse innescato una Guerra Mondiale a Sarajevo, una città che è stata devastata relativamente pochi anni fa, e che ora non è certo stata dimenticata. Sarajevo era una città circondata da cime di montagne che erano usate dai fanatici bosniaci come  trespoli  dai quali uccidere civili innocenti.”)

Quindi, mentre sono grandiose nelle loro bellezza, le cime delle montagne non sono più una strada verso la terra promessa. Non oggi, non nel mondo di disuguaglianza nel quale viviamo.

Danny Schechter commentatore di notizie, ha un blog su NewsDuissector.net e gestisce Mediachannel.org. Il suo nuovo libro è :Madiba A-Z: The Many Faces of Nelson Mandela [Madiba, dalla A alla Z: le molte facce di Nelson Mandela], offre una sua biografia nuova e insolita. I commenti si possono inviare a: dissector@mediachennel.org

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/I-have-been-to-the-mountain-top-by-danny-schechter

Originale: Danny Schechter’s ZSpace page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 26 gennaio 2014 alle 21:04 - Reply

    I creatori di bisogni hanno previsto di non indurre se un minimo senso di diseguaglianza, quanto basta allo sdegno per produrre frustrazione ma non rivolta. Sta a noi è solo a noi approfondire il concetto e crearci un bisogno nuovo, non indotto e che tenga conto di ciò che non ci fanno vedere e che ormai è dietro la nostra porta. E non importa quanto la porta sia blindata.

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