Leninismo, anarchismo (e oltre?)

Redazione 16 marzo 2013 1
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LeninBakunin

di Michael Albert – 13 marzo 2013

Facciamo finta che un particolare leninista, Lenny, e una particolare anarchica, Ana, vogliano sinceramente realizzare una società davvero priva di classi. Non rappresentano tutti i leninisti, né tutti gli anarchici, ma almeno Lenny e Ana concordano amichevolmente sul perseguire una società in cui le persone controllino collaborativamente e collettivamente le proprie vite senza che nessuno sia proprietario di patrimoni o occupi in altro modo posizioni sociali che conferiscano un potere o una ricchezza sproporzionati.

Lenny e Ana sono entrambi sinceramente e profondamente anticapitalisti, antisessisti, antirazzisti e antiautoritari nei loro obiettivi di lungo termine, così come nella loro vita privata. Non vogliono un’umanità divisa tanto che pochi stiano in sella mentre la maggioranza faccia da cavalcatura. E Lenny e Ana non sono settari, perciò ciascuno sa che l’altro è sincero. Tuttavia Lenny e Ana hanno una grande differenza da superare e tale differenza è l’oggetto di questo saggio.

Lenny afferma: “Per il futuro io perseguo l’assenza di classi, la partecipazione e l’autogestione. Nel presente, tuttavia, prendo atto degli enormi centri di potere economico, sociale e politico di oggi. Nel nostro movimento vedo la nostra buona volontà e i nostri buoni propositi, le nostre idee e i nostri numeri potenziali, ma constato anche che abbiamo residue idee arretrate, abitudini, pregiudizi, passività, ostilità, ecc., terribilmente distruttive.”

Lenny prosegue: “Il nostro compito consiste nell’approfondire le nostre idee e nell’ampliare la nostra solidarietà. Dobbiamo allargare i nostri numeri e le nostre energie unificate a favore del mondo nuovo che preferiamo. Data la nostra situazione attuale, tuttavia, sento che non possiamo conseguire tale obiettivo nello stesso modo sereno in cui vivremo la nostra vita quotidiana in un futuro mondo umano e liberato. Dobbiamo invece batterci incessantemente, sempre cercando di vincere. E con i teppisti che oggi brandiscono armi di comunicazione e coercizione, la nostra scelta dei mezzi per ottenere che le cose siano fatte deve adattarsi alle nostre situazioni.”

E Lenny conclude: “E’ per questi motivi che, pur odiando le strutture autoritarie, ciò nonostante io sono favorevole a che i nostri movimenti debbano elevare alcuni leader avanzati in posizioni di speciale spicco e potere. Abbiamo bisogno di un’autorità centrale che generi l’unità disciplinata essenziale per un’azione coesa. Sono a favore della creazione di un’avanguardia, non solo perché alcuni inevitabilmente si sviluppano in modo disuguale e accumulano maggiore sapere e mezzi, e perciò hanno idee più sviluppato e forse anche maggior coraggio di cui possiamo beneficiare tutti, ma perché la maggior parte di noi, a dire la verità, ha bisogno di una guida dall’esterno, e persino dall’alto, se dobbiamo sfuggire alla seduzione delle nostre residue false credenze e cattive abitudini. Perciò non darmi del sostenitore della dittatura, della gerarchia o del dominio di classe: io odio tutto ciò. E non chiamarmi macho, sessista o razzista. Odio tutto ciò. Saresti corretta se dicessi che io accetto, con il cuore pesante, la necessità di utilizzare alcuni degli strumenti dei nostri padroni, anche se temporaneamente, per sfuggire non soltanto ai nostri padroni ma anche a qualsiasi forma di  sistema che crea padroni di ogni genere.”

Ana, per contro, afferma: “Per il futuro io perseguo l’assenza di classi, la partecipazione e l’autogestione. Nel presente, tuttavia, prendo atto degli enormi centri di potere economico, sociale e politico di oggi. Nel nostro movimento vedo la nostra buona volontà e i nostri buoni propositi, le nostre idee e i nostri numeri potenziali, ma constato anche che abbiamo un enorme bagaglio di residue idee arretrate, abitudini, pregiudizi, passività, ostilità, ecc.”

Ana prosegue: “Il nostro compito consiste nell’approfondire le nostre idee e nell’ampliare la nostra solidarietà. Dobbiamo allargare i nostri numeri e le nostre energie unificate a favore del mondo nuovo che preferiamo. Data la nostra situazione attuale, e particolarmente le pressioni odierne della corruzione e della cooptazione, sento che non possiamo realizzare questo compito nella stessa maniera serena in cui vivremo quotidianamente in un modo futuro, umano e liberato. Con i teppisti che oggi brandiscono armi di comunicazione e coercizione, la nostra scelta dei mezzi per ottenere che le cose siano fatte deve adattarsi alle nostre situazioni.”

Ana conclude: “E’per queste ragioniche appoggio attivismo, militanza, studio e organizzazione diversi, orientati incessantemente a vincere, anche se io sono irremovibilmente contro l’elevare pochi leader progrediti a posizioni di speciale spicco e potere nella vana speranza che ci indichino la disciplina necessaria per allinearci e crescere. Sono invece a favore della creazione di meccanismi autogestiti. Mi rendono conto che alcuni si sviluppano in modo disuguale e accumulano più sapere e mezzi, e che perciò hanno idee più sviluppate e forse anche maggiore coraggio da cui tutti possiamo trarre vantaggio, ma mi rendo conto che ciò deve essere utilizzato in modi che assicurino che tutti troveremo mezzi per sfuggire alla seduzione delle nostre false credenze e delle nostre cattive abitudini, tra cui la passività e l’obbedienza, cosa che le élite non faranno mai da una posizione di dominio, né il resto di noi da una posizione di subordinazione.  Non considerarmi sostenitrice del caos e della violenza. Le aborro. Non definirmi contraria alla struttura; sono favorevole a essa. Sarai corretto se dirai che io scelgo di sopportare le difficoltà che il nostro bagaglio ci impone, senza creare un’autorità per sopprimere ciò che è negativo, perché evitare tale autorità è l’unica via attraverso la quale possiamo evitare non solo il padrone, ma anche tutti i sistemi che creano padroni di ogni sorta.”

E dunque qual è il conflitto di fondo tra Lenny e Ana? Stranamente non riguarda i principi. Riguarda il mondo e ciò che è necessario per cambiarlo.

Lenny pensa che il bagaglio che tutti portiamo di idee e abitudini sia così distruttivo della nostra unità e chiarezza che deve essere contrastato elevando persone che meglio superino la maggior parte di quel bagaglio a posizioni di potere da dove possano guidare il resto di noi, trainarci e persino darci ordini per vincere non solo i centri esterni del potere, ma anche le nostre inadeguatezze. Lenny riconosce che questa scelta è pericolosa. Il nuovo potere che eleviamo può crescere fino a diventare un nemico incurabile della giustizia.  A parte ciò, l’esistenza stessa di questo nuovo potere può disgustare così tanti che desiderano una libertà piena che con potremmo raggiungere i numeri di cui abbiamo bisogno. Tutto questo è, per Lenny, un rischio che dobbiamo assumere, perché Lenny è sicuro che i nostri egocentrismi, passività, aggressività, dubbi, arroganze, pregiudizi e ignoranze – se lasciati incontrollati – ci divideranno, demoralizzeranno e mineranno a tal punto da distruggere le nostre prospettive, ancor più del rischio di un potere che prenda una cattiva piega.

Ana vede essenzialmente lo stesso dilemma: come avanzare in direzione di un futuro migliore nonostante le cattive abitudini del presente, indotte dalle nostre condizioni oppressive, nelle nostre personalità e nei nostri comportamenti. Ma quando Ana confronta i vantaggi e gli svantaggi relativi arriva alla conclusione opposta. Per Ana, per rischioso sia cercare di istituire future relazioni nel presente con persone imperfette che a volte entreranno in conflitto, denigreranno, tradiranno e abbandoneranno, saranno ancor più rischioso venerare alcune persone apparentemente “avanzate” in posizioni che cancelleranno alcune difficoltà, ma fuorvieranno altri con conseguenze anche peggiori.

Le due posizioni sono entrambe plausibili, ciascuna ben motivata e ciascuna potrebbe essere giusta; dipende dal mondo in cui viviamo. Le idee peggiori che si accompagnano a questo dibattito, tuttavia, sono davvero pessime.

Il leninista peggiore – polarizzato dal desiderio di difendere il sostegno alla creazione di un centro di potere e di influenza – comincia a perdere di vista la semplice verità che i centridi potere e di influenza sono un problema. Cominincia ad accrescere il suo sostegno al potere d’élite come espediente temporaneo e per finire per considerarlo in bene permanente. Il leninista peggiore è così preoccupato delle inadeguatezze popolari che distorcono le iniziative e la creatività popolare che comincia non solo a disprezzare inutili differenze centrifughe, ma a temere l’iniziativa e la creatività di per sé. Comincia a etichettare le libere scelte delle persone libere come caos e slealtà, utopismo e ingenuità.

Il peggior anarchico, polarizzato dal desiderio di difendere l’opposizione ai centri di potere e di influenza a sinistra, comincia a perdere di vista il fatto che la disunione e la mancanza di chiarezza nella lotta sono un problema e comincia a considerare gli accordi come una china scivolosa verso l’obbedienza, l’iniziativa come una ricerca egoistica di potere, la guida come un tentativo di creare gerarchie, e la condivisione di visioni come un adombramento dell’irrazionalità. Rifiutare il potere centralizzato diviene rifiutare posizioni e programmi condivisi, disciplina e persino efficacia.

Un tentativo di soluzione per conseguire concentrazione, coerenza ed efficacia senza rinunciare alla partecipazione, all’iniziativa e alla creatività è consistito nell’affermare il valore della combinazione di centralismo e democrazia. Questo approccio è stato mal concepito, anche quando inteso sinceramente, perché il centralismo non è il massimo della gamma delle decisioni possibili in ogni evento e la democrazia è lungi dall’essere un principio del processo decisionale anche quando vi si aderisce bene. Ma tentare di trovare una via, per quanto difettosa, suggerisce in effetti di cercare di far meglio.

Perché non combinare tre cose, anziché due: una priorità alla coltivazione del dissenso senza denigrazione, a ottenere coerenza informata senza conformismo e a utilizzare l’autogestione collettiva senza fare un feticcio di particolari strumenti decisionali?

La prima priorità implica che quando c’è disaccordo all’interno di un movimento che condivide obiettivi e principi generali, tutte le parti dovrebbero essere rispettose e cercare di comprendere i motivi del disaccordo e trovare vie di mutuo rispetto. La seconda priorità implica che i movimenti dovrebbero sforzarsi di sviluppare partecipazione nel definire i concetti che guidano le loro pratiche e specialmente le loro visioni e i loro programmi, e che tale partecipazione non dovrebbe essere basata sull’eseguire ordini, bensì su serie valutazioni e decisioni. E la terza priorità implica che non esiste un’unica procedura giusta per arrivare a tutte le decisioni, ma c’è una giusta norma guida. I partecipanti dovrebbero – nella misura plausibile e caso per caso – avere una voce in capitolo proporzionata alle ricadute su di loro. In generale ciò porta a federazioni di unità ciascuna in parte responsabile del tutto, ma naturalmente con una responsabilità maggiore per i propri specifici obiettivi.

Senza dilungarmi, penso che Lenny e Ana possano arrivare a trovare un accordo, anche se non per collaborare sempre insieme strettamente. Certamente possono far parte di un largo blocco di sforzi, con mutuo rispetto, se entrambi sottoscrivono le tre priorità citate e concordano su strutture per agevolarne l’attuazione. Ciò da cui dipende il riuscire in questo, tuttavia, è che sia Lenny sia Ana riconoscano la necessità di arrivare a un paziente, e almeno in qualche modo nuovo, insieme di comportamenti e di pratiche, compresa l’eliminazione di alcune ottiche di cui si sono fatti promotori in passato. Sperabilmente ogni Lenny e ogni Ana sentiranno che vale la pena di approfondire questa possibilità. Perché occuparsene? Perché se guardiamo in giro per il mondo ci sono più Lenny in certi luoghi e più Ana in certi altri ma, nel complesso, ce ne sono molti degli uni e delle altre e mettersi  insieme potrebbe essere molto costruttivo.

Naturalmente la solidarietà vera va oltre soltanto superare i dilemmi metodologici evidenziati qui sopra. Ci sono anche questioni di priorità ad aspetti della vita piuttosto che preferire un approccio più complessivo, e possono essere anche alcune questioni, sfortunatamente, di effettiva visione. Ma io immagino che il dilemma citato potrebbe essere trasceso e il resto anche, almeno col tempo. Supponendo, cioè, che entrambe le parti possa considerare ciò come il tendere a una nuova identità complessiva, piuttosto che adottare o solo il leninismo o solo l’anarchismo.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/lenny-ana-and-us-by-michael-albert

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 17 marzo 2013 alle 02:39 - Reply

    Il capitalismo non è un modo di concepire un dato approccio economico al fine di conseguire sviluppo e ricchezza ma un meccanismo che è entrato in molte teste per sostituire il parametro del successo per la qualità di una data prestazione d’opera col denaro che quell’opera sfruttata produce. Questo cambio di vedute accresce competizione ed avidità perché esalta il miti dell’accumulo e sposta l’asse della soddisfazione individuale e collettiva dalla qualità alla quantità. L’accumulo si alimenta di potere per avere influenza, estensione e forza. Alla base di questo stanno i conflitti che sono causa ed effetto di questo folle vortice. Indipendentemente dai contesti, il neoliberismo è questo e dall’altro lato ci sono le sinistre con le loro indispensabili diversità ma che dovrebbero avere due obiettivi: svelare i trucchi delle socialdemocrazie di pseudosinistra e fare progetti federati di lotta antagonista in base alle necessità e sotto la bandiera di valori qualitativi condivisi. Il tutto nell’esercizio democratico interno alle varie facce (anarchica, leninista…) e con l’obiettivo epocale datato e comune della liberazione intellettuale e materiale degli ultimi.

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