di Juan Cole – 7 marzo 2013
Martedì una mongolfiera che sorvolava l’antica città di Luxor, in Egitto, è esplosa e ha precipitato 19 passeggeri stranieri alla loro morte, un evento che danneggerà ulteriormente la zoppicante industria turistica del paese. La tragica caduta del pallone è una metafora appropriata del processo politico in corso in Egitto, che è stato contrassegnato da decisioni arroganti e arbitrarie da parte dei dirigenti governativi eletti. Martedì il presidente Morsi ha incontrato i pochi membri dell’opposizione disponibili ad aprire una trattativa con lui, un tentativo di ammansire gli ospiti a proposito della nuova legge elettorale che, sostengono questi ultimi, li svantaggia. Il resto dell’opposizione afferma che si ritirerà dalle elezioni parlamentari in programma ad aprile.
Il decreto di novembre di Morsi che lo ha posto temporaneamente al di sopra della legge, la sua decisione di far passare una costituzione controversa che manca del sostegno maggioritario e la sua convocazione di nuove elezioni hanno provocato grandi dimostrazioni, scioperi e boicottaggi. Tali agitazioni, a loro volta, ha colpito l’industria egiziana del turismo, riducendo i ricavi da 12,5 miliardi di dollari l’anno priva della rivolta del 2011 che ha rovescitato il presidente Hosni Mubarak, a 10,5 miliardi di dollari l’anno dopo. L’annuncio da parte della sinistra e dei laici della nazione che non parteciperanno alle elezioni di questa primavera per la camera è un disastro che potrebbe precipitare l’Egitto in anni di instabilità.
Morsi fa parte del Partito Libertà e Giustizia, l’ala civile della Fratellanza Mussulmana. Ha annunciato elezioni parlamentari in quattro tornate, a cominciare da metà aprile. Il Fronte di Salvezza Nazionale, una coalizione di partiti di sinistra e liberali, ha obiettato che la legge elettorale promulgata dal senato del parlamento egiziano ha strumentalmente ridefinito i distretti elettorali nazionali in modo da avvantaggiare la Fratellanza Mussulmana. Il senato parlamentare ha molti rappresentanti della Fratellanza e circa metà dei suoi membri è stata nominata da Morsi alla fine dello scorso autunno.
La riorganizzazione dei distretti e altri tentativi di influenza l’esito delle elezioni fanno parte della vita delle democrazie e non sempre hanno successo. Barack Obama è stato in grado di vincere in Florida e in Pennsylvania nelle elezioni del 2012 nonostante i complotti del Partito Repubblicano, come la legge sull’identificazione degli elettori e la riduzione delle ore di apertura dei seggi. La convinzione del Fronte di Salvezza Nazionale di poter negare legittimità al governo boicottando il ballottaggio è malriposta. I suoi dirigenti, tra cui l’uomo di sinistra Hamdeen Sabahi, possono credere di potere, rifiutandosi di collaborare, strappare concessioni da Morsi prima del voto. Ma andare a queste elezioni senza un’organizzazione della campagna è suicida per la sinistra e gli altri laici.
L’Egitto ha arrancato di crisi in crisi dopo il rovesciamento del regime di Mubarak il 14 febbraio 2011. Anche se lo stile politico inflessibile e dominante della destra religiosa egiziana, incorporato nella Fratellanza Mussulmana al governo, ha una buona parte di colpa per lo stallo del paese, anche la pavidità della sinistra egiziana a proposito delle imminenti elezioni parlamentari è colpevole.
Non c’è motivo per pensare che la sinistra e i liberali non possano ottenere buoni risultati alle elezioni. Nell’autunno del 2011 la Fratellanza Mussulmana ha guadagnato il 40% dei seggi in parlamento e la fazione dei fondamentalisti più duri, i salafiti, ha ottenuto il 24%. Ma circa un terzo del seggi è stato ottenuto da candidati laici e molti egiziani che hanno votato per la destra religiosa probabilmente lo hanno fatto perché convinti che avesse le mani pulite e non fosse corrotta.
Nel maggio 2012 c’è stato in Egitto il primo turno delle elezioni presidenziali, in cui i laici hanno ottenuto circa il 60% del voto totale. Sabahi ha ricevuto più di un quinto dei voti, beneficiando del sostegno dei sindacati e dei lavoratori di città come Alessandria. Morsi ha vinto al secondo turno delle elezioni presidenziali a giugno con uno scarto del solo 3%, anche se il suo oppositore era diffusamente detestato in quanto ultimo primo ministro di Mubarak. Considerati i passi falsi della Fratellanza e la delusione del pubblico per le sue politiche, i candidati laici potrebbero ben conseguire risultati migliori questa volta, se fossero disposti a fare il porta a porta nei quartieri e a fare una campagna vigorosa.
Il governo della Fratellanza sotto Morsi non ha placato la potente classe lavoratrice egiziana, che ha visto declinare i propri salari. Le dimostrazioni che hanno intorbidato nell’ultimo mese Porto Said, una città del Canale di Suez con 600.000 abitanti, hanno in parte radici nello scontento degli scaricatori di porto e degli altri lavoratori. Tali lavoratori contrariati sono organizzati, agitati e delusi della Fratellanza, che tende a favore le imprese private. I lavoratori sono perciò una base elettorale in cerca di un partito. Se i politici della sinistra sindacale resteranno a casa, lo stesso faranno i lavoratori e la Fratellanza vincerà. Lo stesso può essere detto di altri elettorati vitali, tra cui gli studenti e i giovani, le donne e i cristiani copti (questi ultimi sono circa il 10% della popolazione).
L’opposizione ha dimostrato di essere molto capace, all’occorrenza, di organizzare grandi manifestazioni. Le folle hanno costretto Morsi a ritirare alcuni dei suoi controversi decreti, ma solo alcuni di essi. Alla fin fine, manifestare non è uno strumento per fare politica, certamente non in un contesto in cui si tengono regolari elezioni. La stessa energia e le stesse competenze necessarie per mobilitare la gente affinché si attendi nelle piazze delle città possono essere rivolte a ottenere il voto per i partiti e i candidati che si schiereranno dalla parte della gente, degli studenti, dei lavoratori, delle donne, delle minoranze e di mussulmani liberali, nella politica in evoluzione del paese. Gettare la spugna ora non farà che consegnare l’Egitto alla Fratellanza e ai salafiti, garantendo una svolta continua a destra del parlamento e una polarizzazione e un’instabilità politiche continue.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/egypt-on-the-brink-by-juan-cole
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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Astenersi dalle elezioni può essere una mossa politica quando ci si accorge che le manovre estere o le corruzioni interne sono talmente ipertrofiche che renderebbero superflua qualunque normale corsa elettorale. La mobilitazione politica non deve necessariamente passare per i parlamenti, specie se si professa democrazia partecipata e concezione antipiramidale dei rapporti.