Vandana Shiva parla della Giornata Internazionale delle donne: “Il patriarcato capitalista ha reso più grave la violenza contro le donne”

Redazione 12 marzo 2013 1
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Vandana Shiva parla della Giornata Internazionale delle donne: “Il patriarcato capitalista ha reso più grave la violenza contro le donne”

Di Vandana Shiva

 

9 marzo 2013

 

AMY GOODMAN: Continuiamo la nostra conversazione in questa Giornata  Internazionale delle Donne con la femminista, attivista, filosofa indiana di fama mondiale, Dottoressa Vandana Shiva. All’inizio dell’anno l’India ha assistito proteste in tutta la nazione in seguito al brutale stupro di gruppo ed uccisione di una studentessa di Delhi di 23 anni. Lo stupro ha attirato l’attenzione sulla violenza sessuale in India dove ogni 20 minuti una donna viene violentata, in base al registro nazionale dei crimini di quel paese.  Le percentuali di carcerazione per i casi di stupro in India sono diminuite dal 46% del 1971 al 26% del 2012. Per parlare di più del’importanza della Giornata Internazionale delle Donne, andiamo a Los Angeles per parlare con Vandana Shiva, dove sta facendo un giro di conferenze. E’autrice di molti liberi tra i quali: Earth Democracy: Justice, Sustainability, and Peace, [La democrazia della terra: giustizia sociale, sostenibilità, e pace], Staying Alive: Women, Ecology, and Development [Restare vivi: donne, ecologia e sviluppo]. Il suo libro più recente è: Making Peace with the Earth [Fare pace con la terra].

Vandana, benvenuta a Demcracy Now!  Dato che è venuta negli Stati Uniti dall’India proprio adesso – lei è una leader nel campo dell’ambiente, lei è una femminista, lei è una scienziata – quale è il suo messaggio in questa Giornata Internazionale delle Donne?

VANDANA SHIVA: Sono qui a Los Angeles per parlare a una conferenza nella Giornata Internazionale delle Donne sulle ecologie globali, su come la globalizzazione, modellata da una mentalità molto patriarcale, una mentalità capitalista e patriarcale, ha di fatto reso più grave la violenza contro le donne, che viviamo in un ordine economico molto violento per il quale la guerra è diventata essenziale: guerra contro la terra, guerra contro il corpo delle donne, guerra contro le economie locali e guerra contro la democrazia. Penso che è necessario  considerare  i collegamenti tra tutte queste forme  di violenza, che colpiscono soprattutto le donne. O che sia il cambiamento del clima o la diminuzione della  biodiversità o i monopoli delle sementi, tutto è collegato. E’ un solo pezzo.

 

AMY GOODMAN: Vandana Shiva, ci parli dell’attivismo in India in questo momento contro la violenza nei riguardi delle donne, e come questo si collochi nel suo discorso totale, specialmente perché lei si occupa di argomenti come l’ambiente.

 

VANDANA SHIVA: Sa, mi sono resa conto  che c’era un rapporto profondo tra i movimenti femminili in India e la protezione dell’ambiente, all’inizio degli anni ’70, con il movimento molto stimolante  che si chiamava Chipko,  nel quale ero diventata una volontaria quando ero una giovane  studentessa. ‘”Chipko” significa “abbracciare”.  E le donne della mia regione sono uscite e hanno detto. “Non potete tagliare queste foreste. Queste foreste proteggono il nostro terreno, la nostra acqua. Non sono miniere di legno.” Ci sono voluti 10 anni di proteste perché alla fine il governo riconoscesse che la prima funzione delle foreste dell’Himalaya è di fornire una scorta di acqua stabile per evitare gli allagamenti e la siccità, non il valore di un metro quadrato di legno dopo che è stato tagliato un albero.

Oggi le proteste che stanno avendo luogo sono il risultato di molti fattori. Primo, la classe media  che sta crescendo si è resa finalmente conto che la nuova India non era sicura per le donne e gli uomini giovani. Dopo tutto, quella giovane che è stata stuprata brutalmente aveva un amico che è stato attaccato brutalmente. E perciò, per la prima volta, alla richiesta di sicurezza per le donne si sono uniti  un gran numero di uomini giovani.

 

Penso che la seconda cosa che è diventata così chiara grazie alle proteste svoltesi in dicembre e in gennaio, è che il governo, che dovrebbe proteggere la gente, ha paura della gente, e quindi ci sono stati attacchi  – con idranti, gas lacrimogeni – e i giovani che in India vivevano nell’innocenza, si sono resi conto che viviamo in un sistema poliziesco militarizzato. Quel campanello di allarme per una democrazia più ampia, maggiori argomenti di libertà, penso che sia un grosso cambiamento nella consapevolezza del pubblico indiano.

Naturalmente, nella parte costiera dello stato dell’Orissa, dove tre persone sono state uccise circa 4 giorni fa, perché Wall Street che ora possiede questa acciaieria coreana, che sta investendo in India per creare una delle  più grandi acciaierie del mondo, vuole 4,500 acri di terreno. Questa è una guerra contro la terra da coltivare  e contro la Terra, e contro le donne. Soni Sori, una giovane donna di una tribù dell’Orissa, è stata arrestata, violentata, torturata, soltanto perché diceva al mondo che c’è una guerra in corso nel cuore dell’India, che ha creato un movimento Naxalita  (il movimento maoista in India, n.d.t.). Il 30% dell’India non è controllato dal governo.

Questo ordine economico violento può funzionare soltanto come guerra contro il popolo e contro la Terra, e in questa guerra, la violenza contro le donne è grossissimo strumento di guerra. Lo vediamo ovunque. E perciò dobbiamo mettere fine alla violenza contro le donne. Se dobbiamo fare in modo che la dignità delle donne venga protetta, allora devono finire le molteplici guerre contro la terra, portate tramite l’economia, l’avidità, contro il dominio capitalista, patriarcale, e dobbiamo riconoscere che facciamo parte della Terra. La liberazione della terra, la liberazione delle donne, la liberazione dell’umanità  è il prossimo passo verso la libertà per la quale dobbiamo operare ed è il prossimo passo verso la pace che dobbiamo creare.

 

AMY GOODMAN: Mi chiedevo se può commentare questa causa di Davide-contro-Golia che la Corte Suprema ha esaminato, dell’agricoltore di 75 anni dell’Indiana contro la Monsanto, la più grossa multinazionale  di sementi del mondo. La disputa è iniziata quando il coltivatore di fagioli di soia, Vernon Bowman ha comperato e piantato  un misto di semi  senza contrassegni, di solito usati come mangime per gli animali. La Monsanto ha detto che lì c’era il seme brevettato. Lo ha piantato. Ha violato i loro brevetti. Possiedono qualche cosa come il 90% dei fagioli di soia dell’Indiana che contengono il gene che gli permette di sopravvivere quando vengono spruzzati con il pesticida per le colture geneticamente modificate (dette Roundup) della multinazionale. Ci può parlare del significato di questa causa, dato che lei contesta la Monsanto in India e anche in tutto il mondo?

 

VANDANA SHIVA: Penso che possa la causa non riguarda soltanto Bowman, l’agricoltore dell’Indiana.  Riguarda ogni coltivatore e ogni semente che esiste nel mondo. Primo, l’idea che la Monsanto possa brevettare una semente aggiungendo un gene tossico nella pianta per acquisire  la resistenza alla, che quella è la creazione del seme, che si è evoluto durante millenni, che è stato prodotto per migliaia di anni nell’Asia orientale, non dalla Monsanto – come possiamo essere governati da un’illusione che introdurre un gene tossico vuol dire creare la vita? E’ un errore. E questo errore mi ha costretto 26 anni fa a dare inizio al movimento Navdanya, per la conservazione delle sementi in India, perché penso che le sementi non vengono inventate e quindi un brevetto su queste è sbagliato dall’inizio.

Secondo, in realtà le sementi geneticamente modificate per conferire la resistenza, non controllano le erbacce. Hanno creato delle super erbacce. Negli Stati Uniti, il 50% dei terreni agricoli  sono ora invasi dalle supererbacce infestanti. In realtà la Monsanto dovrebbe risarcire doppiamente i contadini: uno, per aver introdotto geni così tossici nella pianta che contaminano gli altri raccolti; secondo, per aver creato una tecnologia fallimentare che porta a produrre erbicidi più letali, come il 2,4 -D, un componente dell’Agente Orange se viene usato.

In India questa tipo di falsa rivendicazione della creazione, di falsa rivendicazione dell’invenzione, la raccolta dei pagamenti dei  diritti, ha portato la Monsanto a controllare il 95% della fornitura di semi di cotone, il 95% tramite un monopolio, non tramite la scelta dei contadini, come spesso si fa credere che avvenga. I contadini si stanno indebitando perché il prezzo delle sementi è  aumentato dell’ottomila per cento, e non c’è scelta, tranne le piccole opzioni che stiamo creando tramite Navdanya, conservando le sementi impollinate in modo naturale.

270.000 contadini indiani si sono suicidati da quando la Monsanto è entrata sul mercato indiano delle sementi. Questo equivale a un quarto di milione. E’ un genocidio. E ogni contadino che muore lascia una vedova. Secondo me, questo è un esempio primario di violenza contro le donne fatta con mezzi economico i violenti.

E spero che la Corte Suprema agirà per il bene di un gran numero di persone. E se non riesce a farlo, perché anche noi siamo colpiti, lanciamo un appello mondiale a una satyagraha  delle sementi. Una satyagraha è la lotta per la verità. Quando i britannici hanno tentato di monopolizzare il sale, Gandhi è andato a piedi sulla spiaggia e ha detto: “La natura ce lo dà gratuitamente; continueremo a fare il nostro sale.” E’ necessario che diciamo alla Monsanto e ai governi del mondo che essi hanno ricevuto le sementi dalla natura, dai nostri antenati, dalle comunità di tutto il mondo. Abbiamo il dovere di proteggerle. Una legge che dice che conservare le sementi, coltivare le sementi e la nostra libertà riguardo alle sementi è un crimine, è una legge che deve diventare illegale. Dobbiamo agire in base a una legge superiore, alla legge della Terra, la legge della giustizia sociale, e, cosa più importante di tutte, per la legge della conoscenza delle donne e delle abilità femminili nella conservazione delle sementi. Fino a quando le sementi erano in mani femminili, nessun raccolto veniva a mancare, nessun contadino si suicidava. Non appena le sementi sono passate nelle mani della Monsanto, abbiamo avuto leggi illegittime, genocidio, ecocidio, le farfalle e le api vengono uccise, abbiamo gli organismi del suolo che vengono uccisi. Questo non è il futuro per l’umanità o per la Terra.

 

AMY GOODMAN: Vandana Shiva, voglio ringraziarla moltissimo per essere stata con noi.

Vandana Shiva è una leader indiana ambientalista, una studiosa del femminismo. Ora è a Los Angeles dove parla nella Giornata Internazionale delle Donne, e sabato sarà al Giardino Botanico di Brooklyn per un’altra conferenza. Tra i suoi molti libri, ricordo: Earth Democracy: Justice, Sustainability, and Peace [ La democrazia della terra: giustizia, sostenibilità, e pace], e anche Making Peace with the Earth [Fare pace con la terra].

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/vandana-shiva-on-int-l-women-s-day-capitalist-patriarchy-has-aggravated-violence-against-women-by-vandana-shiva

Originale: Democracy Now

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

 

 

 

 

 

Protest in India over women's safety

 

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1 Commento »

  1. Attilio Cotroneo 12 marzo 2013 alle 20:05 - Reply

    Le donne sono coloro che possiedono il futuro, che possono decidere in nome di cosa e come educare le generazioni future. Esse sono l’incarnazione più vicina alla Madre Terra e in essa rispecchiano fertilità, abbondanza, ricchezza. Dare a loro il futuro potrebbe significare avere una prospettiva diversa e forse migliore.

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