Surabaya – Fuori di testa religiosi

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di Andre Vltchek – 3 novembre 2013

La ‘chiesa’ è situata in un centro commerciale progettato per la classe superiore e per il segmento alto della classe media, un fatto che garantisce risolutamente l’isolamento a prova di bomba dei ricchi dalla grande maggioranza del pubblico indonesiano, che è povero.

Sul palco un gruppo pop di entrambi i sessi pesta sulle corde delle chitarre elettriche. I versi sono primitivi, persino intellettualmente e spiritualmente offensivi. Ma si dice che provengono da qualche grande chiesa in Australia e in questa congregazione di fanatici guerrieri cristiani filo-occidentali, filo-capitalisti e “oppositori dei nativi”, tutto ciò che è occidentale è garanzia di eccellenza e di legittimità.

 

Il livello più basso del consumismo occidentale domina oggi questa comunità, il centro commerciale Galaxy e l’intera città di Surabaya. Il centro è chiaramente una reincarnazione di ciò che gli interessi commerciali e i governi dell’occidente hanno in serbo per le “élite” in stati “vassalli” così poveri come l’Indonesia: cibo spazzatura, catene di “caffè” che servono cappuccini melensi con aromi artificiali, cinema che proiettano i prodotti più scadenti immaginabili di Hollywood e parchi giochi mostruosamente kitsch per i bambini delle classi media e superiore.

E adesso ci sono anche le chiese. Perché non piazzare una chiesa in questo ambiente sterile e pesantemente sorvegliato? Perché non farla apparire come tutto il resto, fluorescente, rumorosa e superficiale?

L’Indonesia sta andando a pezzi, crollando moralmente, intellettualmente e socialmente. E  mentre le ultime parvenze di cultura – tra cui le sue forme teatrali e musicali tradizionali – sono gettate ai cani, mentre la società sta precipitando in un’idiozia pop che assomiglia a un lecca lecca roseo e sporco, il mondo capitalista la incoraggia, rumorosamente, definendola “tollerante e democratica” nelle pagine dei suoi canali mediatici di massa con sede a Londra, New York e Parigi.

Ma torniamo a quella chiesa del centro commerciale Galaxy. Qui canti gospel, se queste assordanti canzoni in stile karaoke possono realmente essere chiamate canti gospel, muovono i presenti in ritmi di rock and roll e sparano ripetutamente messaggi datati: compresi quelli che uno deve temere il Signore. I versi suggeriscono anche che Gesù andrebbe coinvolto in tutti quei guai finanziari e legati al lavoro che i membri della congregazione affrontano regolarmente.

I ‘fedeli’ locali sono prevalentemente giovani, prevalentemente appartenenti alla minoranza cinese. Sono per la maggior parte yuppie; alcuni hanno appena finito le scuole, quasi tutti sono ‘in affari’. Surabaya produce pochissimo e per aver successo qui si deve vendere, scambiare, pubblicizzare e ricaricare i prezzi dei prodotti fabbricati da qualche altra parte.

Per tutto il sermone la gente alza le mani al soffitto. Frontalmente qualcosa che assomiglia moltissimo a un acquario azzurro proietta i sottotitoli dei versi, giusto nel caso che qualcuno non capisca.

Tutto puzza di tele-evangelismo, di “new age” scadente, di pessimo gusto.

E’ tutto totalmente kitsch; la volgarità di questo ambiente e dell’evento è schiacciante, ma secondo gli standard locali è molto alla moda e figo e ‘esattamente come si fa in occidente’. E questo è tutto ciò che conta, essere quanto più possibile distanti dalle ‘masse indigene’, essere ‘moderni’; per conquistare status e pertanto essere riconosciuti come vincenti.

Questa assemblea e il sermone che segue (basato sul proprio “Discepolato per gli imbranati” autoprodotto) sono esercizi di individualismo estremo; come avvicinare e usare Dio e Gesù a fini di interesse personale.

Non si parla mai della miseria oltre le pareti del centro commerciale. Il vuoto di vita che urla a Surabaya non è mai menzionato. La chiesa è come lo stesso centro commerciale, sterile e assolutamente priva di alcunché di umano e di qualsiasi calore. E a meno che uno creda che Dio sia realmente attratto da qualche espressione di sottomissione in stile night club, priva di anima e offensiva, non sceglierebbe di cercare la santità da nessuna parte in questi paraggi.

L’approccio di questa congregazione assomiglia a un grande spettacolo pubblicitario, o al matto assalto di un branco di giovani prostitute che cercano di sedurre un freddo industriale, piuttosto che a un gruppo di persone umilmente in cerca della verità divina.

Come tutto il resto entro questo centro commerciale e in giro per la città di Surabaya, la ‘chiesa’ non è altro che scadente pop generato al computer. Gradualmente, in tutto questo arcipelago, la vita è diventata priva di significato e interamente vuota. Non ci sono aspirazioni a nulla di spirituale, intellettuale o almeno remotamente creativo. Il principale obiettivo della grande maggioranza non è altro che impressionare i propri pari, e le proprie famiglie. Tutti vivono la stessa vita e pensano allo stesso modo; le distinzioni sono solo tra classi sociali e razze.

Non c’è scampo, non c’è via d’uscita. Non ha alcun senso nemmeno tentare.

***

Gli eccessi, la follia delle religioni dell’Indonesia sono in mostra in tutto il paese, ma se ne parla raramente in occidente, dove si considera questa nazione povera e al collasso come una delle principali vacche da mungere per materie prime.

Come a Surabaya e nei paraggi la segregazione, la si potrebbe addirittura chiamare “apartheid”, sta sempre più atomizzando questo enorme arcipelago bloccato in un insieme infelice di matrimoni culturali e geografici.

L’anno scorso c’è stato un numero crescente di aggressioni di mussulmani sciiti tradizionali contro la minoranza sciita, vicino a Surabaya, sull’isola di Madura. Molte persone sono state assassinate brutalmente e centinaia sono finite per trasformarsi in profughe. Invece di proteggerle, il governo ha cominciato a costringere gli sciiti a convertirsi all’Islam sunnita, umiliandoli e alla fine ‘reinsediandoli’: fondamentalmente costringendoli all’esilio.

Una volta mi sono recato in quella conservatrice isola di Madura, non distante da Surabaya. Là ho visitato l’enorme moschea di Shaykh Mahmoud Khalil nella città di Bangkalan, costruita come una specie di sfarzoso palazzo del Golfo. Ho trovato il custode – Mohammad Hasan – e gli ho chiesto cosa ne pensasse degli eventi recenti: gli assassinii di hindu nel sud di Sumatra, di cristiani a Papua, gli incendi di chiese e le uccisioni di cristiani in tutto l’arcipelago, le intimidazioni, le molestie e gli assassinii di mussulmani sciiti, “mussulmani liberali, mussulmani dell’Ahmadiyah. Mi ha risposto senza esitazione:

“I membri dell’Ahmadiyah andrebbero uccisi tutti. E’ una questione di fede. In Indonesia non vogliamo l’Ahmadiyah perché devia dall’insegnamento della Sharia. Meritano di essere uccisi perché stanno distruggendo la fede della gente. Per quel che riguarda l’incendio delle chiese, io sono contro. Noi siamo una religione pacifica.”

Surabaya e i suoi dintorni sono ben noti per i loro modi religiosi conservatori.

“Penso che per quel che riguarda la religione, la generazione giovane di Surabaya sia la più estremista”, spiega Freddy H. Istanto, direttore della Surabaya Heritage Society. “Persino di certi eventi culturali, come la Danza del Leone, è stata recentemente vietata la rappresentazione presso la Petra Christian University di Surabaya … Hanno bloccato la Danza del Leone appena pochi minuti prima dell’inizio della rappresentazione, affermando che è frutto del Demonio”.

L’ignoranza riguardo al mondo e agli ‘altri’ alimenta razzismo, discriminazione, persino distruzione e morte. Per fornire un solo esempio, le donne cinesi sono regolarmente molestate per strada, mentre la stessa comunità cinese è a sua volta intollerante e prigioniera di molte pratiche culturali medievali inimmaginabili da decenni nella Cina continentale.

“Quando mi reco con la mia amica, che in realtà è anche lei di origini cinesi ma di pelle più scura, nel nostro centro commerciale la gente ci guarda con l’aria di chiedersi che cosa ci sia di sbagliato in me, spiega un artista, nativo di Surabaya.

Per secoli le persone di origine cinese sono state molestate, discriminate, persino assassinate. Dopo il colpo di stato militare del 1965 appoggiato dall’occidente centinaia di migliaia di cinesi sono stati massacrati, la lingua e la scrittura cinese sono state vietate, e così la cultura cinese, compreso il cibo, la musica, i film, le lampade e i dragoni. I cinesi hanno dovuto cambiare nome e praticare una delle cinque “religioni ufficiali”. Solo sotto il governo del presidente Adburrahman Wahid, un religioso mussulmano illuminato, le cose sono in qualche misura migliorate. Il confucianesimo è stato aggiunto alla lista delle fedi “permesse”.

L’Orrore dei massacri del 1965 e 1966 ha paralizzato molti uomini d’affari cinesi, trasformandoli alla fine in collaboratori. Nelle famiglie se n’è parlato pochissimo. La cultura della paura e del silenzio ha assunto il totale controllo delle comunità.

C’è chiaramente una forte diffidenza reciproca.

Natanael Krisdianto, un ventiseienne uomo d’affari di Surabaya, dichiara molto chiaramente i suoi pregiudizi: “Sono stato educato in una scuola cristiana privata. La grande maggioranza, là, era di studenti cinesi. Ora, se ho attorno persone locali, “native”, mi sento imbarazzato e non al sicuro. Penso che si debba essere prudenti con loro. Ciò influisce anche sulla mia percezione di alcuni luoghi di Surabaya, prevalentemente spazi pubblici. Potresti facilmente sentirmi dire: ‘non andare lì, perché ci sono troppi nativi’. Il motivo di questo modo di vedere è: noi sentiamo che la gente locale è ostile. Perciò è meglio passare il tempo con lo stesso gruppo etnico. E’ semplicemente più semplice, così.”

***

Nel Centro Esposizioni del centro commerciale Galaxy, Iin Tjipto, una predicatrice, è in preda alla sua fragorosa sbornia di potere. L’evento è intitolato: “Guerra spirituale: la chiave per conseguire il successo e la ricchezza….” Dovrebbe addestrare la congregazione a una qualche sorta di arte di accumulazione della ricchezza, prima del ritorno di Gesù e della fine di questa era.

La signora Tjipto salta qua e là per il palco, mentre i suoi discepoli in tonaca e coltelli di plastica si inginocchiano, urlando in uno sferragliar di spade. E’ tutto assolutamente imbarazzante per qualsiasi estraneo impreparato, ma è considerato del tutto legittimo e persino ammirevole qui, a Surabaya.

Il padre della signora Tjipto, un altro famoso predicatore, qualche tempo fa ha annunciato la data e l’ora esatte della morte di sua moglie e ha organizzato una riunione dei loro amici e discepoli più stretti per commemorare la sua dipartita. Con suo imbarazzo la moglie si è rifiutata di morire in orario. Ma questa famiglia di guru in stile indiano è in qualche modo sopravvissuta al vertice della gerarchia religiosa “cristiana” e continua tuttora a predicare e a sottrarre somme enormi di denaro ai suoi fedeli.

Non c’è quasi alcun indonesiano nativo nel Centro; sono quasi tutti indonesiani-cinesi. I più appartengono alla classe media e alcuni sono ricchi. Ci si dovrebbe ricordare che molti fondamentalisti cristiani in Indonesia versano, in effetti, il dieci per cento del loro reddito alla chiesa, il che rende i predicatori e i sacerdoti una delle classi più ricche del paese.

La signora Tjipto è ancora nel suo atteggiamento da tradizionale Crociata Cristiana, e questa è la sua folle preghiera a Dio:

“Preghiamo per una quota vasta e magnifica … siamo stati mobilitati al fine di dominare intere nazioni, per essere la Tua mano destra e gli esecutori dei Tuoi disegni … per glorificarTi!”

Un po’ dopo chiede alla congregazione: “Chi crede che Dio ci stia concedendo il privilegio di vivere una vita ricca?” Si alzano le mani, una dietro l’altra, ma tutte molto velocemente. “Chi crede che non ci sia povertà per i figli di Dio? Perché la povertà è l’arma del demonio … E’ per questo che dobbiamo essere in guerra spirituale costante contro il demonio …”

Per cercare di dare un qualche senso linguistico al suo discorso, la signora Tjipto afferma che i ricchi sono in realtà quelli che sono benedetti da Dio e che per definizione nessun ricco potrebbe unirsi agli atti del demonio.

I malvagi sono i poveri!

“Essere ricchi è vostro diritto …” conclude la sua riflessione.

La congregazione dà totalmente fuori di matto. E’ quello che vogliono sentire. Finti cavalieri elevano le loro spade di plastica e cominciano a marciare, mentre molte donne, giovani e anziane, entrano in una trance totale. La gente si tiene per mano, alcuni piangono.

Tutt’intorno a Surabaya i poveri, uomini, donne e bambini, vivono presso fogne allo scoperto e su fiumi inquinati. Defecano in quei corsi d’acqua tossici e vi fanno il bagno. Neppure si rendono conto di essere poveri. Quando sono interrogati, molti rispondono: “Stiamo bene … è normale …”

I membri di quelle ‘chiese dei centri commerciali’ si recano ai loro caffè nel centro, si sentono superiori e orgogliosi di non far parte della maggioranza.

In Indonesia il cristianesimo è diventato una ‘religione d’èlite’. Si associa all’occidente e scimmiotta l’occidente. Alcune chiese dei centri non si preoccupano neppure più di usare le lingue indonesiane; tutto è fatto in inglese; in un inglese molto rozzo e primitivo, ma pur sempre in inglese. E’ questo quello che conta: mostrare superiorità, mostrare quanto realmente lontana dalla maggioranza derubata e maltrattata è questa minuscola élite cristiana che parla inglese.

I figli e le figlie dei proprietari di fabbrica e degli uomini d’affari (sì, in Indonesia essere un ‘uomo d’affari’ è considerato un’occupazione molto legittima) ripetono versi pop, che chiamano gospel, in ‘chiese’ di plastica fluorescente.

La maggioranza degli indonesiani regalmente fottuti si reca prevalentemente nelle moschee.

Quelli, i pochi, che non sono in grado di assistere a questa follia hanno lasciato il paese molto tempo fa.

Chiedi a Gesù un tasso di cambio migliore

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Mentre i ricchi pranzano la domestica umiliata bada ai bambini

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Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato delle guerre e dei conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism’ [Sul terrorismo occidentale] sta attualmente andando in stampa.  Il suo romanzo politico acclamato dalla critica ‘Point of No Return’ [Punto di non ritorno] è stato ora ripubblicato ed è disponibile. ‘Oceania’ è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel Pacifico meridionale.  Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e il modello fondamentalista del mercato s’intitola “Indonesia – The Archipelago of Fear”  [Indonesia – l’arcipelago della paura] (Pluto).  Ha appena completato il suo documentario “Rwanda Gambit” [Il gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e il saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora nell’Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto sul suo sito web o via Twitter.

Tutte le foto sono di Andre Vltchek

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  http://www.counterpunch.org/2013/11/01/59548/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=59548

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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One thought on “Surabaya – Fuori di testa religiosi

  1. Attilio Cotroneo il said:

    Da sempre nulla meglio della religione dispone al controllo e all’esercizio della supremazia a qualunque costo. La reinterpretazione di elementi religiosi in chiave strumentale é fruttuosa dove l’ignoranza abbonda e da un ritorno incredibile in termini di fedeltà. Se si fa un buon lavoro si può creare un tale fanatismo in un tempo talmente ridotto da meravigliarsi di come si possano avere crimini che in Occidente si è giurato commossi di non commettere più. E proprio noi continuiamo a giocare con il nostro lato più orrendo di storia. Basta farlo lontano da casa.