In conclusione, orribile giornalismo

Redazione 18 marzo 2013 1
Print Friendly

In conclusione, orribile giornalismo

 

Di Chris Carlson

14 marzo 2013

 

In occasione della morte del presidente venezuelano Hugo Chavez avvenuta la settimana scorsa, molti dei media internazionali hanno reagito in maniera tipica, dipingendo l’amministrazione Chavez proprio come  facevano quando era vivo – come un regime autocratico guidato da un tiranno sciocco che governava male il paese e sprecava la ricchezza del petrolio.

Hanno dimostrato scarsa pietà per il leader “più grande della vita”, così amato dalla maggioranza del suo paese, e da milioni di persone di tutto il mondo, dando l’impressione che Hugo Chavez avesse sbagliato tutto e che praticamente non avesse fatto nulla di giusto.

Molte delle critiche hanno un elemento di verità, dato che in Venezuela persistono molti problemi. La stampa si è assicurata di sottolineare questi problemi come prova del fallimento di Chavez, facendolo sembrare come se qualsiasi leader o governo di buon senso nella posizione di Chavez, avrebbero potuto risolverli.  Ma quello che è apparso più di qualsiasi altra cosa in queste tirate anti-Chavez era un fraintendimento molto rivelatore, quasi imbarazzante, dei principali problemi economici e sociali del Venezuela.

“E’ un peccato che nessuno abbia voluto impiegare 20 minuti per spiegargli la macroeconomia,” scrive Rory Carroll in un contro editoriale sul New York Times che sostiene che Chavez era “un orribile manager” che ha distrutto il Venezuela.  Carroll critica Chavez per tutto, dall’aver mancato di sistemare il palazzo presidenziale, ad aver speso troppo per l’istruzione e la sanità, a non aver investito  abbastanza nelle infrastrutture.

Come corrispondente del Guardian in Venezuela dal 2006, Carroll sembrava che avesse visto abbastanza per concludere che Chavez  “aveva lasciato il Venezuela in rovina”. Ci si chiede tuttavia se egli fosse mai riuscito a parlare ai milioni di venezuelani – quelli che hanno affollato le strade per piangere la morte del presidente la settimana scorsa – che sentono che  il paese è stato trasformato per sempre.

Letteralmente per giorni senza fine, senza interruzione, tutto il giorno e la notte, la gente è sfilata nell’edificio dove il corpo di Chavez era esposto, per porgergli il loro ultimo omaggio. Una fila si allungava per chilometri all’esterno, dato che la gente aspettava vari giorni, mangiando e dormendo in fila. Questa immensa effusione di emozioni è molto difficile da far coincidere  con l’immagine che Carrol ci dà del presidente.

Può essere un’esagerazione dire che Chavez ha trasformato il paese, anche se molte cose sono profondamente cambiate, ma non bisogna essere un esperto per sapere che i problemi del Venezuela sono più complicati che le idiosincrasie di  un uomo e della sua personalità.

Il quotidiano inglese The Economist  ci dice che Chavez era un “narcisista”  che era “spericolato  riguardo all’economia del suo paese e che “aveva sprecato un’occasione straordinaria”. Ci dicono che Chavez avrebbe potuto usare la ricchezza petrolifera della nazione per “dotare il Venezuela di infrastrutture di livello mondiale e di fornire l’istruzione e la assistenza sanitaria migliori che si potessero ottenere con il denaro”. A causa del cattivo governo, però, “l’economia è diventata  sempre più dipendente dal petrolio”. Carroll  ripete questo giudizio e incolpa Chavez di un settore privato in declino e di infrastrutture decadenti.

Apparentemente, però, queste persone che si auto proclamano esperti, non hanno mai dato un’occhiata almeno sbrigativa alla storia del Venezuela. Se lo avessero fatto, saprebbero che da quando è stata scoperta la ricchezza petrolifera del paese quasi un secolo fa, nessun governo è stato mai in grado di fare ciò che sostengono che il governo di Chavez avrebbe  dovuto raggiungere.

I governi precedenti hanno investito la ricchezza proveniente dal petrolio in infrastrutture, industria e sviluppo di progetti – mai però come ha fatto Chavez – tuttavia nessuno di questi è riuscito a interrompere la dipendenza dal petrolio, a diversificare l’economia, a creare un settore privato fiorente, o a costruire adeguati servizi nell’ambito della sanità pubblica e dell’istruzione. Il motivo di questo è che erano tutti narcisisti spericolati? O invece questi problemi hanno forse una spiegazione che è più profonda dello stile personale del presidente?

Naturalmente la verità è molto più complessa di quella che gli odiatori di Chavez vorrebbero ammettere. E’ vero che Chavez non ha fornito soluzioni a molti dei problemi del Venezuela, ed che alcuni sono anche molto peggiorati, ma, contrariamente alle affermazioni dei media, probabilmente Chavez ha fatto meglio di qualsiasi precedente governo della storia venezuelana.

Si ha l’impressione contraria leggendo molta stampa internazionale: Date un’occhiata al seguente paragrafo all’articolo comparso la settimana scorsa sul quotidiano The Economist:

“Malgrado questa propaganda, la rivoluzione bolivariana era una faccenda corrotta e mal gestita. L’economia è diventata sempre più dipendente dal petrolio e dalle importazioni. Il controllo statale delle aziende agricole ha tagliato la produzione agricola. Il controllo dei prezzi e del cambio estero non hanno potuto impedire l’inflazione e hanno prodotto scarsità dei cibi fondamentali. Le infrastrutture si sono sgretolate: la maggior parte del paese ha subito per anni frequenti tagli dell’energia elettrica. Gli ospedali sono andati in rovina: perfino molte delle missioni sono state abbandonate. La criminalità è molto aumentata: Caracas è una delle capitali più violente del mondo. Il Venezuela è diventato un canale per il traffico di droga, con il coinvolgimento di segmenti  delle forze di sicurezza.”

Sorprendentemente, quasi ogni frase di questo paragrafo è falsa. La produzione agricola non è diminuita, ma è invece cresciuta del 2/3% per anno, e la produzione di grano, dove si è principalmente incentrata l’attenzione del governo, è cresciuta del 140%. L’inflazione è stata considerevolmente più bassa durante al presidenza di Chavez che durante i due precedenti governi. La scarsità di cibo e i tagli alla corrente elettrica sono stati causati dall’esplosione dei consumi tra i poveri, non da una diminuzione della produzione.

Sia la produzione elettrica che quella di cibo sono hanno toccato livelli mai raggiunti fino ad allora. Migliaia di nuovi ambulatori sono stati costruiti in tutto il paese. Tuttavia è vero che molti ospedali sono ancora inadeguati, che la criminalità è aumentata molto, e che il Venezuela è ancora un canale per il traffico di droga, dato che ha in comune con la Colombia un lungo tratto di confine.

Anche le affermazioni di dipendenza dal petrolio non sono confermate dai fatti. E’ vero che il petrolio in quanto percentuale delle esportazioni totali è aumentato, ma questo è in gran parte dovuto al fatto che i prezzi del petrolio sono aumentati di circa 10 volte da quando Chavez è andato al potere, rendendo inevitabile che anche il loro valore in rapporto alle esportazioni totali sarebbe cresciuto.

I critici dicono che Chavez ha sprecato la ricchezza del petrolio del paese, che avrebbe usato per trasformarlo in uno stato moderno. In realtà, il boom del petrolio ha lasciato il Venezuela stracolmo di denaro del petrolio,  una situazione che le politiche di Chavez hanno contribuito a creare, dato che unito l’OPEC e ha aumentato i diritti di utilizzo e le tasse nel settore petrolifero dando allo stato tantissimi fondi in più con i quali lavorare. Se soltanto questo “orribile amministratore” avesse saputo come amministrare i fondi, dicono i critici, il Venezuela avrebbe potuto essere ormai avviato a diventare  una nazione, moderna e sviluppata.

Ma questa opinione è avventata. Le nazioni non si sviluppano sulla base della ricchezza delle risorse e dei boom  dei prodotti. Una nazione non può entrare nel primo mondo aumentando la spesa pubblica. Invece, lo sviluppo economico riguarda la crescita sistematica di produttività, di innovazione e di cambiamenti tecnici, attività che di solito ricadono sulle spalle del settore privato. Nel mondo avanzato, è in gran parte il settore privato che investe il surplus nelle nuove tecnologie  e nei miglioramenti del processo di produzione, una cosa che non  accade in Venezuela in maniera sistematica.

Naturalmente, i critici e gli oppositori di Chavez, sostengono che anche questo è colpa del governo, che è colpa di Chavez non aver creato l’ambiente giusto per gli investimenti privati e che con le politiche “giuste” il settore privato avrebbe  deciso di fare investimenti nel paese e di produrre il genere di sviluppo economico che sarebbe andato a vantaggio di tutti i settori della società. Sembra che nessun governo venezuelano nella storia del paese sia stato in grado di comprendere quali sono quelle politiche “giuste”.

Questa ideologia, però, si auto annienta con la sua stessa logica, dato che nelle economie di mercato gli investitori privati non investono nella produttività perché se la sentono di farlo, o perché le condizioni sono quelle che gli piacciono. Lo fanno perché devono farlo se vogliono misurarsi nella competizione, sopravvivere sul mercato, ed evitare di andare in bancarotta. Nelle moderne economie di mercato, i produttori investono per migliorare la produttività perché  sono costretti  dal mercato a fare così, non perché decidono di volerlo fare.

Il fatto che gran parte del settore privato in Venezuela è stato di rado costretto a fare lo stesso, dimostra che questa economia non funziona come modello di economia di mercato sul quale sono fondate queste teorie.

Enormi distese di  terra del paese destinate all’agricoltura sono state per lungo tempo dominate dalle grandi tenute – i famigerati latifundos (latifondi) che si sono sentiti  poco spinti a migliorare la produttività,  e che fanno pascolare il bestiame sulla migliore terra della nazione. I settori commerciali e industriali sono stati a lungo dominati da conglomerati diversificati – i cosiddetti groupos ecónomicos – che controllano settori chiave dell’economia e sono raramente minacciati dalla competizione.

In altre parole,  è contraria a tutta la linea di ragionamento di questi critici far notare che quello che realmente determina se un paese è ricco o povero non sono i boom dei prodotti o la ricchezza delle risorse, ma ha a che fare piuttosto con la crescita della produttività – una cosa che raramente è stata una priorità per gran parte del settore privato del Venezuela.

E’ un peccato che nessuno abbia voluto impiegare 20 minuti per spiegare questo a Rory Carroll, all’Economist e agli altri che danno la colpa di tutti i problemi del Venezuela a Hugo Chavez, dato che ha fatto più di tutti gli altri presidenti nella storia del paese per cercare di cambiare la logica improduttiva del settore privato.

Più di 3,6 milioni di ettari di terra improduttiva sono stati espropriati e ridistribuiti a circa 170.000 piccoli  produttori  – molto di più che in tutti i  40 anni della riforma della terra prima di Chavez. Settori importanti dell’economia si sono nazionalizzati, e le compagnie statali si sono allargate, tentando di incrementare la produzione, di aumentare gli investimenti e di rimuovere le strettoie.  investimenti massicci sono stati fatti nell’agricoltura e nell’industria – molto di più che durante i governi precedenti – nel tentativo di  spronare la loro crescita.

Molti di questi tentativi sono falliti.  Il settore statale in crescita spesso ha permesso inefficienza e corruzione. Le soluzioni adottate da  Chavez per i problemi economici e sociali del paese, non erano sempre corrette.

Il fatto è che i problemi del  Venezuela sono molto complessi e sfuggono a risposte facili. Anche i precedenti governi che avevano avuto un boom  del petrolio, non sono riusciti a risolvere i problemi più importanti del paese ed hanno fatto molto meno per aiutare i poveri, e questa è una cosa che non sembra interessare coloro che vogliono dare la colpa di tutto a Chavez.

Invece di cercare di riuscire a comprendere meglio i problemi del paese – a comprendere perché essi erano stati così  difficili da gestire  in tutta la storia del Venezuela, i più importanti media hanno preferito denigrare e condannare un solo uomo; un uomo che, a torto o a ragione, ha trascorso la vita cercando di risolvere i problemi che affliggono il suo paese, e che si è innegabilmente dedicato ad aiutare i poveri; in uomo che costantemente ha ricordato alla maggioranza povera del paese che erano importanti, che non erano inferiori a nessuno, e che dovevano sentirsi orgogliosi della loro eredità nazionale. Un personaggio così non mi sembra un narcisista.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/in-the-end-awful-journalism-by-chris-carlson

Originale: Venezuelananalysis.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

petrolio-Chavez-corbis-258

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 18 marzo 2013 alle 17:18 - Reply

    Il problema non credo sia se Chávez sia stato o meno un buon presidente. L’analisi non è da rivolgere all’utilizzo delle risorse o alle politiche di investimento. C’è un fatto inequivocabile: Chávez è stato un punto di riferimento contro l’imperialismo americano e contro le politiche neoliberiste. Questo è già storia. Fare questo è difficile e lento e al di lá delle analisi è meravigliosamente rivoluzionario.

Lascia un commento »

*

Powered by AlterVista

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: