L’Avana, dove tutti possono ballare

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di Andre Vltchek – 23 agosto 2013

 

L’Avana, Cuba

 

Affollato e rumoroso. La Floridita, un famoso vecchio bar di Havana Vieja è pieno da non riuscire a muoversi. I clienti sono soprattutto stranieri e alcuni cubani residenti all’estero. Sono rumorosi; cercano di gridare sopra l’allegra musica son che rimbomba da un vecchio palco dove la cantante, sicura di sé, di un complesso di sole ragazze sta minacciando il suo fidanzato o suo marito in splendido riarrangiamento del vecchio bolero ‘Si tu te vas’ (Se te ne vai). E’ tutto molto bello. Questo è esattamente il bar in cui Hemingway era solito consumare i suoi infiniti daiquiri. Non quelli turistici ed eccessivamente dolci che oggi si servono in tutto il mondo (persino qui, al La Froridita), ma quei daiquiri molto ‘maschi’, amari e non addolciti, fatti solo di rum, succo di agrumi e ghiaccio triturato. I camerieri, tutti uomini di mezza età, lavorano all’unisono, con movimenti perfettamente coordinati, indossando grembiuli “Havana Club”.

Le bevande costano sei dollari, il che le rende fuori dalla portata della maggior parte dei cittadini cubani. Ma questo luogo è solo una parte della grande industria di incasso di valute forti, con innumerevoli punti di vendita in tutta l’isola: spiagge turistiche, club, ristoranti, bar e boutique. La propaganda del Nord definisce ‘cinica’ questa soluzione. Anche alcuni cittadini cubani, critici del sistema comunista, così come vari ‘puristi’ rivoluzionari,  disdegnano questa soluzione. Ma nel resto della popolazione si concorda che questo è il modo migliore per finanziare il sistema sanitario eccellente e gratuito, l’istruzione, gli alloggi e la cultura.  

Club, teatri, gallerie, sono tutti calamite potenti per visitatori informati di tutto il mondo. Cuba ha la reputazione di potente centrale culturale. E, diversamente da ogni altra nazione del mondo, la principale attrattiva di Cuba sono gli artisti di elevata statura e le principali ‘esportazioni’ non sono l’industria e l’agricoltura: sono la cultura e le arti.

Gente di tutto il mondo viene qui per ascoltare un po’ della musica migliore suonata in qualsiasi luogo della terra, per visitare innumerevoli centri di ricerca, scuole d’arte, per assistere a concerti ed esibizioni, o semplicemente per passeggiare attraverso molte magnifiche città, dichiarate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, come Santiago de Cuba e L’Avana.

 

Buena Vista Social Cluba dopo il concerto

Buena Vista Social Cluba dopo il concerto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ad Avana Vecchia l’atmosfera è sempre elettrizzante. Diversamente dall’Europa Occidentale e dagli Stati Uniti dove la cultura e le arti sono diventate prevalentemente decorative e ‘più forma che sostanza’, a Cuba l’arte è viva, inonda le strade ed è meravigliosamente vivace.

Mi chino sul banco del bar e urlo nell’orecchio del vecchio barista, di nome Jose: “Dicono che è come arrendersi al capitalismo. Questo bar, posti come questo bar …”

“Che vadano a farsi fottere”, risponde laconicamente, lavorando al suo potente mixer. “Guarda, vedi quella porta? La porta d’ingresso? E’ aperta, giusto? Qui c’è l’aria condizionata, ma la porta è aperta. E in tutta Avana Vecchia le porte e quelle grandi finestre che partono da terra sono aperte. Sai perché? Perché così tutti possono ascoltare la musica. Le finestre qui sono come pareti. E se sono aperte è come se non ci fosse nulla tra i musicisti e la strada. Nulla del tutto! Semplicemente ti fermi e ascolti, gratis.”

“E se loro, la gente, vogliono entrare?” chiedo.

“Entrano”, risponde. “Non sono obbligati a bere i nostri liquori qui. E’ il loro paese. Possono entrare, e ascoltare, ovviamente. Vedi dei buttafuori qui? Guarda, in questo paese ci preoccupiamo prima di tutto di dar da mangiare alla gente e di curare i malati … Non è facile con questo embargo … In futuro ci assicureremo che tutti possano anche bere in luoghi come questo. Ma per adesso, onestamente, non è questa la priorità.”

 

 

Semplicemente suonando per la strada

Semplicemente suonando per la strada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla fine del banco a forma di elle, una statua di bronzo di Ernest Hemingway è appoggiata su una superficie di legno perfettamente lucidata. Molti turisti si fanno fotografare mentre abbracciano il grande romanziere nord-americano, uno dei migliori amici della Cuba rivoluzionaria. Hemingway visse qui. Donò a questo paese parte del suo Premio Nobel per la letteratura.

Qui, in questo bar, Hemingway non è troppo politicizzato. Ma è chiaro che cosa la dirigenza occidentale è pronta a fare a quelli che appoggiano Cuba e il socialismo.

L’FBI pedinava Hemingway, fu molestato e ancor oggi ci sono molte domande prive di risposta sulla sua morte. Alcuni suggeriscono che il suo trattamento medico nel 1960 fu in realtà controllato dalle autorità governative e che gli furono praticati eccessivi elettroshock che distrussero la sua memoria e lo condussero al suicidio.

Nuova concezione dei ristoranti - vecchia stamperia

Nuova concezione dei ristoranti – vecchia stamperia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Naturalmente non si tratta di cose comunemente note ai visitatori nordamericani e europei. Loro vengono per le arti, per l’irripetibile atmosfera di leggerezza e buonumore. Vengono per ascoltare la musica e per ballare. E per assaggiare un po’ di ‘frutti proibiti’, e per infrangere l’embargo statunitense qua e là.

Pochissimi ce la fanno a non  innamorarsi del paese in cui intere strade, interi quartieri, sono trasformati in sale da concerto e da ballo.

Una delle frasi emblematiche delle rivoluzioni latinoamericane è sempre stata: “O ballano tutti o non balla nessuno”.

A Cuba la musica e la danza sono sinonimi di vita. Qui tutti ballano, ed è così che la rivoluzione sopravvive.

 

Dottoressa cubana al lavoro a Rancagua, Cile, dopo il terremoto

Dottoressa cubana al lavoro a Rancagua, Cile, dopo il terremoto

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Tuttavia le cose non sono sempre “leggere”. Cuba è sotto embargo; di fatto sotto assedio. E’ spesso costretta a lottare letteralmente per la propria sopravvivenza. Il blocco dell’Europa orientale è crollato un quarto di secolo fa. L’economia cubana è stata istantaneamente messa con le spalle al muro, è quasi crollata e i paesi europei di “nuovo capitalismo” si sono quasi immediatamente rifiutati di onorare gli accordi commerciali con l’ex alleata, troppo ansiosi di entrare al più presto possibile nel club degli oppressori globali. E successivamente il brutale embargo statunitense è stato chiaramente mirato, per decenni, a distruggere questa orgogliosa isola-nazione comunista.

Poco distante dal La Floridita un altro ristorante iconico, La Bodegita de Medio, assistette all’indulgenza e agli eccessi di indulgenza di Hemingway nei confronti di un’altra bevanda tipicamente cubana, il mojito. E La Bodegita è stata solo uno dei molti luoghi oggetto di attentati degli esiliati cubani.

Ci sono stati innumerevoli attentati terroristici contro l’isola, proveniente sia dagli Stati Uniti sia dagli esiliati cubani di destra sistematisi all’estero. Aerei passeggeri sono stati fatti scoppiare in volo in cielo, nuvole sono state deviate per scatenare siccità, raccolti sono stati avvelenati e destinazioni turistiche sono state oggetto di ripetuti attentati.

Ma Cuba è rimasta in piedi, fiera e alta. A volte ha sanguinato copiosamente, il suo popolo ha dovuto abituarsi a tirare la cinghia, ma il paese è riuscito a superare le ore peggiori e ha ricominciato a crescere.

Anche nelle sue ore più difficili, Cuba ha continuato ad aiutare paesi poveri inviandovi medici e insegnanti. Anche quando, per diversi anni, è rimasta quasi sola, non ha mai abbandonato il suo corso internazionalista.

La sua cultura e le sue arti sono diventate i pilastri principali della lotta per la sopravvivenza, dell’identità della nazione.

Nelle mie ultime visite, Mario Hubert Garrido, direttore di Prensa Latina Television (Prensa Latina è l’agenzia di stampa cubana e internazionale fondata da Ernesto Che Guevara dopo la rivoluzione del 1956) mi ha spiegato il ruolo che la cultura assolve nel suo paese;

La cultura cubana ha radici profonde nella nazione cubana. Ed è quella che alimenta lo spirito di resistenza così radicato nella psiche del nostro popolo, sempre, ma specialmente nei momenti più difficili. Qui il popolo è unito, a causa del blocco e a causa dell’aggressione contro la nostra nazione. Qui cultura significa soprattutto solidarietà”.

Conversiamo. Accetto di scrivere per Prensa Latina. Qui gli interni sono semplici. Alle pareti ci sono foto del Vietnam, gli emblematici villaggi della Baia di Ha Long. Ci sono delle foto e dei dipinti che rappresentano Fidel che salta giù da un blindato. Le lampadine sono nude. Un ricevitore radio preistorico trasmette un programma su Jose Marti e il suo lungo viaggio; in realtà non riesco a capire da dove a dove.

Mi sento a casa, qui, in questa vecchia villa fatiscente, molto vicino alla statua del mio grande eroe cileno, il presidente Salvador Allende.

“Davvero i cubani odiano i nordamericani?” chiedo. “Li odiano gli artisti cubani?”

Sorride. Il suo sorriso è gentile nonostante che è il direttore di un’importante stazione televisiva rivoluzionaria.

“No”, risponde dopo un momento. “Qui, nonostante la situazione politica, continuiamo a mantenere intensi contatti culturali tra Cuba e gli Stati Uniti. Sai: scrittori, registi …”

Mi guarda e quasi mi fa l’occhiolino.

“Non è mai cessato. Non si fermerà mai. Non … anche proprio ora, mentre stiamo parlando, c’è un incontro di accademici cubani e nordamericani che ha luogo a Washington, D.C.”

“La cultura è solidarietà”, sorrido.

Annuisce. Prima di andarmene ci abbracciamo.

Il grande gruppo musicale 'Cubanismo' suona in Malesia

Il grande gruppo musicale ‘Cubanismo’ suona in Malesia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allo storico “Hotel Inglaterra” un gruppo di salseros locali suona all’aperto, sul marciapiede. Niente di speciale, onestamente, ma comunque roba buona e onesta. Dentro, nel ristorante, le ceramiche sono magnifiche ma il cibo è mediocre.

Ma sono davvero felice di sedermi a questo enorme tavolo di legno con il mio migliore amico, il pianista concertista cinese Yuan Sheng. E’ arrivato a L’Avana da Pechino per partecipare a un festival dei migliori pianisti di tutto il mondo; il festival organizzato dal suo ex professore della Scuola di Musica di Manhattan, il leggendario Solomon Gadles Mikowsky, egli stesso originario di Cuba.

“Sono enormemente impressionato dalla vita culturale e dalla scena artistica di Cuba”, spiega Yuan, eccitato. “Mi sono recato a suonare in così tanti paesi in Nord America, Europa, Africa e Asia … ma quello che vedo qui è senza precedenti. Musica, balletto, arti … Persino gli oggetti d’arte che la gente vende nelle strade … Tutto dimostra quanto eroico sia il carattere nazionale del popolo cubano.”

“Cuba è anche molto aperta e ricettiva della cultura internazionale; c’è un costante scambio con il mondo. L’aereo che ho preso per venire qui stava trasportando un’intera delegazione di artisti ed esecutori cinesi. E ciò nello stesso momento in cui io stavo venendo per partecipare ad ancora un altro festival, che vedeva la partecipazione di grandi pianisti internazionali. Venendo qui sto contribuendo ad approfondire la comprensione tra Cina e Cuba. E, sai, negli ultimi anni molti cinesi istruiti sono affascinati da quest’isola e dai suoi artisti. Quando parlavo con i miei amici a Pechino del mio viaggio a Cuba si spalancavano loro gli occhi. Erano invidiosi, continuavano a dirmi quanto ero fortunato. Volevano sapere, capire Cuba.”

 

 

Balletto Nazionale: Shakespeare e le sue maschere - Nuovo Teatro Nazionale

Balletto Nazionale: Shakespeare e le sue maschere – Nuovo Teatro Nazionale

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Più tardi quella sera siamo finiti a bere birra con la rinomata pianista concertista nordamericana Simone Dinnerstein, parlando della musica e del lavoro artistico del suo famoso padre, Simon Dinnerstein.

Siamo in un caffè, in una di quelle splendide piazze, di sera. Vicino un qualche gruppo sta suonando vecchi boleros messicani. Simone, Yuan ed io spostiamo la nostra discussione sul festival pianistico ma poi, improvvisamente, tutti cadiamo nel silenzio.

C’è un suono inequivocabile, perfetto, sicuro che arriva da vicino. E il Buena Vista Social Club! Le stelle brillano. Gli edifici storici sono allegramenti illuminati. Due grandi pianisti classici, una nordamericana e un cinese, stanno cercando di cogliere i suoni che vengono dalla Taberna. Non è difficile. Tutte le finestre e le porte sono aperte!

Il grande pianista cinese Yuan Sheng e una cantante locale

Il grande pianista cinese Yuan Sheng e una cantante locale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una sera Yuan e io ci rechiamo al Balletto Nazionale cubano, per assistere allo spettacolo “Shakespeare e le sue maschere”, con la coreografia della leggendaria Alicia Alonso.

Ci sono letteralmente migliaia di persone in coda di fronte alle porte d’entrata. I biglietti non costano quasi nulla, giusto un gettone simbolico; in realtà tutti qui possono assistere a spettacoli di livello mondiale.

Ma quella sera particolare qualcosa va storto. Le porte non si aprono, come dovrebbero, quindici minuti prima dello spettacolo; non si aprono nemmeno quando è ora di cominciare.

La folla brontola, ma rimane calma. Le maschere appaiono indifferenti. Busso a una delle porte di vetro e chiedo che cosa stia succedendo. “L’impianto elettrico è andato in tilt” mi è detto. “Succede spesso?” chiedo. Non spesso, quasi mai.

La maschera è dapprima sgarbata, ma poi le “conquisto il cuore” sorridendo e spiegando che sono uno scrittore e che il mio amico è un famoso pianista cinese e in realtà vorremmo attendere all’interno, attraversare la semioscurità di questo teatro leggendario e semplicemente sognare.

Questo le piace. Evidentemente anche a lei piace sognare nella semioscurità. Ci lascia entrare.

“Mi ricorda la Cina, da ragazzo”, dice Yuan.

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Ancora alla grande

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In una certa misura a me ricorda Praga tempo addietro. Ma che cos’è esattamente che proviamo?

Le persone qui sono assolutamente reali. Non sono “addestrate” a essere servili, nemmeno nell’”industria” dei servizi. Sono tetre se sono di cattivo umore o allegre quando accade loro qualcosa di buono. Non hanno paura di perdere il lavoro.

I cubani sono onesti, a volte brutalmente onesti. Ridono quando sono felici e piangono quando soffrono. Mostrano affetto a quelli che amano e disprezzo a quelli che odiano. E’ una società pura e sincera. E in molti modi più libera di quelle società che promuovono la propria libertà come il solo modello per il mondo.

Alla fine l’enorme spazio del Teatro Nazionale si riempie di migliaia di persone. Lo spettacolo inizia. E’ potente, come ci si aspettava, tagliente come la lama di un rasoio, con una coreografia inequivocabilmente brillanti e eccellenti ballerini.

Storie d’amore e storie di morte, di tradimento e di speranza. E’ Shakespeare al suo meglio, convertito in balletto classico, su questa verde isola tropicale ossessionata dall’eccellenza artistica e intellettuale.

Ma alla fine il pubblico non acclama. L’applauso è tiepido. La lunga attesa davanti al teatro non è stata perdonata. E’ Cuba, dopotutto, e a Cuba non ci si sente obbligati ad applaudire anche di fronte a un’indiscutibile grandezza.

La stanza di Hemingway nell'hotel Ambos Mundos

La stanza di Hemingway nell’hotel Ambos Mundos

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel vecchio atrio dello storico hotel San Felipe, a L’Avana vecchia, Solomon Mikowsky, un leggendario professore di piano alla Scuola di Musica di Manhattan, continua a essere impressionato da cuba, il suo paese natale:

“Prima Cuba onorava solo grandi personaggi, grandi artisti come Jose Marti. Ma oggi Cuba onora ogni singola persona, ogni singolo artista che ha contribuito alla creazione di questa grande nazione. Poeti, musicisti, attori, scrittori, assieme ai grandi combattenti … Oggi la storia di Cuba si è estesa a molte centinaia di eroi che hanno offerto un contributo reale … E istruendo la gente, il governo si assicura che tanti cittadini di Cuba siano oggi assetati di sapere. Culturalmente Cuba è per l’America Latina quello che Atene fu per l’Europa. Le arti cubane non sono intese a “soddisfare il pubblico”. Sono mirate all’eccellenza e alla creatività … sono mirate a produrre grandi poeti in virtualmente ogni campo delle arti.”

 

Al La Floridita

Al La Floridita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grandi bardi e registi, poeti … Questa è L’Avana. Librerie che vendono libri di alta qualità, sovvenzionati …

Passeggio nel centro della città; mi fermo a una vecchia ed elegante libreria. Decido di acquistare dieci libri di poesia contemporanea. Questo negozio non accetta valuta convertibile (CUC).

“Per favore vada alla porta accanto ad acquistare pesos locali”, mi è detto. Vado alla banca. “Per che cosa?” mi chiede la giovane impiegata. “Devo comprare dei libri”. “Quanti?” Dieci, le dico. “Allora cambi solo cinque dollari e dopo aver pagato la libreria le resterà un mucchio di spiccioli per gli autobus, così potrà scrivere per il resto della settimana.”

Parlo con grandi artisti, con giornalisti e studenti. Per giorni parlo, osservo. Ascolto musica, giorno e notte. E leggo.

Vedo manifesti sui muri: “Obama, dammi 5”. Si riferisce ai cinque patrioti cubani che sono detenuti in carceri di alta sicurezza negli Stati Uniti, per aver infiltrato la CIA e per aver cercato di prevenire azioni ostili, addirittura terroristiche, contro Cuba. I manifesti sono molto artistici. Ma poi, qui, tutto ciò che è grafica può passare per arte.

Poi, una sera, una giovane, una studentessa, mi chiede le mie impressioni: “Cosa pensa della cultura cubana?”

Siamo nella vecchia Basilica, dove si tiene il festival di pianoforte. Ha un piccolo notes in mano.

“Non pensi”, sorride. “Risponda subito. Solo poche parole …”

“Rivoluzione … dignità … passione …”, sparo.

Annuisce.

Inverto i ruoli.

“Lei? Che cos’è per lei?”

Lei pensa solo per due o tre secondi. “Tutto … vita … morte … amore …”

Dietro di noi sentiamo uno studio di Chopin. E dietro le pareti della Basilica, mentre cala il sole, una delle più belle città della terra sta cominciando a esplodere in una perfetta armonia di suoni e ritmi.

Non è necessariamente così che si fanno le rivoluzioni. Ma è così che sopravvivono!

Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato delle guerre e dei conflitti in dozzine di paesi.  Il suo romanzo politico acclamato dalla critica ‘Point of No Return’ [Punto di non ritorno] è stato ora ripubblicato ed è disponibile. ‘Oceania’ è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel Pacifico meridionale.  Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e il modello fondamentalista del mercato s’intitola “Indonesia – The Archipelago of Fear”  [Indonesia – l’arcipelago della paura] (Pluto).  Ha appena completato il suo documentario “Rwanda Gambit” [Il gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e il saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora nell’Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto sul suo sito web.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  http://www.counterpunch.org/2013/08/23/havana-where-everyone-can-dance/

Traduzione di Giuseppe VolpeTraduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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One thought on “L’Avana, dove tutti possono ballare

  1. Attilio Cotroneo il said:

    Lo spirito dei cubani ha tenuto vivo il sogno della rivoluzione molto più di quanto abbia fatto il governo. È nel popolo cubano che va cercata la ricetta della sopravvivenza dell’idea egualitaria che era nei pensieri e nell’azione del Che. Quello stesso popolo che ha sopportato, che ha creato resistenza con la solidarietà e che ha vinto come avamposto di un mondo diverso e come alternativa possibile. Solo un’ombra è indiscutibile: nella storia di questo esperimento rivoluzionario c’era e c’è chi non ê d’accordo e chi non lo è senza tramutare ciò in attività spionistica a favore di chi esercita un embargo criminale, ha diritto di opinione ed espressione. Uomini come Reinaldo Arenas dovevano essere liberi di esprimersi e scrivere, liberi di essere omosessuali. Questo è il marchio di ogni sistema statalista e autoritario, questo é quello di cui il popolo cubano dovrà riappropriarsi quando il governo di Castro non ci sarà più. Questa é la grande ereditá da raccogliere: allargare questo esperimento socialista verso un orizzonte libertario.