Assange: ‘Snowden in salvo ma a rischio i giornalisti che si occupano di lui’

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AssangeGollinger

di Julian Assange e Eva Golinger – 12 ottobre 2013

Edward Snowden è al sicuro in russia ma oggi preoccupa di più WikiLeaks il destino dei giornalisti che lo hanno aiutato e hanno pubblicato le sue rivelazioni, ha dichiarato Julian Assange a Eva Golinger, conduttrice del programma ‘Dietro le notizie’ in un’intervista esclusiva alla RT in spagnolo.

Assange ha anche condiviso le sue idee sullo scandalo della NSA in America Latina e sul futuro della libertà d’informazione.

Ha criticato gli Stati Uniti e la Casa Bianca per aver abusato del loro potere più di ogni altro governo nella storia, sottolineando che il presidente Obama ha perseguito in base alla legge sullo spionaggio il doppio dei giornalisti di tutti i presidenti statunitensi precedenti messi insieme a partire dal 1917.

Gli Stati Uniti possono ricattare quasi ogni persona influente in America Latina

Eva Golinger: Ci troviamo nell’ambasciata ecuadoriana di Londra e con noi c’è il fondatore e editore di WikiLeaks, Julian Assange.

Hai analizzato e scritto estesamente su temi come la guerra informatica, lo spionaggio, la sorveglianza. La tua organizzazione, WikiLeaks, ha denunciato il modo in cui gli Stati Uniti e i loro alleati usano questi meccanismi per accrescere il loro potere di influenza sul mondo e i recenti documenti e rivelazioni resi pubblici d Snowden, un ex analista dell’Agenzia della Sicurezza Nazionale, hanno causato una reazione furente in tutta l’America Latina, documenti che segnalano in particolare la sorveglianza e la raccolta di dati in massa di diverse nazioni latinoamericane, ma specialmente di leader latinoamericani, capi di stato del Brasile e del Messico, del governo ecuadoriano, del Venezuela e concernenti interessi strategici. Come consideri le rivelazioni di Snowden e l’impatto che hanno avuto in America Latina e la reazione di quei governi latinoamericani?

Julian Assange: Il novantotto per cento delle telecomunicazioni latinoamericane verso il resto del mondo – cioè SMS, telefonate, email, eccetera – passa attraverso gli Stati Uniti. Si tratta di una funzione della geografia delle Americhe e in conseguenza gli Stati Uniti hanno quello che le agenzie dei servi segreti chiamano il “vantaggio di giocare in casa”, dove si possono intercettare con facilità queste comunicazioni che passano di lì, indicizzarle, archiviare per sempre aspetti di esse, e perciò ottenere una comprensione di come l’America Latina si sta comportando, in che direzione si stia muovendo, delle sue transazioni economiche, delle attività dei suoi leader e dei principali protagonisti.

Ciò permette agli Stati Uniti di prevedere in un certo modo il comportamento dei leader latinoamericani e dei loro interessi e permette anche di ricattarli. Quasi ogni personaggio importante dell’America Latina è ricattabile dagli Stati Uniti, perché gli Stati Uniti hanno accesso ai dati di quelle telecomunicazioni che passano attraverso il loro paese e ad alti dati che raccolgono all’interno dell’America Latina impiantando mezzi di intercettazione sulle fibre ottiche, attrezzature di sorveglianza presso le ambasciate e le rappresentanze diplomatiche. Anche in una di quelle identificate in Ecuador in seguito alle rivelazioni di Snowden.

EG: C’è dunque una situazione in cui gli Stati Uniti hanno tracciato l’intera struttura della comunità, le relazioni tra ogni individuo che ha una qualsiasi possibilità di esercitare un’influenza in America Latina. E sono in grado di spingere diverse parti l’una contro l’altra. Se dici che questo è vero, allora perché Maduro ha vinto le elezioni presidenziali in Venezuela? Perché il presidente Correa ha vinto con una notevole maggioranza le elezioni ecuadoriane, considerato l’atteggiamento statunitense nei confronti di questi due stati?

JA: Non è dagli Stati Uniti non avere sufficienti dati dei servizi segreti sull’America Latina; è dagli Stati Uniti distogliere per dieci anni lo sguardo dall’America Latina e dirigerlo verso il Medio Oriente e, in una certa misura, anche sull’Asia. E durante tale periodo numerosi stati latinoamericani hanno sviluppato un’accresciuta indipendenza dagli Stati Uniti e dalle loro attività e oggi sfortunatamente stanno ridirigendo i loro interessi sull’America Latina. Ma diversamente da dieci anni fa, dispongono di un apparato di sorveglianza globale di massa per controllare quasi ogni singola persona.

Gli Stati Uniti controllano i paesi senza invaderli

EG: La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, recentemente, nel suo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, ha avuto parole molto dure riguardo al programma statunitense di spionaggio di massa e particolarmente nei confronti del presidente Barack Obama, che era presente quando lei ha tenuto il discorso, e lei non solo ha denunciato tale spionaggio come una violazione di sovranità, ma anche sollecitato la creazione di una piattaforma di comunicazioni e Internet indipendente nelle nazioni latinoamericane, o anche a livello internazionale, che non sia soggetta al controllo Statunitense.

Paesi come il Venezuela hanno sviluppato cavi a fibre ottiche con i Caraibi, con Cuba in modo esclusivo, avendo anche lanciato nello spazio satelliti per le telecomunicazioni per garantirsi la propria sovranità nelle comunicazioni. E’ questa la soluzione per proteggerli da questo tipo di invasione e violazione statunitense attraverso la sovranità tecnologica?

JA: Guarda, proprio come non c’è una sovranità significativa senza controllo della libertà di movimento, non c’è sovranità significativa senza sovranità economica, non c’è sovranità significativa senza controllo delle proprie comunicazioni. Sono la libertà di movimento, la libertà di comunicazione e la libertà di interazioni economiche che definiscono uno stato. Ora, gli Stati Uniti hanno cercato aggressivamente di interdire gli scambi economici avendo intercettato il controllo di Swift, Visa, Mastercard, dei pagamenti diretti in America Latina tramite la Bank of America. Ma penetrano anche nei principali sistemi informatici latinoamericani, gestiscono importanti settori del governo e dei media e Petrobras in Brasile e altri grossi interessi economici e interferiscono con la sovranità delle comunicazioni. E’ di questo che si tratta.

Sai, quand’è che una persona o un’organizzazione fa parte di uno stato o di un altro? Beh, fa parte di uno stato se quello stato può controllare i suoi movimenti, le sue interazioni economiche e le sue telecomunicazioni; gli Stati Uniti si stanno impossessando delle interazioni economiche e delle interazioni attraverso le telecomunicazioni e dunque quello che resta è un certo grado di controllo della forza fisica in uno stato. Anche quello è in corso di erosione.

Quando osserviamo ciò che è successo nel caso di Edward Snowden, quando gli Stati Uniti hanno diffuso una quantità di richieste di estradizione … Neil McBride, lo stesso procuratore della sicurezza nazionale che sta perseguendo me, oltre a ciò ha spedito richieste di estradizione di Edward Snowden a Venezuela, Bolivia, Hong Kong, Islanda e Irlanda. Si è trattato ci cercare di approfittare di trattati che obbligano la polizia e la magistratura di altri paesi a obbedire agli interessi del governo USA.

Così, subordinando i sistemi legislativi o politici di un altro governo mediante trattati, quella terza componente – il controllo dell’uso della forza – è ceduta. Nella teoria accademica a proposito di ciò che accade in questo campo, noi la chiamiamo “guerra legale”, cioè usare accordi di trattati internazionali e organizzazioni multilaterali per impossessarsi attraverso la legge di territori o ottenere conquiste che normalmente sarebbero frutto di una guerra. Quando si unisce tale attività all’intercettazione delle telecomunicazioni e all’intercettazione economica, allora di fatto si controlla uno stato senza invaderlo. Ed è di questo che dovrebbero essere consapevoli i leader e i decisori della politica in America Latina. Che non c’è un’effettiva sovranità senza la sovranità nei settori più importanti: interazioni economiche, telecomunicazioni e controllo della polizia e degli strumenti della giustizia.  

EG: Ma è possibile sapere anche quello che tu sai del potenziale statunitense in termini della sua tecnologia e della sua enorme portata attraverso la sorveglianza? In America Latina possono sviluppare una tecnologia sovrana che sia libera dal controllo statunitense o è soltanto un sogno?

JA: Beh, questa idea che Dilma ha proposto di creare forse una commissione regolatrice internazionale per Internet … C’è qualcuno di cui gli Stati Uniti sono terrorizzati: l’ITU, l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, che sta assumendo il controllo delle regole di aspetti chiave di Internet. L’ITU è dominata dall’Europa; lo è da molti anni. Non ritengo che Internet debba essere dominata da nessuna regione e in una certa misura non dovrebbe essere dominata dai governi. Voglio dire: la grande libertà di comunicazione per le persone e di scambi per le imprese è arrivata grazie all’assenza di controllo da parte degli stati.

Vedi, alcune delle proposte avanzate da Dilma non sono un meccanismo per dare ai brasiliani una maggiore libertà dalle intercettazioni; sono piuttosto un meccanismo per dare al governo brasiliano un accesso uguale a quelle informazioni intercettate. Dunque dobbiamo stare molto attenti. C’è una tendenza naturale degli stati, ovviamente, a voler accrescere il proprio potere. E sono realmente più interessati ad accrescere il proprio potere all’interno di quanto siano normalmente preoccupati dell’aumento del potere degli Stati Uniti.

Google spende più soldi della Lockheed Martin in attività di Lobby a Washington

EG: Vorrei parlare di Google. Perché tu hai estesamente criticato Google e vi hai anche fatto riferimento come a un’estensione della politica estera e del potere statunitensi. Queste sono affermazioni forti su un servizio che è utilizzato in tutto il mondo. E, per esempio, in molti paesi latinoamericani persino i livelli più alti del governo hanno account Gmail. Dunque, puoi approfondire un po’ il perché percepisci Google come un tale pericolo per la nostra società e quali sono le alternative?

JA: Ho scritto quest’anno al riguardo nel mio libro “Cypherpunks” [Crittopunk] e in alcuni articoli recenti di recensione al libro del presidente di Google “The New Digital Age” [La nuova era digitale]. In quel libro è chiarissimo quello che sta succedendo. Google si presenta a Washington come una visionaria geopolitica che può mostrare agli Stati Uniti la via al progresso in America Latina, in Asia, in Europa e via dicendo. Ed è un’opera molto reazionaria. Con elogi scelti sulla quarta di copertina di Henry Kissinger, Madeleine Albright, Tony Blair, [Michael] Hayden, l’ex capo dell’Agenzia della Sicurezza Nazionale, la NSA. Il ringraziamento principale è a Henry Kissinger.

Dunque da dove proviene questo? Viene da Google che è stata fondata in California come parte della cultura dei laureandi della Stanford University, ragazzi parecchio in gamba, ingenui, che volevano costruire servizi che il mondo avrebbe utilizzato. Ma quando Google è diventata grande si è avvicinata al governo. Quando ha cercato di inserirsi in mercati esteri è divenuta dipendente dal Dipartimento di Stato al punto che il capo delle idee di Google è oggi un immediato ex consigliere di Hillary Clinton e della Rice, proveniente dal Dipartimento di Stato.

Questo legame e questa interazione stretti tra Google e il Dipartimento di Stato è qualcosa che abbiamo documentato su WikiLeaks mediante rivelazioni e anche attraverso i dispacci: incontri tra consigliere chiave del Dipartimento di Stato e dirigenti di Google. Non ci ha sorpreso molto quando abbiamo appreso che già nel 2009 Google aveva fatto coppia con l’Agenzia della Sicurezza Nazionale per entrare nel programma PRISM.

Così possiamo vedere che Google fa oggi parte della Famiglia USA. Spende più soldi oggi della Lockheed Martin in attività di lobby a Washington. Nel libro di Google si afferma persino che quello che la Lockheed Martin è stata nel ventesimo secolo, lo saranno le imprese dell’alta tecnologia nel ventunesimo. E davvero una forma molto forte di neo-imperialismo. E non voglio usare tale espressione come una specie di stereotipata nozione marxista, ma è di questo che si tratta: innestare il mondo intero nel sistema economico e informativo statunitense.

Il blocco delle interazioni bancarie contro WikiLeaks è simile al blocco contro Cuba

EG: La tua organizzazione, WikiLeaks, ha pubblicato centinaia di migliaia di documenti, molti dei quali del governo statunitense, documenti segreti. Siete finiti sotto un fuoco pesante, l’organizzazione e finita sotto attacco. E tuttavia continuate a pubblicare documenti. Continuerete ancora, come funziona WikiLeaks e stanno continuando anche gli attacchi?

JA: Gli attacchi stanno continuando. Torniamo al 2010. Il Pentagono ha tenuto una conferenza stampa di quaranta minuti. Nel corso della conferenza stampa ci ha formulato una richiesta, all’organizzazione, a me personalmente: “Dovete distruggere tutto quello che avete pubblicato relativamente al governo USA”. Distruggere tutto quello che stavamo per pubblicare. E smetterla di derubare con [l’aiuto di] fonti militari statunitensi o altrimenti saremmo stati costretti a farlo. E in risposta noi abbiamo detto di no, non lo avremmo fatto. Siamo un editore, abbiamo fatto una promessa alle nostre fonti e al pubblico di pubblicare senza timore e con schiettezza.

Il governo USA allora ha ingaggiato una guerra di tre anni contro WikiLeaks, che prosegue ancor oggi. E’ cominciata con una totale indagine governativa, coinvolgente dodici agenzie diverse, tra cui la CIA e dichiarando pubblicamente al gran giurì contro WikiLeaks che il Dipartimento della Giustizia ammette che l’indagine a tutto il 23 agosto continuava.

La posizione in cui ci troviamo è che la nostra importante fonte di WikiLeaks, il soldato Manning, è stato condannato a trentacinque anni. Che lo si creda o no, è stata una vittoria tattica della sua squadra di difesa, perché gli Stati Uniti stavano chiedendo l’ergastolo senza condizionale. E probabilmente come risultato del nostro intervento nella questione Snowden, sappiamo essere un fatto che il sentimento di Washington contro WikiLeaks, in conseguenza dall’affare Snowden, è sempre più avverso.

Ma l’organizzazione continua a pubblicare, continua a battersi nei tribunali dove siamo intervenuti molte volte. Nel caso Bradley Manning abbiamo avuto una serie di vittorie in tribunale contro il blocco bancario. E’ interessante che in tutte le cause legale in cui WikiLeaks è stata coinvolta e che sono arrivate a giudizio, abbiamo vinto. Ci sono state vittorie importanti nel Parlamento Europeo dove siamo riusciti a promuovere leggi che vietano questo genere di blocco bancario contro di noi, il blocco che è simile al blocco in corso contro Cuba.

In modo interessante in rapporto ai blocchi finanziari e alla libertà di interazione economica, quel diritto sovrano degli stati di interagire tra stati, di interagire economicamente. Internet ha significato che l’interazione economica e le comunicazioni sono ora fuse insieme. Così, quando gli Stati Uniti vogliono intercettare e sorvegliare le interazioni economiche tra privati e aziende, intercettano semplicemente Internet e ottengono contemporaneamente entrambe le cose. In modo analogo, se vogliono bloccare interazioni economiche con una certa banca, ad esempio in Iran, beh, bloccano semplicemente le telecomunicazioni con quella banca.

Legge sullo Spionaggio: Obama ha perseguito il doppio del persone di tutti i presidenti precedenti

EG: Hai citato il caso del soldato Manning. E in quel caso, ora noto come Chelsea Manning, lei è stata accusata di spionaggio per aver passato documenti a un’organizzazione mediatica, documenti segreti. Ma non ai tradizionali cosiddetti nemici. Dunque questo trattamento oggi delle organizzazioni mediatiche e dei giornalisti come nemici … è pericoloso per le fonti, tanto per cominciare? Ma anche per i canali mediatici? E pensi che questo faccia parte di ciò cui il presidente Barack Obama ha fatto recentemente riferimento nel suo discorso all’ONU come all’eccezionalismo degli Stati Uniti? Questo tipo di persecuzione, di trattamento dei media e dei rivelatori come terroristi …

JA: Guarda, ogni volta che senti un presidente parlare di eccezionalismo, quello che lui sta tentando di dire è che le norme del comportamento civile non si applicano a lui. Che si tratti di invadere un altro paese o di violare la legge in patria. Per quanto riguarda l’uso della legge sullo spionaggio da parte di Obama contro presunte fonti giornalistiche e giornalisti, questo è qualcosa di nuovo. Perciò è molto importante che la gente capisca che non si tratta di un po’ di più delle solite cose, bensì di un cambiamento radicale.

Barack Obama ha perseguito più persone in base alla legge sullo spionaggio, più fonti giornalistiche in base alla legge sullo spionaggio che tutti gli altri presidenti precedenti messi insieme, a partire dal 1917. Di fatto ne ha perseguito il doppio. Dunque si tratta di una decisione deliberata, consapevole della Casa Bianca di produrre un effetto frenante, usando la legge sullo spionaggio anziché altri meccanismi. Nel caso di Bradley (ora Chelsea) Manning non ci sono accuse, non ci sono mai state accuse che abbia passato informazioni a un altro paese, che abbia venduto informazioni, che abbia inteso in alcun modo danneggiare gli Stati Uniti o il loro popolo. Dunque è una forzatura linguistica chiamare spionaggio il parlare con i media. Analogamente è una forzatura linguistica affermare che WikiLeaks, da editore, quando pubblica stia attuando dello spionaggio. 

EG: Vorrei parlare un po’ del tuo caso. Qui siamo nell’ambasciata ecuadoriana di Londra, dove stai più di un anno, quasi un anno e mezzo. E a tutt’oggi non c’è stata alcuna soluzione della situazione. Ti è stato concesso asilo dall’Ecuador ma non puoi recarti in Ecuador perché il governo britannico ti incarcererebbe appena tu mettessi un piede fuori da queste porte. Recentemente il ministro degli esteri dell’Ecuador, Ricardo Patino, ha confermato che si sono dati da fare aggressivamente con il governo britannico per cercare di raggiungere una soluzione. Non ci sono riusciti e ora stanno prendendo in considerazione la presentazione del caso presso una corte internazionale straniera: violazione della sovranità e del diritto di asilo, tra gli altri diritti che sono stati violati. Come vedi la soluzione di questa situazione? E ce n’è una?

JA: E’ un misto di questioni politiche, diplomatiche e legali. Io penso che ci sono buoni segnali che in lasso ragionevole di tempo – un anno, un anno e mezzo in realtà – ci sarà una soluzione. Quel periodo gioca a mio favore in questa situazione, perché col passar del tempo stanno diventando pubblici sempre più fatti sulla situazione. Abbiamo avviato cause penali in Svezia, in Germania, in relazione all’attività di spionaggio contro l’organizzazione in quei paesi. Così io penso che la posizione di alcuni dei protagonisti coinvolti stia diventando aggressivamente più insostenibile col passare del tempo. E abbiamo visto addirittura il sindaco conservatore di Londra, Boris Johnson, denunciare la spesa per la polizia a spiarmi all’esterno di questa ambasciata. Ha detto che oggi quel denaro ammonta a dieci milioni di dollari e dovrebbe essere speso per le attività di polizia in prima linea, per quello che sarebbe il vero compito della polizia, non per assediare quest’ambasciata.

EG: E ad entrambi, a te e a Edward Snowden, è stato concesso asilo in nazioni dell’America Latina. A te in Ecuador e a lui è stato offerto asilo in Venezuela e in Bolivia e anche in Nicaragua. Lui sta in Russia grazie a un asilo temporaneo che la tua organizzazione lo ha aiutato a ottenere. Ma come valuti il fatto che sono state nazioni latinoamericane, note tradizionalmente come paesi meno potenti e in via di sviluppo, ad avere il coraggio di schierarsi contro la potenza statunitense e a sostenervi entrambi?

JA: E’ estremamente interessante, vero? Siamo stati impegnati a presentare richieste di asilo per Edward Snowden, formalmente e informalmente, in circa venti nazioni diverse. In alcune perché pensavamo ci fosse una possibilità decente, in altre perché volevamo mostrare al pubblico il rifiuto di generare un qualche dibattito e consapevolezza pubblica a proposito del comportamento del governo. Ma hai ragione, per quanto riguarda le nazioni che si sono fatte avanti si è trattato dell’America Latina e della Russia. Nemmeno tutta l’America Latina, ma Venezuela, Bolivia e Ecuador hanno mostrato un forte interesse. Cosa significa questo?

Non sono nazioni molto potenti. La Russia possiamo capirla; ha i suoi armamenti nucleari, è geograficamente parecchio indipendente. Mentre l’America Latina non è così. Penso che si tratti realmente di un’espressione della democrazia latinoamericana, dove ci sono governi che sentono la necessità di essere responsabili nei confronti dei propri popoli, che sentono la necessità di essere all’altezza del genere di valori che vanno predicando o altrimenti saranno chiamati a rispondere dalla popolazione.

E dunque io considero questo come una parte della natura democratica del Venezuela, dell’Ecuador e forse adesso anche del Brasile, che non ha fatto un’offerta, ma sta cominciando a reagire, in rapporto con la questione della sorveglianza, nel proteggere Glenn Greenwald … sta cominciando a reagire alla pressione del pubblico nel paese.

EG: C’è anche una svolta nel potere globale e nel crescente sentimento di sovranità e indipendenza in America Latina, ma voglio chiederti qualcosa …

JA: Si possono confrontare in modo interessante, diciamo, la Germania e il Venezuela. Dunque in Germania la riservatezza è una preoccupazione davvero grossa; probabilmente tra tutti i paesi di medie dimensioni, alla riservatezza è attribuito il massimo valore in Germania, per quello che è successo durante la seconda guerra mondiale e per certi altri aspetti culturali. E in Germania abbiamo avuto Angela Merkel in corsa alle elezioni. Dunque questi eventi a proposito dell’asilo a Edward Snowden e dello spionaggio non si sono verificati solo nel contesto di un paese interessato alla riservatezza, ma nel contesto di un paese in cui c’erano elezioni federali. E con giornalisti come Laura Poitras, che vive in Germania, a collaborare con Der Spiegel e a pubblicare documenti articoli su documenti tedeschi. E tuttavia il governo tedesco non ha offerto asilo a Snowden, non ha cercato di offrirgli trasporti o di assisterlo in un qualsiasi modo.

Così io penso che questo sia un esempio del fatto che anche se la popolazione ha aspirazioni democratiche, anche se la popolazione ha la volontà, il governo non riflette correttamente la volontà della popolazione. Mentre possiamo costatate che in Ecuador e in Venezuela il governo è più …

EG: E anche in Bolivia …

JA: … e in Bolivia … che il governo è più responsivo, almeno per quanto riguarda i problemi della sovranità, alle richieste della popolazione.

Snowden è al sicuro; io sono più preoccupato del Sarah Harrison, per i giornalisti del Guardian.

EG: Che non è disposto a sottomettersi al potere statunitense. Posso fare solo un’ultima domanda. Voglio introdurre un po’ di cose.

Uno dei temi è il futuro del giornalismo. Il giornalismo d’inchiesta è in estinzione a causa di questo trattamento e dell’incriminazione dei giornalisti che stanno denunciando gli abusi statunitensi e anche quelli di altre entità potenti in giro per il mondo e che perciò sono trattati da terroristi o da nemici? Le possibilità di Snowden per il futuro: cosa lo aspetta in termini di trattamento di un rivelatore? Finirà sotto una grave incriminazione da parte degli Stati Uniti? E voglio anche legare a tutto ciò una domanda a proposito del film che sta per uscire. E’ un altro tentativo, la stessa cosa in termini di cercare di screditare e distorcere il lavoro che fate, il lavoro che fa WikiLeaks? Chiunque cerchi di denunciare quegli abusi?

JA: Edward Snowden: adesso è al sicuro in Russia. Gode di asilo formalmente per un anno. Ma presumendo che non prenda sotto nessuno con l’auto, immagino che i russi saranno ben felici di prorogarlo indefinitamente. Sono più preoccupato per quelli che sono oggi a rischio, per la nostra giornalista Sarah Harrison, che è stata coinvolta nel far uscire Edward Snowden da Hong Kong, che ha trascorso con lui 39 giorni all’aeroporto di Mosca, proteggendolo presentando richieste di asilo e che è tuttora in Russia. Ora, lei è inglese, come sappiamo. Il Guardian ha subito un’irruzione. Il compagno di Glenn Greenwald è stato trattenuto per ore in rapporto a reati di terrorismo e senza essere accusato. Un’inchiesta formale, un’inchiesta formale per terrorismo è stata avviata in rapporto a tutte queste persone.

EG: Beh, il capo del MI5 ha anche appena dichiarato che Edward Snowden … i suoi documenti hanno messo il pericolo la sicurezza nazionale …

JA: Sì. Voglio dire: è semplicemente assurdo. Ma è anche una posizione della Gran Bretagna che è chiaramente che perseguiterà chiunque abbia avuto qualcosa a che fare con questa vicenda, probabilmente al fine di dimostrare agli Stati Uniti che condivide il loro dolore e che fa parte dello stesso circolo. E forse in rapporto con il GCHQ. Dunque questa è una preoccupazione per noi: che cosa succederà a Sarah Harrison? Ma penso che se guardiamo al quadro più generale, OK, sì, ci sono degli sviluppi negli Stati Uniti e in Gran Bretagna che sono estremamente gravi. E’ evidente a tutti. Lo stato diritto sta gradualmente cominciando a crollare. Le procedure giudiziarie stanno diventando sempre più segrete. Qui, l’introduzione di un tribunale segreto.

Anche il Partito Laburista, qui: Ed Milliband del Partito Laburista che preme per una legge che afferma che non si possono criticare i militari, aggiungendoli alla legge sull’incitamento all’odio. E’ una specie di proto-fascismo. Intendo: è una cosa forte da dire, ma penso sia la descrizione corretta. E gli Stati Uniti, sì, tutto questo intimorisce estremamente la gente. L’ha intimidita. Qui il Guardian fa un buon lavoro, ma anche il Guardian è stato molto intimorito riguardo a ciò che pubblica. Ha trattenuto molti articoli. E’ intervenuto estesamente sui testi, ha fermato documenti; lo stesso negli USA.

Dal punto di vista di Wikileaks come editore, naturalmente, pensiamo sia grandioso, che saremo l’unico giocatore rimasto in campo. Dal punto di vista di Julian Assange, come attivista della libertà di espressione, penso sia un’infamia ed estremamente preoccupante.  D’altro canto, solo perché si avverte nell’aria l’odore della polvere da sparo, si può avvertire il calore della battaglia in corso tra quelli che stanno rivelando informazioni sui crimini di stato, sui crimini di guerra e sulla sorveglianza di massa, eccetera, e quelli che cercano di sopprimere le rivelazioni. Non si sa chi vincerà.

E’ in corso un forte conflitto tra un crescente sistema di sicurezza nazionale in occidente e quelli che cercano di denunciare che cosa quel sistema sta facendo. Questo è certo. Quale dei due gruppi vincerà, non è chiaro. In realtà abbiamo parecchie frecce importanti al nostro arco anche nel denunciare il fatto che molti giornalisti sono sorvegliati e perseguiti.

EG: Il film?

JA: OK, dunque il film, Fifth Estate [Quinto Stato] … forse è già stato presentato …

EG: Pensi sia un tentativo di screditare te e la tua organizzazione?

JA: Io tendo a non vedere le cose in questo modo. Questo film viene da Hollywood. Conosco il libro su cui si basa. I libri sono stati decisamente un tentativo di fare ciò. La DreamWorks ha scelto i due libri calunniosi più screditati tra dozzine di libri tra cui poteva scegliere. Ma viene da un particolare ambiente … all’interno di Hollywood e ciò limita, pare, quali copioni possono essere scritti e quali cose otterranno distribuzione. Non so se quello fosse l’intento dei registi. Ne è certamente il risultato, ma non sta ottenendo granché nelle recensioni.

Penso che le informazioni che abbiamo pubblicato siano riuscito piuttosto bene e sconfiggere qualsiasi ottica basata su una narrazione inaccurata. E’ interessante nella Disneyland statunitense, quelli responsabili della distribuzione nel paese abbiano appiccicato manifesti con la mia foto e la scritta “traditore” attraverso il viso. Sai, è un’idea risibile, perché io sono australiano. Non avrei mai potuto essere un traditore, in teoria, degli Stati Uniti. Voglio dire: è una specie di diffamazione.

Penso che alla fine la gente cominci a essere immune da questo genere di attacchi. Ce ne sono stati così tanti col passare del tempo. E chi ha seguito la saga di WikiLeaks ha visto molti di questi attacchi, costatando che si sono rivelati falsi. Dunque io penso che la nostra base non sarà influenzata dal film.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/assange-snowden-safe-but-journalists-dealing-with-him-at-risk-by-julian-assange.html

Originale: RT.com

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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Un commento su “Assange: ‘Snowden in salvo ma a rischio i giornalisti che si occupano di lui’

  1. Attilio Cotroneo il said:

    Ritornando con la memoria a molti films di fantascienza non riesce difficile comprendere come non lo fossero affatto. La vicenda di Wikileaks ha reso palese come la sorveglianza e il controllo nel XXI secolo non passeranno e non passano per azioni poi tanto futuristiche o per repressioni in vecchio stile. Tutti siamo combattenti di una forma sottile e leggera di resistenza al potere nel momento in cui esprimiamo una opinione contro un sistema di tipo governativo o finanziario, che ormai spessissimo si equivalgono in sostanza e scopi. La consapevolezza di ciò non serve a diminuire la paura ma il problema è ben altro: il nemico invisibile non reprime la gente comune in modi subito evidente e convincere l’opinione pubblica della gravità di certe misure o della pericolosità di alcuni sistemi di controllo, diventa un compito complicato e ingrato. Gli esempi umani che stanno pagando per questo non ricevono una solidarietà proporzionata per il fatto che la paura ha più presa della verità e quest’ultima mette quasi sempre di fronte a scelte che ci obbligano a interagire prima con noi e poi con gli altri. L’istruzione è l’arma che rende forte questa interazione e in atto è colpita alle spalle da stati neo-autoritari con veemenza e programmazione. Fronteggiare questo non è un lavoro eclatante ma capillare, i combattenti non cadono per strada ma nel loro isolamento. La resistenza è unica e globale.

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