L’occultamento di Ariel Sharon

Redazione 17 gennaio 2014 1
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L’occultamento  di Ariel Sharon

Di Ramzy Baroud

16 gennaio 2014

La morte dell’ex leader israeliano Ariel Sharon ha ravvivato l’interesse dei media statunitensi per l’eredità di un uomo considerato da molti un criminale di guerra, e da alcuni un eroe. In effetti, il presunto eroismo di Sharon è stato al centro dei servizi  della CNN riguardanti la sua morte, avvenuta l’11 gennaio.

Sharon ha trascorso in coma gli ultimi 8 anni precedenti la sua morte, ma apparentemente un periodo  non abbastanza lungo perché i media statunitensi legati alle grosse imprese si svegliassero dal loro coma morale. La copertura del sito della CNN ha presentato Sharon come un uomo di statura eroica, che è stato costretto a fare delle scelte difficili per il bene del suo popolo. “Dappertutto  era chiamato ‘Il Bulldozer,’ un capo intrepido che ha portato a termine delle cose,” ha scritto Alan Duke.

Nel suo articolo intitolato “Ariel Sharon, ex Primo ministro israeliano, morto a 85 anni”, sembrava che Duke affrontasse di petto il passato di Sharon. In realtà Duke ha intelligentemente occultato   gli orrendi crimini dell’uomo, trovando contemporaneamente ogni occasione per narrate le sua virtù immaginaria. “Molti nel mondo arabo chiamavano Sharon “il macellaio di Beirut” dopo che è stato a capo dell’invasione israeliana del Libano nel 1982 mentre aveva la carica di ministro della Difesa,” ha scritto Duke.

Ciò nonostante, Sharon non era chiamato ‘Il Bulldozer’ perché era ‘un leader intrepido’ , nè gli arabi lo chiamano ‘il macellaio di Beirut’ per avere semplicemente ‘guidato’ l’invasione del Libano. Duke è o ignorante o non ricorda i fatti, ma la colpa non è soltanto sua, dato che i riferimenti all’eroismo di Sharon sono stati un elemento predominante nei servizi della CNN.

Tuttavia la scomparsa di Sharon, e il fiume di vigorosi elogi non cambieranno i fatti della sua storia impregnata di sangue, né cancellerà i ‘fatti concreti’ – come le molte colonie illegali che Sharon ha eretto così zelantemente sulla terra palestinese occupata.

In seguito all’occupazione israeliana di Gaza, in aggiunta a quella del resto della Palestina nel 1967, a Sharon  è stato affidato il compito cruento di “pacificare” la Striscia caparbia, dato che era a capo del Comando meridionale delle Forze di difesa israeliane. Sharon era stato soprannominato il “Bulldozer” perché aveva capito che pacificare Gaza avrebbe richiesto veicoli pesantemente blindati e che  le viuzze affollate di Gaza che zigzagavano tra i poveri campi profughi non erano adatte a macchine pesanti.

Ha deciso perciò di radere al suolo centinaia di case, preparando la strada per all’avvicinamento  dei carri armati e dei bulldozer che avrebbero abbattuto ancora altre case. Stime modeste calcolano in 2.000 il numero delle case distrutte soltanto nell’ agosto 1970. Oltre 16.000 palestinesi sono diventati senzatetto e migliaia sono stati costretti a trasferirsi  da un campo profughi a un altro. Il Campo Profughi Beach, vicino alla città di Gaza ha sostenuto la maggior parte dei danni. Molti sono fuggiti per salvarsi la vita, rifugiandosi nelle moschee, nelle scuole e nelle tende dell’ONU. L’obiettivo dichiarato di Sharon era di prendere di mira l’infrastruttura terroristica. Infatti quello che intendeva fare era mirare proprio alla popolazione che si opponeva e che aiutava la resistenza, perché era proprio questa l’infrastruttura che Sharon ha brutalmente colpito  per molti giorni e settimane.

L’attacco cruento di Sharon ha anche causato l’uccisione di 104 combattenti della resistenza e la deportazione di centinaia di altri. Alcuni sono mandati in Giordania, altri in Libano, e gli altri sono stati semplicemente lasciati a marcire nel deserto del Sinai.

Ma la violenza di Sharon faceva parte di una logica ugualmente inquietante. Credeva che qualsiasi piano strategico a lungo termine per proteggere Israele, dovesse avere alla base una campagna violenta mirata a disorientare i palestinesi. E’ stato rapido a sfruttare al meglio il piano Allon, dal nome di Yigal Allon, un ex generale e ministro del governo di Israele, che si era assunto il compito di disegnare una visione di Israele per i territori palestinesi conquistati di recente.

Sharon racconta di essere stato in piedi su una duna vicino a Gaza con i ministri del suo governo, mentre spiegava loro che insieme alle misure militari per controllare la Striscia, voleva delle “dita”     di insediamenti che separassero le città, tagliano in quattro parti la regione. Un altro ‘dito’ si sarebbe incuneato nel bordo del Sinai, aiutando a creare una ‘zona cuscinetto ebraica tra Gaza e il Sinai per sospendere il flusso di armi’ e dividere le due regioni nel caso che il resto del Sinai dovesse per caso essere restituito all’Egitto. Quel “lascito” ha deturpato e isolato Gaza, anche molti anni dopo che Sharon aveva attuato la sua politica di disimpegno  unilaterale, nel 2005. Ha trasferito i coloni in altre colonie illegali in Cisgiordania e ha imposto un assedio ermetico alla Striscia, le cui conseguenze continuano a essere soffocanti e letali.

Sharon era ansioso di abbracciare e sfruttare la divisione dei suoi nemici. Si è mosso contro il Libano nel 1982, quando il paese era nel momento di massima debolezza,  esausto per le divisioni e la guerra civile. E quando le forze di Israele hanno finalmente occupato il Libano nel 1982, quando i combattenti dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) venivano mandati via  sulle navi in molti paesi del Medio Oriente, Sharon trionfante ha permesso ai suoi alleati, i falangisti cristiani, di entrare nei campi profughi indifesi di Sabra e Shatila. Dal 16 al 18 settembre 1982, le truppe israeliane hanno assediato completamente i campi, i falangisti sono entrati nella zona e hanno compiuto un massacro che ha evidenziato sia la guerra civile libanese che l’invasione israeliana, uccidendo migliaia di rifugiati palestinesi, la maggior parte scannata  con i coltelli, ma anche uccisa con armi da fuoco.

Sebbene in parte screditato dopo la sua disastrosa guerra in Libano, gli elettori israeliani lo hanno ripetutamente riportato al potere, per guidare il partito di destra Likud nel 1999, e come Primo ministro di Israele nel febbraio 2001. Lo scopo era di sottomettere i palestinesi che si erano ribellati durante la Seconda Intifada. In effetti, è stata la ‘visita’ provocatoria di Sharon a uno dei luoghi più sacri dell’Islam fatta pochi mesi prima, [la moschea Al-Marwani] che ha scatenato la rabbia tra i palestinesi, e che, oltre ad altri fattori ha dato inizio alla ribellione.

Sahron ha tentato di schiacciare l’insurrezione con l’appoggio e la benedizione degli Stati Uniti, ma ha fallito. Alla fine dell’agosto 2001, 495 palestinesi e 154 israeliani sono stati uccisi. I tentativi internazionali di inviare forze di osservazione dell’ONU sono state mandati all’aria da un veto degli Stai Uniti del 27 marzo, preparando quindi la strada perché l’esercito israeliano  si è fatto strada nei campi profughi palestinesi e in altre aree precedentemente controllate dall’Autorità Palestinese per sconfiggerli.

Nel marzo e aprile del 2002 Sharon ha ordinato l’Operazione “Muro difensivo’ che ha provocato grosse incursioni militari nelle città della Cisgiordania, che hanno causato una distruzione massiccia e un massacro senza precedenti. L’operazione israeliana ha provocato l’uccisione di centinaia di palestinesi, la rioccupazione delle maggiori città della Palestina, la distruzione del quartier generale di Arafat a Ramallah, e il successivo assedio del leader palestinese nel suo ufficio che stava in piedi a malapena.

Sharon non è stato un eroe. E’ ora che i media statunitensi si risveglino dal loro coma e affrontino la realtà con buonsenso e con i valori dei diritti umani essenziali. Non dovrebbe guardare attraverso il prisma degli elementi più di destra, se non addirittura fascisti, della società israeliana.

 

Nella foto: la lapide commemorativa delle vittime di Sabra e Shatila.

Ramzy Baroud dirige il sito PalestineChronicle.com. E’ autore di: The Second Palestinian Intifada: A Chronicle of a People’s Struggle La seconda Intifada palestinese: cronaca della lotta di un popolo], e di: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. (Pluto Press).

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.counterpunch.org/the-whitewashing-of-ariel-sharon-by-ramzy-baroud

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 17 gennaio 2014 alle 19:50 - Reply

    Non mi concentrerei sul fatto che Ariel Sharon fosse un eroe o un nemico da sconfiggere, quanto su come ha condotto quella guerra in cui riteneva di essere dalla parte giusta. Forse il tempo serve a scrivere i dettagli delle storia ma a volte non servono nemmeno troppi dettagli. Una cosa credo si possa dire: qualche volta la politica e le scelte di Sharon hanno messo in imbarazzo il popolo israeliano e tutti gli ebrei del mondo. Un popolo che è simbolo della sofferenza per persecuzione non dovrebbe consentire questo ai propri capi. Provocare e costruire separazioni tra popoli non è da considerarsi eroico.

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