Conflitti per la terra in Argentina: dalla resistenza alla trasformazione del sistema

Redazione 6 gennaio 2014 1
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Conflitti per la terra in Argentina: dalla resistenza alla trasformazione del sistema

Di Zoe Brent

5 gennaio 2014

Questo articolo è un estratto da: Food First’s Land & Sovereignty Series. Click here [Cliccate qui] per scaricare il rapporto completo.

In seguito alla crisi economica dell’Argentina del 2001, il paese ha fatto notevole affidamento sull”attività mineraria e sulle attività  agroindustriali (specialmente la soia) su vasta scala per rinvigorire la sua economia sofferente. L’espansione di queste industrie richiede l’accumulo di nuove terre e  il trasferimento delle comunità rurali fatto in modo violento. Molti agricoltori e comunità indigene non hanno titolo di proprietà delle loro terre, per cui rimangono esposti al trasferimento o ad accuse penali di occupazione abusiva. I movimenti contadini come il MNCI (Movimento Nazionale contadino e indigeno dell’Argentina) si stanno opponendo a questo assalto alle loro terre e stanno lottando per trasformare il sistema per mezzo dell’educazione politica e dell’azione collettiva.

Il  contesto: la soia e l’esplosione delle attività minerarie in Argentina

Da quando, nel 1996, in Argentina è iniziata la legalizzazione della soia geneticamente modificata, questa coltivazione è esplosa fino a coprire oltre la metà (il 59%) della terra coltivata del paese. Il 99% di questa soia è transgenica e il 95% è destinata all’esportazione. Analogamente, le esportazioni  dei prodotti dell’attività estrattiva sono cresciuti del 434% tra il 2001 e il 2011. Le province andine – situate lungo il bordo occidentale del paese – sono particolarmente influenzate dall’espansione dell’attività mineraria. La provincia di Juiuy, per esempio, fin dal 2003, ha sperimentato il 1.948% di aumento degli investimenti nell’attività mineraria.

Mentre spesso si ritiene che  il settore della soia e quello minerario stiano alimentando la ripresa economica del paese dopo la crisi del 2001, l’espansione di questi settori ha spostato le comunità rurali e ha causato numerosi conflitti per i diritti territoriali.

A livello nazionale, quasi un quarto delle famiglie di agricoltori dell’Argentina, sono impegnate in qualche tipo di contesa riguardo alla loro terra; il 64% di tali dispute è iniziato negli ultimi 20 anni. Secondo il Ministero dell’Agricoltura, ci sono 857 diverse dispute per la terra, che riguardano 63.843 aziende agricole familiari che coprono quasi 23 milioni di acri. Questi alti livelli di conflitto indicano che le terre di recente inserite nel progetto di produzione della soia, mentre spesso non  hanno titolo di proprietà, non sono affatto non reclamate o vuote – la maggior parte è abitata da contadini che hanno piccole aziende agricole o da comunità indigene.

I costi sociali di questa grossa crescita economica sono stati devastanti. Allo scopo di lasciare libere nuove terre per lo sviluppo, le forze di sicurezza private, assunte da chi rivendica la nuova terra, spesso usano violenza per sfrattare i contadini. Negli tre anni passati, sono morti 11 tra agricoltori e indigeni perché si erano opposti  agli assalti per attuare sviluppi su larga scala sulle loro terre. Alcuni sono stati uccisi a sangue freddo, mentre altri sono morti in misteriosi incidenti stradali che le loro famiglie sostengono siano stati anche premeditati.

Sei grosse imprese (Cargill, Bunge, Dreyfus, AGD, Vicentin e Molinos Rio de la Plata) controllano il 90% della produzione della soia e dei suoi derivati, ricavandone profitti da record. Nel frattempo, i costi sociali e ambientali della produzione vengono trasferiti alle comunità vicine. Un numero sempre più grande di medici e di ricercatori hanno parlato chiaramente dell’impatto che il glifosato, cioè il componente attivo dell’erbicida denominato  “Round Up Ready” della Monsanto  -ha  sulle persone a contatto con l’acqua contaminata, con contenitori vuoti del pesticida, e con eccessivo spargimento di questo  vicino a zone abitate. A Ituzaingó  nella provincia di Córdoba, il gruppo attivista di madri impegnate Las Madres di Ituzaingó  sostiene che 500 delle 2.000 persone residenti nel paese, hanno riferito di avere avuto qualche tipi di cancro.

Strategie di resistenza: occupazione delle terre e oltre

L’occupazione della terra è una comune strategia di resistenza usta dai movimenti rurali sociali in tutta l’America Latina che cercano di protestare contro il controllo della terra da parte delle grosse imprese o per ottenere il controllo della terra per la produzione gestita dai contadini. Però, mentre l’occupazione della terra potrebbe -quando ha successo – stabilire un controllo sulla terra, non necessariamente altera il regime dominante della proprietà privata. Riconoscendo  che i titoli privati di proprietà alla terra fanno poco per arginare la concentrazione economica, il gruppi come il MNCI stanno promuovendo diritti territoriali collettivi che, al contrario di titoli di proprietà individuali alla terra, non possono essere comprati e venduti e riflettono meglio le pratiche di uso della terra comune e indigena. Anche l’uso della terra comune per far pascolare il bestiame, per esempio, è di importanza cruciale per la sopravvivenza di molti contadini.

Il sistema giudiziario argentino, tuttavia, è propenso  a una mancanza di responsabilità politica, rendendo quindi difficile questo tipo di cambiamento importante. A Jujui, per esempio, nel 2011 il 15% dei titoli di proprietà  comuni promessi con un programma  del 1996, erano stati garantiti dal governo provinciale. I movimenti sociali si sono quindi appellati alle  strutture  internazionali per i diritti umani, invocando l’etnicità o l’identità, allo scopo di ottenere maggiore legittimità per le loro lotte per i diritti collettivi. Per esempio, la Dichiarazione delle Nazioni Unite per i diritti dei Popoli Indigeni, del 2007 fornisce ulteriore legittimità legale alle rivendicazioni di diritto alle terra, anche in posti come Jujuy, dove il governo provinciale non ha fatto progredire un forte programma per  i diritti indigeni.

Inoltre, la recente approvazione delle linee guida volontarie della FAO per il regime e  l’amministrazione della proprietà terriera, nel 2012, è il risultato di un processo di negoziazione partecipativa che coinvolgeva rappresentanti del MNCI. Mentre questo documento non è vincolante, serve come un altro punto di riferimento per le pratiche di amministrazione della terra sancite a livello internazionale, che riconoscono i diritti collettivi alla terra e altre protezioni per i contadini e per le comunità indigene. Allo scopo di usare il documento per rafforzare le richieste di terra a livello locale, il MNCI sta creando un manuale per i suo membri che usa un linguaggio popolare. Pianificano anche di monitorare l’attuazione delle linee guida. In questo modo, i movimenti sociali locali, usano gli strumenti legali internazionali  in maniera politicizzata per promuovere cambiamenti del sistema riguardo all’uso e alla proprietà della terra.

Queste due strategie – 1) domandare titoli di proprietà di terra comune e 2) appellarsi a strumenti internazionali per i diritti umani per i diritti territoriali collettivi – vanno oltre la tipica strategia di occupazione, in quanto cercano una più ampia trasformazione del sistema. Ciò nonostante, i movimenti hanno riconosciuto che i tentativi per i soli titoli di proprietà – sia individuali che collettivi – non cambiano il sistema di produzione di beni che sta alimentando l’espropriazione nella campagna argentina.

Educazione politica per un cambiamento di sistema

Secondo il MNCI, la lotta per il titolo alla terra deve far parte di un più ampio progetto politico di sovranità alimentare, definito come “il diritto a cibo sano a appropriato dal punto di vista culturale, prodotto con metodi ecologicamente sani e sostenibili, e il loro diritto a designare il loro cibo e i loro sistemi di agricoltura.”

Per ottenere questi scopi, il MNCI  cerca di mobilitare il sostegno sviluppando un’analisi collettiva di quello che è sbagliato nei modelli dominanti di produzione, che cosa è necessario fare e perché. Nel 2013, dopo 10  anni di sviluppo di diversi modelli educativi in tutto il paese, l’Università Contadina (Universidad Campesina) ha aperto le sue porte, e programma di offrire quattro corsi di studio; Agroecologia e Sviluppo rurale, Diritti Umani e Territorio, Musica e Cultura popolare, e Media Alternativi e Gestione delle Comunicazione.

L’università ricorre all’esperienza di molte iniziative politiche in Argentina e in America Latina. Per mezzo di queste iniziative educative, vengono politicizzati i diritti alla terra – in altre parole, sono collegati ad altri diritti e a un progetto più ampio di cambiamento sociale. Marcos Vargas, di 35 anni, inizierà i suoi studi all’ l’Università Contadina dopo aver vissuto fino adesso nella regione rurale settentrionale di Córdoba. Spiega: “Quando sono nato né a  scuola né in chiesa ci hanno mai informato dei diritti umani. Pensavamo di non avere diritti, ma dopo molto tempo ci siano resi conto che li abbiamo, e abbiamo scoperto che non soltanto abbiamo diritto alla terra, ma anche all’istruzione e alla sanità.”

Se le comunità rurali e i movimenti contadini devono ottenere di più che precari  titoli alla terra nell’ambito di un sistema violento di usurpazione della terra da parte di chi ha interessi per la soia e le attività minerarie, allora è necessaria un’educazione politica per promuovere una visione più integrata di sovranità del cibo e della terra.

Conclusione

Dato che in Argentina i conflitti per la terra sono aumentati, gli sforzi di opposizione da parte dei dagli agricoltori contadini e delle comunità indigene hanno assunto varie forme. Con l’occupazione della terra, politiche di partecipazione, appellandosi alle dichiarazioni internazionali per i diritti umani, le comunità indigene e i contadini stanno usando un insieme di strumenti legali, di appelli internazionali, di azione diretta per opporsi all’esproprio. Le strategie legali hanno avuto risultati di vario tipo, ma sono le più forti quando sono comprese come strumenti politici usati con l’intenzione di cambiare realmente le regole del gioco. Allo scopo di sfidare direttamente i sistemi dominanti della produzione in Argentina, il MNCI inserisce queste strategie legali in un più ampio progetto politico di promozione della sovranità del cibo, attraverso l’azione collettiva. Inaugurando ora la prima Università per  i Contadini, il MNCI non soltanto insegna   agli studenti come proteggere i titoli alla terra, ma usa l’istruzione per creare contadini preparati dal punto di vista legale e popoli indigeni che si sentono in grado di chiedere cambiamenti del sistema.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org//land-conflicts-in-argentina-from-resistance-to-systemic-transformation-by-zoe-brent

Originale: Upside Down World

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 6 gennaio 2014 alle 15:30 - Reply

    Ogni riforma, nel mondo attuale dominato dal profitto e dalla distruzione ambientale, deve essere più che mai internazionalista. Deve essere non imposta in modo autoritario da un modello socialista burocratico ma condivisa da un sistema federato di realtà socialiste libertarie che cooperano in realtà locali, con mezzi che rispondono ad esigenze precise. Educare alla conoscenza dei propri diritti é il primo passo, anche al di fuori delle normali scuole o università. Sapere incastrare le proprie lotte nel contesto di altre lontane è la legittimità che va cercata. Resistere alla repressione è un atto che va propagandato con ogni mezzo.

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