I prezzi del cibo stanno avvicinandosi a un punto di non ritorno?

Redazione 20 ottobre 2011 0
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Di Damian Carrington (20 ottobre 2011), Fonte: The Guardian (Originale )

Un provocatorio nuovo studio suggerisce che la tempistica delle rivolte arabe sia collegata a picchi dei prezzi globali del cibo, e che presto i prezzi si manterranno permanentemente sopra il livello che innesca i conflitti.

Cercando spiegazioni semplici alle rivolte della primavera araba che hanno attraversato la Tunisia, l’Egitto e ora la Libia, è chiaramente sciocco se si considerano  i problemi della giustizia sociale, della disoccupazione e della carenza d’acqua che vi svolgono un ruolo.  Ma chiedersi “perchè proprio ora?”  è meno stupido, è un nuovo provocatorio studio propone una risposta: l’esplosione dei prezzi del  cibo.

Esso suggerisce inoltre che ci sia uno specifico livello dei prezzi al di sopra del quale le rivolte e i tumulti diventano molto più probabili.  Tale cifra è 210 nell’ indice dei prezzi della FAO (ONU) : l’indice è attualmente a 234, a causa dei più recenti picchi dei prezzi che hanno avuto inizio a metà 2010.

I ricercatori sostengono, infine, che la tendenza sottostante dei prezzi del cibo – picchi esclusi – significhi che l’indice resterà permanentemente sopra la soglia di 210 entro un anno o due.  Il documento conclude: “L’attuale problema [dei prezzi del cibo] trascende le specifiche crisi politiche nazionali e rappresenta una preoccupazione globale riguardo alle popolazioni e all’ordine sociale vulnerabili.” In altre parole: un grosso problema.

Ora, queste sono affermazioni piuttosto importanti e devo chiarire  che questa ricerca, di un’equipe del New England Complex Systems Institute , non è stata ancora verificata da altri studiosi. E’ stata pubblicata perché Yaneer Bar-Yam, presidente del NECSI, mi ha detto che è importante ora, ma che la verifica è lenta.

La prima parte della ricerca è sufficientemente chiara: le rivolte sono identificate come relative al cibo in rapporto all’indice dei prezzi alimentari.  La correlazione è impressionante, ma costituisce una prova di un rapporto causa-effetto?

Bar-Yam afferma che questo enigma può essere affrontato ponendo la domanda in termini semplici. Potrebbero essere le rivolte a far aumentare i prezzi del cibo, invece del contrario? No, le prime sono locali, i secondi sono globali.  La correlazione potrebbe essere una semplice coincidenza? Sì, c’è una ridottissima probabilità di questo, afferma nel documento l’equipe di Bar-Yam.

Infine, potrebbero essere altri fattori a causare sia la violenza sia gli alti prezzi del cibo? “Nessuno ha suggerito un qualsiasi altro fattore che potrebbe causare entrambe le cose”  dice Bar-Yam. Ad esempio, il petrolio e lo stagno mostrano entrambi andamenti dei prezzi simili a quelli del cibo, ma non sembra probabile che inneschino la violenza. La somiglianza, dice Bar-Yam è dovuta al fatto che tutti i prezzi delle materie prime al picco sono diretti dalla speculazione nei mercati globali.

Piuttosto convincente sin qui, per quanto io posso dire, anche se vi invito a inviarmi commenti se la pensate diversamente.  La parte successiva dello studio rileva che i gravi disordini in Nord Africa e in Medio Oriente sono anch’essi correlati molto strettamente al picco dei prezzi del cibo. Bar-Yam osserva anche: “Diverse delle rivolte iniziali in Nord Africa sono state identificate nelle nuove narrazioni come rivolte per il cibo.”  Da qui i ricercatori fanno le loro previsioni di un superamento permanente della soglia di 210 in 12-14 mesi.

Come  nella questione di cui ho scritto ieri, riguardante l’analisi statistica che ha dimostrato un chiaro collegamento tra le guerre civili, a partire dal 1950, e i cambiamenti climatici globali causati dai cicli di El Nino  si tratta di un’area affascinante di ricerca.

Come afferma il documento di Bar-Yam: “La nostra analisi del collegamento tra i prezzi globali del cibo e i disordini sociali corrobora una crescente conclusione che sia possibile costruire modelli matematici delle crisi economiche e sociali globali.  Identificare una chiave di rivolta per gli eventi futuri è sicuramente utile.”

Proprio davvero. Bar-Yam ha sottoposto una relazione al governo USA identificando il rischio di disordini sociali e di instabilità politica a causa dei prezzi del cibo il 13 dicembre 2010. Quattro giorni dopo Mohamed Bouazizi si è dato fuoco per protesta non essendo in grado di guadagnarsi da vivere vendendo frutta e verdura, un evento che è considerato la scintilla della prima rivolta araba.

C’è il rischio che l’apparente precisione di questi approcci statistici distragga dalla reale sofferenza umana che vi sta dietro.  Non deve essere così. Ma se tale strumento può alzare bandiere rosse per allertare le autorità responsabili circa i problemi incombenti, e contribuire a un’azione tempestiva, sicuramente non sarà una cattiva cosa.

 Traduzione di Giuseppe Volpe

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