Neonicotinoidi, il nuovo DDT

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Neonicotinoidi

di George Monbiot – 7 agosto 2013

E’ il nuovo DDT: una classe di veleni di cui è stato autorizzato l’utilizzo diffuso prima di essere appropriatamente verificati e che oggi stanno devastando il mondo naturale. Ed è un’altra dimostrazione della vecchia verità che quelli che non imparano dalla storia sono destinati a ripeterla.

E solo oggi, quando i neonicotinoidi sono già gli insetticidi più diffusamente impiegati nel mondo, che stiamo cominciando a capire quanto estesi siano i loro impatti. Proprio come i produttori del DDT, le imprese che producono queste tossine hanno affermato che erano innocue per le specie diverse da quelle cui erano mirate. Proprio come fecero con il DDT hanno minacciato le persone che hanno opposto preoccupazioni, hanno pubblicato affermazioni fuorvianti e hanno fatto tutto il possibile per disorientare il pubblico. E, quasi ad assicurarsi che la storia si attenesse al vecchio copione, alcuni governi hanno collaborato a tale sforzo. Tra i più colpevoli c’è il governo del Regno Unito.

Come dimostra il professor Dave Goulson nel suo esame degli impatti di questi pesticidi, non sappiamo ancora quasi nulla su come la maggior parte delle forme di vita sono colpite. Ma con l’inizio dell’accumularsi di prove, gli scienziati hanno cominciato a scoprire impatti su una vasta gamma della fauna selvatica.

I neonicotinoidi sono già noti come una delle cause principali del declino delle api e di altri impollinatori. Questi pesticidi possono essere applicati ai semi delle colture e restano nella pianta mentre cresce, uccidendo gli insetti che se ne cibano. Le quantità richieste per distruggere la vita degli insetti sono stupefacentemente ridotte: per volume, questi veleni sono diecimila volte più potenti del DDT. Quando le api da miele sono esposte a soli cinque nanogrammi di neonicotinoidi, metà di esse muore. Poiché le api, i sirfidi, le farfalle, i maggiolini e altri impollinatori si nutrono dei fiori dei raccolti trattati, sono, sembra, in grado di assorbire una quantità di pesticida sufficiente a comprometterne la sopravvivenza.

Ma solo una proporzione minuscola dei neonicotinoidi che gli agricoltori utilizzano finisce nel polline o nel nettare dei fiori. Studi condotti sin qui suggeriscono che solo tra l’1.6% e il 20% del pesticida utilizzato per trattare i semi è effettivamente assorbito dal raccolto; una percentuale anche più bassa di quando le tossine sono spruzzate sulle foglie. Parte dei residui si disperde come polvere, il che probabilmente semina la distruzione tra le popolazioni di molte specie di insetti nelle siepi e negli habitat circostanti. Ma la grande maggioranza – Goulson dice “solitamente più del 90%” – del pesticida applicato ai semi penetra nel suolo.

In altre parole, la realtà è un mondo diverso dall’impressione creata dai produttori, che insistono a descrivere il trattamento dei semi con pesticidi come “preciso” e “mirato”.

I neonicotinoidi sono sostanze chimiche altamente persistenti e durano (secondo i pochi studi pubblicati sinora) sino a 19 anni nel suolo. Poiché sono persistenti, è probabile che si accumulino: con ogni anno di applicazione il terreno diventerà più tossico.

Che cosa facciano questi pesticidi una volta nel terreno, nessuno lo sa, poiché non sono state condotte ricerche sufficienti. Ma – letali per tutti gli insetti e probabilmente per altre specie in concentrazioni ridottissime – è probabile che cancellino un’elevata percentuale della fauna del terreno. Compresi i lombrichi? O gli uccelli e i mammiferi che si cibano di lombrichi? O, quanto a questo, gli uccelli e i mammiferi che mangiano insetti o semi trattati? Non ne sappiamo ancora abbastanza per dirlo.

Questa è la storia che continuerete a sentire a proposito di questi pesticidi: vi ci siamo gettati alla cieca. I nostri governi ne hanno approvato l’utilizzo senza la più vaga idea di quali siano le probabili conseguenze.

Potete avere l’impressione che i neonicotinoidi siano stati banditi dall’Unione Europea. Non è così. L’utilizzo di alcuni di questi pesticidi è stato sospeso per due anni, ma solo a certi fini. A dar retta ai legislatori vi si può scusare per ritenere che le sole specie che potrebbero essere colpite siano le api da miele e che il solo modo in cui possono essere uccise sia attraverso i fiori delle piante i cui semi siano stati trattati.

Mai i neonicotinoidi sono anche spruzzati sulle foglie di un gran varietà di piante da coltura. Sono anche diffusi nei pascoli e nei parchi in granuli, al fine di uccidere gli insetti che vivono nel terreno e mangiano le radici dell’erba. Queste applicazioni, e molte altre, restano legali nella UE, anche se non sappiamo quanti gravi siano gli impatti più vasti. Sappiamo bene, comunque, quanto basta per concludere che è probabile siano cattivi.

Naturalmente non tutti i neonicotinoidi che penetrano nel suolo vi permangono indefinitamente. Sarebbe sollevati nel saper che alcuni di essi sono dilavati, dopo di che … ah, sì, finiscono nell’acqua sotterranea e nei fiumi. Cosa vi accade? Chi lo sa? I neonicotinoidi non sono nemmeno elencati tra le sostanze che devono essere controllate in base alla direttiva della UE sul quadro idrico, perciò non abbiamo un quadro chiaro di quale sia la loro concentrazione nell’acqua che noi e molte altre specie utilizziamo.

Ma uno studio condotto in Olanda dimostra che parte dell’acqua che lascia le aree orticole è così pesantemente contaminata da questi pesticidi che potrebbe essere utilizzata per trattare i pidocchi. Lo stesso studio dimostra che anche a concentrazioni molto più basse – non superiori ai limiti fissati dalla UE – i neonicotinoidi che entrano nei sistemi fluviali spazzano via metà delle specie invertebrate che ci si aspetterebbe di trovare nell’acqua. E un altro modo per dire cancellare gran parte della catena alimentare.

Sono stato indotto a scrivere questo articolo dalla terribile notizia a proposito del fiume Kennet, nel sud dell’Inghilterra: un ecosistema rigorosamente protetto che è elencato tra le poche dozzine di veri corsi di risorgiva della terra. In luglio qualcuno – un contadino o un padrone di casa, ancora nessuno lo sa – ha scaricato un altro genere di pesticida, il clorpirifos, nel lavandino. La quantità era equivalente, in forma pura, a due cucchiaini da caffè. Ha attraversato le fognature di Marlbourough e ha spazzato via la maggior parte degli invertebrati in quindici miglia di fiume.

La notizia mi ha colpito come un lutto. Il miglior posto che ho mai avuto è stato quando ho lavorato, durante le vacanze estive dall’università, come temporaneo guardiano delle acque  nel tratto del Kennet di proprietà della tenuta Sutton. Il guardiano in carica era morto improvvisamente. Era un lavoro difficile e, per la maggior parte, ho fatto solo casino.

Ma sono arrivato a conoscere e ad amare quel tratto di fiume e a meravigliarmi per la stupefacente profusione di vita contenuta da quell’acqua chiara. Dentro fino al petto per la maggior parte della giornata mi immergevo nell’ecologia e passavo molto più tempo di quanto avrei dovuto a osservare arvicole e martin pescatori, libellule ed efemere, larve di tricotteri, gamberi d’acqua dolce e tutte le altre creature sciamanti del benthos.

Di sera, desiderando compagnia e affascinato in egual misura dalla protesta e dalle persone notevoli che attirava, mi fermavo all’accampamento pacifista all’esterno dei cancelli della base nucleare di Greenham Common. Ho raccontato in un altro articolo la strana storia che si è verificata durante le mie visite.

I manifestanti che cercavano di proteggere il fiume dopo la contaminazione hanno descritto come il fiume puzzasse delle carcasse degli insetti e dei gamberi in putrefazione. Senza insetti e gamberi di cui cibarsi, il pesce, gli uccelli e gli anfibi che usano il fiume probabilmente decadranno e moriranno.

Dopo aver digerito questa notizia, mi sono ricordato dello studio olandese e mi è venuto in mente che i pesticidi neonicotinoidi è probabile riducano, in molti luoghi, la vita dei fiumi in cui finiscono in misura simile: non una volta, ma a lungo mentre sono impiegati nel territorio circostante.

Richard Benyon, il ministro che si presume sia responsabile della protezione della fauna selvatica e della biodiversità, e che capita detenga i diritti di pesca su parte del fiume Kennet, e che dovrebbe rappresentare l’elettorato della zona in cui il fiume scorre, ha espresso la sua “rabbia” per l’avvelenamento da clorpirifos. Non dovrebbe manifestare anche la sua rabbia per l’avvelenamento di routine dei fiumi medianti i neonicotinoidi?

Se lo facesse si troverebbe in guai seri con il suo capo. Proprio come stanno sistematicamente avvelenando i nostri ecosistemi, i neonicotinoidi hanno anche avvelenato le politiche (a dire il vero già parecchio tossiche per conto loro) del dipartimento che dovrebbe regolarli. In aprile, l’Observer ha pubblicato una lettera trasmessa dal ministro responsabile del Dipartimento dell’Ambiente, dell’Alimentazione e degli Affari Rurali (Defra), Owen Paterson, alla Sygenta che produce alcuni di questi pesticidi. Paterson prometteva alla società che i suoi sforzi per impedire che i suoi prodotti fossero vietati “continueranno e si intensificheranno nei prossimi giorni”.

E, poco ma sicuro, il Regno Unito ha rifiutato di sostenere i divieti temporanei proposti dalla commissione sia in aprile sia in luglio, nonostante le massicce petizioni e le 80.000 email su tema ricevute da Paterson. Quando Paterson e il suo dipartimento “Deathfra” [gioco di parole sulla sigla del dipartimento, Defra; “death” significa “morte” – n.d.t.] si sono trovati a dover scegliere tra la sopravvivenza del mondo naturale e i profitti delle società dei pesticidi, non ci sono stati dubbi su come si sarebbe schierati. Fortunatamente hanno fallito.

Il loro tentativo di giustificare i propri voti ha condotto a uno degli episodi vergognosi della triste storia di questo governo. Il nuovo scienziato principale del governo, Sir Mark Walport, si è fatto campione di uno “studio” commissionato dal Deathra, che pretendeva di dimostrare che i neonicotinoidi non uccidono le api. Non è stato pubblicato su una rivista esaminata dai suoi pari, né poteva esserlo, visto che qualsiasi scienziato dignitoso, per non parlare dello scienziato principale, avrebbe dovuto essere in grado di capire in un momento che si trattava di assoluta spazzatura. Tra i molti altri problemi, i controlli erano contaminati senza speranza da pesticidi i cui impatti la sperimentazione si supponeva dovesse verificare. Lo “studio” è stato successivamente fatto a brandelli dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare.

Ma Walport ha fatto anche di peggio, formulando dichiarazioni assolutamente fuorvianti a proposito della scienza, e utilizzando tattiche di intimidazione e ricatti emotivi per cercare di impedire che i pesticidi fossero vietati, nell’interesse dei suoi nuovi padroni.

E’ difficile sottolineare a sufficienza l’importanza di questo momento o i pericoli che contiene: il fallimento totale della principale fonte di consulenza scientifica del governo, proprio all’inizio del suo incarico. Lo scienziato capo non deve essere un adulatore leccapiedi, ma qualcuno che si schiera per i fatti e i principi della scienza contro la pressione politica. Walport ha disonorato il suo posto, ha tradito la comunità scientifica e ha venduto il mondo naturale lungo il fiume, apparentemente per accontentare i suoi datori di lavoro.

La settimana scorsa, quasi a ricordarci la portata del sequestro di questo governo da parte delle industrie che dovrebbe regolare, la scienziata che aveva condotto questi inutili esperimenti che Walport e Paterson hanno citato come loro scusa ha lasciato il governo per assumere un nuovo posto presso … la Sygenta . A me pare che, in realtà, lavorasse già per essa.

Dunque abbiamo qui un dipartimento che va in giro barcollando come un ubriaco con un mitra carico che ci garantisce che è “asciolutamente scicuro”. Chi dovrebbe difendere il mondo naturale ha cospirato con i produttori di biocidi a vasto spettro per permettere livelli di distruzione che noi possiamo solo ipotizzare. Nel fare ciò sembrano organizzare un’altra primavera silenziosa.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  http://www.zcommunications.org/neonicotinoids-are-the-new-ddt-killing-the-natural-world-by-george-monbiot

Originale: The Guardian

 Traduzione di Giuseppe VolpeTraduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

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Un commento su “Neonicotinoidi, il nuovo DDT

  1. Attilio Cotroneo il said:

    Avere più raccolti è l’imperativo che viene inculcato in questa strana epoca di quantità e profitto. Avere migliori raccolti nel rispetto delle biodiversità e senza distruggere microaree in cui si sarebbe potuto coltivare per il sostentamento di popolazioni locali, oggi equivarrebbe a fermare un potere smisurato e criminale che controlla il nostro accesso comune ed inviolabile al cibo. E quando ci avranno preso istruzione, cibo e acqua di cosa ci nutriremo?

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