L’invenzione della razza bianca, di Theodore W. Allen

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L’invenzione della razza bianca, di Theodore W. Allen

 Di Jeffrey b. Perry

 

4 maggio 2013

The Invention of the White Race, vol. I: Racial Oppression and Social Control [L’invenzione della razza bianca, vol. I: L’oppressione razziale  e il controllo sociale],  (Nuova edizione ampliata),  Verso Books, Novembre 2012.

L’originario capolavoro di Allen, di 700 pagine,  già riconosciuto come un “classico” da studiosi come Audrey Smedley, Wilson J. Moses, Nell Painter, e Gerald Horne, comprendeva ampie note e appendici basate sulla sua ricerca  di venti e più anni di fonti primarie. Nell’edizione della Verso Books del novembre 2012 è stata aggiunta una nuova parte introduttiva del libro e nuove note conclusive,  indici ampliati, e guide interne allo studio che possono usare individui, classi e gruppi di studio. L’Invenzione è un importante contributo alla nostra comprensione della storia, ed è destinata a resistere  nel  tempo,  e si può ipotizzare che cresca di importanza nel XXI secolo.

“Quando i primi Americani arrivarono in Virginia nel 1619, non c’erano persone ‘bianche’, e non ce sarebbero state per altri 60 anni,  in base ai resoconti coloniali.”

Quella affermazione  che  cattura l’attenzione,  stampata sulla copertina del primo volume (1994), rifletteva il fatto che, dopo aver  esaminato 885 resoconti  degli anni coloniali  della contea, Allen non ha trovato “alcun esempio dell’uso ufficiale della parola ‘bianco’ come simbolo di status sociale”, prima della sua comparsa in una legge del 1691. Come ha spiegato, “Altri che vivevano nella colonia a quel tempo erano inglesi; erano stati inglesi quando hanno lasciato l’Inghilterra e naturalmente loro e i figli nati in Virginia erano inglesi, non erano ‘bianchi’. “L’identità di bianchi doveva essere insegnata con attenzione, e sarebbe stato soltanto dopo che erano passati sei decenni cruciali” che la parola sarebbe apparsa come sinonimo di Europeo-Americano.”

Allen non parlava soltanto di uso della parola, tuttavia. La sua ricerca-indagine lo ha portato a concludere – in base alla comunanza di esperienze e di dimostrata solidarietà tra proletari Afro-Americani e Americani-Europei, la mancanza di un considerevole strato di controllo sociale intermedio che facesse da cuscinetto, lo status “indeterminato” degli Afro-Americani – che la “razza bianca” non era e non avrebbe potuto funzionare nella Virginia degli inizi. E’ nel contesto di queste risultanze che Allen offre la sua tesi principale – la “razza bianca” era stata inventata come formazione di controllo sociale dalla classe governante come replica alla solidarietà  dei lavoratori come si era manifestata nelle fasi tarde della guerra civile  della Ribellione di Bacon (1676-77).  A questo Allen aggiunge due importanti corollari: 1) L’elite governante, per il suo interesse di classe, ha istituito deliberatamente un sistema di privilegi razziali per definire e mantenere la “razza bianca” e  2) le conseguenze sono state non solo disastrose per gli interessi degli Afro-Americani, sono stati anche “disastrosi” per i lavoratori Europei-Americani, i cui interessi di classe differivano fondamentalmente da quelli della elite governante.

Nel I volume Allen offre un esame critico delle due principali linee storiografiche del dibattito sulla schiavitù e il razzismo; l’approccio psico-culturale che lui critica fortemente e l’approccio socio economico che cerca di liberare da alcune apparenti debolezze. Procede poi a elaborare una definizione di non basata sul “fenotipo,” o classificazione in base al colorito della pelle, e durante questo procedimento offre analogie convincenti tra l’oppressione degli Irlandesi in Irlanda (durante il dominio Anglo-Normanno e durante  il Dominio Protestante) e l’oppressione da parte dei fautori della supremazia della razza bianca nei riguardi degli Africani Americani e degli Indiani.

Allen evidenzia che massimizzare il profitto e mantenere il controllo sociale sono i due compiti prioritari della classe governante. Descrive come l’oppressione razziale sia una forma di risposta della classe governante al problema del controllo sociale, e che l’oppressione nazionale è un’altra forma. La differenza è centrata sull’ipotesi che la componente chiave dello strato intermedio di controllo sociale sia formata da componenti del gruppo degli oppressori (oppressione razziale) o del gruppo degli oppressi (oppressione nazionale).

Fornendo esempi sensazionali in campo internazionale e nazionale, Allen dimostra come l’oppressione razziale (particolarmente sotto la forma di oppressione religioso-razziale) si sia sviluppata e mantenuta a opera dei Britannici, simili come fenotipi, contro i cattolici irlandesi in Irlanda; come una borghesia inglese simile come fenotipo, abbia istituito un’oppressione razziale nella zona inglese dei Caraibi e un’oppressione razziale negli insediamenti anglo-americani sul continente; come l’oppressione razziale si sia trasformata in oppressione nazionale a causa della necessità di controllo sociale della classe governante in Irlanda  (mentre nell’Ulster veniva mantenuta l’oppressione razziale); come la stesse persone vittime dell’oppressione razziale in Irlanda siano diventati “Americani bianchi” difensori dell’oppressione razziale negli Stati Uniti; e come in America l’oppressione razziale abbia preso la forma di schiavitù razziale; tuttavia, quando la schiavitù razziale ebbe termine, l’oppressione razziale è rimasta e si è ricostituita sotto altra forma.

Nel Volume II, The Origin of Racial Oppression in Anglo-America, [L’origine dell’oppressione razziale nell’Anglo-America], Allen racconta la storia dell’invenzione della “razza bianca” negli insediamenti coloniali anglo-americani alla fine del XVII secolo e all’inizio del XVIII. Si concentra principalmente sulla colonia della Virginia che ha stabilito un modello di colonia, e presta particolare attenzione al fatto che soltanto l’Inghilterra, tra tutte le potenze colonizzatrici europee, hanno esportato così tanta eccedenza  della  sua popolazione di lavoratori proletari. Presta anche particolare attenzione al processo per cui gli affittuari di terre e i braccianti nella maggioranza della forza lavoro inglese in Virginia, vennero ridotti a schiavi considerati proprietà privata e a servi non pagati nel 1620. Parlando di questo, Allen mette in risalto che questa degradazione era un cambiamento  qualitativo rispetto alle condizioni dei lavoratori in Inghilterra e rispetto alla legge sul lavoro da lungo tempo stabilita in Inghilterra, che non era un retaggio  feudale, che è stata imposta durante il capitalismo e che era una pre-condizione essenziale della comparsa della condizione ereditaria e a vita di schiavi non pagati, imposta ai lavoratori Afro-Americani nel sistema della schiavitù razziale.

Allen descrive,  come, in gran parte del diciassettesimo secolo, lo status degli Afro-Americani è stato risolto con la forza ed egli  documenta esempi significativi di solidarietà  e di malcontento riguardo al lavoro, specialmente nel 1660 e nel 1670. Importantissima è la sua analisi dello stadio della guerra civile durante la Ribellione di Bacon*, avvenuta nelle sue  fasi finali, quando “400 Inglesi e Neri armati”  hanno combattuto insieme chiedendo la libertà dalla schiavitù.

E’ stato nel periodo dopo la Ribellione di Beacon in risposta alla lotta di classe, che è stata inventata la “razza bianca” come formazione di controllo sociale da parte  della classe governante. Allen descrive politiche sistematiche della classe dirigente che accordavano privilegi  da “razza bianca” agli Europei-Americani e allo stesso tempo imponevano svantaggi più brutali agli Afro-Americani, che produceva un sistema di schiavitù razziale, una forma di oppressione razziale che imponeva anche gravi divieti razziali agli Afro-Americani. Sottolinea che quando gli Afro-Americani in Virginia  sono stati privati  del loro diritto di voto da tempo ottenuto, e quando il Governatore William Gooch ha spiegato nel 1735 che l’Assemblea della Virginia aveva deciso circa questa riduzione della franchigia per “fissare un Marchio perpetuo  sui Neri e sui Mulatti liberi,” non era una stata una “decisione sconsiderata.” Era, piuttosto, un atto deliberato dalla borghesia delle piantagioni ed era una decisione consapevole nel processo di istituzione di oppressione razziale, anche se comportava  la revoca di un principio elettorale che esisteva in Virginia da più di un secolo.

La chiave per la comprensione dell’oppressione razziale, sostiene Allen, è nella formazione del controllo dello strato  sociale cuscinetto intermedio  che serve gli interessi della classe che governa. Nel caso dell’oppressione razziale in Virginia, a qualsiasi persona di ascendenza non europea discernibile dopo la Ribellione di Bacon veniva negato un ruolo nel gruppo cuscinetto del controllo sociale, il grosso del quale era costituito da “bianchi” del proletariato. Tra gli anglo-caraibici, invece, con la stessa elite di governo inglese, i “mulatti” erano inclusi nello strato di controllo sociale ed erano promossi allo status di classe media. Per Allen questa era la chiave per comprendere la differenza tra la politica della classe dirigente della Virginia di “fissare un marchio perpetuo” sugli afro-americani, e la politica dei piantatori delle Indie Occidentali di riconoscere formalmente i discendenti della classe media “di colore” e altri afro-caraibici che si guadagnavano meriti speciali  con il loro servizio al regime. Questa differenza, tra oppressione razziale e oppressione nazionale, era radicata in molti fattori collegati al controllo sociale, uno dei più importanti dei quali era che nelle Indie Occidentali c’erano “troppo pochi” europei poveri e del proletariato che potessero incarnare un’adeguata piccola borghesia, mentre nelle colonie continentali ce ne erano “troppi” per poterli accogliere nei ranghi di quella classe.

I riferimenti a una “decisione sventata” e a “troppo pochi” poveri ed europei della classe proletaria sono coerenti con i continui sforzi di Allen di contestare quelli che considerava fossero i due principali argomenti che indeboliscono e disarmano la lotta contro la supremazia bianca nella classe dei lavoratori: (1) l’argomento che la supremazia bianca è innata, e (2) l’argomento che i lavoratori Europei-Americani “beneficiano” dei privilegi della “razza bianca” e che è nel loro interesse non contrastarli  e non opporsi alla supremazia bianca. Questi due argomenti,  a cui Allen è contrario,  sono collegati a due narrazioni storiche specialistiche che hanno le loro radici in scritti sul periodo coloniale. Il primo argomento è associato con al spiegazione della “decisione sventata” per lo sviluppo della schiavitù razziale offerta dallo storico Winthrtop D. Jordan nel suo libro persuasivo, White Over Black [Bianchi verso i neri]. Il secondo argomento è associato al libro analogamente persuasivo dello storico  Edmund S. Morgan: American Slavery, American Freedom [Schiavitù americana, libertà americana) che sostiene che, quando si sviluppava la schiavitù razziale, “c’erano troppo pochi poveri liberi  [Europei-Americani] a disposizione  perché la cosa fosse importante. L’opera di Allen contesta in modo diretto sia l’asserzione sulla “decisione sventata” di Jordan, che quella di “troppo pochi poveri liberi” di Morgan. Allen sostiene in modo convincente che i privilegi della “razza bianca” conferiti dalla classe dirigente agli Europei-Americani non sono stati disastrosi soltanto per gli interessi degli Afro-Americani, andavano anche contro gli interessi di classe dei lavoratori Europei-Americani.

L’ invenzione della razza bianca è un’opera convincente che riesamina secoli di storia. Offre anche lo sguardo di Allen del “futuro a distanza.” Quando ha completato il Volume II 16 anni fa, il settantottenne Allen, in parole che oggi sono evocative, ha terminato descrivendo “segni inconfondibili di un conflitto sociale che stava maturando” tra “la gente comune” e “i Titani”. Ha suggerito che “Forse, nella lotta…incalzante, influenzata dal “timbro indelebile della lotta afro-americana per i diritti umani degli anni ’60, i “privilegi della razza bianca possono finalmente essere considerati e rifiutati dalla classe dei lavoratori europei e americani, come l’incubo che per tre secoli ha paralizzato la loro volontà per la difesa dei loro interessi di classe in confronto a  quelli della classe governante.” E’ stato con questa  prospettiva in mente, con le sue profonde implicazioni per un cambiamento radicale, che l’attivista intellettuale indipendente  a favore della classe dei lavoratori, Theodore W. Allen  (1919-2005) ha concluso L’invenzione delle razza bianca.

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Bacon’s_Rebellion

 

Nella fotografia, un’immagine della Ribellione di Bacon.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/theodore-w-allen-s-the-invention-of-the-white-race-by-jeffrey-b-perry

Originale: Ramzy Baroud’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

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One thought on “L’invenzione della razza bianca, di Theodore W. Allen

  1. Attilio Cotroneo il said:

    La spiegazione accurata e verificabile di una follia che ha cercato di spacciare una decisione di pochi per il corso della natura. Ancora oggi il nostro destino non è che nostro. Purtroppo è proprio nel nostro mondo che crediamo evoluto che cresce quel razzismo forse specchio di un progresso che abbiamo troppe volte identificato con il possedere l’altro e ridurlo ad avere bisogno di noi.