Mandela se ne è andato, ma in Australia l’apartheid è viva e vegeta

Redazione 21 dicembre 2013 1
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Mandela se ne è andato, ma in Australia  l’apartheid è viva e vegeta

 

Di John Pilger

20 dicembre 2013

Ala fine degli anni ’60 mi è stato dato un incarico dal redattore capo del Daily Mirror di Londra, Hugh Cudlipp. Dovevo tornare nella mia terra natia, l’Australia, e “scoprire che cosa c’è dietro il “lato al sole”.  Il Mirror era stato un infaticabile propagandista contro l’apartheid in Sudafrica dove avevo fatto servizi da dietro “il lato al sole”.  Come australiano ero stato il benvenuto in questo bastione di supremazia bianca. “Noi ammiriamo voi australiani, diceva la gente. “Sapete come trattare i vostri neri.”

Ero offeso, naturalmente, ma sapevo anche che soltanto l’Oceano indiano separava le attitudini razziali delle due nazioni coloniali. Quello di cui non ero consapevole era come la somiglianza causasse tali sofferenze tra i popoli originari della mia nazione. Crescendo, i miei libri di scuola avevano chiarito, per citare uno storico: “Noi siamo civilizzati, voi no.” Mi ricordo di come  pochi giocatori di talent della Lega Aborigena di rugby, potevano godere di fama, purché non nominassero mai la loro gente. A Eddie Gilbert, il grande giocatore di cricket aborigeno, l’uomo che ha  tolto la mazza dalle mani di Bradman, doveva essere impedito di giocare di nuovo. Non era una cosa insolita.

Nel 1969 sono andato in aereo ad Alice Springs, nel cuore rosso dell’Australia, e ho incontrato Charlie Perkins. In un periodo in cui gli Aborigeni non erano neppure calcolati nel censimento – al contrario delle pecore – Charlie era soltanto il secondo aborigeno che aveva una laurea universitaria. Aveva fatto buon uso di questo riconoscimento guidando  “viaggi della libertà” in città dove vigeva la segregazione razziale nell’entroterra della regione del Nuovo Galles del Sud. Ha preso l’idea dal     movimento dei  “freedom riders”* ” che andavano nel Deep South degli Stati Uniti.

Abbiamo affittato una vecchia Ford, abbiamo fatto venire con noi la madre di Charlie, Hetti, un’ anziana della popolazione Aranda, e ci siamo diretti verso quello che Charlie descriveva come “l’inferno”. Era Jay Creek, una “riserva per nativi” dove centinaia di Aborigeni erano radunati in recinti  in condizioni che avevo visto in Africa e in India. All’esterno da un rubinetto  gocciolava acqua marrone; non c’erano servizi sanitari, il cibo, o “razioni”, erano  amidi  e zucchero. I bambini avevano le gambe stecchite e le pance  gonfie, segno  di denutrizione

Quello che mi aveva colpito era il numero di madri e nonne affrante – private dei figli dalla polizia e dalle autorità del “benessere” che, per anni, si erano portati via quei bambini con la pelle più chiara. Quella politica si chiamava di “assimilazione”. Oggi questo è cambiato soltanto di nome e di logica.

I ragazzi finivano per lavorare in aziende agricole gestite da bianchi, le ragazze come domestiche nelle case di persone della classe media. Questo era lavoro coatto non dichiarato. Questi giovani erano noti con il nome di Generazione Perduta. Hetti Perrkins mi ha detto che quando Charlie era bambino lo portava in giro legato alla sua schiena e che si nascondeva ogni volta che sentiva  il rumore degli zoccoli  dei cavalli della polizia. “Non me lo hanno preso,”mi ha detto con orgoglio.

Nel 2008 il Primo ministro Kevin Rudd ha chiesto scusa di questo crimine contro l’umanità. Gli Aborigeni anziani gli sono stati grati; credevano che i Primi australiani – la più duratura presenza umana sulla terra – potevano finalmente ricevere la giustizia e il riconoscimento che gli erano stati negati per 220 anni.

Quello che pochi di loro hanno sentito è stato il post scriptum alle scuse di Rudd. “Voglio essere schietto riguardo a questo,” ha detto. “Non ci sarà alcun risarcimento.” Il fatto che a 100.000 persone profondamente  offese e segnate da un razzismo brutale – il prodotto di una forma del movimento dell’eugenetica  con collegamenti al fascismo – non sarebbe stata data alcuna occasione di ripristinare materialmente la loro vita, era scioccante, anche se non sorprendente. La maggior parte dei governi di Canberra, conservatori o laburisti, hanno insinuato che i Primi Australiani dovevano essere incolpati della loro sofferenza e della loro povertà.

Quando il governo laburista, negli anni ’80, ha promesso la “piena restituzione”  e i diritti alla terra la potente lobby delle miniere  è andata all’attacco, spendendo milioni per pubblicizzare il tema che “i neri” si sarebbero impadroniti delle vostre spiagge e dei vostri barbecue”. Il governo ha capitolato, anche se la bugia era ridicola :la popolazione aborigena comprende a mala pena il 3% della popolazione australiana.

Oggi i bambini aborigeni vengono di nuovo rubati alle loro famiglie. I termini burocratici sono: “allontanati” per “proteggere i bambini”. Nel luglio 2012 c’erano 13.299 bambini in istituzioni o consegnati a famiglie di bianchi.  Oggi il furto di questi bambini è più alto che in qualsiasi momento del secolo scorso. Ho intervistato numerosi specialisti di assistenza all’infanzia  che considerano questa come  la seconda generazione  rubata. “Molti dei bambini non rivedono le loro madri e le loro comunità,” mi ha detto Olga Havnen, autrice di un rapporto per il governo del Territorio del Nord.  “Nel Territorio del Nord, sono stati spesi 80 milioni di dollari per la sorveglianza e  l’allontanamento dei bambini, e meno di 500.000 per sostenere questa famiglie indigenti. Alle famiglie spesso non è dato alcun avviso e non hanno alcuna idea del luogo dove vengono portati i loro figli. Il motivo fornito è la trascuratezza – il che significa povertà. Questo sta distruggendo la cultura aborigena ed è razzista. Se l’apartheid in Sudafrica avesse fatto una cosa del genere, ci sarebbe stata un tumulto.”

Nella città di Wilcannia, nel Nuovo Galles del Sud, l’aspettativa di vita degli Aborigeni è di 37 anni -minore di quella della Repubblica Centrofricana, forse il paese più povero della terra, attualmente    tormentato dalla guerra civile. L’altra  particolarità  di Wilcannia è che il governo cubano gestisce un programma di alfabetizzazione che serve a insegnare ai bambini a leggere e a scrivere.  I cubani sono famosi per questo, nei paesi più poveri del mondo. L’Australia è uno dei paesi più ricchi del mondo.

Ho filmato condizioni analoghe 28 anni fa quando ho girato il mio primo film sull’Australia indigena: Il paese segreto. Vince Forrester, uno degli aborigeni anziani che ho intervistato allora, appare nel mio nuovo film, Utopia. Mi ha guidato nella visita a una casa a Mutitjulu, dove vivevano 32 persone, per lo più bambini, molti dei quali soffrivano di otite media, una malattia infettiva, del tutto evitabile, che riduce l’udito e la parola. Il 70% dei bambini che vivono in questa casa sono parzialmente sordi,” mi ha detto. Guardando dritto nella cinepresa, ha detto:”Australiani, questo è ciò che chiamiamo violazione dei diritti umani.”

La maggioranza degli australiani raramente si confrontano sui segreti più sporchi della loro nazione. Nel 2009, lo stimato Relatore speciale delle Nazioni Unite, professor James Anaya, è stato testimone di analoghe condizioni, e ha definito razziste le politiche di “intervento” del governo. L’allora Ministro della Sanità Indigena, Tony Abbott, gli ha detto  di andare a quel paese e di smetterla di ascoltare la “brigata delle vittime”. Abbott è ora il Primo ministro australiano.

Nell’Australia occidentale, i minerali vengono estratti dalle terre degli Aborigeni e spediti in Cina con un profitto di un miliardo di dollari alla settimana. In questo, lo stato più ricco, lo stato in rapida crescita, le prigioni scoppiano di aborigeni afflitti, compresi i minorenni le cui madri stanno presso i cancelli della prigione, supplicando per il loro rilascio. La detenzione degli australiani neri qui è otto volte maggiore di quella degli africani neri durante l’ultimo decennio dell’apartheid.

Quando Nelson Mandela è stato sepolto questa settimana, la sua lotta contro l’apartheid è stata debitamente celebrata in Australia, anche se è mancata l’ironia. L’apartheid è sta sconfitta in gran parte da una campagna mondiale da cui il regime sudafricano non si è mai ripreso. Un obbrobrio analogo ha raramente trovato il suo segno in Australia, principalmente perché la popolazione aborigena è così piccola e perché i governi australiani sono riusciti a dividere e a cooptare una leadership eterogenea  con gesti e promesse vacue. Questo forse potrebbe cambiare. Sta crescendo una resistenza,  nel cuore della terra aborigena, specialmente tra i giovani. Al contrario che negli Stati  Uniti, in Canada e in Nuova Zelanda, che hanno fatto dei trattati con i loro primi popoli, l’Australia ha spesso offerto gesti spesso racchiusi nella legge. Tuttavia, nel 21°secolo, il mondo esterno comincia  a prestare attenzione. Lo spettro del Sudafrica di Mandela è un avvertimento.

*http://www.scaruffi.com/us/107.html

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta  sul Daily Mirror di Londra. Il documentario di John Pilger, Utopia, è trasmesso in Gran Bretagna su ITV il 19 dicembre alle 22.35, e sarà presentato in Australia in gennaio.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/mandela-is-gone-but-apartheid-is-alive-and-well-in-australia-by-john-pilger

Originale: Johnpilger.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 21 dicembre 2013 alle 18:12 - Reply

    La menzogna più atroce che un popolo racconta base stesso è quel pubblico e tardivo scusa ufficiale. Uno scusa che sa di propaganda strappalacrime. L’ipocrisia di chi le pone è insulsa come la specificazione di un mancato risarcimento. É la dignità che serve ma la dignità può farla solo chi ce l’ha.

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