Quello che Fox News mi ha impedito di dire: Mumia carburante per la campagna della destra

Redazione 13 gennaio 2014 1
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Mumia Abu-Jamal

Mumia Abu-Jamal

 

di Johanna Fernandez – 13 gennaio 2014

Vedere il programma televisivo qui: http://www.youtube.com/watch?v=09FGS7M

Mercoledì pomeriggio ho ricevuto una email dal programma Hannity di FOX NEWS a proposito di una mia possibile intervista sul caso di Mumia Abu-Jamal. La FOX era sotto pressione in reazione all’udienza del Comitato Giudiziario del Senato quel giorno, in cui Debo Adegbile è stato confermato come nominato del presidente Barack Obama a vice procuratore generale per i diritti civili presso il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti.

Non mi ci è voluto molto per ritrovarmi al telefono con uno dei produttori che mi ha messa sulla graticola per la mia opinione sulla nomina di Adegbile e sul suo collegamento con Mumia Abu-Jamal.

Ho detto che faccio padre della squadra legale di Mumia, che Adegbile non ha mai fatto parte del piccolo gruppo di avvocati e collaboratori impegnati nel caso Mumia presso il Fondo di Difesa Legale della NAACP, che Adegbile non aveva esercitato pressioni perchè il Fondo di Difesa Legale si occupasse del caso e che è semplicemente capitato che egli avesse collaborato con l’organizzazione che aveva deciso di occuparsene. Ho aggiunto che la FOX dovrebbe, tuttavia, chiedersi perché una delle organizzazioni legali per i diritti civili più rispettate della nazione, famosa per il caso Brown vs Board of Education, aveva ritenuto il caso di Mumia Abu-Jamal tanto importante da farsene carico. Inoltre, ho aggiunto, la questione per la quale Adegbile è attaccato è incentrata su un appello federale che ha contestato la pena di morte comminata a Mumia, non la sua condanna, perseguita rabbiosamente e illegalmente dal procuratore Joe McGill in un modo che ha profanato la Costituzione degli Stati Uniti. I giudici federali hanno concordato con l’appello e la condanna a morte di questo giornalista di fama mondiale è stata commutata in ergastolo senza libertà condizionale.

Su questa sola base – che per 28 anni Mumia è stato incostituzionalmente sottoposto alle condizioni inumane e torturatrici del braccio della morte – Mumia dovrebbe essere immediatamente rilasciato. Ma oltre a essere stato sottoposto a un processo che, secondo un Rapporto di Amnesty International sul caso, “non è stato all’altezza degli standard internazionali minimi di salvaguardia dell’equità delle procedure legali”, le prove nel caso di Mumia suggeriscono che un innocente è ora in carcere da 32 anni. Come dimostra la lunga storia della criminalizzazione dei neri negli Stati Uniti, soltanto perché un nero è condannato non significa che sia colpevole. Chiedetelo al The Innocence Project presso la Scuola di Legge Benjamin N. Cardozo alla Yeshiva University.

Torniamo a FOX News. In classico stile FOX l’intervista con me non sarebbe stata a proposito del caso né della nomina di Adegbile. Hannity ha dato ampio tempo a Katie Pavlich, che rappresentava le idee dell’accusa e che era chiaramente impegnata a far semplicemente da eco alle sue conclusioni.

Alla fine il nocciolo della parte [dell’intervista] è stato permettere alla FOX di definire quante più volte possibile Mumia “un assassino di poliziotti condannato tre volte” e di associare ciò a Debo Adegbile in modo da energizzare strategicamente un ordine del giorno della destra contro le conquiste del movimento per i diritti civili, seguendo lo stessa schema della sua riuscita campagna per far dimettere Van Jones.

Alla fine del segmento sono immediatamente uscita dallo studio, ho preso a camminare fuori dal set e sono stata fermata dai produttori perché stavo passando davanti alla telecamera mentre Hannity presentava il segmento successivo. Poi, stando in piedi lì, ho deciso di rimanere ancora un po’ per chiarire le cose con Hannity a telecamere spente. Gli ho detto che la sua scaltra messa in scena di propaganda istigatrice mascherata da dibattito politico stava immiserendo un dibattito pubblico disperatamente necessario negli USA e distruggendo il progetto di democrazia da cui esso dipende. Quello di Hannity è un falso programma di notizie, giornalismo e dibattiti, in cui il punto di vista opposto è rozzamente interrotto e poi messo al tappeto da una bordata di menzogne.

Fedele al suo stile, FOX NEWS ha manipolato i fatti del caso per dipingere Mumia come un impenitente assassino di poliziotti. La signorina Pavlich, ad esempio, ha affermato che Mumia non ha rilasciato alla corte, durante il processo, una dichiarazione di non colpevolezza. In realtà l’avvocato di Mumia ha depositato una dichiarazione di non colpevolezza e in seguito, nel processo, lo stesso Mumia ha protestato due volte la sua innocenza. Ma quando il processo è iniziato Mumia ha giurato il silenzio per protestare contro la cattiva condotta dell’accusa che non aveva onorato l’accordo preprocessuale di consegnare all’imputato fotografie e documenti importanti prima dell’inizio del processo. Mumia ha anche giurato il silenzio perché desiderava difendersi da solo e rilasciare alla corte una dichiarazione d’apertura, tutte previsioni della procedura del giusto processo in base alla Costituzione, ma negate a Mumia Abu-Jamal.

Dopo l’intervista di Hannity, il programma della Fox The Kelley Files ha intervistato la vedova dell’agente Daniel Faulkner, Maureen Faulkner. La signora Faulkner ha affermato che la nomina di Obama equivale a “sputare su tutti i nostri agenti”. Nel guardarla mi sono ricordata di un’intervista lancinante che ho condotto alcuni anni fa alla sorella di Mumia, Lydia Barashango, che stava morendo di cancro. Lei dichiarò alla troupe del film Justice on Trial: The Case of Mumia Abu-Jamal [Processo alla giustizia: il caso Mumia Abu-Jamal] che “per Maureen Faulkner la giustizia è legata alla scoperta di chi ha ucciso l’agente Daniel Faulkner. Quella persona non è Mumia.”

La giustizia per Daniel Faulkner e la giustizia per Mumia Abu-Jamal dipendono da una dedizione senza compromessi ai fatti, al giusto processo e alla verità; sinora tale dedizione non c’è stata. Come con tanti altri imputati, i tribunali hanno deluso Mamia. Non è stato processato da una giuria di suoi pari; agenti di polizia hanno manomesso prove e l’accusa ha soppresso prove a discolpa.

Il fatto più importante e meno noto del caso Abu-Jamal è che sulla scena del crimine era presente una quarta persona e la sua presenza è stata soppressa al processo dall’accusa e dal giudice che presiedeva il processo. L’ex giornalista di TV Guide e giornalista indipendente d’inchiesta sulla criminalità Patrick O’Connor sostiene in modo convincente nel suo libro sul caso che fu tale quarta persona, Kenneth Freeman, a uccidere l’agente Faulkner.

E’ anche allarmante che 15 dei 35 agenti coinvolti nella raccolta di prove sul caso siano finiti in carcere per corruzione e manomissione di prove nel giro di settimane dopo la fine del processo a Mumia. In effetti le foto scattate da Pedro Palakoff, un fotogiornalista indipendente che scattò le prime fotografie della scena del crimine, mostrano manomissioni di prove da parte della polizia e confutano l’intera teoria dell’accusa riguardo al caso.

Sfortunatamente, nonostante le schiaccianti prove d’innocenza in questo caso, la signora Faulkner sta denunciando la nomina di Adegbile da parte di Obama e processa Mumia davanti al tribunale dell’opinione pubblica sulla base della sua affiliazione politica al partito delle Pantere Nere, cui aderì quando aveva quattordici anni. Per inciso, questa è stata la stessa strategia illegale utilizzata nel processo dal procuratore Joe MacGill per assicurare la pena di morte nel caso di Mumia. Impiegando il linguaggio utilizzato storicamente per mettere a tacere quelli che si battono contro l’ingiustizia – il linguaggio del maccartismo – la signora Faulkner denuncia Mumia come “un radicale e una Pantera Nera”. Ma il Primo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti protegge la libertà di espressione e di associazione e protegge anche contro l’uso dell’affiliazione politica come prova della colpevolezza di un imputato se ciò è irrilevante nella causa.

La campagna di un’intera vita della signora Faulkner contro Mumia Abu-Jamal è alimentata, sì, dal dolore, ma anche da una rabbia cieca che è stata alimentata, fuorviata e manipolata dall’Ordine Fraterno della Polizia di Filadelfia (FOP). Le dichiarazioni sono, in parte, una reazione alla nuova petizione lanciata dalla Campagna per Riportare a Casa Mumia che chiede al Dipartimento della Giustizia di appoggiare il rilascio di Mumia Abu-Jamal. Il nostro obiettivo è di ottenere un milione di firme. Aiutateci, per favore, a conseguire tale obiettivo facendo circolare il link nelle vostre reti.

Quelli le cui carriere sarebbero distrutte se emergesse la verità in questo caso sostengono che il fatto che il processo d’appello non abbia deciso l’assoluzione di Abu-Jamal dalla sua condanna è prova della sua colpevolezza. Tuttavia, come dimostrato recentemente nel caso di Herman Wallace dei ‘Tre dell’Angola’, il sistema dell’appello degli Stati Uniti non va a buon fine per gli imputati. Il problema del processo d’appello è che in seguito a una serie di leggi statali retrograde sui diritti approvate negli anni ’90, come la Legge Antiterrorismo e sull’Efficace Pena di Morte del 1996, i giudici d’appello sono costretti ad accettare le decisioni “sui fatti” delle corti inferiori, senza considerazione per le prove manomesse e falsificate spesso fabbricate dalla polizia e sui si sono basate le corti inferiori.

Poiché il processo d’appello è strutturato contro Mumia Abu-Jamal e contro centinaia di migliaia di altri imputati, l’unica via disponibile alla giustizia in mezzo alla crisi delle incarcerazioni di massa e delle incarcerazioni politiche negli Stati Uniti è un dibattito e una discussione pubblica, precisamente ciò che Hannity e i suoi amici della FOX sono intenti a reprimere.

Mumia è uno Scottsboro Boy*  dei nostri giorni e dobbiamo esigere che la Penssylvania riveli la sua innocenza oggi, non ottant’anni dopo al modo in cui l’Alabama ha fatto con gli Scottsboro Boys. [* Gli Scottsboro Boys furono 9 adolescenti neri accusati di stupro in Alabama nel 1931. Il processo che ne seguì fu minato da gravi vizi procedurali determinati da pregiudizi razziali. Gli imputati furono condannati a morte; seguirono nuovi processi e una delle presunte vittime ammise di essersi inventata la storia e che nessuno dei nove neri aveva toccato una donna bianca; altri processi si conclusero comunque con verdetti di colpevolezza e condanne al carcere; l’ultimo degli imputati è morto nel 1989; nel 2013 l’Alabama ha votato la grazia postuma degli imputati – n.d.t.].  

Negli anni ’90 il Movimento per la Libertà a Mumia ha portato centinaia migliaia di persone nelle strade e ha esercitato le pressioni politiche che ha bloccato l’esecuzione di Mumia. Due volte! Dopo che la condanna a morte di Mumia è stata ritenuta incostituzionale, il procuratore distrettuale di Philadelphia, Seth Williams, ha deciso di non perseguire un’altra volta la pena di morte. Temeva che facendolo avrebbe galvanizzato un movimento internazionale che sarebbe sceso nella sua città e avrebbe denunciato il modo in cui i tribunali, i politici e la polizia avevano cospirato per mettere a tacere e incarcerare questo giornalista radicale che si può definire il Nelson Mandela del nostro tempo. Vittorie come queste sono rare nel corso dei declini della lotta, ma la nostra vittoria nell’ottenere al liberazione di Mumia dal braccio della morte è coincisa con una svolta della coscienza negli Stati Uniti, occasionata dalla crisi economica iniziata nel 2008, dall’esecuzione di Troy Davis, dall’emergere del Movimento Occupy, dall’assassinio di Trayvon Martin, dalla lotta contro la pratica dello ‘Stop and Frisk’ [‘Fermo e perquisizione’: una pratica introdotta a New York che permetteva alla polizia di fermare e perquisire persone sulla base di semplici sospetti; è stata giudicata incostituzionale nell’agosto del 2013 – n.d.t.], e dall’emergere di un nuovo movimento, embrionale ma in crescita, contro l’incarcerazione di massa.

In considerazione di questa svolta la Campagna per Riportare a Casa Mumia ritiene che abbia più senso che mai cominciare a immaginare un mondo in cui Mumia Abu-Jama cammini in mezzo a noi. Per questo motivo lavoriamo duramente a costruire un movimento strategico di base che scenda in strada e cambi l’attuale presentazione mediatica di questo caso, a livello nazionale e specialmente a Filadelfia.

Come la lotta che liberò Mandela, la lotta per liberare Mumia è legata alla lotta per costruire un mondo migliore.

Per quelli che hanno seguito la mia intervista alla Fox News, questo è quanto avrei detto nel programma di Hannity se non fossi stata interrotta. Questi sono i punti cruciali che riporteranno a casa Mumia.

1. Mumia è innocente.

2. La notte in cui l’agente Faulkner fu ucciso c’erano quattro persone sulla scena del crimine. Ma la presenza su quella scena del crimine di quella quarta persona fu celata al processo dall’accusa, JoeMcGill, e dal giudice, Albert Sabo. In realtà la presenza di quella quarta persona, il passeggero della Volkswagen fermata dall’agente Faulkner, fu riconosciuta dal procuratore Joe McGill in un altro processo in corso contemporaneamente, riguardante la stessa scena del crimine. Questa prova chiave a discolpa – che c’era un’altra persona sulla scena del crimine e che era il passeggero – fu celata alla difesa e alla giuria. Perché?

3. E’ ben documentato, in comunicazioni desegretate, che la polizia di Filadelfia, in consultazione con il COINTELPRO, aveva tentato per molti anni di affibbiare un reato all’ex Pantera Nera e sudicio giornalista radiofonico Mumia Abu-Jamal, i cui servizi sulla brutalità della polizia, sulla corruzione in municipio e sull’organizzazione MOVE erano da tempo una spina nel fianco della dirigenza. A quel punto la polizia di Filadelfia aveva il suo uomo e avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per incastrarlo.

4. Il segno più chiaro che il processo ad Abu-Jamal fu un fallimento della giustizia venne due sole settimane dopo la fine del processo, quando il suo investigatore capo, l’ispettore di polizia Alfonzo Giordano, fu processato e alla fine condannato per corruzione, estorsione e manomissione di prove.

5. Poiché quasi tutti i giurati che seguirono il caso Mumia erano bianchi, credettero alla testimonianza della polizia. Una giuria di pari di Mumia l’avrebbe saputa più lunga. Poco dopo il processo a Mumia, un terzo degli agenti di polizia coinvolti nella raccolta di prove nel suo caso furono condannati per corruzione e manomissione di prove per ottenere condanne. Contemporaneamente era in corso un’inchiesta sul Dipartimento di Polizia di Filadelfia da parte del Dipartimento statunitense della Giustizia, la più vasta mai condotta su un dipartimento di polizia negli Stati Uniti. Tale inchiesta concluse che il livello di corruzione e di manomissione di prove da parte della polizia di Filadelfia e del suo comportamento omicida nei confronti di detenuti neri e latinoamericani “scuote la coscienza”.

6. Una volta arrivati sulla scena del crimine i poliziotti che trovarono Mumia a terra con una pallottola dell’arma di Daniel Faulkner nel ventre procedettero a ridurre Mumia in polpette e lo gettarono su un cellulare dopo lo picchiarono ancora un po’. Circa un’ora dopo, lo portarono all’ospedale e lo gettarono a terra all’ingresso del Pronto Soccorso.

7. L’accusa appioppò l’omicidio dell’agente Daniel Faulkner a Mumia in base alla testimonianza di tre testimoni spergiuri che affermarono, 60 giorni dopo, che Mumia aveva confessato l’omicidio mentre era in ospedale. Ciò fu tuttavia contraddetto dalla testimonianza del dottor Anthony Coletta, che fu con lui dal momento del suo ingresso nell’ospedale. Il dottor Coletta affermò che Mumia era a malapena conscio e in uno stato di shock e che il trauma prodotto a Mumia dalla ferita d’arma da fuoco e dalle percosse subite per mano del poliziotti significavano che medicalmente Mumia era incapace di parlare. Inoltre il rapporto di polizia redatto la sera dell’incidente dall’agente assegnato a Mumia all’ospedale, Gary Wakshul, afferma che “il maschio negro non ha fatto alcun commento”.

8. Le prime fotografie scattate sulla scena del crimine furono prese da un fotografo indipendente, regolarmente pubblicato, Pedro Polakoff. Egli telefonò ripetutamente alla polizia per consegnare quelle fotografie, ma i poliziotti non risposero mai. Polakoff suppose che Mumia fosse colpevole e dimenticò la cosa. Nel 2006 quelle fotografie furono scoperte e studiate dal dottor Michael Schiffman dell’Università di Heidelberg, in Germania. Le foto smentivano l’intera teoria dell’accusa sul caso. Mostravano anche che la polizia aveva mentito e manomesso prove. L’agente James Forbes, che testimoniò in tribunale di aver maneggiato appropriatamente le armi che si affermavano ritrovate sulla scena del crimine, è fotografato mentre tiene le armi con le mani nude, distruggendo ogni impronta potenzialmente significativa. Cosa più importante, le foto di Polakoff segnalano anche la presenza di una quarta persona sulla scena del crimine: l’agente Faulkner è ripreso mentre giace sopra la Volkswagen sul lato del sedile del passeggero, suggerendo che poteva aver avuto una conversazione con il passeggero.

Prove a discarico abbondano nel caso di Mumia Abu-Jamal. Poiché Mumia è noto in tutto il mondo per i suoi articoli e i suoi scritti sulla disuguaglianza e poiché ha trascorso così gran parte del suo tempo in carcere a offrire una critica e un’analisi radicale dell’incarcerazione di massa, una vittoria nel caso di Mumia aprirebbe un dibattito molto più vasto nella maggioranza del paese riguardo alla crisi delle incarcerazioni di massa e politiche negli USA.

Johanna Fernandez è professore di Storia presso il Baruch College (CUNY) e uno dei coordinatori della Campagna per Riportare a Casa Mumia : www.bringmumiahome.com. E’ curatrice dell’imminente libro ‘Writing on the Wall, Selected Prison Writings of Mumia Abu Jamal’ [Scritte sulla parete: scritti scelti dal carcere di Mumia Abu Jamal]. @JohannaFernand . @BringMumiaHome . @MumiaAbuJamal. http://www.indiegogo.com/projects/60-for-mumia-s-60th-birthday

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/what-fox-news-and-hannity-blocked-me-from-saying-mumia-as-fuel-for-right-wing-agenda-by-johanna-fernandez.html

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 13 gennaio 2014 alle 21:12 - Reply

    Il pregiudizio razziale è la macchia del sistema penale insieme ai criteri di fermo e detenzione e in realtà la vera misura della maturità politica e giudiziaria di un paese.

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