Portogallo: intervista a Francisco Louca, economista e membro di spicco del Blocco della Sinistra

Redazione 20 maggio 2013 1
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PortugalProtests

di  Francisco Louçã e Mark Bergfeld

Francisco Louçã è professore di economia presso l’Instituto Superior de Economia e Gestão di Lisbona. E’ autore di numerosi libri e saggi, tra cui Ensaio para uma Revolução[Prove di rivoluzione], As Time Goes By — From the Industrial Revolution to the Information Revolution, [Col passare del tempo: Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione informatica] scritto con Chris Freeman; Portugal Agrilhoado — A Economia Cruel na Era do FMI[Portogallo in catene: l’economia crudele dell’era del FMI] e, più recentemente, è stato coautore con Mariana Mortagua di A Dividadura[La dittatura del debito] e di Isto é um Assalto[Questa è una rapina].

Louçã ha partecipato al movimento studentesco contro la dittatura di Salazar negli anni ’70. E’ stato arrestato per una manifestazione contro la guerra coloniale nel dicembre del 1972. E’ uno dei membri fondatori del Blocco della Sinistra, è stato candidato alle elezioni presidenziali portoghesi nel 2006 ed è stato coordinatore capo del Blocco tra il 2005 e il 2012. Continua a svolgere un ruolo attivo all’interno del Blocco e dei movimenti sociali in campo internazionale.

L’anno scorso il ministro tedesco delle finanze, Wolfang Schaeuble, ha definito il Portogallo “il bravo scolaro dell’Eurozona”. Ora il Portogallo ha di fronte prospettive economiche difficili. La disoccupazione, ad esempio, ha toccato il diciotto per cento. Il governo di coalizione PSD-CDS sta chiedendo più tempo per attuale le proprie misure d’austerità. Quali sono i motivi alla base della tendenza in discesa del Portogallo?

La recessione è stata causata dall’austerità e dal trasferimento di risorse al rimborso del debito. In conseguenza la disoccupazione ha raggiunto livelli senza precedenti. Salari e pensioni in discesa hanno creato una spirale al ribasso nell’economia. Questo è tutt’altro che comportarsi da bravi scolari. E’ certamente il prezzo che si paga accettando il dominio della Merkel e di Schaeuble.

La crisi economica ha creato fratture nel regime. All’inizio di aprile la Corte Costituzionale portoghese ha sentenziato contro quattro delle nove misure d’austerità contestate. Un alto membro del gabinetto portoghese, Miguel Relvas, si è dimesso. Cosa sta succedendo al vertice della società portoghese?

C’è una crisi nel governo di coalizione. I due partiti di destra al potere hanno difficoltà nell’imporre le soluzioni della Troika: aumento della disoccupazione, tagli ai servizi pubblici, aumento delle tasse, riduzione dell’assistenza e della previdenza sociale. La decisione della Corte Costituzionale di contestare queste politiche dimostra che si tratta di qualcosa di più di una crisi politica: questo è un inizio di una crisi di regime. In Grecia e in Italia tale crisi di regime è evidente. Alla fine la stessa cosa accadrà in Spagna. E’ la conseguenza diretta del deficit di democrazia, delle misure d’austerità e delle loro politiche fallimentari.

In Europa abbiamo assistito a tre filoni di resistenza alla Troika: scioperi di massa dei lavoratori, rivolte giovanili come nel caso degli indignados e rivolte elettorali come la SYRIZA in Grecia, il Front de Gauche in Francia o il CUP in Catalogna. In Portogallo abbiamo visto il primo, ma non abbiamo visto un’impennata dell’appoggio al Blocco, o al Partito Comunista, quanto a questo. Perché la sinistra portoghese non è stata in grado di approfittare di una situazione favorevole?

I sondaggi d’opinione indicano un crescente sostegno ai partiti di sinistra anti-Troika. Oggi rappresentano più del venti per cento. Al fine di eleggere un governo di sinistra – uno che sia contro il Memorandum e chieda la fine del dominio della Troika – servirebbe molto di più. Un governo di sinistra dovrebbe ristrutturare e cancellare parzialmente il debito per riconquistare il potenziale per gli investimenti e l’occupazione. Le dimostrazioni forti di milioni di partecipanti del 2 marzo hanno mostrato che un vasto segmento del popolo portoghese è pronto a battersi per i salari e le pensioni come parte della propria responsabilità democratica.

Al congresso del Blocco del novembre 2012 i delegati hanno votato a maggioranza schiacciante per adottare lo slogan di  un “governo della sinistra”. Tu hai tracciato alcune delle premesse per un governo di sinistra nel tuo discorso d’apertura. Tuttavia un governo di sinistra sarebbe possibile solo con la partecipazione del Partito Socialista che non è esplicitamente contrario a tutte le misure d’austerità. Cosa significa lo slogan e cosa può realizzare?

Non è uno slogan. E’ una proposta a tutti gli uomini e donne che si battono per un’alternativa vitale di sinistra. In tal senso non è un compromesso con il Partito Socialista. Fintanto che esso appoggia o accetta il Memorandum o il ricatto del FMI, tale partito non è assolutamente in grado di offrire una soluzione. Accettare la Troika significa semplicemente perseguire la politica della disoccupazione. Un governo di sinistra ha come definizione per mandato popolare di rompere con la Troika, proprio come ha proposto la SYRIZA in Grecia. Non abdichiamo alla responsabilità né esitiamo a combattere per una soluzione forte a breve termine. Noi sosteniamo una rottura con le imposizioni del capitale finanziario, con la Merkel e i suoi soci. Questa politica rappresenta la richiesta popolare di un governo di sinistra contro la Troika.

Con l’equilibrio di forze attuale credi che un governo di sinistra in Grecia o in Portogallo potrebbe battere la Troika?

E’ la sola via. Naturalmente un governo simile subirebbe delle minacce. Dovrebbe essere pronto a cercare alleati in Europa e altrove poiché la UE e la BCE sono devote all’austerità e servono gli interessi del capitale finanziario. La vittoria dipende dal sostegno popolare, dalla sua coerenza e dalla sua capacità d’iniziativa.

Il debito totale dello stato portoghese ammonta a 209 miliardi di euro, equivalente al 126,3% del Prodotto Interno Lordo. Nel corso del movimento contro la globalizzazione gli attivisti hanno chiesto la cancellazione del debito del Terzo Mondo. Oggi nella sinistra in Europa ci sono discussioni analoghe sulla “rinegoziazione del debito”, sulla “cancellazione del debito” e su “giubilei del debito”. Come dovrebbe reagire la sinistra europea.

Esattamente allo stesso modo. Un’economia con un deficit del tre per cento non può pagare un tasso d’interesse del quattro per cento. Se il debito crea debito, la cancellazione è l’unica soluzione possibile.

Abbiamo assistito a numerosi scioperi dei lavoratori della TAP, del settore pubblico e a un numero di scioperi generali convocati dalla confederazione sindacale CGTP. D’altro canto abbiamo visto scoppi di rabbia popolare nelle strade nelle manifestazioni di “Que Se Lixe a Troika[‘fanculo alla Troika]. Come si rapportano questi due filoni di resistenza? Ci sono iniziative comuni?

Il movimento degli scioperi è debole. Il movimento popolare dei giovani e dei movimenti sociali ha mobilitato manifestazioni molto vaste in due occasioni: il 15 settembre e il 2 marzo. Entrambe le volte c’è stato più di un milione di persone in marcia in un paese con una popolazione di dieci milioni. E’ un successo enorme! Dimostra fin dove una piattaforma aperta e politicamente unita può trasformare la situazione.

Nel 1974 un colpo di stato di ufficiali di sinistra dell’esercito del MFA [Movimento delle Forze Armate] rovesciò la dittatura di Salazar e diede il via alla sollevazione rivoluzionaria dei lavoratori portoghesi. Quale ruolo svolge il ricordo della Rivoluzione dei Garofani nell’attuale serie di mobilitazioni contro l’austerità?

La Rivoluzione dei Garofani fu l’ultima rivoluzione nell’Europa del ventesimo secolo. Diede il via ai movimenti per sostituire le dittature in Grecia e in Spagna. E’ profondamente radicata nella memoria delle generazioni più anziane. I giovani oggi cantano “Grandola, Vila Morena”, la magnifica e significativa canzone usata come segnale radio per l’operazione militare nell’aprile del 1974.  Una generazione dopo il popolo si è riappropriato dei simboli della rivoluzione. Ma nuove modalità politiche richiedono rappresentazioni visuali diverse. Dobbiamo offrire soluzioni mediante la proposta di un governo di sinistra, anziché restare riposare sugli allori di quanto accadde alcuni decenni fa.

Mark Bergfeld è un attivista di sinistra e vive a Londra. E’ stato un partecipante di spicco del movimento studentesco britannico nel 2010. Attualmente sta studiando per il suo dottorato sui Movimenti in Rete e la Sfida per i Partiti di Sinistra. Scrive su Twitter all’indirizzo @mdbergfeld e i suoi scritti si possono trovare su mdbergfeld.wordpress.com.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/interview-with-francisco-lou-economist-and-leading-member-of-portugals-left-bloc-by-francisco-lou

Originale: Mr Zine

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 21 maggio 2013 alle 06:24 -

    Ogni attivismo, nel momento in cui stiamo vivendo, è depresso dalla frustrazione nostra dettata dall’imbarazzo di fronte all’impotenza che sperimentiamo e dalla forza repressiva finanziaria accoppiata al servilismo politico dei nostri aguzzini-governanti. Ci hanno educato alla filosofia del risultato e non raggiungendo lo subito ci convinciamo di essere destinati al fallimento. Ma non è così. Il movimento dinamico non ambisce al risultato immediato ma alla presa di coscienza reale. Anche in emergenza. Quindi continuiamo a manifestare, parlare, organizzare, studiare, leggere e soprattutto confrontare opinioni. Tutto questo darà frutto e la storia in questo è spietata quanto la natura.

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