La Shock Doctrine nelle prigioni del Texas

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La Shock Doctrine  nelle prigioni del Texas

Di Kenneth Foster

23 marzo 2013

Kenneth Foster è un prigioniero in Texas. Malgrado il fatto che non fosse stato messo in  prigione perché ritenuto responsabile di un delitto, ma soltanto per essere stato presente a questo, è stato mandato nel braccio della morte nel 1996 e ne è uscito 11 anni dopo, tre ore prima dell’esecuzione, e  prima che  la sua condanna fosse commutata in ergastolo. Sia prima che dopo questa vittoria, Kenneth è stato un attivista e scrittore  schiett,  non soltanto a suo favore,, ma contro il sistema della giustizia penale nel suo complesso.

Qui paragona le storie di tortura e repressione durante la “guerra al terrore” degli Stati Uniti descritte nel libro di Naomi Klein, The Shock Doctrine con le sue personali esperienze nelle prigioni del Texas.

QUESTO ARTICOLO è un’analisi delle tattiche di tortura e dei metodi repressivi adottati nelle prigioni di segregazione amministrativa in tutto il Texas e in generale in America. Per mettere in luce questi argomenti e come si applicano, voglio fare un paragone con il libro di Naomi Klein The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism. [La dottrina dello shock: il sorgere del capitalismo disastroso]

The Shock Doctrine è un libro che documenta le brutali tattiche economiche cui ha fatto da pioniere il professore dell’Università di Chicago, Milton Friedman. Il suo approccio all’economia è diventato ortodossia in quasi ogni angolo della terra. E’ stato descritto come “neoliberalismo”, “libero mercato”, “capitalismo del lasciar fare”, e “globalizzazione”, ma il termine che rimarrà impresso nelle menti della maggior parte delle persone è “terapia dello shock”.

La “terapia dello shock” è stata applicata sia in economia che dal punto di vista fisico. Mi concentrerò sull’ultima, ma lasciatemi prima parlare dell’altra, perché la dottrina dello shock economica ha permesso alla dottrina shock fisica di prosperare.

Come spiega Naomi Klein, negli anni ’50, la CIA ha finanziato gli esperimenti del Dottor Donald Ewen Cameron all’Università McGill in Canada. Lo scopo di Cameron era di rovinare la mente delle persone, creando una “lavagna pulita” su cui scrivere. In aggiunta alla cosiddetta “terapia del parlare” e alle tecniche di isolamento, Cameron ha anche sperimentato i farmaci e l’elettroshock. Questa ricerca ha molto colpito la CIA, particolarmente l’uso dell’elettroshock, non solo inteso per provocare dolore, ma con lo scopo di cancellare le personalità già strutturate in modo da crearne altre di tipo diverso.

Come fa notare Naomi Klein, c’è un rapporto tra questa “terapia shock” fisica  e la “terapia dello  shock” economica sostenuta  da Friedman che una volta ha detto:

“Soltanto una crisi – vera o percepita – produce il cambiamento. Quando si verifica una crisi, le azioni che vengono realizzate dipendono dalle idee che ci sono in giro. Questa, credo è la nostra funzione fondamentale: sviluppare alternative alle politiche esistenti,  per mantenerle vive e disponibili, fino a quando ciò che è politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile.”

Le crisi sono state indotte da inganni politici, da repressioni governative e da altre pressioni che danno a Friedman e ai suoi “Chicago Boys” l’occasione di introdurre le loro politiche. Tra le vittime ci sono stati il Cile, la Polonia e l’Europa dell’Est, e i paesi del Medio Oriente.

Mentre leggevo le tattiche usate di continuo nei riguardi dei cittadini di questi paesi – la terapia dello shock sia nella forma economica che in quella fisica – non ho potuto fare a meno di provare un nodo alla gola  quando mi sono reso conto che molte di queste tattiche si attuano proprio qui oggi, nelle prigioni del Texas.

O costruite consciamente, o inconsciamente imitate, le somiglianze esistono. E non si fa nulla per cambiarle. Indipendentemente da dove le tattiche vengano attuate, gli esseri umani reagiranno al tipo di condizioni causate dalla terapia dello shock nello steso modo: in modo folle, in modo suicida in modo autodistruttivo.

Nulla di questo dovrebbe sorprendere qualsiasi lettore del Socialist Worker, dato che fa parte della storia del governo degli Stati Uniti. Dall’America Latina al Vietnam, dal Medio Oriente a qui, negli Stati Uniti, (con i Nativi Americani e fino al partito Black Panther), il governo degli Stati Uniti era dietro ai colpi di stato, agli assassinii, ai massacri, alle malattie deliberatamente provocate, alla guerra segreta e a molto, molto di più.

Questa eredità continua in luoghi che non vediamo e di cui non sentiamo parlare, che tuttavia, talvolta sono molto più vicini di quanto ci rendiamo conto.

Mentre leggete questo articolo, sappiate che i fatti sono alla portata dei vostri polpastrelli. Cercatelo su internet, ma quando lo leggete, non andate via. Organizzatevi, perché, come affermava Howard Zinn, “La gente, quando è organizzata, ha un enorme potere, più di qualsiasi governo.”

Le camere della tortura

Ci sono circa un migliaio di prigioni e carceri * negli Stati Uniti e circa 2,3 milioni di persone che le riempiono, alla fine del 2010. Le stime sul numero dei prigionieri tenuti in isolamento varia, e arriva a 80.000 in qualsiasi dato  momento.

 

In Texas c’erano  152.000 prigionieri nello stato a metà dell’anno scorso, il numero più alto che in qualsiasi altro stato del paese. Circa 8.100 di questi sono tenuti in “segregazione amministrativa” e, secondo il sito web Solitary Watch (Osservatorio solitario): “Sono tenuti in isolamento in celle che misurano circa 2 m. per 3m. per 23 ore al giorno, con un’ora per fare attività fisica in un piccolo cortile recintato. Più di 2.000 detenuti hanno diagnosi di seria infermità mentale o di disabilità nello sviluppo.”

Mentre le prigioni di massima sicurezza, come la prigione federale di massima sicurezza a Florence, in Colorado, dove le condizioni di isolamento superano qualsiasi cosa si possa immaginare. Le forme e le dimensioni e gli schemi arcitettonici variano, ma l’unica cosa che tutte hanno in comune non è solo la punizione, ma il tentativo di umiliare e di distruggere completamente la mante e lo  spirito.

Mentre le prigioni di massima sicurezza sono la forma più estrema, anche le prigioni con la “segregazione amministrativa” (Administrative Segregation, acronimo AdSeg) creano un vero incubo per coloro che sono soggetti alle loro tecniche di oppressione. Che cosa si produce in  prigioni come questa?

Nella prigione di Abu Ghraib, in Iraq, le forze statunitensi hanno attuato una vasta gamma di procedure per gli interrogatori basate sul modello di quelle usate nella Baia di Guantanamo, comprese l’umiliazione deliberata, lo sfruttamento delle  paure, la deprivazione  sensoriale e il sovraccarico sensoriale: tutte esistono nelle prigioni AdSeg in America.

L’impatto è ovvio. Come ha detto riguardo ad Abu Ghraib un sergente della 82a divisone aerotrasportata, “Se è un bravo ragazzo, ora è diventato cattivo a causa della maniera in cui lo abbiamo trattato.” Che cosa pensiamo, quindi, che accadrà quando queste tattiche verranno usate sui 2,3 milioni di prigionieri negli Stati Uniti? Che cosa pensiamo che venga restituito alla società?

Queste camere di tortura, alias prigioni, sono costruite in base alla visione di quello che il governo descrive come “controllo del comportamento”. Lo scopo non è soltanto quello del controllo totale dei prigionieri fatto distruggendo al loro volontà, ma di controllare la gente per mezzo della società portando alcuni ad  esempio.

La tortura è americana quanto lo è la torta di mele. Per i nostri rappresentanti politici che parlano in maniera ipocrita, la tortura non è tortura, ma “interrogatorio coercitivo,” e i maltrattamenti non sono maltrattamenti, ma “un modo di ammorbidire.”

La CIA ha messo in atto  per lungo tempo questo genere di metodi, e ha  di fatto  prodotto dei  manuali  come il famigerato manuale KUBARK* per il personale statunitense e per altri governi che volevano seguirlo.  Questi metodi sono designati per indurre, aggravare, e sostenere lo “shock” che rende disponibili  i prigionieri ai consigli e al rispetto di questi.

L’AdSeg induce questi stati di deprivazione sensoriale. Non c’è nessun contatto umano nell’AdSeg. Non tutti i prigionieri dell’AdSeg sono criminali violenti. Una persona può essere messa nell’AdSeg per possesso di droga o se ha un telefono cellulare mentre è in prigione. Tuttavia, sono ammanettati e con una catena legata a una caviglia   dovunque vadano. Le strette aperture nelle porte in alcune di queste prigioni sono fatte a livello delle cosce, in modo che quando il prigioniero viene ammanettato, indipendentemente dall’età del peso, o delle sue condizioni di salute, deve accovacciarsi e spingere le braccia fuori della stretta fessura che è dietro di sé, per essere ammanettato.

Non ci sono televisori, né possono permettersi lavoretti artistici o mestieri, e nessun programma educativo a cui possano  partecipare per favorire la riabilitazione. L’unica attività è stare seduti a marcire. Il prigioniero deve trovare i modi per impedire la decadenza mentale. Se chiede aiuto all’amministrazione  è praticamente morto, mentalmente, spiritualmente e forse anche fisicamente.

Nelle unità carcerarie del Texas,  come la McConnell, non ci sono interfoni  per chiamare le guardie né bottoni da premere in caso di emergenze. Per avere l’attenzione di una guardia, i detenuti devono battere sulla porta della cella o darle dei calci, cosa che viene normalmente ignorata a meno che non si faccia ripetutamente). I detenuti che hanno sofferto di attacchi epilettici, di  attacchi di diabete o di altre precarie condizioni di salute, spesso sono stati lasciati stesi sul pavimento per ore.  Questo battere, urlare, strillare, e battere, fa parte del sovraccarico sensoriale che crea scompiglio nella mente.

In patria e all’estero

L’amministrazione Bush ha approvato una serie di pratiche per gli interrogatori e la carcerazione come parte della “guerra al terrore”, per trattare con i sospetti terroristi. Troviamo però le stesse condizioni nelle prigioni del Texas. Queste comprendono:

 

Il campo di prigionia Guantanamo Bay ha usato l’isolamento e la privazione  della luce in alcuni  momenti, sovraccaricando i sensi dei prigionieri con luce e rumori di  suoni sordi.

Quasi tutte le celle dell’Ad Seg imitano questo. Le nostre celle sono blindate in acciaio. La parte anteriore delle porte sono coperte con reti di acciaio e plexiglas. Le celle hanno grosse lampade usate per le conte, quando si dà da mangiare o per l’interazione tra guardie e detenuti. I vostri sensi   vengono privati di stimoli. Si ha contatto soltanto  con il cemento, l’acciaio o le luci molto forti. Attaccare delle foto sui muri è un’infrazione alle regole.

I manuali della CIA sugli interrogatori affermano che “le finestre dovrebbero essere installate in alto nel muro, per  non far entrare la luce”.

Nelle prigioni Ad Seg del Texas come: le unità McConnell, la Connally, la Polunsky, la Telford and Michael, le finestre sono installate esattamente in quel modo – praticamente all’altezza del soffitto. Questo aiuta a tenere i prigionieri in uno stato di disorientamento e di shock in modo da costringerli ad accettare misure contro la loro volontà.

José Padilla, arrestato nel maggio 2002 all’aeroporto O’Hare di Chicago, per  aver presumibilmente progettato di far esplodere una “bomba inquinante” (fatta di un misto di esplosivo e di polvere radioattiva, da: Forum in wordreference del vocabolo bomb, n.d.t.), è stato portato in una prigione della marina a Charleston, nella  Carolina del Sud. E’ stato messo in piccolissime celle: aveva gli occhi coperti da occhiali neri, le orecchie erano bloccate da auricolari e gli è stato proibito di avere un orologio o una radio.

Analogamente, le celle nelle prigioni Ad Seg sono relativamente piccole, e mentre non ci costringono a portare occhiali neri o auricolari, dobbiamo affrontare la deprivazione visiva e sonora delle celle blindate con l’acciaio. I nostri cortili esterni per l’ora d’aria hanno pareti alte 9 o 12 metri, dove l’unica cosa che è possibile vedere è il cielo. Ai prigionieri degli alloggi dei livelli 2 e 3 (livelli punitivi) sono negate le radio e talvolta i calendari: Questo crea disorientamento e allontana  il prigioniero e dall’attività umana.

Nel suo libro, Naomi Klein cita prigionieri della CIA o dei regimi alleati con gli Stati Uniti che dovevano subire la presenza di topi e  scarafaggi nelle celle. Secondo la Klein, il religioso musulmano di cittadinanza italiana, Hassan Mustafa Nasr è stato sequestrato nelle strade di Milano da un gruppo di agenti della CIA ed è stato  portato precipitosamente nell’Egitto di Hosni Mubarak, dove ha vissuto per 14 mesi in una cella  senza luce e dove, afferma, “topi e scarafaggi mi  camminavano sul corpo.”

Non c’è una prigione dove sono stato (tre finora) che non avesse topi e scarafaggi. Le formiche si  accumulano nelle celle in numeri astronomici. Anche le prigioni costruite in zone rurali attraggono     puzzole, e poi api e altri insetti. I topi e gli scarafaggi sono però gli occupanti più comuni delle celle.

Un torturatore al servizio del governo dell’Honduras una volta ha descritto le pratiche che la CIA gli insegnava a usare, e tre queste c’era quella di servire intenzionalmente cibo cattivo.

Nelle prigioni degli Stati Uniti, ogni volta che c’è una crisi di bilancio nello stato, il che sembra capitare sempre, il cibo delle prigioni è quello che viene preso di mira per primo. Questo non è soltanto un problema nelle Ad Seg, ma colpisce ogni prigioniero. Specialmente dall’11 settembre, e dalle guerre che ne sono seguite, il cibo della prigione è diminuito di quantità e di qualità.

Per esempio, prima del 2001, i prigionieri di solito ricevevano un piccolo dessert su ogni vassoio del pranzo. Questo è stato poi ridotto a una volta a settimana. Le porzioni in generale sono diventate come quelle per bambini, specialmente durante la messa in sicurezza  di 30 giorni. Si servono più stufati di carne, che in realtà è soltanto una sbobba di patate, piselli, carote e presunto manzo, galleggianti in una salsa unta. Questo e i pasti a base di tagliolini sono serviti da quattro a se volte a settimana. Non ci sono frutta o verdura fresca, soltanto le stesse verdure stracotte o poco cotte ogni giorno.

Un’altra cosa del passato è anche il latte vero; si serve soltanto latte in polvere nel Dipartimento del Texas delle  case di correzione. Per ironia, nel regime dell’orribile dittatore del Cile, Augusto Pinochet, una delle prime mosse della giunta per tagliare gli “articoli di lusso” è stata quella di eliminare i programmi di fornitura di latte alle scuole. Ovviamente il Texas considera il latte nella stessa luce: un “lusso.”

Quando gli esseri umani sono soggetti alle condizioni più abiette, che cosa ci si può aspettare dal loro stato mentale e comportamentale? Possiamo evitare la realtà, ma non possiamo evitare le conseguenze della  realtà.

L’abisso psicologico   

 Nella Baia di Guantanamo, un settore denominato Blocco D era riservato ai detenuti in permanente stato allucinatorio. Erano persone che, dopo aver subito ampio uso della tortura, mostravano comportamenti tipico di un trauma psicologico estremo: parlavano persone inesistenti, sentivano delle voci, ecc.

 

Naomi Klein cita James Yee, l’ex cappellano militare musulmano che operava nel Blocco Delta, che descriveva questi prigionieri. “Mi fermavo parlare con loro”, ha detto Yee “e mi rispondevano facendo la voce di bambini, dicendo solamente sciocchezze. Molti di loro cantavano ad alta voce canzoncine da bambini, ripetendole di continuo. Alcuni stavano in piedi sulle strutture  di acciaio dei loro letti e si comportavano in maniera infantile.”

Sabin Willett, un avvocato che rappresentava vari prigionieri di Guantanamo avvertiva che se la situazione fosse continuata, “ci sarebbe stato un manicomio.”

In alcuni Ad Seg del Texas, credo che si sia arrivati allo stesso punto. Mentre ero nel braccio della morte, ho vissuto per sette anni in una cella dell’Ad Seg. Sono stato testimone dei alcuni dei comportamenti di cui ho parlato prima e di altri peggiori, e vedo che continuano nell’AdSeg di McConnel (una delle prigioni di Beeville, in Texas, n.d.t.).

Nelle sezioni del braccio della morte nell’Ad Seg, ho visto uomini che si coprivano di feci, che si ferivano con i rasoi, e che si suicidavano. Ho visto uomini che smettevano del tutto di parlare agli altri detenuti, e che smettevano anche di farsi la doccia.

Certi detenuti soffrono  di malattie mentali estreme, e urlano e gridano tutto il giorno. Alcuni, come abbiamo sentito dalla  descrizione di Yee dei prigionieri di Guantanamo, fanno versi da bambini. Un detenuto  tamburellava sulla sua porta,  usando una tazza, il tema musicale dello spettacolo televisivo  Green Acres, per ore ogni volta e tutti i giorni.

Un altro tema ricorrente nelle prigioni Ad Seg sono i detenuti che cercano di ottenere l’attenzione di una guardia urlando ripetutamente: “Mi ucciderò”. Dato che l’Ad Sg McConnel non è fornita di interfoni, i detenuti devono gridare e urlare. Quando vengono ignorati, i detenuti devono dare calcu alla porta di acciaio che provoca un rumore di tuono.

Altri detenuti che soffrono di malattie psicologiche vagano per ore e ore. Parlano di aggeggi elettronici infilati nel retto, di come il loro cibo è stato avvelenato, il gas velenoso è stato spruzzato negli sfiatatoi dell’aria. Molte volte ho sentito che i loro discorsi erano pieni di cospirazioni del governo o della massoneria.

Jose Padilla, l’uomo che è stato portato nella prigione della marina Nella Carolina del Sud, è stato costretto a vivere in queste condizioni per 1.307 giorni, e alla fine, come ha detto  il suo avvocato alla corte: “Le torture prolungate inflitte al Signor Padilla lo hanno danneggiato, sia mentalmente che fisicamente. Il trattamento del Signor Padilla, voluto dal governo, lo ha privato della sua personalità.”

Quello che è stato imposto a Padilla, viene inflitto con calma, delicatezza e costanza a uomini e donne detenuto nelle prigioni di Ad Seg di tutta l’America. Alcuni prigionieri non lasceranno mai l’Ad Seg e così i 1307 giorni che Padilla ha sopportato, saranno facilmente sorpassati. E così anche il trauma che ha sofferto.

Nel libro The Shock Doctrine, Naomi Klein scrive:

“Quando si chiede ai prigionieri come sono sopravvissuti a mesi o ad anni di isolamento e di brutalità, spesso parlano di un lontano scampanio, o del richiamo musulmano alla preghiera, o di bambini che giocano in un parco vicino.  Quando la vita si restringe alle quattro mura della cella della prigione, il ritmo di questi suoni esterni diventa una specie  di ancora di salvezza, una prova che il prigioniero è ancora umano, che c’è un mondo al di là della tortura.”

Per quelli tra noi che mantengono la propria sanità mentale, ognuno ha una diversa testimonianza riguardo ai modi in cui siamo sopravvissuti. Per coloro che si sono trasferiti in alloggi meno limitati, può essere stata una radio, o soltanto un ambiente più calmo. Forse sono state le visite, ma per chi non aveva nulla di tutto questo, non so che cosa dire. Forse è come diceva Nietzsche: “Colui che ha una ragione per cui vivere, può sopportare quasi in ogni modo.”

La via per la sopravvivenza non è un progetto che può essere scritto e fatto circolare. Ogni giorno che passa il programma è soffiato via dal vento nelle sabbie e deve essere riscritto.  Chi tra noi “tiene duro”, si attacca a qualche cosa: una fotografia dei nostri figli, un libro che gli cambia la vita, una preghiera, una meditazione, attività fisica….un qualche cosa! Ci afferriamo e restiamo attaccati alla cara vita. O troviamo un modo per farlo o ce lo creiamo.

In quanto, però, a quello che abbiamo visto nelle prigioni del Texas, l’unica differenza che conosco tra quello che ci veniva detto a Guantanamo o ad Abu Ghraib o in altri centri di interrogatori in paesi stranieri  e ciò che sperimentiamo è che non c’è l’elettroshock. Ma non trattenete il fiato e non dite che non accadrà mai. Il Dipartimento del Texas per le  Case di correzione, utilizza già lo spray al pepe, i gas lacrimogeni, e priva i detenuti dei  vestiti, degli oggetti personale e delle visite dei familiari, come punizione.

Secondo la Klein, l’idea di Milton Friedman dei centri della “terapia dello shock” riguardo alla “velocità, alla subitaneità e allo scopo dei cambiamenti economici, produrrebbero reazioni psicologiche nella gente che ne facilitano l’adattamento. ” Per mezzo di questo, le società “scioccate” economicamente spesso hanno rinunciato a cose che avrebbero altrimenti protetto appassionatamente  – proprio come i prigionieri che sopportano le stesse condizioni rinunciavano pronunciare  i nomi dei compagni, biasimavano la fede  ed erano ridotti a un mucchio di stucco che veniva facilmente modellato da coloro che li interrogavano.

I mondi dove io vivo, dove Padilla viveva, dove Yee lavorava, stanno prosperando. Non sono scene di un film o pagine di un libro. Sono reali, sono gravi, e sono mortali. Quello che ho fatto notare è semplicemente un’osservazione di un uomo che, malgrado la prigione, è deciso a vivere, a prosperare e a sopravvivere, perché credo in quello che una volta ha scritto Howard Zinn:

“I cambiamenti rivoluzionari non arrivano come momento devastante, ma come una successione infinita di sorprese, che si muovono a zigzag verso una società più decente. Non dobbiamo impegnarci in azioni grandiose, eroiche, per partecipare al processo di cambiamento. Piccoli atti, quando vengono moltiplicati per milioni di persone, possono tranquillamente diventare un  potere che nessun governo può sopprimere; un potere che può trasformare il mondo.”

Ci credete?

 

*http://it.wikipedia.org/wiki/Kubark_Counterintelligence_Interrogation

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-shock-doctrine-in-texas-prisons-by-kenneth-foster

 

Originale: Socialistworker.org

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un commento su “La Shock Doctrine nelle prigioni del Texas

  1. Attilio Cotroneo il said:

    Non deve meravigliarci che le carceri di molti paesi occidentali siano disumane e concepite con uno scopo repressivo e anni luce lontano dal reinserimento e dalla riabilitazione. Il sistema di controllo delle vite, continua nelle scuole e nei regimi carcerari con le stesse modalità. Paesi che crediamo siano campioni di diritto sono in realtà addestratori di criminali pensati per rimanere in un eterno limbo indistinto che consente loro di privare di tutto un uomo per farlo sembrare scoglitti e inutile.

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